Il gruppo consiliare "Provincia al Centro", guidato dal trio Paolo Teodori, Claudio Carbonari e Mauro Sclavi, rompe gli indugi dopo i faccia a faccia con i due pretendenti principali per la presidenza della Provincia di Macerata, Alessandro Gentilucci e Mauro Romoli. Il verdetto è senza appello: "Allo stato non esistono convergenze con nessuna delle due posizioni".
I tre esponenti centristi hanno voluto mettere subito le cose in chiaro, spiegando di aver incontrato entrambi gli sfidanti per rappresentare "la necessità che il nuovo Presidente affronti con capacità e senza indugio i problemi che gravano sulla gestione della Provincia". Nel mirino del gruppo ci sono i dossier più scottanti del territorio: "Acqua, rifiuti, edilizia scolastica e gestione ufficio Ambiente". Settori vitali per i quali, secondo il gruppo, i "riflessi negativi della cattiva gestione investono prima di tutto i cittadini del territorio".
La distanza tra le parti sembra incolmabile. Teodori, Carbonari e Sclavi sono stati categorici nel definire le attuali proposte in campo come inadeguate rispetto alle sfide future: "Entrambe le posizioni, per motivi differenti, appaiono distanti da quanto reclamato dal nostro gruppo".
Un rifiuto che non nasce da pretese di potere, come tengono a precisare i consiglieri: "Si ribadisce con forza che il gruppo non ha richiesto e non richiede nulla per sé". L'obiettivo dichiarato resta esclusivamente "la cura del territorio provinciale, da troppo tempo in balìa di inerzia ed interessi particolari". Proprio su questo punto, i rappresentanti di "Provincia al Centro" lanciano il monito più duro: "Per la cura del territorio non si intende scendere a compromessi".
Il mancato accordo apre le porte a un possibile rimescolamento delle carte. Senza una sintesi all'orizzonte, il gruppo ha deciso di chiamarsi fuori dai blocchi di Gentilucci e Romoli: "Per tali ragioni, non si intende aderire a nessuna di queste posizioni". La mossa finale, però, è quella che preoccupa di più i quartier generali dei candidati: il gruppo si è ufficialmente "riservato in ogni caso di presentare un proprio candidato".
Ci fosse ancora Pasqualina si potrebbe chiedere a lei. La Montesanta che tutto vedeva e tutto guariva avrebbe ben aiutato a risolvere l’arcano della candidatura a Sindaco per il Centrodestra. Il Centrosinistra si è portato avanti col lavoro nominando, non senza gli inevitabili distinguo, Gianluca Tittarelli e già comincia a delineare programmi, candidature di eventuali assessori e ha intrapreso, cosa buona e giusta, un’interlocuzione con l’Università primo motore della città anche perché il rettore, professor John Francis McCourt, all’inaugurazione dell’anno accademico non è stato tenero.
Ha posto la questione delle questioni: un ateneo può essere competitivo quanto si vuole, ma se intorno ha un territorio incapace di amplificarne il valore perde. Il Centrodestra invece vola piuttosto "sottobasso" visto che affida la sua proiezione pubblica all’opera omnia dell’assessore Lego che annuncia un po’ di lacrime e sangue ma, novello Mosé, promette, dopo aver speso 8,5 milioni di euro dei contribuenti, di traghettarci al di là dei binari.
Per fare quest’opera che doveva chiudersi in dieci mesi ci sono voluti a oggi due anni, ma trattandosi dell’assessore Lego si sa che i tempi sono una variabile indipendente perché i lavori vanno fatti a “mestiere”. La dimostrazione? Per il “sottobasso” hanno dovuto rifare il progetto, per via dei Velini ci stano rimettendo mano. Però ogni volta si fa un po’ di revisione prezzi che peraltro è lo stile della casa. A Macerata i lavori pubblici funzionano così: ribasso d’asta, poi entro tre mesi rialzo dei prezzi a un valore superiore alla base d’asta così chi deve lavorare lo fa contento. Celermente è avverbio non contemplato, asta è parola oggi sconveniente per Sandro Parcaroli. Avrò modo di tornarci.
Ora ciò che interessa è che il Centrodestra è totalmente immobilizzato aspettando Godo, un candidato imposto da Roma per il diktat di Matteo Salvini e subìto da Macerata perché Francesco Acquaroli così ha ordinato ai suoi. Che cosa ne pensi la base dei partiti maceratesi e la cittadinanza medesima è del tutto ininfluente. Ci sarà modo di domandarsi se questo sia dignitoso per un capoluogo di Provincia (anche in viale della Repubblica aspettano Godo che ha fatto mostra di volersi ricandidare anche lì) che esprime una delle più antiche università d’Europa e che rischia di essere governata per imposizione esterna da un ex commerciante di computer che non è neppure più il soi disant imprenditore della prim’ora visto che tutta la famiglia è ora a libro paga dei nuovi proprietari della fu Med, circondato dal quartetto Festino, Valigetta, Lego e Imballo.
La questione candidatura diventerà spinosa nelle prossime ore; il nostro Godo imitando -si parva licet – Enrico Mattei ha deciso di usare i partiti come un taxi: pago, diceva Mattei, e scendo quando voglio. Domani Godo (è una contrazione dal protagonista del dramma di Samuel Becket aspettando Godot) deve affrontare la sua maggioranza sulla faccenda del mattatoio. Come si ricorderà il 13 il Sindaco ha dato buca ai suoi che dovevano decidere se aderire o meno alla richiesta avanzata dal consigliere Pd Andrea Perticarari di istituire una commissione d’inchiesta sulla mancata partecipazione del Comune all’asta per i locali e i terreni del mattatoio nonostante una delibera unanime del Consiglio comunale che imponeva di presentarsi all’incanto.
L’orientamento della maggioranza è di consentire l’inchiesta anche perché il Sindaco ha spergiurato che “è tutto regolare”. Si viene però a sapere che domani a consiglieri e segretari di partito Sandro Parcaroli chiederà di respingere quella richiesta e semmai di far confluire il dibattito nella commissione consiliare bilancio presieduta dal capogruppo di Fratelli d’Italia e primo sponsor di Parcaroli Pierfrancesco Castiglioni dove la minoranza ha solo due voti. Pare che il Sindaco dirà: o così o non mi ricandido. A poker si chiama all in, ma non sempre va bene.
