Alla scoperta delle realtà maceratesi

La Pasta di Camerino, Materie 100% italiane, risorse umane e tradizione: ecco gli ingredienti del successo (FOTO)

La Pasta di Camerino, Materie 100% italiane, risorse umane e tradizione: ecco gli ingredienti del successo (FOTO)

Basta entrare nei locali di produzione de La Pasta di Camerino, o aprire una confezione della pasta Hammurabi, la grande novità del 2018 della nota azienda maceratese, per sentire gli odori della pasta fatta con ingredienti italiani. Abbiamo incontrato Federico Maccari, il direttore dell’Azienda che, a 27 anni, ha preso in mano ciò che suo padre Gaetano e sua mamma Mara Mogliani hanno costruito nel 2002 partendo da una piccola impastatrice. Papà Gaetano è il tipico grande lavoratore marchigiano di poche parole: un vero mastro pastaio che ogni mattina alle quattro accende i macchinari dell’Azienda dando il buon esempio alla sua “famiglia”. “La lavorazione de La Pasta di Camerino avviene a basse temperature, sempre inferiori ai 100 gradi, per far sì che non si perdano i veri sapori – eccoci svelato uno dei segreti del successo dal giovanissimo Federico -. La nostra volontà è quella di rimanere sempre fedeli al prodotto dando ai nostri clienti il massimo della qualità: non devono esserci compromessi, bisogna sempre seguire la tradizione.” Un’azienda relativamente giovane, che porta avanti i valori della famiglia, del territorio, della passione e della tradizione e che produce 180 diversi tipi di pasta. “Siamo arrivati oggi al quarto ampliamento – ci spiega Federico – dopo un’ascesa rapida e ricca di soddisfazioni: il nostro pastificio è il terzo più grande d’Italia con la sua superficie di 10 mila metri quadri e i suoi 68 dipendenti. L’Azienda è sempre stata pensata con il suo nome attuale perché la volontà di mio padre è sempre stata quella di dare importanza al territorio, un territorio che spesso ci penalizza ma che è anche uno dei valori aggiunti del nostro successo.” Tutti i dipendenti dell’Azienda sono del posto, anche se Federico non ci nasconde che “questa peculiarità, soprattutto due anni fa, è stata un “problema”. 36 dei nostri dipendenti il 30 ottobre del 2016 sono rimasti senza casa e si sono dovuti spostare lungo la costa – ci racconta Federico -. La struttura, che è antisismica, non ha subito danni, come hanno confermato i tre ingegneri che il 30 ottobre l’hanno visionata, ma abbiamo avuto dei “danni indiretti” come ad esempio la difficoltà per i nostri dipendenti di raggiungere il luogo di lavoro ogni giorno partendo dalla costa. Un momento di criticità che però ha rafforzato ancora di più la nostra famiglia: nessuno ha infatti fatto mancare il sostegno all’altro.” Proprio le risorse umane sono un altro degli ingredienti del successo de La Pasta di Camerino. “Il nostro intento è quello di far crescere e formare i nostri dipendenti che dimostrano di avere  voglia di imparare – ci spiega Federico -. Sei persone sono alla produzione, sei al confezionamento e poi c’è lo stoccaggio.” La Pasta di Camerino rappresenta