Non si è fatta attendere la risposta dell'Azienda Sanitaria Territoriale di Macerata dopo le dure critiche sollevate dalle sigle sindacali riguardo alla presunta cancellazione di circa 100 ore di lavoro straordinario ai medici ospedalieri. Con una nota ufficiale, l’Ast chiarisce la propria posizione, rispedendo al mittente le accuse di atti "unilaterali" e invitando a una lettura più approfondita delle normative vigenti.
"Per intervenire su un argomento così specifico - esordisce l'Ast - è opportuno conoscere innanzitutto il Contratto Nazionale e le Relazioni Sindacali intercorse sul tavolo negoziale aziendale. Solo così si eviterebbe di diffondere informazioni probabilmente poco aggiornate". Secondo la direzione sanitaria, la questione ruoterebbe attorno alle novità introdotte dall'ultimo CCNL di categoria, che per la prima volta disciplina il recupero dell'orario eccedente.
A differenza del passato, dove veniva operata una decurtazione diretta, oggi il contratto prevede che solo un massimo definito di ore venga remunerato attraverso gli incentivi. "L'applicazione dei Contratti Collettivi Nazionali firmati da Sindacati nazionali e Aran non è facoltativa", sottolineano dall'azienda, precisando che la procedura seguita è il frutto di un lungo percorso di condivisione.
L'Ast rivendica infatti un lavoro di concertazione durato sei mesi, sfociato in un regolamento approvato e firmato da tutte le sigle della dirigenza sanitaria. "Abbiamo recepito integralmente le loro modulazioni – prosegue la nota – e al termine abbiamo inviato un’informativa a tutti i dirigenti interessati da eccedenze orarie".
Nel chiarire il punto più contestato, ovvero le 100 ore "scomparse", l'azienda spiega che si tratta di una precisa disposizione contrattuale: quel contingente orario rientra nell'impegno dovuto dal singolo dirigente per il raggiungimento degli obiettivi prefissati e, pertanto, non è soggetto a recupero o remunerazione extra al di fuori di quanto già stabilito dagli accordi nazionali.
In occasione della Giornata Mondiale contro l’Epilessia, che ricorre lunedì 9 febbraio, l’Ast di Macerata organizza un open day rivolto alla cittadinanza per promuovere informazione, prevenzione e sensibilizzazione su una patologia che interessa milioni di persone nel mondo.
Lunedì 9 febbraio presso l’ospedale di Civitanova saranno offerte visite neurologiche gratuite e senza necessità di prenotazione a cura dello specialista Carlo Vico.
I cittadini interessati potranno presentarsi direttamente, dalle ore 9 alle 12, presso l’ambulatorio neurologico situato al piano terra della struttura ospedaliera.
A supporto dell’iniziativa sarà allestito un info point all’ingresso dell’ospedale, dove verrà distribuito materiale informativo a cura della Fondazione LICE (Lega Italiana Contro l’Epilessia) insieme alla quale si promuove la campagna di sensibilizzazione per contrastare lo stigma e la disinformazione legati alla malattia.
Saranno illuminati di colore viola, simbolo dell’epilessia, sia lo Sferisterio di Macerata che Piazza Conchiglia di Civitanova per aumentare la visibilità e la consapevolezza della patologia.
“L’epilessia è una malattia neurologica cronica caratterizzata da crisi epilettiche ricorrenti dovute a scariche elettriche anomale e improvvise nell’encefalo, che possono manifestarsi con fenomeni motori, come contrazioni muscolari e cadute, alterazioni della coscienza o sintomi più complessi, ad esempio assenze o alterazioni sensoriali – afferma il dottor Emanuele Medici, primario della Neurologia dell’Ast di Macerata.
Si tratta di una patologia molto eterogenea, di cui esistono forme focali o generalizzate, alcune con implicazioni genetiche note, altre con eziologia spesso sconosciuta.
In Italia l’epilessia è una delle patologie neurologiche più comuni: secondo dati nazionali, circa 500.000–600.000 persone convivono con essa, anche se le stime variano leggermente in base alle fonti e ai criteri di definizione.
L’incidenza di nuovi casi l’anno è di circa 33–61 casi ogni 100.000 abitanti, con variazioni per fasce d’età, dove è più alta nei bambini e negli anziani. La prevalenza stimata è di circa 7,9 casi per 1.000 persone, pari a circa lo 0,8% della popolazione, in linea con altri paesi industrializzati.
Le cause dell’epilessia sono diverse e spesso multifattoriali, le più frequenti sono genetiche: molte forme, specialmente quelle esordienti in età pediatrica, sono correlate a varianti genetiche o sindromi note, ad esempio malattia di Dravet, lesioni strutturali come cicatrici dell’encefalo da trauma cranico, tumori, ictus o malformazioni corticali, infezioni del sistema nervoso centrale, come meningiti ed encefaliti, cause metaboliche o sconosciute.
In una percentuale sostanziale dei casi l’eziologia resta idiopatica o criptogenica. “È importante ricordare come almeno il 30% delle persone con epilessia non risponda adeguatamente alla farmacoterapia tradizionale, definita epilessia farmaco-resistente, che quindi richiede un approccio terapeutico avanzato o multidisciplinare – sottolinea il primario Medici.
L’epilessia è una malattia complessa, ma trattabile con i farmaci disponibili oggi, circa il 70% delle persone, infatti, può vivere senza crisi significative, potendo godere di una buona qualità di vita. Tuttavia, resta una quota significativa di casi farmaco-resistenti che richiedono un approccio multidisciplinare e innovativo”.
“L’iniziativa rappresenta un’occasione concreta per avvicinare la cittadinanza ai servizi sanitari, favorire una maggiore consapevolezza dell’epilessia, sottolineando l’importanza dell’informazione e della diagnosi precoce” – ha dichiarato il direttore Generale dell’Ast di Macerata Alessandro Marini.
Esplode la bufera sindacale attorno alla gestione del personale sanitario nella provincia di Macerata. Al centro della contesa c’è la decisione dell’AST (Azienda Sanitaria Territoriale) di azzerare circa 100 ore annue di attività lavorativa aggiuntiva prestate dai medici ospedalieri. Un provvedimento che la sigla UGL Salute definisce senza mezzi termini come una "decertazione del lavoro svolto".
Secondo quanto emerso, l'amministrazione avrebbe giustificato il taglio invocando una applicazione delle clausole del contratto di lavoro. Fabio Angeloro, segretario Ugl Salute Macerata, sottolinea con forza: "Parliamo di circa 16 giornate lavorative l’anno che vengono sottratte ai medici, senza alcuna responsabilità da parte loro. È un atto che mortifica l’impegno quotidiano dei professionisti e mina ulteriormente la motivazione di chi, nonostante tutto, continua a garantire servizi essenziali alla cittadinanza".
"Il rispetto del contratto non può essere invocato solo quando conviene all’amministrazione - aggiunge -. I medici stanno tenendo in piedi il sistema ospedaliero grazie al loro senso di responsabilità e alla disponibilità a coprire turni e carenze strutturali. Colpirli in questo modo significa ignorare completamente la realtà in cui operano".