I dubbi sulla ricandidatura di Parcaroli sono infatti crescenti. Di sicuro Gianluca Micucci Cecchi che guida la lista Pensiero Azione che è ciò che resta della Lista Parcaroli dopo il tradimento del Sindaco che una volta eletto è corso in braccio alla Lega non lo vuole e pone la questione: prima il programma e poi il nome. Parcaroli ha anche raggiunto il poco invidiabile record del più consistente gruppo misto dove due ex della Lega gli sono contro: Claudio Carbonari lavora ad una lista di centro con un supporto dei civici per le Marche assai consistente, Giordano Ripa si è candidato con una sua lista. Forza Italia vive una contraddizione interna.
Riccardo Sacchi ora fa lo chaperon di Parcaroli fidando su una riconferma all’assessorato, ma è pronto però a correre come Sindaco se Parcaroli abdica. La capogruppo Barbara Antolini, da fine giurista qual è, rispetto al caso mattatoio ne fa più una questione di diritto che di maggioranza. Peraltro Forza Italia sa che con la Lega dilaniata da Vannacci assumere l’eventuale leadership di un’area di centro potrebbe portare grande beneficio elettorale e quindi la ricandidatura di Parcaroli non pare automatica. A questa ipotesi starebbero lavorando tanto l’Udc quanto i Popolari.
La Lega è un caso a parte. Il segretario cittadino e capogruppo in Comune avvocato Aldo Alessandrini vuole la commissione d’inchiesta, i vannacciani Luca Buldorini - per interesse molto personale - e Mauro Lucentini vogliono la sua testa e assicurano a Parcaroli massimo sostegno cosa che invece la base del partito e il gruppo consiliare non sono disposti a concedere a scatola chiusa. Un elemento di frizione nella Lega che prevede di diminuire non poco i consensi sono i posti da assessore che Parcaroli ha già promesso a Imballo e Lego.
Oriana Piccioni resterebbe fuori così come Laura Laviano, dimezzati i consiglieri che sin qui sono stati portatori d’acqua e fare una campagna elettorale in ritardo e con truppe decimate non è il massimo. Così la Lega di Macerata va verso il commissariamento. Si pensava tornasse in auge l’onorevole umbro Riccardo Augusto Marchetti, ma con tutta probabilità il tutoraggio sarà affidato a Renzo Marinelli. Mossa indispensabile a Giorgia Latini, l’onorevole segretaria regionale, per evitare di essere logorata dall’interno. E resta sempre l’incognita Anna Menghi che nella Lega ha una solidissima reputazione oltreché un consistente patrimonio di consensi.
Dunque attualmente Sandro Parcaroli potrebbe essere candidato solo da Fratelli d’Italia col rischio concreto che mezzo partito meloniano si ribelli ai dirigenti. Perciò, indiscrezioni dell’ultima ora, dicono che il presidente del consiglio comunale starebbe studiando un cavillo per evitare di votare la richiesta di commissione d’inchiesta lunedì nell’assise cittadina. A Francesco Luciani che era intenzionato a fare una sua lista pare sia stato promesso un posto da assessore (la giunta dovrebbe essere infinita però) dando così la stura al mercato delle vacche.
E di vacche si tratta. La vicenda del mattatoio sta diventando scomodissima. Ieri a Loreto si è riunito presente oltre che Francesco Acquaroli anche il ministro agricolo Francesco Lollobrigida lo stato maggiore agricolo per fare il punto sulle Marche nei campi. Accuratamente si è evitato di parlare di zootecnia che pure è il nerbo agricolo della provincia di Macerata. Perché?
Per tre motivi che riconducono tutti a Sandro Parcaroli. Il primo è che il Sindaco ha fatto vane promesse sulla Raci, la più importante mostra mercato dedicata ala razza Marchigiana di cui la provincia di Macerata è il primo territorio per allevamento. La latitanza sulla Raci ha spostato il mercato in Campania e le Marche si avviano a perdere la leadership sul mercato della carne. Il secondo motivo è proprio la questione del CoZoMa.
Come ha spiegato a più riprese Dino Carnevali che da più vent’anni guida il mattatoio di Villa Potenza: "Nonostante i tentativi di salvarlo, a oggi ci troviamo nella stessa situazione dello scorso aprile, ovvero quando eravamo in procinto di chiudere". Dunque sul mattatoio Sandro Parcaroli ha fatto del “millantato credito politico” se così si può dire atteso che Carnevali sottolinea: “Un mattatoio nuovo, invece, di dimensioni più ridotte, sarebbe molto più economico, moderno e sostenibile. E, in mano al privato, le procedure sarebbero di sicuro più snelle rispetto al pubblico". A tutto concedere il Sindaco non ha misurato la fattibilità del suo piano. E di questo deve averlo convinto Ilario Marcolini nell’incontro che ha preceduto la decisione di non partecipare all’asta.
Ma ora c’è un terzo motivo di cui nessuno parla. Il CoZoMa se un patrimonio ha è il bollo europeo che garantisce la carne. Se chiude gli allevatori maceratesi hanno un problema enorme: si chiama tubercolosi bovina. Non ne vuole parlare nessuno, ma l’epidemia continua e continuano gli abbattimenti forzati dei capi. La Regione ha attivato bandi per il sostegno degli allevamenti colpiti, ma c’è una norma europea che vieta la vaccinazione delle bestie e l’immissione al consumo delle carni.
L’avere messo in difficoltà il CoZoMa – il Comune che è proprietario del CeMaCo da cui il mattatoio aveva in affitto locali e ramo di azienda non ha rinnovato il contratto proprio in vista dell’asta – oggi non consente agli allevatori di razza Marchigiana di macellare. Il danno che è stato provocato è enorme e chiama in causa anche Sandro Parcaroli come presidente della Provincia. C’è un punto molto delicato: se il mattatoio è in mano a un solo privato che non ha le mandrie attaccate dalla tubercolosi e che però si è aggiudicato anche il bollo europeo per la macellazione non si determina un monopolio di fatto?