ciò che potremmo definire l’artigianato marchigiano e seleziona esclusivamente le delicate mani delle donne per trattare con cura i nidi della pasta all’uovo destinati al confezionamento. Una produzione giornaliera che si  aggira sui 400 quintali e uno stabilimento capace di produrne 500. Uno dei principali vanti de La Pasta di Camerino è di utilizzare ingredienti 100% italiani e certificati. “La proporzione è di otto uova per ogni chilo di semola – spiega nel dettaglio Federico -. Dopo l’impasto, il tutto viene posizionato nella trafila di bronzo che determina il taglio della pasta e il tutto esce dalla parte in bronzo e in acciaio. I nostri macchinari inoltre si distinguono da quelli che ci sono normalmente in circolazione perché sono ideati e progettati da mio padre: chi meglio di lui sa cosa serve per fare un vero prodotto di qualità” sorride Federico. “Per quanto riguarda la pasta all’uovo invece, le uova e la semola vengono impastate per circa trenta minuti e poi una vite le spinge dall’impastatrice fino alla trafila in bronzo. La pasta qui viene poi assottigliata, grazie a un macchinario, e posizionata sui nidi (telai in legno) per poi essere messa in essiccazione che, in base ai formati, può durare dalle 28 alle 52 ore. Dopo l’essiccazione i macchinari prelevano i telai e li portano alle operatrici che procedono con il confezionamento.” Lo scorso anno la famiglia Maccari ha lanciato sul mercato anche una novità, la Pasta Hammurabi. “Il grano da cui prende il nome è un grano antico che per molto tempo è rimasto abbandonato – ci racconta Federico -. La sua storia parte dalla lontana Mesopotamia, il grano arriva poi in Sardegna e infine nelle Marche: il nostro è registrato a Taccoli, una piccola frazione di Camerino. Gli agricoltori di Taccoli, ricevono il grano dalla famiglia Maccari e lo seminano, lo raccolgono e lo macinano nei loro mulini: il che permette un controllo chiuso della filiera. Poi c’è la micronizzazione: la crusca viene quindi completamente polverizzata e dopo questo step il grano passa allo stabilimento de La Pasta di Camerino che lo lavora e lo mette sul mercato.” “Un grano per il quale ci sono voluti dieci anni di lavoro per riportarlo alla sua purezza, che ha indubbiamente un costo maggiore per la sua lavorazione ma che tiene conto di moltissime esigenze del mercato odierno – ci spiega Federico -. In primis l’alimentazione corretta e sana, anche visto il grande boom delle intolleranze; è inoltre un grano monococco e quindi ha una storia davvero antica ed è apprezzato, fin dai tempi della Mesopotamia appunto, per le sue proprietà nutrizionali; inoltre la pasta ha una cottura inferiore rispetto ai tempi normali, un’accortezza pensata proprio perché oggi, la vita di tutti i giorni, è sempre più frenetica e veloce.” Passione, materie prime 100% italiane, tradizione, unione, valore alle risorse umane e qualità: sono questi i principali ingredienti che, insieme a grano e uova, rendono La Pasta di Camerino leader in tutto il territorio nazionale (e non solo).