La Ugl Salute chiede all'Ast di Macerata il "ritiro immediato del provvedimento e l’apertura di un confronto sindacale serio e trasparente", finalizzato a individuare soluzioni che tutelino i diritti dei lavoratori e garantiscano la continuità dell’assistenza ai cittadini: "Siamo pronti a mettere in campo tutte le iniziative necessarie - conclude Angeloro - se non arriveranno risposte concrete e tempestive. I medici non possono essere trattati come una variabile di bilancio: meritano rispetto, riconoscimento e condizioni di lavoro adeguate".
Si svolgerà sabato 7 febbraio, presso il Cosmopolitan, il VI Congresso di Pneumologia Infettivologica, appuntamento biennale di riferimento per gli specialisti del settore. Responsabili scientifici dell’evento sono i dottori Francesca Marchesani e Ludovico Ercoli.
Il congresso nasce dalla necessità di affrontare le nuove e complesse sfide poste dall’invecchiamento della popolazione, con particolare attenzione al costante aumento dei soggetti ultraottuagenari, sempre più spesso affetti da patologie respiratorie complesse.
«L’importante aumento dell’età media – spiega la dottoressa Francesca Marchesani, direttore dell’U.O.C. di Pneumologia dell’AST di Macerata – ci pone di fronte a problematiche nuove e difficili. In questo incontro focalizzeremo l’attenzione sulle polmoniti da inalazione, infezioni del parenchima polmonare causate dall’ingresso nelle vie aeree inferiori di fluidi gastrici o orofaringei, o di sostanze esogene».
Si tratta di infezioni spesso legate alla compromissione dei meccanismi di difesa delle vie respiratorie, come i riflessi della tosse e la chiusura glottica, o a condizioni di alterazione dello stato di coscienza. «Sono infezioni gravi – sottolinea Marchesani – caratterizzate da una elevata mortalità nei pazienti anziani».
Oltre alle polmoniti da inalazione, il congresso affronterà numerosi altri temi di grande attualità in ambito pneumologico, tra cui la terapia delle patologie broncostruttive e le strategie di profilassi vaccinale, fondamentali per la prevenzione delle infezioni respiratorie nei soggetti fragili.
Il convegno è accreditato Agenas e consentirà ai partecipanti di ottenere crediti formativi, confermandosi come un’importante occasione di aggiornamento scientifico e confronto multidisciplinare.
La richiesta dell’opposizione di istituire una unità di crisi per la sanità regionale ha riacceso il confronto politico in Consiglio regionale. Il tema nasce dalle difficoltà strutturali del sistema sanitario marchigiano, tra liste d’attesa, carenze di personale e una domanda di cure sempre più alta, anche a causa dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle patologie croniche. È in questo contesto che la maggioranza ha ribadito la linea già tracciata dalla Regione, puntando su programmazione, risorse aggiuntive e riforme in corso, piuttosto che su nuovi organismi emergenziali.
Presente alla giornata di inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Macerata, a margine dell’evento il presidente della Regione Francesco Acquaroli ha risposto al tema dibattuto ieri mattina, richiamando il quadro generale in cui si muove la sanità marchigiana. Secondo Acquaroli, “la tematica della sanità in questo momento in Italia” va letta dentro una fase di forte complessità nazionale, segnata dal definanziamento e dallo smantellamento della sanità del territorio, dinamiche che non possono essere attribuite agli ultimi anni di governo regionale.
Il presidente ha sottolineato come non ci siano stati cambiamenti improvvisi in tempi recenti, ricordando che “non è che dal 28 al 29 settembre ad oggi le cose siano trasformate così tanto”. Allo stesso tempo, ha evidenziato che i dati ufficiali raccontano una tendenza diversa rispetto a una narrazione esclusivamente emergenziale: “dai dati Agenas, dai dati del Ministero, dalla Fondazione Gimbe, la sanità marchigiana è data anno dopo anno in miglioramento”.
Un miglioramento che, però, non deve portare a sottovalutare le criticità ancora presenti. Acquaroli ha chiarito che “questo non ci deve tranquillizzare”, ribadendo la disponibilità della Regione al confronto con tutte le forze politiche e sociali e alla costruzione di sinergie utili a rafforzare il sistema. In questa prospettiva si inseriscono il completamento degli interventi del Pnrr, l’ingresso di nuovo personale sanitario e il lavoro per ristabilire una nuova rete dell’emergenza, insieme alle riforme da portare a compimento nel corso della legislatura.
La posizione della Regione, dunque, resta quella di affrontare le difficoltà con strumenti strutturali e programmazione di medio-lungo periodo, respingendo l’idea che un’unità di crisi possa da sola risolvere problemi che affondano le radici in anni di mancata programmazione e sottofinanziamento. L’obiettivo dichiarato rimane quello di tutelare il sistema sanitario marchigiano, mettendo al centro le esigenze dei cittadini e garantendo risposte concrete a chi ha bisogno di cure.
Nel frattempo questa mattina c'è stato l'incontro tra la Commissione sanità, e quindi il presidente Nicola Baiocchi (FdI) e vice Andrea Nobili (Avs), e l’assessore Paolo Calcinaro. Nel corso dell’incontro, durato circa un’ora, sono state descritte le principali linee programmatiche dell’esecutivo, con aggiornamenti sulle ultime iniziative per l’assunzione di personale e la riattivazione di organismi consultivi regionali. “Un primo incontro molto costruttivo – ha commentato il Presidente Baiocchi – Pieno accordo tra l’assessore e la Commissione per costruire un percorso di dialogo costante e di collaborazione”. Un focus sulle opere finanziate dal Pnrr Salute, i nodi medicina d’urgenza e liste di attesa, l’avvio di una mappatura funzionale di tutti i territori per guidare le scelte di appropriatezza sui servizi.
In occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro, che si celebra il 4 febbraio, l’AST di Macerata rinnova l’invito alla popolazione a partecipare ai programmi di screening oncologici, fondamentali per la prevenzione e la diagnosi precoce.
Gli screening per mammella, cervice uterina e colon-retto sono rivolti alle fasce di età previste e consentono di accedere agli esami gratuitamente e senza liste d’attesa, secondo i programmi regionali.
L’età di riferimento per gli screening della cervice uterina è 30-64 anni, per quelli della mammella 45-74 anni e per il colon-retto 50-74 anni.
“Parlare di cancro nel 2026 significare porre l’attenzione su una delle principali sfide sanitarie, sociali ed economiche del nostro tempo, – afferma il dottor Giuseppe Feliciangeli, direttore dell’U.O.C. di Gastroenterologia dell’Ast di Macerata – perché il cancro resta una malattia globale che richiede prevenzione e continua ricerca, nonostante i notevoli progressi ottenuti nel settore”.