Era compito specifico di Sandro Parcaroli come Sindaco e come presidente della Provincia salvaguardare il patrimonio zootecnico che solo per le bovine assomma ad oltre 23 mila capi. Per avere un’idea del valore basta dire che un capo di razza Marchigiana costa 3,40 euro al chilo peso vivo, il doppio di una Piemontese. Ogni capo di bestiame vale circa 2600 euro. Come presidente della Provincia Parcaroli aveva l’obbligo di controllare la proliferazione dei cinghiali che sono il primo vettore della tubercolosi bovina, ma anche della peste suina che sta egualmente attaccando gli allevamenti.
Il valore della zootecnia bovina nel maceratese assomma a 60 milioni di euro, ma Parcaroli cerca di cavarsela col suo consueto "e che ne sapio io?". Le misure di contenimento sono state tardive e insufficienti, basti dire che sui 2,5 milioni spesi dalla Regione per rifondere i danni da cinghiali il 40% è erogato in provincia di Macerata. Chissà se domani qualcuno della sua maggioranza gliene chiederà conto e si renderà conto che la vicenda dell’asta del CoZoMa non è solo una bega da azzeccarbugli, ma ha un impatto economico rilevantissimo. Forse però resteranno tutti lì in attesa perché aspettando Godo!
Il futuro delle campagne marchigiane, tra eccellenza del prodotto, difesa delle tradizioni e necessità di fare rete, è stato al centro dell'importante vertice dell'Osservatorio Regionale per le Politiche Agricole e lo Sviluppo Rurale. All'incontro, svoltosi a Loreto, hanno preso parte i vertici della Regione Marche, con il presidente Francesco Acquaroli, il presidente della Commissione Agricoltura della Camera Mirco Carloni e il Ministro dell'Agricoltura e della Sovranità Alimentare, Francesco Lollobrigida.
Al centro del dibattito la necessità di sostenere le imprese agricole di dimensioni medio-piccole, tipiche del nostro tessuto produttivo provinciale, aiutandole a proiettarsi sui mercati internazionali senza perdere il legame con il territorio. Secondo il governatore Acquaroli, lo strumento della Zes (Zona Economica Speciale) potrà fornire una spinta strategica, a patto che il settore sappia riorganizzarsi attraverso l'aggregazione: "Per essere all'avanguardia bisogna coniugare le esigenze del territorio con la necessità delle filiere. Da soli è difficile essere competitivi, per questo è fondamentale la capacità di creare valore aggiunto puntando sulle eccellenze".
Un passaggio fondamentale della giornata ha riguardato la tutela del settore vitivinicolo, fondamentale per l'economia e il paesaggio delle colline maceratesi. Il Ministro Lollobrigida ha preso una posizione netta contro quella che ha definito la "criminalizzazione del vino", sottolineando come il prodotto non sia solo alcol, ma tradizione, identità e storia. "Il vino è anche un presidio ambientale e turistico - ha dichiarato il Ministro - e le Marche hanno dimostrato una grande capacità di valorizzare le proprie etichette nelle fiere mondiali". Lollobrigida ha però messo in guardia dall'iper-produzione, invitando a modulare le scelte in base ai nuovi orientamenti di consumo.
Non sono mancati gli annunci concreti per i comparti in sofferenza. Per contrastare la crisi del settore cerealicolo, pilastro delle nostre aree interne, il Ministro ha confermato lo stanziamento di 40 milioni di euro in contributi per incentivare la produzione e migliorare la qualità. "L'Italia non può competere sulle quantità - ha concluso Lollobrigida - ma è imbattibile sulla qualità, un primato che ci vede primeggiare rispetto a chiunque altro".
L'obiettivo condiviso dalle istituzioni è quello di contrastare lo spopolamento delle aree interne attraverso infrastrutture tecnologiche e il sostegno ai giovani che scelgono di restare in agricoltura, trasformando il presidio territoriale in un'opportunità di reddito e sviluppo sostenibile.
Sono 696 gli elettori che domenica 15 marzo dovranno votare per il rinnovo del Presidente della Provincia di Macerata, trattandosi di sindaci e consiglieri comunali in carica al 35esimo giorno antecedente quello della votazione, ossia alla data dell’8 febbraio scorso. Secondo i dati raccolti dall’ufficio elettorale dell’Ente, fanno parte del territorio della provincia 55 Comuni, da cui deve essere sottratto il Comune di Muccia che, essendo stato commissariato nell’estate scorsa, non può rientrare nelle operazioni di voto; pertanto la popolazione complessiva, esclusa quella del Comune commissariato, è di 304.163 abitanti e il numero complessivo di amministratori in carica è di 696.
Sono, invece, 53 i sindaci che possono essere eletti come nuovo Presidente della Provincia, perché oltre a Muccia non può essere conteggiato il sindaco del Comune di Montecassiano in quanto decaduto a seguito dell’elezione in Consiglio regionale. Le operazioni di voto si svolgeranno domenica 15 marzo, dalle 8 alle 20 nell’unico seggio allestito nella sala consiliare della Provincia, mentre le candidature possono essere presentate domenica prossima (22 febbraio), dalle 8 alle 20 e lunedì (23 febbraio), dalle 8 alle 12; lo scrutinio e la proclamazione del nuovo Presidente si terranno invece lunedì 16 marzo.
Ogni elettore potrà esprimere un solo voto ponderato, calcolato cioè sulla base della fascia demografica del proprio Comune di appartenenza; nello specifico la fascia A azzurra comprende i Comuni fino a 3mila abitanti, per un totale di 30 Comuni e 325 elettori; la fascia B arancione riguarda i Comuni con popolazione tra 3mila e 5mila abitanti, per un totale di 7 Comuni e 91 elettori; la fascia C grigia include i Comuni tra 5mila e 10mila abitanti, per un totale di 9 Comuni e 120 elettori; la fascia D rossa conta i Comuni tra 10mila e 30mila abitanti, con 6 Comuni e 102 elettori; infine la fascia E verde accoglie i Comuni tra 30mila e 100mila abitanti, per un totale di 2 Comuni e 58 elettori. Il totale della popolazione di ogni fascia viene diviso per il totale della popolazione della provincia e il valore percentuale ottenuto viene poi diviso per il numero di elettori della fascia, arrotondato alla terza cifra decimale e moltiplicato per 1.000, per ottenere l’indice di ponderazione, ovvero il “peso” effettivo di ogni singolo voto espresso.
MACERATA - Una riflessione amara, condita da una punta di ironia, quella che arriva da Sabrina De Padova, consigliera comunale del gruppo misto. Al centro del dibattito c'è lo strumento dell'accesso agli atti, "la cui percezione sembra mutare a seconda delle convenienze politiche", scrive in una nota De Padova.