10/03/2019
Il self-made man del turismo maceratese: dal Parco Hotel al Cosmopolitan, l'ascesa di Giuseppe Giustozzi (FOTO)

Il self-made man del turismo maceratese: dal Parco Hotel al Cosmopolitan, l'ascesa di Giuseppe Giustozzi (FOTO)

Il Gruppo Giustozzi è attivo da oltre quarant’anni nel settore del turismo e della ristorazione ed è diventato un'importante realtà maceratese conosciuta anche fuori dai confini regionali. Dalle cerimonie ai convegni, dalle cresime ai matrimoni, dai compleanni alle feste in generale, il Gruppo Giustozzi è leader nel settore e ha affidato alla meticolosa cura per i dettagli e alla qualità dei servizi il suo successo e la sua unicità. 108 camere, una palestra, una sala convegno, 270 posti auto. Questi sono solo alcuni numeri del Cosmopolitan, uno dei gioielli del Gruppo Giustozzi che, a oggi, conta 62 dipendenti. “Scegliere i nostri servizi – ci spiega Giuseppe, titolare del Gruppo – significa prediligere l’eleganza, la professionalità e la qualità, ma condividere al tempo stesso i valori di una famiglia che da anni offre alla propria clientela un raffinato connubio tra modernità e tradizione, sobrietà e raffinatezza, senza dimenticare il valore del territorio.” Giuseppe Giustozzi si diploma nel 1965 alla scuola alberghiera, dopo aver frequentato l’anno prima a Senigallia per poi spostarsi a Salerno. “Subito ho ricevuto la prima proposta di lavoro per il Grand Hotel Bellavista a Montecatini, dove ho iniziato facendo l’aiuto cucina – ci racconta Giuseppe -. Dopo due anni il mio maestro, lo chef Angelo Palombo, mi chiese se me la sentivo di fare il capo partita dei primi con il suo aiuto. Io accettai subito ma il suo aiuto durò davvero poco perché mi disse che ero molto più bravo da solo.” Dopo questa prima esperienza Giuseppe lavora poi per l’Hotel Cristallo di Cortina. Si susseguono tante stagioni dietro ai fornelli finché non arriva il momento del servizio militare. “Otto giorni dopo aver concluso la leva mi sono sposato e sono partito per il viaggio di nozze: anche in quell’occasione lavorai perché un mio carissimo amico chef mi chiese se potevo dargli una mano per un servizio e non mi tirai indietro” – ci spiega sorridendo Giuseppe. “Quando tornai decisi di avviare qualcosa di mio – spiega -. Nel 1978 chiesi al comune di Pollenza di poter gestire l’Hotel comunale e me lo affidarono per cinque anni, dopo i quali ho deciso di acquistarlo per 860 milioni, facendolo diventare il Parco Hotel. Dopo comprai il Recina Hotel a Montecassiano e infine il Cosmopolitan a Civitanova Marche. È sempre stato un crescendo di successi e di conquiste, dovute principalmente dal sacrificio e della passione." Giuseppe, nella gestione del suo "impero" è fedelmente affiancato dai figli Samuele e Luca e da sua moglie Orietta, che lui stesso definisce “il grande capo”. “Con il nostro catering, negli anni, abbiamo lavorato in ogni parte del mondo e per chiunque: America, Australia, Monaco e l’Italia intera – ci racconta Giuseppe -. Ho avuto l’onore di cucinare anche per il Papa e per vari Presidenti di Repubblica.” Non contento del grandissimo successo raggiunto il patron del Gruppo decide di cimentarsi in una nuova sfida. “Mi è balenata in testa l’idea di produrre le olive all’ascolana e insieme ai miei due soci, Marinangeli e Crocetti, abbiamo dato vita a CGM, una realtà leader nel settore dei fritti. Abbiamo viaggiato in tutto il mondo per far conoscere uno dei prodotti più unici della nostra regione: alcune volte è andata bene altre non proprio come volevamo. Ricordo quando portai una padella per friggere le olive al momento a New York: gli statunitensi hanno una cultura gastronomica diversa dalla nostra e rimasero diffidenti, presi e tornai a casa." “Se dovessi dare un consiglio ai giovani che oggi vogliono intraprendere questo lavoro? Sicuramente direi loro 'benvenuti', ma è importante avere la voglia di lavorare quando tutti gli altri si divertono: il lavoro della ristorazione e quello turistico, implicano molte rinunce e tantissimi sacrifici, ma possono regalare anche grandissime soddisfazioni, quelle che io ho avuto la fortuna di avere nella vita, partendo da zero e guadagnandomi tutto da solo” il consiglio di Giuseppe.

03/03/2019
"Mantenere un forte legame con il territorio". La tenacia della Vernaccia di Serrapetrona DOC di Quacquarini (FOTO E VIDEO)

"Mantenere un forte legame con il territorio". La tenacia della Vernaccia di Serrapetrona DOC di Quacquarini (FOTO E VIDEO)