«La prevenzione è uno degli strumenti più efficaci che abbiamo per ridurre l’impatto del cancro – dichiara il Alessandro Marini, direttore generale dell’AST di Macerata –. Aderire agli screening oncologici significa prendersi cura di sé e aumentare concretamente le possibilità di diagnosi precoce e di cura. L’invito è a non rimandare e a cogliere questa opportunità».
La Segreteria Screening dell’AST di Macerata è a disposizione dei cittadini per informazioni, mentre per le prenotazioni bisogna rivolgersi al numero verde 800 178 008.
Un ringraziamento che passa attraverso i colori e le pennellate, trasformando l'esperienza del ricovero in un messaggio di gratitudine. Daniele Teobaldelli, cittadino maceratese, ha voluto omaggiare il reparto di medicina interna dell'ospedale di Macerata donando un'opera realizzata proprio durante la sua degenza.
Il gesto nasce dal desiderio di riconoscere l’impegno e la professionalità dimostrati dall'equipe sanitaria durante il periodo di cura. "Ogni forma ed ogni colore rappresenta uno di voi", ha dichiarato Teobaldelli al momento della consegna, dedicando il lavoro a medici e infermieri che lo hanno assistito con costanza. L'opera non è solo un dono, ma la testimonianza di come il tempo trascorso in ospedale possa essere vissuto in modo attivo e creativo.
Il valore del gesto è stato sottolineato dal dottor Roberto Catalini, primario dell'unità operativa di medicina interna, che ha evidenziato i benefici psicologici dell'attività artistica in contesti clinici: "Si potrebbe parlare in questo caso di paint therapy. Attraverso la pittura e l'espressione creativa, il paziente ha trovato il modo di ridurre lo stress connesso al ricovero e migliorare il proprio stato d'animo. Dipingere è uno strumento per liberare la mente e lasciar fluire pensieri ed emozioni".
Il primario, a nome di tutto il reparto, ha espresso profonda gratitudine per il pensiero ricevuto: "Ringraziamo Daniele per il bel dono e per la dedica. Questo riconoscimento ci sprona a proseguire nel nostro lavoro con il massimo impegno e serietà, con l'obiettivo di offrire ai pazienti standard di cura sempre più elevati".
L'iniziativa ricorda quanto la componente umana e il benessere psicologico siano parte integrante del percorso di guarigione, rendendo l'ospedale non solo un luogo di cure mediche, ma anche di vicinanza e ascolto.
Negli ultimi anni si registra un aumento delle patologie gastrointestinali, dai disturbi funzionali fino alle malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI). Un trend che riguarda anche le Marche.
Ne parliamo con il dottor Giovanni Falzetta, medico gastroenterologo ed endoscopista digestivo che attualmente svolge la professione di dirigente medico presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria dell’Ospedale regionale di Torrette, consulente del centro medico Associati Fisiomed.
Dottore, c’è davvero un aumento globale delle patologie intestinali?
"Sì, osserviamo un incremento generale dei disturbi gastrointestinali. Accanto ai problemi più comuni, come gonfiore e irregolarità intestinale, stiamo diagnosticando con maggiore frequenza anche patologie più complesse, che hanno alla base un’alterazione del sistema immunitario, comprese le MICI".
A cosa è dovuto questo aumento?
"Le cause sono diverse. Da un lato c’è una maggiore attenzione e capacità diagnostica, dall’altro incidono fattori ambientali, alimentazione, stress e stili di vita che possono favorire l’insorgenza di queste malattie. Un ruolo importante è svolto anche dagli squilibri del microbiota intestinale, cioè l’insieme dei batteri che vivono nel nostro intestino e contribuiscono al suo equilibrio".
Cosa sono le MICI e chi colpiscono?
"Le malattie infiammatorie croniche intestinali colpiscono soprattutto persone giovani e in età adulta. Si tratta di patologie che richiedono un monitoraggio costante e un approccio specialistico in centri di riferimento regionali".
Quali segnali non vanno sottovalutati?
"Dolore addominale persistente, diarrea cronica, ma anche stitichezza estrema, dimagrimento non intenzionale e stanchezza marcata. In presenza di questi sintomi è importante rivolgersi al medico".
Si può intervenire in modo precoce?
"Sì, certamente. Una diagnosi tempestiva consente di impostare terapie efficaci e migliorare la qualità della vita dei pazienti".
Un messaggio ai lettori?
"Quello di non sottovalutare i primi sintomi e di non rimandare i controlli. Riconoscere i segnali che l’organismo ci manda è fondamentale per una corretta gestione di queste patologie".
Negli ultimi anni abbiamo imparato a guardare il cibo soprattutto attraverso la lente delle proteine: quante ne mangiamo, se sono “complete”, se bastano per dimagrire o tonificare. Nel 2026, però, il centro della scena nutrizionale si sta spostando silenziosamente verso un altro protagonista, meno appariscente ma decisivo per la salute: la fibra. Non è una novità in senso stretto, ma una riscoperta. Le evidenze scientifiche più recenti mostrano con chiarezza che la fibra non è un semplice “aiuto per l’intestino pigro”, bensì un elemento chiave nella regolazione del metabolismo, dell’infiammazione e del benessere generale.
Per molto tempo la fibra è stata raccontata in modo riduttivo, quasi come un dettaglio tecnico legato alla regolarità intestinale. Oggi sappiamo che le cose sono più complesse. Le fibre non sono tutte uguali: alcune si sciolgono in acqua formando gel viscosi, altre rimangono insolubili, altre ancora vengono fermentate dal microbiota intestinale. Da questa fermentazione nascono gli acidi grassi a corta catena, molecole al centro di numerosi studi per il loro ruolo nel controllo dell’infiammazione, nella protezione della barriera intestinale e nella comunicazione tra intestino e cervello. In altre parole, ciò che mangiamo ha effetti che vanno ben oltre la digestione.
Il legame tra fibra e salute intestinale, infatti, non riguarda solo la frequenza con cui andiamo in bagno. Un apporto adeguato contribuisce a mantenere un microbiota più diversificato, associato a un minor rischio di malattie metaboliche e cardiovascolari. Un intestino in equilibrio è meno permeabile, meno infiammato e più efficiente nel dialogo con il sistema immunitario. Questo spiega perché da anni la ricerca confermi che le diete ricche di fibre sono associate a un minor rischio di diabete di tipo 2, obesità e altre patologie croniche.
Un altro aspetto che sta riportando la fibra al centro dell’attenzione è il suo ruolo nel controllo della glicemia e della fame. Le fibre, soprattutto quelle solubili, rallentano l’assorbimento dei carboidrati, rendendo più graduale l’aumento della glicemia dopo i pasti. Il risultato sono livelli di energia più stabili e una riduzione di quei cali improvvisi che spesso alimentano la fame nervosa.
Anche la salute del cuore beneficia di un’alimentazione ricca di fibre. Numerosi studi mostrano una riduzione del colesterolo LDL, ma l’effetto non si ferma qui. Migliore controllo glicemico, minore infiammazione sistemica e un microbiota più favorevole contribuiscono a creare un ambiente metabolico più protettivo. È per questo che i modelli alimentari più solidi dal punto di vista scientifico, come la dieta mediterranea, continuano a essere raccomandati: non per singoli alimenti “miracolosi”, ma per l’equilibrio complessivo che favoriscono.