La consigliera, che ha seduto tra i banchi della maggioranza prima di passare al misto, rivendica con forza il suo operato: "Da sei anni ho fatto una cosa apparentemente rivoluzionaria: ho letto le carte. Ho chiesto documenti, verificato somme spese, studiato il bilancio". Un lavoro che ha toccato ogni ambito cittadino, dai lavori pubblici al benessere animale, fino al "tempio" della lirica: "Ho approfondito perfino lo Sferisterio di Macerata – tempio della lirica ma, a quanto pare, anche luogo dove le domande possono risultare stonate".
De Padova tiene a precisare che il suo attivismo non è mai stato un esercizio di stile: "Non per hobby. Non per mettermi in mostra. Ma perché noi consiglieri veniamo votati dai cittadini, non nominati per diritto divino dagli assessori".
Il racconto della consigliera si fa poi più denso di retroscena, rivelando le resistenze incontrate durante il suo mandato in maggioranza. Per quello che lei definisce uno "zelo sospetto", sarebbero arrivate "telefonate garbate ma ferme: 'Non sarebbe meglio ritirare quell’accesso agli atti?".
Ma non solo telefonate: sono giunte anche "lettere formali che mettevano in dubbio la mia appartenenza alla maggioranza. Come se controllare fosse un tradimento. Come se studiare fosse un atto di ribellione".
Nonostante le frizioni, la consigliera rivendica la propria identità: "Non mi sono mai sentita una consigliera di minoranza. Mi sono sentita una consigliera che faceva il proprio dovere", nonostante ammetta che spesso, nei corridoi del Comune, si mormori che "per 'crescere' convenga seguire le indicazioni. E possibilmente farlo in silenzio".
Il punto di rottura (o di "miracolo", come lo definisce lei) è arrivato di recente, con l'attenzione sollevata da altri colleghi su questioni calde come il mattatoio comunale. "Improvvisamente l’accesso agli atti diventa nobile. Sacrosanto - sottolinea De Padova, evidenziando il cambio di rotta -. Finalmente! Viene da dire. Peccato che per sei anni fosse considerato inappropriato, eccessivo, quasi fastidioso".
Da qui nascono gli interrogativi che la consigliera pone alla città e all'amministrazione: "È cambiata la sensibilità istituzionale? O forse l’accesso agli atti diventa virtuoso solo quando conviene a determinati equilibri? Perché la trasparenza non può essere a intermittenza".
L'intervento di Sabrina De Padova si chiude con una promessa di continuità e un pizzico di scetticismo verso il futuro degli equilibri maceratesi: "Io continuerò a fare ciò che ho fatto in questi sei anni: vigilare, proporre, stimolare. Con serenità e con un sorriso". E sulla presunta "scoperta" della responsabilità del controllo da parte dei colleghi chiosa: "Forse qualcosa è cambiato. O forse no. Magari è solo cambiato il vento e le rotte devono adeguarsi".
Il nome del successore di Sandro Parcaroli alla guida della Provincia di Macerata non sarà quello di Andrea Staffolani. Dopo le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi e il sostegno ricevuto dai colleghi amministratori, il sindaco di Morrovalle ha deciso di declinare ufficialmente la proposta, scegliendo di dedicarsi esclusivamente alla propria città.
Nonostante la stima raccolta sul territorio, Staffolani ha preferito fare un passo indietro rispetto alla corsa per la massima carica provinciale. Una decisione comunicata tempestivamente anche ai vertici politici regionali: "Sono lusingato per la considerazione - ha dichiarato il sindaco - ma, come anticipato già venerdì al presidente della Regione Francesco Acquaroli, non è mia intenzione candidarmi per questo importante incarico".
Alla base della scelta c'è la volontà di onorare il mandato ricevuto dai cittadini di Morrovalle. "Il lavoro di sindaco mi assorbe e richiede grande dedizione - spiega Staffolani -. Siamo al primo mandato e, insieme all’amministrazione comunale, stiamo gestendo tante questioni decisive per il futuro del nostro territorio".
Il primo cittadino ha sottolineato il legame profondo con la sua comunità: "Voglio spendere tutte le mie energie per il Comune di Morrovalle, mettendocela tutta per portare a termine i tanti progetti già avviati e quelli molto importanti che stanno per partire".
Il Comune di Corridonia ha formalizzato oggi in Giunta l’atto con cui manifesta la volontà di esercitare il diritto di prelazione per la gestione di una farmacia comunale nella frazione di Colbuccaro.
Con questo passaggio amministrativo, l’ente locale si candida alla gestione della sede farmaceutica vacante. La decisione finale spetta ora alla Regione, competente per l’assegnazione. Al termine delle valutazioni, l’eventuale affidamento sarà disposto tramite apposito decreto.
«Ci auguriamo che le valutazioni abbiano esito positivo – commenta il sindaco di Corridonia, Giuliana Giampaoli –. La possibilità di avviare una farmacia comunale a Colbuccaro rappresenta una sfida impegnativa che l’amministrazione affronta con consapevolezza e senso di responsabilità, mettendo al primo posto l’interesse di ampliare i servizi alla cittadinanza».
L’apertura di una farmacia comunale nella frazione risponderebbe alle esigenze di un’area in forte espansione e considerata strategica per lo sviluppo del territorio, rafforzando la rete dei servizi a disposizione dei residenti.
Lo scorso venerdì 13 febbraio, la Corte d’Appello di Ancona ha assolto con formula piena Luca Buldorini nel procedimento per diffamazione nato dalla querela dell’allora assessore PD Danilo Monticelli, ribaltando la condanna inflitta in primo grado.
La vicenda riguarda le dichiarazioni dell'attuale vicepresidente della Provincia di Macerata sulla gestione del progetto per la realizzazione di un Centro per anziani a Appignano, struttura di cui il Comune disponeva già, grazie alla donazione testamentaria dei fratelli Falconi e alla costituzione della Fondazione Falconi.
In un comunicato, Buldorini ha dichiarato: “È una vittoria personale, ma soprattutto della verità. Sono stato processato e condannato per aver denunciato criticità evidenti nella gestione di un’opera fondamentale per la comunità. La struttura non è mai stata realizzata e ciò ha lasciato un vuoto significativo per centinaia di famiglie”.