La sua unicità sta proprio nel territorio in cui nasce. Stiamo parlando della Vernaccia di Serrapetrona, il vino spumante rosso DOCG, denominazione di origine controllata e garantita. Un vino autoctono prodotto da uva nera che nasce, cresce e viene prodotto nelle splendide colline di Serrapetrona. Una storia lunga 61 anni quella della Vernaccia di Serrapetrona. A raccontarcela oggi è Mauro che, insieme ai fratelli Monica e Luca, porta avanti l’azienda che, partendo da un piccolo vitigno, è riuscita a raggiungere, con passione e qualità, altissime vette e riconoscimenti a livello internazionale. “La nostra storia nasce nel 1958, quando nostro padre Alberto, appena maggiorenne, decise di dedicare la sua vita alla Vernaccia di Serrapetrona – ci spiega Mauro -. Un vitigno, quello che produce la Vernaccia, che solo in questo territorio può trovare il suo habitat naturale. L’intento di  nostro padre è sempre stato quello: valorizzare questa risorsa con convinzione e determinazione, nonostante le tante difficoltà e i tanti sacrifici iniziali che ha dovuto affrontare. Anni di sacrifici e di duro lavoro, fatto però di passione e amore per la nostra terra, proprio perché per lui, come per noi, c’è sempre stato un legame particolare con il luogo in cui siamo nati, un forte senso di appartenenza e di rispetto. Nostro padre e nostra madre ci hanno resi responsabili di questa importante “eredità” e abbiamo l’obbligo morale di averne cura, per loro, per noi e per il nostro territorio.” “Il nostro bisnonno ha aiutato mio padre con l’acquisto dei terreni, successivamente tutti vitati – ci spiega Mauro -. Lunghi anni di lavoro che vengono coronati da un importante traguardo nel 1971, quando la Vernaccia di Serrapetrona ottiene la certificazione DOC. Poi diciamo che è tutto un crescendo: nel 1989 nasce la Dolciaria Quacquarini perché io e i miei fratelli volevamo fare qualcosa di nuovo, di diverso, di nostro. Nel 2003 la Vernaccia ottiene la denominazione di origine controllata e garantita e nel 2011 nasce “La Palombina”, produzione di salumi con l’allevamento a Cessapalombo, in collaborazione con la famiglia Cossiri.” “Dare vita e portare avanti a un’azienda del genere a Serrapetrona, era da pazzi allora ed è da pazzi oggi – ci racconta Mauro -; per la logistica, per la viabilità, per le consegne, soprattutto nei periodi invernali. Ma la nostra famiglia ha sempre voluto mantenere saldo e forte il legame con il territorio di appartenenza: abbiamo voluto legare il nostro cognome a Serrapetrona. Poi c’è stato il sisma del 2016 che ha creato danni ingenti alla nostra Azienda, ma abbiamo saputo reagire e abbiamo deciso di andare avanti affrontando nuove sfide: non vogliamo assolutamente che questi territori vengano spopolati a differenza della volontà della politica regionale.” Nel 2017, Quacquarini, apre anche l’Emporio a Civitanova Marche, il primo punto vendita monomarchio dove è possibile degustare e acquistare tutti i loro prodotti. “La Vernaccia di Serrapetrona è unica nel mondo con le sue tre fermentazioni – ci spiega nel dettaglio Mauro -. Un prodotto fine, brillante, morbido e piacevole. Una produzione che richiede molto impegno, tante attrezzature e che attraversa delle fasi di produzione a rischio. La stessa importanza del riconoscimento DOC, sta nel fatto che è fondamentale seguire un disciplinare ben preciso, delle regole insomma, che conferiscono unicità al nostro prodotto.” L’Azienda Quacquarini infatti, può lavorare un massimo di 100 quintali per ettaro; il 40% della produzione deve rimanere in appassimento e i vitigni devono rimanere tra la vallata del Chienti sud e il Potenza a nord, oltre a non superare l’altitudine di 700 metri sopra al livello del mare. Ma quali sono le varie fasi di produzione della Vernaccia di Serrapetrona? “Si va in vigna, che è tutta certificata bio, e da lì si gestisce tutta la produzione – ci spiega nel dettaglio Mauro -. Si selezionano i migliori grappoli, che poi vanno in appassimento per due o tre mesi. Quella che resta invece, viene pigiata e va in fermentazione. Verso dicembre/gennaio, il mosto si aggiunge all’uva in appassimento e si fa un rigoverno: il vino viene quindi pulito con decantazione naturale e poi va in autoclave, secondo il metodo Martinetti. Poi passano circa sette/nove mesi di spumantizzazione che vanno a definire la Vernaccia brut o dolce: più infatti fermenta e più si riduce il rischio zuccherino.” Dunque la vera e propria preparazione della Vernaccia di Serrapetrona, impiega circa 19 mesi, che si aggiungono all’affinamento in bottiglia. Una produzione, quella dell’Azienda Quacquarini, che si aggira intorno alle 120/140 mila bottiglie all’anno complessivamente, con un export estero del 15%. Un unicum del territorio maceratese che è stato riconosciuto a livello internazionale, essendo stato inserito tra i primi 15 vini al mondo in assoluto nel 2018 dal “Glass of Bubbly”: la Vernaccia di Serrapetrona infatti, seconda solo a uno Champagne francese, si è aggiudicata il secondo gradino del podio.    