Eppure, nonostante se ne parli sempre di più, la maggior parte delle persone ne consuma ancora troppo poca. I fabbisogni raccomandati sono lontani dalle quantità che mediamente arrivano sulle nostre tavole, anche tra chi pensa di mangiare in modo sano. Spesso il problema è la confusione: prodotti “integrali” che lo sono solo di nome, porzioni ridotte di legumi, verdure presenti ma non centrali nel pasto.
Va però chiarito che più fibra non significa automaticamente meglio. Un aumento troppo rapido o non adatto alla propria sensibilità intestinale può causare gonfiore e fastidi. La chiave, come sempre in nutrizione, è la personalizzazione e la gradualità.
Il ritorno della fibra al centro della nutrizione non è quindi una moda passeggera, ma un segnale importante. In un’epoca in cui cerchiamo soluzioni rapide, la scienza ci ricorda che la salute si costruisce soprattutto con scelte semplici, ripetute e sostenibili. La fibra non promette miracoli, ma lavora in silenzio, pasto dopo pasto. Ed è proprio questa discrezione, oggi, a renderla così preziosa.
La spesa sanitaria pubblica continua a crescere anno dopo anno, ma non abbastanza da tenere il passo con i bisogni reali del Paese. Il bilancio pubblico fatica a sostenere l’aumento dei costi e il modello di sanità universale, già sottoposto a forti pressioni, rischia ulteriori tensioni nel prossimo futuro, soprattutto alla luce dei cambiamenti demografici.
I segnali di allarme sono evidenti. Secondo l’ultimo monitoraggio annuale della Ragioneria generale dello Stato, nel 2024 ben 16 Regioni e Province autonome su 21 hanno dovuto coprire con risorse proprie la differenza tra il finanziamento nazionale e la spesa sanitaria effettivamente sostenuta. Il disavanzo complessivo regionale ha raggiunto i 2,57 miliardi di euro, in crescita del 47,8% rispetto all’anno precedente.(fonte il Sole 24 Ore)
In questo quadro complesso, solo cinque territori sono riusciti a chiudere i conti senza ricorrere a fondi propri: Lombardia, Veneto, Marche, Lazio e Campania. Un dato che colloca le Marche tra le Regioni considerate più virtuose sotto il profilo dei conti sanitari, evitando il ripiano del deficit che altrove ha comportato la sottrazione di risorse ad altri capitoli di spesa pubblica.
La dinamica non è nuova. Dal 2018 la spesa corrente sanitaria supera stabilmente il Fondo sanitario nazionale, con un divario che, dopo il picco del 2021, è tornato ad ampliarsi nel 2024 fino a 4,3 miliardi di euro. Come sottolineato anche dalla Corte dei conti, il sistema di finanziamento resta orientato più a preservare l’esistente che a rafforzare strutturalmente servizi e capacità del sistema sanitario.
A pesare sui conti è soprattutto la demografia. L’invecchiamento della popolazione è destinato ad aumentare la spesa sanitaria di circa 15 miliardi di euro entro il 2040, con il rischio, in assenza di nuovi finanziamenti, di una riduzione delle risorse pubbliche pro capite. In questo contesto fragile, anche le Regioni in equilibrio, come le Marche, sono chiamate a coniugare sostenibilità economica, qualità dei servizi e innovazione.
È su questo terreno che si inserisce l’azione del neo assessore regionale alla Sanità delle Marche, Paolo Calcinaro, chiamato a governare una fase delicata per il sistema sanitario regionale. Lo abbiamo intervistato per fare il punto sulle prime scelte, sulle criticità del territorio maceratese e sulle prospettive future della sanità marchigiana.
Dai dati pubblicati dal Sole 24 Ore emerge che le Marche sono tra le regioni che non hanno utilizzato fondi propri per coprire il disavanzo tra spesa sanitaria e fondo sanitario statale. È un dato che può essere letto in modo diverso: c’è chi lo considera positivo e chi negativo. Qual è la sua interpretazione?
"Guarda, te lo dico molto chiaramente e voglio anche anticipare una cosa: non devo elogiare me stesso, perché in quegli anni io non c’ero. Anzi, se avessi voluto, avrei tutto l’interesse a criticare. La verità è che se una Regione poteva innalzare il tetto di spesa del personale del 5%, lo poteva fare solo se rispettava determinati vincoli. Se quei vincoli non c’erano, non era possibile farlo. Questo chiarisce già molto del dibattito".
Questo ci porta alla seconda domanda: come si è mosso nei primi mesi dal suo ingresso in assessorato?
"Innanzitutto cercando di conoscere con attenzione le realtà esistenti, ciò che è in atto, le problematiche, le tematiche e il territorio. È un lavoro che sto ancora facendo e che, in un certo senso, non finirà mai. Parallelamente abbiamo iniziato a ragionare su strategie di breve, medio e lungo periodo".
Entrando nello specifico del territorio, visto che siamo un giornale della provincia di Macerata: ieri era a Tolentino e qui a Macerata il tema ricorrente è l’ospedale da costruire a la Pieve. Quali sono oggi le principali criticità della provincia?
"Una tematica che accomuna tutti i territori è la difficoltà legata alla chiusura di 13 pronto soccorso. Per quanto riguarda il Maceratese, invece, siamo molto avanti sugli ospedali di comunità. Ti anticipo un’idea: questi ospedali di comunità dovranno essere strettamente collegati al pronto soccorso. Le dimissioni dovranno essere gestite direttamente tramite un bed manager, cioè una figura che si occupa della gestione dei posti letto, per ridurre il fenomeno dei pazienti in attesa nei corridoi o nei reparti di emergenza".
Un altro tema centrale è quello delle liste d’attesa. C’è stata l’iniziativa delle prestazioni nei fine settimana, di cui ha parlato anche sui social. Può aggiornarci su come sta andando?
"Sì, questo weekend l’iniziativa è partita in modo più strutturato. Credo sia un segnale importante. Non è una soluzione definitiva, lo sappiamo tutti, ma dimostra che il sistema pubblico può essere flessibile e adattarsi: non è qualcosa di immutabile".
Tornando ai dati citati nell’articolo: le cinque regioni (Lombardia, Veneto, Marche, Lazio e Campania) che non hanno utilizzato il disavanzo. Abbiamo chiarito che si tratta di un dato positivo, ma questo non esclude la necessità di innovare. Quali sono le prossime mosse?
"Sì, il dato è positivo, ma non basta. L’innovazione resta fondamentale. La prima volta che ci siamo visti da assessore è stata all’ospedale di Macerata per l’inaugurazione dei nuovi macchinari: quello è un esempio concreto di come, anche grazie alla collaborazione con il privato, si possano offrire nuove possibilità ai pazienti. L’obiettivo è migliorare sia l’organizzazione sia le attrezzature".