L’assoluzione è stata accolta con soddisfazione anche dal suo avvocato, Paolo Giustozzi, che ha sottolineato come in primo grado fosse stata preclusa alla difesa l’ammissione di testimoni fondamentali per dimostrare la verità dei fatti e la correttezza dell’espressione utilizzata da Buldorini.
La vicenda aveva suscitato nel tempo un forte interesse nella comunità di Appignano, sfociato in raccolte di firme e attenzione da parte di diversi livelli istituzionali locali e regionali.
Conclude Buldorini: “Questa esperienza rafforza il mio impegno a difendere gli interessi dei cittadini e a mantenere fiducia nel sistema giudiziario, che alla fine ha ristabilito la verità riformando una condanna ingiusta”.
USSITA – Fare chiarezza oggi per evitare problemi domani. È questo l’obiettivo dell’interrogazione a risposta scritta depositata dal consigliere comunale Guido Rossi, che chiede all’Amministrazione di rendere noti dati e documenti sulla reale situazione finanziaria del Comune in vista della progressiva cessazione dei trasferimenti statali straordinari legati al terremoto del 2016.
Come tutti i centri colpiti dal sisma, anche Ussita ha potuto contare negli ultimi anni su consistenti risorse economiche straordinarie messe a disposizione dallo Stato per garantire la continuità dei servizi e la copertura delle spese correnti. Fondi che hanno sostenuto l’ente in una fase complessa e delicata, ma che non saranno permanenti.
«È necessario interrogarsi fin da ora su cosa accadrà quando questi trasferimenti termineranno», sottolinea Rossi, spiegando che la sua iniziativa nasce da «un’esigenza di trasparenza e responsabilità». Secondo il consigliere, i cittadini hanno diritto di conoscere quanto incidano oggi queste risorse sul bilancio comunale e quale sarà la sostenibilità finanziaria dell’ente quando non saranno più disponibili.
Nell’interrogazione Rossi chiede al sindaco e alla Giunta di fornire dati puntuali sull’ammontare, anno per anno, dei trasferimenti statali straordinari destinati alle spese correnti, sulla percentuale che tali fondi rappresentano rispetto alle entrate complessive del Comune e su quale sarebbe la situazione economica dell’ente in assenza di queste risorse. Domanda inoltre se siano state effettuate simulazioni sulla tenuta del bilancio nel periodo successivo alla cessazione dei contributi, se l’Amministrazione stia predisponendo misure o piani per garantire la stabilità futura e quali siano le tempistiche previste per la fine dell’erogazione.
Il consigliere richiama anche il ruolo del Consiglio comunale, che – in base al Testo unico degli enti locali – esercita funzioni di indirizzo e controllo politico-amministrativo.
Rossi precisa che l’obiettivo non è polemico, bensì costruttivo: «Occorre capire per tempo quali scelte dovranno essere adottate per evitare squilibri di bilancio, tagli ai servizi o aumenti della pressione fiscale quando le risorse straordinarie verranno meno».
La preoccupazione espressa è quella di una possibile “bolla” finanziaria sostenuta dai fondi emergenziali, senza una strategia strutturale per il futuro. «Quando quei soldi non arriveranno più, chi pagherà il conto?», si chiede il consigliere.
Da qui la richiesta di accesso completo agli atti e ai documenti contabili. «La trasparenza non è una concessione, ma un obbligo verso i cittadini di Ussita. Solo conoscendo la reale salute delle casse comunali si potranno fare scelte consapevoli, evitare improvvisazioni e garantire un futuro sostenibile».
Ora l’attenzione si sposta sulla risposta dell’Amministrazione, chiamata a fornire chiarimenti puntuali su un tema centrale per il futuro della comunità.
Non si placa la discussione sulla nuova classificazione dei comuni montani in provincia di Macerata. Se da un lato la Regione Marche ha accolto con favore i nuovi inserimenti, dal gruppo consiliare "Belforte Domani" arriva un attacco frontale firmato da Marina Migliorelli, che definisce "fuori luogo" i toni trionfalistici di Palazzo Raffaello a fronte di clamorose esclusioni.
Il punto centrale della protesta riguarda la disparità di trattamento tra realtà limitrofe. Il gruppo di minoranza accoglie con favore l’ingresso di centri come Caldarola, Camporotondo, Serrapetrona e Cessapalombo, ma punta il dito sull’esclusione di Belforte del Chienti.
"La motivazione del criterio altimetrico risulta essere una semplificazione approssimativa", spiega Migliorelli, evidenziando quello che appare come un vero e proprio paradosso numerico: mentre Caldarola (inserita) si attesta sui 314 metri s.l.m., Belforte del Chienti (esclusa) si trova a una quota superiore, ovvero 347 metri. Una scelta definita "ragionieristica" che, secondo l'opposizione, rischia di nascondere una volontà puramente politica a discapito della logica geografica.
L'esclusione non è solo una questione di "status", ma ha ricadute pesantissime sull'economia locale. La Legge sulla Montagna porta con sé agevolazioni concrete per combattere lo spopolamento, tra cui crediti d’imposta per i giovani imprenditori e incentivi per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa. Sono previste inoltre agevolazioni per medici di famiglia e insegnanti che operano in queste zone, contributi per i nuovi nati nei centri sotto i 5.000 abitanti e fondi specifici per il recupero del patrimonio agroforestale.
Migliorelli richiama il principio di coesione territoriale e chiede formalmente una revisione del provvedimento, affinché Belforte venga inclusa in un'area socio-economica che è già omogenea e integrata. "Auspichiamo che anche l'amministrazione comunale si esprima convintamente a favore di una revisione. Non vorremmo che dopo la 'sbronza elettorale', in Regione ci si illuda che i nostri territori siano completamente assuefatti a scelte discutibili che vengono esaltate come risultati straordinari. Il rispetto delle comunità locali deve passare attraverso decisioni trasparenti, coerenti e realmente orientate allo sviluppo equilibrato del territorio".
L’Amministrazione comunale di Tolentino difende con decisione il contributo da 200 euro destinato agli studenti che si iscriveranno alle classi prime degli istituti superiori cittadini. Dopo le polemiche sollevate nei giorni scorsi, il sindaco Mauro Sclavi interviene per chiarire la posizione del Comune e “ristabilire la correttezza dei fatti”.