24/02/2019
454 anni di storia incastonati nelle colline di Cingoli: la lunga tradizione del Mulino Bravi (FOTO E VIDEO)

454 anni di storia incastonati nelle colline di Cingoli: la lunga tradizione del Mulino Bravi (FOTO E VIDEO)

Una storia lunga quasi 500 anni, per l’esattezza 454. Una tradizione che si tramanda di padre in figlio da circa dieci generazioni quella del Mulino Bravi che affonda le sue radici nel 1565. Farina buona e di qualità, condizioni che dipendono esclusivamente dall’accurata selezione delle materie prime, rigorosamente biologiche e provenienti dal territorio circostante. Una produzione a impatto ambientale pari allo zero che si sostenta grazie all’instancabile lavoro dell’acqua e alla qualità della macinazione a pietra. La famiglia Bravi ha fatto della preziosità dell’acqua la sua fonte di sostentamento e il suo motore di lavoro. Incastonato tra le montagne di Cingoli, in via Valcarecce, sorge il Mulino, emblema di tradizione, sacrificio e genuinità. Oggi nelle mani dei fratelli Francesco, Andrea e Ubaldo dopo che, dieci anni fa, è venuto a mancare il loro padre. Il Mulino Bravi, soprattutto durante i periodi di guerra, è stato un punto di riferimento per l’intero territorio. “Il Mulino è stato gestito quasi sempre dalla nostra famiglia per tutti i 454 anni – ci racconta Andrea -. Solo tra il 1856 e il 1970 era stato acquistato da un noto industriale dello Stato Pontificio, anche se comunque la gestione era sempre affidata alla mia famiglia. L’acqua che alimenta oggi il Mulino Bravi, in passato dava linfa vitale a molte altre attività: il bacino era in grado di far funzionare anche la vicina segheria, il frantoio e la fabbrica di polveri di sparo, oggi tutti chiusi.” Il Mulino Bravi è composto da tre macine: una per il grano tenero, per il grano duro, per il farro e per l’orzo biologico; la seconda per il mais biologico e la terza per il mais convenzionale. Ogni blocco è composto dal proprio meccanismo manuale: le due pietre all’interno delle macine, quando vengono azionate, si alzano e si abbassano per regolare la granulosità della farina. “L’acqua arriva, in modo naturale, dalle cascatelle di Cingoli – ci spiegano Andrea e Francesco -: a circa un chilometro a monte si collega il canale che arriva direttamente al Mulino con un bacino di raccolta profondo circa 5 metri. Il bacino di carico, quando viene aperto, dà pressione alle pale e le aziona facendole girare. Azionando la paratoia poi, vediamo che la macina mobile inizia a girare e manda giù il prodotto. Le pietre compiono circa 100 giri al minuto e da lì esce la farina che noi definiamo “a tutto corpo” – continuano i due fratelli -. I bassi giri delle macine  e la stessa macinazione a pietra, consentono di non surriscaldare la farina e mantenere intatte tutte le proprietà organolettiche del grano, che ci viene fornito da produttori locali certificati biologicamente. Dopo questa operazione la farina passa nell’impianto di setacciatura e qui viene depurata di una piccola parte di crusca, circa il 4 %.” “Questo tipo di lavorazione – continuano Francesco e Andrea -, permette di garantire l’integrità del prodotto stesso, cosa che non avviene nella normale macinazione industriale in quanto, in quel caso, vengono esportate a monte sia il germe sia la crusca. Una differenza qualitativa enorme: la farina macinata a pietra non è assolutamente paragonabile alla farina doppio 0, sia come profumo, sia come qualità." La produzione è variabile in base ai periodo dell’anno, anche se il Mulino è in grado di lavorare un quintale e mezzo di prodotto ogni ora. “Un lavoro fatto di molto sacrificio e impegno ma che, se fatto di passione, diventa il più bello del mondo” sono concordi i fratelli Bravi sull’importanza di una tradizione che si tramanda da 454 anni e che ha raggiunto il mercato italiano ed estero, diventando un unicum a livello nazionale.  

16/02/2019
Qualità e passione. In attesa di spegnere le 50 candeline Monterotti si racconta (FOTO)

Qualità e passione. In attesa di spegnere le 50 candeline Monterotti si racconta (FOTO)