Quindi non solo strutture, ma anche altro?
"Esatto, non solo. Una priorità è migliorare la tecnologia a supporto del territorio, non soltanto degli ospedali. Penso alla telemedicina, che sarà fondamentale soprattutto per gli anziani e per le aree interne, dove spostarsi è più difficile. È uno strumento davvero utile e proiettato al futuro".
Ultima domanda, anche più tecnica: che margine di manovra ha l’assessore regionale su questi temi? C’è un contatto diretto con lo Stato e con le ASUR sul territorio?
"Il nostro compito è proporre e fissare obiettivi alle sette aziende ospedaliere, in particolare alle cinque che operano sul territorio. Per la prima volta, nonostante i fondi fossero disponibili da anni, abbiamo avviato assunzioni sul territorio: circa 380 unità nelle cinque province, destinate non agli ospedali ma ai servizi territoriali. Questo è un passo importante. Poi sarà anche mio compito cercare di trattenere e ottenere più fondi a livello statale".
Arriva la conferma attesa da tempo: i lavori di ristrutturazione dell’ex ospedale di Corridonia si concluderanno il 31 maggio 2026. Un traguardo che apre ora una finestra temporale di circa quattro mesi per il completamento finale della struttura, con l’installazione delle apparecchiature mediche, delle attrezzature e degli arredi necessari all’entrata in funzione.
Lo stato di avanzamento del cantiere è stato verificato nel corso di un sopralluogo effettuato dal sindaco Giuliana Giampaoli e dal vicesindaco Nelia Calvigioni, alla presenza dell’assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro, del direttore generale dell’AST3 di Macerata Alessandro Marini, della responsabile dell’area tecnica ingegner Fulvia Dini e del RUP Marco Sabbatini.
L’intervento in corso si distingue per l’utilizzo di tecniche di ingegneria avanzata per l’adeguamento sismico, che consentiranno alla storica struttura di rispettare i requisiti previsti per gli ospedali chiamati a rimanere operativi durante e dopo un evento sismico. Si tratta di un caso unico nelle Marche, essendo stato realizzato su un edificio esistente.
Una volta completato, l’edificio ospiterà una Casa di Comunità e un Ospedale di Comunità, configurandosi come una struttura di primissimo livello, destinata a diventare un punto di riferimento per la medicina territoriale dell’intera provincia di Macerata.
Il sindaco Giuliana Giampaoli ha sottolineato il valore strategico dell’intervento, collegandolo anche al nuovo piano straordinario di assunzioni annunciato dall’AST:«Con l’individuazione di questo edificio come sede di una Casa e di un ospedale di comunità – presidi essenziali per i servizi territoriali – prende finalmente forma concreta quella che per anni è stata una speranza. È una svolta decisiva per Corridonia e per un vasto bacino di utenza che comprende anche i comuni limitrofi. Accogliamo con grande favore anche il nuovo piano straordinario di assunzioni, che affronta il nodo centrale della sanità: non solo strutture moderne, ma personale qualificato, motivato e messo nelle condizioni di lavorare al meglio».
Soddisfazione è stata espressa anche dall’assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro, che ha evidenziato l’ottimo andamento dei lavori:«Ho potuto constatare un eccellente stato di avanzamento del nuovo ospedale di comunità di Corridonia. Ringrazio la ditta, la direzione lavori, il RUP e l’AST3. Questo intervento rappresenta un passo importante per la sanità locale e territoriale. Ora la sfida sarà riempire la struttura nel modo migliore, partendo dalle 117 nuove assunzioni previste dal piano dell’AST3».
Il Comune di Matelica comunica che la Farmacia Comunale di viale Martiri della Libertà 61 sarà chiusa per alcuni lavori di ristrutturazione a partire dai prossimi giorni. La chiusura sarà in vigore da sabato 31 gennaio a domenica 8 febbraio.
A partire da lunedì 9 febbraio, la farmacia riaprirà in una sede provvisoria a pochissima distanza dall’attuale, al numero 65 di viale Martiri della Libertà, nei locali dell’ex Kindustria. L’allestimento dei nuovi locali sarà completato proprio durante la settimana di chiusura.
La sede provvisoria resterà operativa fino al completamento dei lavori nella struttura originale, consentendo ai cittadini di continuare a usufruire dei servizi della farmacia senza interruzioni significative.
Il Comune invita la cittadinanza a diffondere l’informazione, in particolare alle persone più anziane o a chi non ha accesso al web e ai canali di informazione locale.
Il dottor Daniele Pupilli in servizio all'ospedale di Camerino consegue il titolo con il massimo dei voti discutendo una tesi sulla chirurgia mininvasiva della coxartrosi.
Un nuovo specialista in ortopedia e traumatologia per il territorio maceratese. Ieri, martedì 27 gennaio 2026, presso l'università Politecnica delle Marche, Daniele Pupilli ha conseguito la specializzazione in ortopedia e traumatologia con la votazione di 50 e lode, coronando un percorso formativo iniziato oltre undici anni fa.
Una passione manifestata sin da piccolo, che da Castelraimondo città di cui è originario lo ha portato a studiare fino a diventare uno dei componenti del reparto di ortopedia di Camerino. La discussione della tesi, dal titolo "Trattamento della coxartrosi con Pta con tecnica mininvasiva anteriore bikini: confronto fra supporto di navigazione chirurgica avanzata e supporto fluoroscopico intraoperatorio", si è svolta presso la facoltà di Medicina e Chirurgia sotto la guida di Antonio Pompilio Gigante, direttore della scuola di specializzazione e relatore del lavoro primario a Torrette, con la correlazione di Leonardo Pasotti, primario di Camerino.
La ricerca ha approfondito le tecniche chirurgiche mininvasive nel trattamento della coxartrosi, confrontando l'utilizzo della navigazione chirurgica avanzata con il supporto fluoroscopico intraoperatorio nell'impianto di protesi totale d'anca mediante approccio anteriore bikini, una metodica che consente minore invasività e recupero più rapido per i pazienti.
Il traguardo raggiunto rappresenta l'apice di un percorso formativo lungo e impegnativo: sei anni per la laurea in Medicina e Chirurgia, conseguita con 110 e lode, seguiti da cinque anni di specializzazione. Un cammino che ha richiesto dedizione, sacrificio e una passione costante per la medicina e la chirurgia ortopedica.
La specializzazione in Ortopedia e Traumatologia presso l'università Politecnica delle Marche è riconosciuta come una delle scuole di eccellenza nel panorama nazionale.
Da oggi i pazienti marchigiani affetti da miastenia grave - una malattia autoimmune rara e cronica che toglie forza ai muscoli, causando una debolezza debilitante e potenzialmente letale - possono somministrarsi la terapia direttamente a casa, in pochi secondi e in totale sicurezza. Appena approvata dall’Aifa, è ora disponibile anche nelle Marche una terapia innovativa (efgartigimod alfa) in siringa preriempita che può essere autosomministrata a domicilio e non in ospedale.