“L’Amministrazione ha svolto ogni azione utile per favorire le attività di orientamento – afferma Sclavi – ricevendo rassicurazioni sul lavoro portato avanti e sull’interesse degli studenti verso le scuole di Tolentino”.
Il primo cittadino sottolinea come il provvedimento sia nato anche a seguito di una segnalazione specifica. “Ci siamo attivati immediatamente, dimostrando capacità di ascolto e tempestività decisionale, accogliendo una proposta proveniente direttamente dal mondo della scuola con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente il sostegno agli istituti superiori cittadini e alle famiglie”.
Sclavi non nasconde sorpresa per le critiche arrivate da esponenti politici di altri livelli istituzionali. “Sorprende, e appare strumentale, che forze politiche che governano Provincia e Regione – con responsabilità dirette anche rispetto alla realizzazione del Campus scolastico – scelgano di polemizzare su un intervento concreto del Comune”.
Il sindaco richiama poi il tema delle infrastrutture scolastiche. “Le condizioni strutturali degli edifici e la qualità dei servizi sono fattori che negli ultimi anni hanno orientato diversi studenti verso sedi ritenute più accoglienti e adeguate. Chi oggi si erge a giudice dell’iniziativa dovrebbe interrogarsi sulle proprie responsabilità istituzionali e sui ritardi nella realizzazione di infrastrutture strategiche per il sistema scolastico del territorio”.
Per l’Amministrazione, il contributo rappresenta “un intervento concreto e immediato a sostegno della comunità educativa, volto a valorizzare l’offerta formativa cittadina e a rafforzare il ruolo degli istituti superiori di Tolentino”.
Sclavi conclude ribadendo la linea dell’esecutivo: “Continueremo ad agire con senso di responsabilità e nell’interesse della città, senza farci distrarre da polemiche pretestuose, lavorando in collaborazione con le istituzioni scolastiche, le famiglie e il territorio per garantire opportunità e qualità educativa ai giovani, qualità testimoniata anche dalle ottime posizioni ottenute dagli istituti cittadini nelle graduatorie di merito”.
Non capiterà, ma a me piacerebbe poter discutere col nostro stimatissimo Sindaco (pro tempore) su un passaggio de Le Confessioni di Sant’Agostino relativo all’essenza del tempo. La faccenda è complessa e articolata assai, credo però che abbia a che fare con l’ipertrofia dell’ego del nostro primo cittadino. Egli rimanda sempre, allunga sine die le scadenze, se può si sottrae. Da Presidente della Provincia - dove vuole tornare - sull’acqua ha fatto una proposta che serve solo a prendere tempo.
Lo scopo? Lo sanno tutti: vendere ai privati. C’è una questione difficilmente risolvibile che cade a fagiolo: è la partecipazione di Iren nel capitale di Astea. Ho come la sensazione che i reggiani abbiano detto per tanto vendo (35 milioni) per tanto compro. Sandro Parcaroli da Sindaco ha una gran voglia di cedere tanto le farmacie comunali quanto il servizio idrico di APM onusta di debiti e invece da presidente della Provincia proclama: l’acqua resti pubblica.
Siamo a fine febbraio e fra dieci mesi, ferie comprese, scade anche l’ultima proroga. Anche le altre municipalizzate non stanno messe benissimo con i conti, così Alessandro Gentilucci viene fatto bollire a fuoco lento da Parcaroli visto che l’assemblea di Aato 3 non decide. Ma Fratelli d’Italia che ha giurato con Francesco Acquaroli che mai l’acqua sarà privatizzata continua a sponsorizzare Sandro Parcaroli per il bis a Macerata.
Stessa strategia sui rifiuti; Parcaroli presidente della Provincia fa un (finto) sgarbo a Parcaroli Sindaco di Macerata individuando nella zona di Botonto la nuova discarica. La pratica è formalmente in mano a Luca Buldorini, il vice, ma non si è fatto un passo avanti: la Tari rincara, i rifiuti non si sa dove metterli, ma c’è sempre tempo.
C’è stato un ultimo episodio in questi giorni. Il Sindaco aveva dato appuntamento ai coordinatori della maggioranza per discutere della richiesta avanzata dal consigliere del Pd Andrea Perticarari di una commissione consiliare d'indagine sulla vicenda della mancata partecipazione all’asta per il mattatoio. Giova ricordare che il Sindaco aveva sollecitato e ottenuto un voto unanime del Consiglio comunale che impegnava il Comune a comprare definitivamente il mattatoio.
Poi è accaduto che ricevuto in udienza privata a cinque giorni dall’incanto Ilario Marcolini, il Sindaco ha deciso senza consultare nessuno di non partecipare all’asta. Da qui la richiesta dell’avvocato Perticarari della commissione d’indagine. A parere della maggioranza la richiesta va accolta. Il Sindaco vuole però una formula che faccia risaltare la rettitudine del suo comportamento e l’ineluttabilità delle decisioni assunte. Da qui l’incontro convocato per la tarda mattinata di venerdì 13 febbraio.
Come capita da mesi gli esponenti della maggioranza hanno atteso invano: aspettando Godo s’è consumato il giorno senza che Sandro Parcaroli desse cenno di sé. La ragione c’è: ora lui vuole che la maggioranza bocci la richiesta di Perticarari e che il caso mattatoio sia affrontato nella commissione "ordinaria" di bilancio, presieduta da Pierfrancesco Castiglioni.
I partiti di Centrodestra però su questa soluzione non ci stanno: se è tutto regolare accettiamo la sfida. Anche perché tra un po’ si vota e fare figure tartufesche con gli elettori non è garanzia di successo. Ma Parcaroli è convinto che dopo di lui il diluvio. Castiglioni è uno fedelissimo alla linea del partito e se Francesco Acquaroli ha detto: Parcaroli va difeso fino alla morte questo si fa. Perciò il Sindaco vuole che il caso mattatoio approdi alla commissione bilancio e nel frattempo si fa di nebbia.
Perché? Parcaroli non è affatto sicuro che la sua maggioranza gli dica: va bene. L’obiezione più pacata, ma fermissima l’ha fatta trasparire Barbara Antolini di Forza Italia che ha difeso la richiesta di accesso agli atti di Aldo Alessandrini della Lega. A questo punto però la faccenda diventa più complessa: perché se è così sicuro di avere fatto tutto bene il Sindaco fugge dalla commissione consiliare d’inchiesta? Godo non si rende conto che così facendo logora la maggioranza.