Passione, amore, dedizione e sacrificio. Queste qualità riassumono Fabrizio Monterotti che, nel 1970, ha fondato l’Azienda di Sarnano che prende il suo nome. Un cammino lungo mezzo secolo e Fabrizio, insieme alla sua famiglia, si sta preparando a spegnere le 50 candeline con una grandissima sorpresa per tutti i suoi clienti, una sorpresa che però, per scaramanzia, preferisce ancora non svelare. Un’azienda a conduzione familiare, in cui Fabrizio, sua moglie e le figlie Katia e Genny hanno investito tutto il loro tempo e la loro passione. Il Salumificio Monterotti, sinonimo di garanzia e professionalità, è specializzato da anni nella produzione di salumi derivanti dai suini allevati nelle incontaminate terre dell’entroterra marchigiano, tutti caratterizzati da un’ottima qualità. “Quando ero giovane sono andato in macelleria per imparare il lavoro e da lì è iniziato tutto – ci ha raccontato Fabrizio -. La nostra attività è partita da un furgoncino. La strada è stata lunga e fatta di sacrifici e di duro lavoro: di notte lavoravamo per preparare i prodotti che avremmo portato in giro il giorno dopo. Con il ricavato delle vendite abbiamo poi costruito l’Azienda.” Monterotti conta, a oggi, 18 dipendenti e lavora principalmente con allevatori maceratesi. “Dai piccoli contadini della provincia e dai piccoli allevamenti prendiamo i maiali e poi, tutte le fasi di lavorazione, si svolgono in Azienda – ci spiega Fabrizio -. La macellazione viene fatta al mattatoio di Sarnano poi la carne viene portata qui. Il lunedì si fa il selezionamento, il martedì la rifilatura dei pezzi di carne e poi si procede alla lavorazione. Produciamo all’incirca 2.500 quintali di maiale all’anno. In questo periodo, dopo la grande lavorazione che ci ha impegnato per il periodo natalizio, stiamo lavorando per la distribuzione di Pasqua, finita questa penseremo al Ferragosto: sono questi i tre momenti principali che scandiscono l’anno.” L’Azienda Monterotti serve tutta la Regione. “Da Numana a San Benedetto consegniamo settimanalmente in tutte Marche. Abbiamo poi, oltre ai due punti vendita di Sarnano e al truck, un negozio a Brescia, uno in Toscana e uno nella Città del Vaticano.” “L’obiettivo è quello di fare un prodotto naturale da offrire al mercato cercando sempre di perfezionarlo – continua Fabrizio -. La nostra soddisfazione è di essere riusciti a dare vita a insaccati naturali e bilanciati: è importante che non si senta, in modo “prepotente”, il sapore delle spezie quando si mangia un insaccato. Il cliente vuole sentire il profumo della buona carne, delle materie prime: noi siamo riusciti a raggiungere questo risultato.” Salumi naturali quindi, senza zuccheri, senza additivi, con una stagionatura naturale fatta, come una volta, con il camino a legna. Si va da un mese di stagionatura, necessaria per il ciauscolo, ai circa 19 mesi per il prosciutto. “Perché è il tempo, dettato dalla natura, che fa un buon prodotto e che conferisce quei sapori che la tecnologia non potrà mai avvicinare” – ci spiega il titolare. La stagionatura rimane una delle fasi fondamentali per ottenere un prodotto eccellente e genuino. Monterotti utilizza esclusivamente procedure semplici e artigianali, con l’ausilio del caminetto classico alimentato con legna di essenza di bosco dei Sibillini, selezionata con estrema cura e di cui seguono direttamente l’essiccazione in ambienti asciutti e privi di muffe e odori arieggiati. Porchetta, mortadella, ciauscolo IGP, prosciutto, capocollo, salame lardellato e non e moltissimi altro. Il salumificio Monterotti offre una grandissima varietà di prodotti, prodotti riconosciuti a livello nazionale. “Abbiamo ricevuto un premio del settore gastronomia con il Conad per la nostra porchetta. Nell’edizione 2010 di CremonaFiera il nostro salame artigianale è arrivato primo e l’anno scorso siamo stati premiati al Concorso del Salame Italiano d’Eccellenza come azienda produttrice del miglior salame spalmabile. Il nostro ciauscolo IGP ha infatti trionfato nell’ambito dell’evento “Pepe e sale” svoltosi a novembre a Sovicille, in provincia di Siena.” Avere l’onore di poter assistere alle varie fasi di lavorazione dell’Azienda Monterotti, oltre ad assaporare il buon profumo delle materie prime che si respira nei locali della stagionatura, permette di toccare con mano la passione e la dedizione che Fabrizio e la sua famiglia mettono nel loro lavoro. Una passione che, il prossimo anno, farà spegnere le 50 candeline all’Azienda con una sorpresa che, state certi, vi annunceremo prestissimo in anteprima.