"La miastenia gravis rappresenta una sfida terapeutica importante. Per i pazienti marchigiani, questa nuova modalità di somministrazione consentirà di gestire la patologia in modo più comodo e flessibile, riducendo lo stress legato ai frequenti spostamenti verso l'ospedale. - dichiara la dottoressa Cristina Petrelli, dirigente medico presso l'UOC Neurologia dell’ospedale di Macerata - Si tratta di un'opzione ‘pronta all'uso’ che migliora l'indipendenza dei pazienti e riduce il tempo necessario per la terapia a circa 20-30 secondi contro tempi molto più lunghi dell’infusione endovenosa in ambito ospedaliero.”
La miastenia grave è causata da un malfunzionamento del sistema immunitario che produce anticorpi che interferiscono con la normale comunicazione tra nervi e muscoli. Può insorgere a qualsiasi età, ma si manifesta più frequentemente tra i 20 e i 30 anni nelle donne e tra i 50 e i 60 anni negli uomini. Si stima che colpisca intorno a 15.000-18.000 persone in Italia - un caso ogni 5.000 individui.
“La disponibilità nelle Marche della formulazione in siringa preriempita offre diversi vantaggi sia per il paziente che per il sistema ospedaliero. - aggiunge la dottoressa Petrelli - Infatti, la terapia può essere somministrata a domiciliodal paziente o da un caregiver - dopo un'adeguata formazione - riducendo il numero di accessi necessari per le infusioni endovenose settimanali e di conseguenza le liste d’attesa, ma anche permettendo al paziente di raggiungere una migliore qualità di vita”.
Efgartigimod alfa - frutto della ricerca di argenx, un'azienda globale che opera nel settore dell’immunologia - è il primo farmaco progettato per ridurre gli anticorpi malfunzionanti nel sistema immunitario delle persone con miastenia grave, compresi quelli che danneggiano i tessuti. L’azienda ha sviluppato anche un programma di supporto dedicato a chi sceglie la gestione domiciliare, offrendo strumenti per il training, l’assistenza alla somministrazione e il monitoraggio del trattamento.
“Questa approvazione testimonia il nostro impegno continuo nella ricerca e sviluppo di terapie innovative e sempre più personalizzate, anche nelle modalità di somministrazione - ha dichiarato Fabrizio Celia, General Manager di argenx in Italia -. La possibilità per i pazienti marchigiani di somministrarsi autonomamente la terapia a casa migliora in modo significativo la gestione clinica, riducendo il carico ambulatoriale e ospedaliero, e aumenta la libertà e l’autonomia del paziente”.
Un intervento di altissima complessità chirurgica, eseguito con tecnica robotica mininvasiva, segna un nuovo traguardo per la sanità marchigiana. A metà gennaio, la Clinica di Chirurgia Epatobiliare, Pancreatica e dei Trapianti dell’azienda ospedaliero universitaria delle Marche (AOUM) ha portato a termine con successo una duodenocefalopancreasectomia (DCP) robotica su un paziente settantenne residente nella regione.
Si tratta del primo intervento di questo tipo eseguito con chirurgia robotica all’interno della struttura diretta dal professor Marco Vivarelli, punto di riferimento nazionale per la chirurgia pancreatica. L’operazione è stata effettuata per l’asportazione di una neoplasia della testa del pancreas e ha previsto la rimozione in blocco della testa del pancreas, del duodeno e del tratto terminale della via biliare, seguita da una complessa fase ricostruttiva mediante suture ad alta precisione.
Tutte le fasi dell’intervento sono state eseguite con tecnica robotica “a pancia chiusa”, riducendo in maniera significativa l’impatto chirurgico rispetto alla tradizionale procedura “a cielo aperto”.
«È il primo paziente sottoposto a DCP con chirurgia robotica nella nostra struttura – spiega il professor Vivarelli –. Parliamo di un intervento estremamente complesso, che non è indicato per tutti i pazienti e richiede una selezione accurata basata sulle condizioni generali e sulle eventuali comorbidità. Lo sviluppo della chirurgia robotica rappresenta però un passaggio fondamentale per la nostra specialità e apre prospettive sempre più avanzate».
Il direttore sottolinea inoltre come la chirurgia pancreatica sia una disciplina superspecialistica, che deve essere praticata esclusivamente in centri ad alto volume, come previsto dalle linee guida ministeriali 2025. «Nelle Marche – aggiunge – l’AOUM è l’unica struttura dotata di un’unità dedicata alla chirurgia pancreatica in grado di soddisfare gli standard richiesti. Ringrazio la Direzione aziendale per aver messo a disposizione una seconda piattaforma robotica, che ci consente di ampliare il numero di interventi e personalizzare sempre più il percorso di cura».
Il decorso post-operatorio è stato particolarmente favorevole: il paziente è stato dimesso a una settimana dall’intervento ed è rientrato rapidamente alle normali attività quotidiane, un risultato significativo considerata la complessità della procedura.
I vantaggi della chirurgia robotica emergono soprattutto nella fase ricostruttiva, grazie alla possibilità di riprodurre i movimenti articolati della mano del chirurgo e a una visione delle strutture anatomiche ingrandita fino a dieci volte, garantendo precisione, sicurezza e minore invasività.
Lo sguardo è già rivolto al futuro. «La nuova frontiera del nostro ambito – conclude Vivarelli – è il trapianto di fegato da donatore vivente eseguito con chirurgia robotica». Una sfida che conferma il percorso di crescita dell’AOUM nel segno dell’innovazione e dell’eccellenza clinica.
È partito lo scorso fine settimana il ciclo degli open days sanitari, un’iniziativa che prevede 24 weekend di visite ed esami con l’obiettivo di ridurre le liste d’attesa nel sistema sanitario pubblico marchigiano. Un percorso non risolutivo, ma concreto, che punta ad agire subito su una delle criticità più avvertite dai cittadini.
Alll’avvio dell’iniziativa una settimana fa, l’assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro sui social ha sottolineato il valore dell’impegno messo in campo negli ospedali marchigiani. "In tanti ospedali in questo weekend si è lavorato per il recupero delle liste d'attesa: qui c'è gente che ci prova a risolvere, sarà sufficiente? Assolutamente no. Ma i passi si fanno", ha scritto Calcinaro, evidenziando come l’operazione serva anche a "far capire la differenza tra chi prova a fare e chi chiacchiera".
Arrivano poi i commenti a questo secondo weekend di visite. L’assessore ha voluto ringraziare in modo particolare il personale medico e sanitario che ha aderito agli open days, mettendosi a disposizione nei fine settimana per garantire ulteriori prestazioni. "Ci tengo veramente a ringraziare il personale medico e sanitario che in molti ospedali delle Marche si sta mettendo a disposizione per recuperare visite dalle liste di attesa", ha commentato, ricordando allo stesso tempo che il percorso "non è risolutivo per questa tematica ma è un segno importante che il sistema pubblico vuole dare".