I civici di Pensiero e Azione non hanno alcuna intenzione di appoggiare una nuova candidatura Parcaroli; la Lega è spaccata, Forza Italia attende, nel centro si muove la lista di Claudio Carbonari. Sandro Parcaroli adesso è diventato il candidato di Fratelli d’Italia scatenando nel partito una rissa sotterranea. Ed ecco che lui gioca col tempo convinto che più il tempo passa più emerge la sua indispensabilità.
L’impressione che si ha è che il Sindaco chiuso nel suo eterno presente non faccia i conti con la realtà. Per esempio: sapeva che Marcolini avrebbe partecipato all’asta fin da fine marzo? Perché ha raccontato che voleva partecipare all’asta e si è tirato indietro facendo sapere che il Comune non aveva i soldi? È vero o non è vero che la famosa mail per chiedere la sospensione dell’asta è stata inviata alla persona sbagliata?
Domande analoghe gli si potrebbero fare sull’acqua, sui rifiuti, sulle gare di appalto che finiscono tutte con una revisione prezzi al rialzo. Ma lui chiede pazienza. Forse non si è accorto che il Centrosinistra il candidato sindaco lo ha scelto: Gianluca Tittarelli. Viene da chiedersi per quanto tempo i partiti del Centrodestra possono stare come coloro che son sospesi. Parcaroli è convinto che il Centrodestra sia ai suoi piedi e sta chiuso nel suo circoletto. Perché come dice lui: aspettando Godo.
Fumata bianca nel centrosinistra maceratese. Dopo un confronto definito “costruttivo” tra i candidati e un passaggio di "scelta democratica all’interno della coalizione", è stato indicato Gianluca Tittarelli come candidato sindaco per le prossime elezioni amministrative di Macerata.
La decisione è maturata nella serata di ieri, al termine di una riunione che ha visto le forze della coalizione riunirsi attorno all’obiettivo politico di dare alla città “una nuova prospettiva di sviluppo nell’azione amministrativa e di cambiamento per la crescita”. Un passaggio che segna ufficialmente l’avvio della campagna elettorale del centrosinistra.
Tittarelli, imprenditore e direttore del centro commerciale Val di Chienti, sostenuto dal Partito Democratico, ha ottenuto 8 voti, superando l’altro candidato in campo, l’avvocato Andrea Tonnarelli, che si è fermato a 5 preferenze, mentre il medico Marco Sigona viaggia in direzione Terzo Polo calendiano, insieme all'ex rettore Unicam Flavio Corradini.
La coalizione ha ora annunciato l’intenzione di avviare una campagna elettorale “di ascolto e partecipata”, mettendo al centro cittadini e cittadine in ogni iniziativa per costruire un’alternativa amministrativa. L’obiettivo dichiarato è quello di coinvolgere il tessuto sociale ed economico del territorio per delineare un programma condiviso e orientato allo sviluppo della città.
Con la scelta del candidato unitario, il centrosinistra entra dunque nel vivo della sfida elettorale, pronto a confrontarsi con gli altri schieramenti in vista del voto.
Il liceo classico “Giacomo Leopardi” di Recanati finisce al centro di un acceso dibattito nazionale. Al centro della contesa, un incontro online sulla guerra in Ucraina organizzato dagli studenti durante le giornate culturali autogestite, che ha visto la partecipazione dei giornalisti Vincenzo Lorusso e Andrea Lucidi. L'iniziativa ha scatenato dure reazioni politiche, culminate in un’interrogazione parlamentare della deputata di Azione, Federica Onori, rivolta al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara per verificare il valore didattico dell'evento.
Sulla vicenda intervengono con forza i vertici regionali e provinciali di Democrazia Sovrana e Popolare (DSP). Il movimento, guidato nelle Marche da Maurizio Castellani, bolla l'attività ispettiva come un tentativo di censura: «Si tratta di un’ingerenza che confligge con l’autonomia dell’istituto recanatese — dichiarano i rappresentanti del partito di Marco Rizzo e Francesco Toscano — volta a silenziare posizioni ritenute sgradite».
Dura la presa di posizione di Laura Cardarelli, coordinatrice provinciale di DSP Macerata, che punta il dito contro quello che definisce un clima di intimidazione verso docenti e dirigenti. «La scuola non deve essere un recinto in cui è ammessa solo la narrazione dominante, ma un luogo dove gli studenti possano confrontarsi con fonti diverse e testimonianze anche scomode», afferma Cardarelli. «Per capire la guerra non si può ripetere pappagallescamente la versione ufficiale; siamo per la libertà d’insegnamento e contro l'indottrinamento di chi non tollera il dissenso».
DSP denuncia quello che definisce un "pensiero unico bellicista" e rinnova il sostegno alla dirigenza scolastica del liceo. «Esprimiamo piena solidarietà al preside Ermanno Bracalente, ai docenti e agli studenti che hanno promosso l’incontro — conclude la coordinatrice provinciale — e chiediamo che cessino immediatamente gli attacchi politici e mediatici contro l’istituto. L'autonomia scolastica va rispettata».
Verrebbe da dire che il Centrodestra è un macello pensando alle mezze verità spacciate sul mattatoio che nascondono, a esser generosi, errori tali da mettere seriamente in dubbio le capacità di amministrare di questa giunta e del primo cittadino. Ci s’è dati tanto da fare per evitare imbarazzi al signor Sindaco ormai passato alle cronache con il suo proverbiale "e che ne sapio io?" certificato anche dall’Accademia della Crusca.
E’ così assorbente la faccenda del mattatoio che uno stimatissimo consigliere comunale, l’avvocato Aldo Alessandrini, è stato accusato di "tradimento" della causa del Centrodestra semplicemente perché esercitando le sue prerogative e compiendo un atto di lealtà verso gli elettori ha fatto un accesso agli atti per avere contezza della materia. Alessandrini peraltro ha raccolto l'invito del primo cittadino: "Verificate se non ho fatto tutto nell’interesse della città".