10/02/2019
Dalla Svezia a Mogliano per produrre vino di qualità: la storia di Anna, Maja e della Cantina Volverino (FOTO)

Dalla Svezia a Mogliano per produrre vino di qualità: la storia di Anna, Maja e della Cantina Volverino (FOTO)

Come vi avevamo annunciato ieri, oggi parte la nuova rubrica, “Alla scoperta delle realtà maceratesi”. Un viaggio settimanale alla scoperta di aziende e realtà del territorio spesso sconosciute ai più. Un’esplorazione continua dei piccoli e grandi gioielli della nostra Provincia che hanno qualcosa da raccontare e, perché no, da far “gustare” ai nostri lettori. Oggi vi raccontiamo la storia di Anna e Maja e della Cantina Volverino che, in pochissimi anni, hanno raggiunto la ribalta nazionale con la produzione di vino di qualità nelle campagne di Mogliano. Il sogno della giovane svedese Anna Edward era quello di produrre vino nelle Marche e, dopo dieci anni, è finalmente riuscita ad avverarlo nel 2015, con il primo imbottigliamento. Nelle campagne di Mogliano, più esattamente in Contrada Santa Croce, si trova la Cantina Volverino, nata dall’idea di Anna e portata avanti dalla sua carissima amica Maja. Un luogo meraviglioso tra il mare e la montagna, in mezzo a verdi colline di una bellezza particolare. Sei bottiglie. Sei vini puri. Sei personalità molto diverse che prendono il nome dai numerosi animali che vivono nel bucolico e incontaminato spazio della Cantina Volerino. Il Porcospino Lilla, La Civetta Rossa, La Cavalletta Gialla, Lo Scarabeo Verde e La Lucciola Arancione. Inoltre, un vino DOC-Rosso Piceno ottenuto da uve Sangiovese e Montepulciano, come previsto dal disciplinare di produzione, chiamato La Rana Chiazzata. Dal Montepulciano al Sagrantino passando per il Sangiovese. Vinificazioni in acciaio o in barrique di rovere francese. L’ingrediente principale rimane però uno: la naturalezza del prodotto. La Cantina Volverino infatti rappresenta una delle tante realtà maceratesi emblema del genuino e del bere sano. Due ettari e mezzo di vitigni che ogni anno producono cinque mila bottiglie di vino destinate a tutto il mondo. “Ci teniamo moltissimi alla qualità del prodotto – ci racconta Maja -, per questo l’uva viene selezionata per ben due volte. In un primo momento già con la potatura, poi durante la vendemmia: in questo modo arriva nella cantina solo l’uva sana, raccolta rigorosamente a mano.” Una produzione a basso impatto ambientale quella della Cantina Volverino. “Entriamo in vigna solo se strettamente necessario e usiamo prodotti il meno nocivi possibile per il terreno, con un’unica finalità: avere un vino di consistenza e di qualità.” Riconosciuta come un’eccellenza a livello nazionale, la Cantina Volverino, nonostante i suoi appena quattro anni di attività, può vantare anche i riconoscimenti della guide enogastronomiche nazionali Il Gambero Rosso e Le Marche nel Bicchiere. “Sono soddisfatta di tutto ciò che l’azienda sta portando avanti e sono orgogliosa dei premi arrivati a livello nazionale ma per me, il premio più grande, è sentir dire da un cliente che torna, che il nostro vino non gli ha fatto male alla testa, come spesso accade. Questo a testimonianza della qualità, della cura e della naturalezza del nostro lavoro e del nostro prodotto” ha concluso Maja.

03/02/2019
Domani al via la Rubrica “Alla scoperta delle realtà maceratesi”

Domani al via la Rubrica “Alla scoperta delle realtà maceratesi”

A partire da domani, domenica 3 febbraio, parte la rubrica curata da picchionews.it, “Alla scoperta delle realtà maceratesi”. Un viaggio settimanale alla scoperta di aziende e realtà del territorio maceratese spesso sconosciute ai più. Un’esplorazione continua dei piccoli e grandi gioielli della nostra Provincia che hanno qualcosa da raccontare e, perché no, da far “gustare” ai nostri lettori. Di piccole o grandi dimensioni, a conduzione familiare e chi più ne ha più ne metta: ogni settimana faremo insieme una piacevole scoperta per raccontarvi le realtà che rendono bello e attrattivo il maceratese.

02/02/2019

Quotidiano Online Picchio News

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