Calcinaro non ha però nascosto una nota critica nei confronti di chi, pur avendo confermato l’appuntamento, non si è presentato: "Un po' meno ringrazio quegli utenti che poi non si sono presentati".
Nel bilancio dell’ultimo fine settimana, l’assessore ha parlato di quasi quattrocento prestazioni erogate tra sabato e domenica negli ospedali di Inrca, Pesaro, Senigallia, Urbino, Fano, Jesi, Fabriano, Ascoli Piceno, Fermo e San Benedetto del Tronto. "Non è risolutivo ovviamente, ma è un segnale forte e duraturo di volontà di tanto personale medico e sanitario di fare passi in avanti sul tema delle liste di attesa", ha ribadito Calcinaro, chiudendo con un ringraziamento a tutti coloro che stanno contribuendo a rendere possibile l’iniziativa.
“Sono un medico di medicina generale, un medico del territorio: un territorio dove vivo, dove ho cresciuto i miei figli”. Inizia così la lettera aperta che Daniele Massaccesi, medico di famiglia a Recanati, ha inviato al presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, all’assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro, al direttore generale dell’Ast 3 di Macerata Alessandro Marini, al sindaco di Recanati Emanuele Pepa e all’assessore comunale alla Sanità Maurizio Paoletti, per richiamare l’attenzione sulle crescenti difficoltà del Servizio sanitario nazionale, in particolare sul fronte della medicina territoriale.
Una riflessione che nasce da un’esperienza lunga decenni: “Dopo decenni di attività professionale, sento il bisogno di condividere una riflessione su ciò che è diventato oggi il Servizio sanitario nazionale e sulle difficoltà sempre più evidenti che esso sta affrontando”. Difficoltà che, sottolinea il medico, non sono più episodiche: “Le criticità che i cittadini incontrano nell’accesso alle cure e alle prestazioni sanitarie pubbliche sono ormai sotto gli occhi di tutti”.
Tra i fattori che mettono maggiormente sotto pressione il sistema c’è l’invecchiamento della popolazione. “La vita media si è allungata grazie ai progressi della medicina, ma proprio per questo aumenta la richiesta di assistenza sanitaria”, osserva Massaccesi, evidenziando come i servizi disponibili “faticano a stare al passo con le necessità crescenti”.
Uno dei nodi più critici riguarda i Pronto Soccorso, descritti come “costantemente affollati”. “I colleghi che vi lavorano affrontano turni estenuanti e un sovraccarico continuo – scrive – tanto che molti, dopo anni di resistenza, rinunciano all’incarico”. Una situazione che, secondo il medico, è aggravata dal progressivo ridimensionamento del ruolo del medico di medicina generale.
“Fino a qualche anno fa la medicina generale poteva fornire un supporto più diretto – ricorda – era possibile accedere rapidamente agli specialisti ed effettuare esami urgenti come elettrocardiogrammi, ecografie, Tac o risonanze magnetiche. Oggi tutto questo è diventato estremamente difficile”. Anche le richieste contrassegnate come urgenti comportano spesso tempi incompatibili con una diagnosi tempestiva: “Tre giorni, per un elettrocardiogramma o un’ecografia urgente, possono essere un tempo troppo lungo”.
Massaccesi evidenzia come il medico di famiglia non possa più “ricoverare direttamente i pazienti”, dovendo far transitare ogni percorso attraverso il Pronto Soccorso. “Dopo quarant’anni di professione credo che l’esperienza clinica mi consenta almeno di formulare un’ipotesi diagnostica – scrive – ma senza la possibilità di accedere rapidamente agli esami necessari sono costretto a inviare il paziente in un Pronto Soccorso già sovraccarico. Questo non sempre è a vantaggio del paziente”.
Il medico respinge anche l’idea che i medici di base abusino delle richieste urgenti: “L’urgenza è una responsabilità professionale precisa: il medico risponde personalmente delle proprie decisioni”. E aggiunge: “Se vi sono abusi, esistono strumenti per controllarli. Ma l’urgenza, quando è reale, deve essere riconosciuta come tale”.
Nella lettera viene richiamata anche la progressiva riduzione dei servizi sul territorio, con “attività specialistiche limitate” e una radiologia che può contare su “un solo medico e per mezza giornata”, mentre nei festivi la copertura è affidata alla telemedicina. Da qui la domanda diretta: “È davvero impossibile migliorare questa situazione?”.
Tra le proposte avanzate, la rivalutazione del medico di medicina generale come medico di primo intervento territoriale. “Una richiesta di ricovero del medico di famiglia dovrebbe avere lo stesso valore di quella proveniente da un punto di primo intervento ospedaliero”, sottolinea Massaccesi, precisando che “non si tratterebbe di costi aggiuntivi significativi, ma di riconoscere pienamente il ruolo del medico di famiglia”.
Ampio spazio è dedicato anche all’assistenza domiciliare, che a Recanati “funziona ed è una risorsa preziosa”, ma che andrebbe potenziata. “La vera emergenza non nasce solo in Pronto Soccorso: nasce anche nelle case delle persone”, scrive il medico, ricordando come “la stessa malattia abbia un peso diverso se colpisce un giovane o un anziano fragile che vive solo”.
“Ogni volta che ho dovuto proporre un ricovero, non ho mai incontrato un paziente felice di essere ospedalizzato”, conclude Massaccesi. “Tutti chiedono, se possibile, di restare nella propria casa”. Da qui l’appello finale: rafforzare la medicina territoriale e l’integrazione tra ospedale e medico di famiglia significa “investire davvero nella sanità del futuro”.
Anna Maria Schimizzi, primario della Medicina Interna dell’ospedale di Camerino, è stata nominata presidente della Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti (Fadoi) Marche per il triennio 2026-2028, mentre Denise Menghini, dirigente medico della Medicina Interna della struttura ospedaliera di Civitanova, è la referente giovani a livello nazionale.
L’Ast di Macerata si conferma così protagonista nel panorama della Medicina Interna con due importanti cariche all’interno della principale società scientifica italiana della Medicina Interna ospedaliera.
La Fadoi promuove la qualità dell’assistenza clinica, la formazione continua e la ricerca scientifica dei medici internisti, favorendo il confronto con le istituzioni sanitarie e contribuendo allo sviluppo di modelli organizzativi innovativi per la gestione dei pazienti complessi a livello regionale e nazionale.
Nel ruolo di presidente regionale, Anna Maria Schimizzi, coordinerà le attività scientifiche e formative della Fadoi sul territorio marchigiano, promuovendo il ruolo centrale della Medicina Interna nella gestione della complessità clinica e nei modelli assistenziali integrati.
Come Referente nazionale Fadoi Giovani, Denise Menghini, contribuirà allo sviluppo di iniziative dedicate ai giovani internisti, con particolare attenzione alla formazione, alla ricerca e al futuro della professione.
“È un onore per me assumere questo incarico per la Fadoi Marche e vorrei ringraziare tutto il Consiglio Direttivo per la fiducia accordatami e la presidente uscente, Laura Morbidoni, per il lavoro svolto negli ultimi tre anni, che ha contribuito a consolidare l’identità della Società a livello regionale.
Questo incarico rappresenta un’opportunità per valorizzare il ruolo della Medicina Interna nella gestione della complessità clinica e per rafforzare il confronto tra professionisti e istituzioni sanitarie. Particolare attenzione sarà rivolta alla crescita delle nuove generazioni di internisti, favorendo il confronto e la condivisione delle competenze” ha affermato la dottoressa Schimizzi.
“Ringrazio i referenti regionali del Gruppo Giovani Fadoi e il presidente Fadoi Nazionale Andrea Montagnani per la fiducia che hanno riposto in me. Spero nel prossimo triennio di riuscire a valorizzare il più possibile il ruolo dei giovani internisti a livello nazionale, organizzando eventi formativi che prevedano la partecipazione attiva dei medici under-40 e cercando di rispondere alle esigenze formative percepite dai colleghi che oggigiorno si affacciano alla professione”, ha dichiarato la dottoressa Denise Menghini.
L’Azienda sanitaria territoriale di Macerata interviene per fare chiarezza sulla situazione dell’ospedale Bartolomeo Eustachio di San Severino Marche, a seguito del collocamento in quiescenza di due primari storici: il dottor Ramovecchi, direttore di Oculistica, e il dottor Alesiani, alla guida dell’Ematologia.
«Intendiamo rassicurare i cittadini sul fatto che i primari che hanno raggiunto l’età pensionabile, come avviene abitualmente, sono e saranno sostituiti senza rischi per la continuità assistenziale, che viene sempre garantita», si legge nella nota ufficiale dell’Ast.
Per quanto riguarda il reparto di Oculistica, il capo del Dipartimento Traumatologico e Specialistico, dottor Cesare Carlucci, spiega che nel mese di dicembre è stato già assunto un nuovo dirigente medico oculista destinato alla struttura di San Severino. Nel frattempo, la direzione del reparto è affidata al facente funzioni dottor Giuliano Finicelli, in attesa dell’espletamento del concorso per il direttore dell’Unità Operativa Complessa.«Le attività ambulatoriali e chirurgiche – precisa Carlucci – sono rimaste invariate, inclusi la continuità assistenziale e operatoria, i trapianti di cornea, i percorsi di riferimento e il numero di posti letto dedicati».
Sul fronte Ematologia, il neo direttore del Dipartimento Onco-Ematologico, dottor Nicola Battelli, chiarisce che tutte le attività ambulatoriali e di Day Hospital precedentemente svolte a San Severino sono state temporaneamente garantite presso la sede di Civitanova, grazie anche alla collaborazione con l’Unità Operativa Complessa di Medicina Interna.
A partire dal 1° febbraio, l’attività ematologica sarà assicurata sia a San Severino che a Macerata con cadenza settimanale, con la possibilità di un potenziamento legato alle prossime assunzioni di personale medico specialistico, attualmente in fase concorsuale.
Infine, in merito alla sospensione degli interventi chirurgici programmati dal 1° dicembre, il capo del Dipartimento di Chirurgia, dottor Stefano De Luca, spiega che si tratta di una riorganizzazione annuale legata al periodo delle festività natalizie.
«In questo periodo – sottolinea – l’attività chirurgica dell’Ast di Macerata viene rimodulata nei quattro presidi ospedalieri, garantendo le urgenze e gli interventi ad alta priorità clinica, anche per consentire al personale di usufruire delle ferie e per la fisiologica riduzione della domanda da parte dell’utenza».
Sono stati rinviati e riprogrammati nel mese di gennaio otto interventi a bassa priorità clinica, senza che si siano registrate criticità. L’attività di chirurgia programmata in regime di day e week surgery resterà comunque garantita, in linea con l’organizzazione prevista dall’Atto Aziendale, confermando il ruolo dell’Ospedale di San Severino all’interno del sistema sanitario regionale.
Il 25 gennaio 2026 si celebra la Giornata Nazionale della Prevenzione Veterinaria, istituita con la Legge n. 49 del 1° aprile 2025, con l’obiettivo di promuovere la consapevolezza del ruolo fondamentale della medicina veterinaria preventiva all’interno dell’approccio integrato “One Health”, che riconosce l’interconnessione tra la salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente.
In un contesto globale segnato da sfide sempre più complesse – dalle pandemie alle zoonosi emergenti, dall’antibiotico-resistenza agli effetti del cambiamento climatico – la prevenzione veterinaria rappresenta un presidio scientifico essenziale per la tutela della salute pubblica.
«La Giornata Nazionale della Prevenzione Veterinaria è un appuntamento di grande valore sociale – afferma il dottor Alberto Tibaldi, direttore del dipartimento di prevenzione dell’Ast di Macerata – perché unisce competenze scientifiche, informazione e partecipazione attiva dei cittadini con un unico obiettivo: proteggere la salute di tutti».
Il dipartimento di prevenzione dell’Azienda Sanitaria di Macerata svolge quotidianamente un’attività sanitaria complessa e articolata, basata su un approccio “One Health” sostenibile, capace di garantire l’equilibrio nel delicato rapporto tra uomo, animali ed ecosistemi. I medici veterinari operano a tutela della salute pubblica, del benessere animale e della sicurezza degli alimenti di origine animale che arrivano sulle nostre tavole.
Dietro ogni allevamento, ogni filiera produttiva e ogni alimento di origine animale esiste un sistema rigoroso di controlli sanitari, fondato su normative europee e nazionali, evidenze scientifiche, dati epidemiologici e analisi del rischio. Un lavoro spesso invisibile, ma determinante per prevenire malattie e garantire standard elevati di sicurezza.
L’attività dei veterinari è ampia e diversificata: dalla verifica del corretto uso dei farmaci negli animali alla tutela delle condizioni di igiene e benessere negli allevamenti, dal contenimento dell’impatto ambientale delle attività zootecniche alla vaccinazione di massa, fino alla sorveglianza su vettori e animali sentinella per individuare precocemente l’insorgenza di malattie e interrompere il passaggio di agenti patogeni dal mondo animale all’uomo.
La prevenzione veterinaria è un lavoro quotidiano, frutto di competenze altamente specialistiche, che si concretizza in prestazioni sanitarie, attività di educazione e promozione di un corretto rapporto uomo–animale, oltre che in un costante dialogo con cittadini e comunità. Un vero e proprio scudo contro le malattie infettive comuni a uomini e animali, come l’antimicrobico-resistenza e le epizoozie.
«Il riconoscimento ufficiale di questa giornata – dichiara il dottor Alessandro Marini, direttore generale dell’AST di Macerata – rappresenta un passo importante per valorizzare il ruolo dei medici veterinari e delle strutture sanitarie di riferimento. Allo stesso tempo, trasmette alla cittadinanza un messaggio chiaro di responsabilità condivisa: promuovere comportamenti virtuosi, sostenere la scienza e costruire insieme una solida cultura della prevenzione».