La verifica ci sarà: per il 23 febbraio è convocato il Consiglio comunale che dovrebbe varare la commissione speciale d'indagine sul macello chiesta opportunamente dal consigliere del Pd avvocato Andrea Perticari. L’entourage del Sindaco ostenta sicurezza, ci sono però degli eventi che danno indicazioni contrarie. Le vicende del CoZoMa, di cui converrà dire successivamente, e il modo in cui sono gestite pongono un’altra domanda: il Centrodestra a Macerata esiste? In cosa consiste?
E’ solo una compagnia di giro che ha come capocomico Sandro Parcaroli? Quale capacità di elaborazione ha? E’ imbarazzante notare come progredendo la campagna referendaria sulla riforma costituzionale della giustizia i partiti di Centrodestra a Macerata non abbiano saputo organizzare un benché minimo appuntamento. Solo la società civile – e va dato merito all’avvocato Bruno Mandrelli d’avervi provveduto – ha sentito il bisogno di offrire ai cittadini un confronto sulla materia.
Oddio a pensarci bene se il vicepresidente della Provincia e indicato da Sandro Parcaroli come futuro vicesindaco dovesse esprimersi sulle implicazioni costituzionali del referendum probabilmente avrebbe qualche difficoltà. Peraltro sarebbe interessante sapere da ex seguace del generale Roberto Vannacci cosa pensa degli aiuti all’Ucraina. Si dirà: lui si deve occupare della discarica e quindi che "ne sapio io" dell’Ucraina.
Però anche della discarica se ne sa il giusto. E comunque se i partiti non spiegano programmi, se non danno conto delle loro scelte, se non si pongono in posizione dialettica con la società civile a che servono? Egualmente unico accenno all'esistenza in vita dei partiti lo ha dato ancora una volta Aldo Alessandrini, segretario cittadino e capogruppo della Lega in Consiglio comunale, che ha organizzato i banchetti per la raccolta di firme sul decreto sicurezza. Del vertice leghista non si è visto nessuno.
Mia figlia che quest’anno vota per la prima volta mi ha chiesto: come posso farmi un’idea? Le ho domandato su quali argomenti. E lei: sulla pace, sulla parità, sul lavoro, sulle opportunità per i giovani. Le ho detto: ma si vota per Macerata… E lei: ma che Macerata è fuori dal mondo? Certo poi vorrei sapere per l’università, per il centro storico, per l’ospedale… Mi sono detto: dove può informarsi? Potrebbe frequentare una sezione di partito, magari chiedere più pareri. Poi ho pensato e se sul rapporto città-università, per dirne una, si imbatte in chi s’imbuca nelle inaugurazioni a nome di una categoria in via d’estinzione quali informazioni può ricevere?
Mi piacerebbe assistere a un dibattito tra l’esperto di asole e button down e il professor John Francis McCourt sul rapporto tra gentrificazione e narrazione dell’identità. Egualmente sarei curioso di assistere all’assessore Lego che illustra sulla scorta di Giacomo Becattini a una giovane elettrice come Macerata interpreta la coscienza del luogo, o sarebbe notevole assistere a una riflessione dell’assessora Imballo sul rapporto che c’è tra politica culturale e affermazione dell’io secondo lo schema hedeggeriano tra arte e verità.
Ecco il Centrodestra dovrebbe nelle sue articolazioni fornire questi elementi di riflessione e trasformarli in azione politica. Ma non si coglie alcun accenno se non un sotterraneo chiacchiericcio che, stando sempre in tema mattatoio, sottende al mercato delle vacche: poltrone, seggiole e strapuntini. Sarebbe interessante sapere se Forza Italia, Fratelli d’Italia, la Lega (ma quale?) interrogati da mia figlia saprebbero rispondere a questa semplice domanda: perché dovrei votare centrodestra? Siccome a questa domanda non c’è una risposta in termini di elaborazione politica ci si chiede cosa stia accadendo.
Se ho citato nell’ordine il pompiere, il camiciaio, l’assessore Lego e l’assessora Imballo è perché questi sono la corte di Sandro Parcaroli che egli intende, indipendentemente da quelli che saranno i risultati elettorali, far entrare a palazzo. Ecco un’altra domanda da porre al Centrodestra e ai partiti: ritenete davvero dignitoso restare appesi ai voleri del Signore? Ricordo ai segretari di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia che nella Costituzione c’è l’articolo 49 che recita: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.
Si può sapere il Centrodestra cosa dice a una giovane neoelettrice? La verità è che lor signori sono troppo impegnati ad aspettare Godo (anzi togliamo la t che Godo s’addice di più al Sindaco) che si prende il lusso di applicare anche ai partiti il metodo della rana bollita. Sandro Parcaroli sa perfettamente che la sua lezione è tutt’altro che scontata e quindi si è predisposto un piano B che nel misero teatro della politica cittadina fa somigliare i capogruppo in Comune e i segretari dei partiti come tre personaggetti in cerca d’autore.
Il piano di Parcaroli che è sponsorizzato da Francesco Acquaroli è questo. Per intercessione del Commissario al terremoto senatore Guido Castelli ha ottenuto un emendamento che consente al Presidente della Provincia di rimanere in carica anche se nel frattempo decadesse da Sindaco per assicurare la continuità nella ricostruzione. La candidatura a Presidente della Provincia scade il 22 febbraio, il giorno prima della riunione del Consiglio comunale di Macerata che decreterà l’insediamento della commissione d’indagine sul mattatoio.
L’idea di Parcaroli è molto semplice: torno in Provincia, mi tengo buono Luca Buldorini come vice, vediamo come va in Comune sul mattatoio. Se butta male non mi ricandido a Sindaco resto presidente della Provincia, mi faccio garantire la candidatura sicura alle politiche del ’27. Questa è la strategia di Sandro Parcaroli e per questo i partiti si fingono morti perché a seconda di come va si cercherà un candidato alternativo. Certo l’assessore Lego, l’assessora Imballo e il camiciaio rischiano di restare a piedi anche se il primo, vestendo i panni di Ettore Petrolini nella gag di Nerone, va ripetendo che “Macerata rinascerà più bella e più superba che pria”.
Perché lui e altri del Centrodestra sono convinti che – sempre per dirla con Petrolini – al popolo “più gli dici le parole difficili e più s’affeziona”. Ma ci sta che il popolo abbandonato dal Centrodestra che non fa più alcuna iniziativa politica si sia invece stufato. Forse lo pensa anche Francesco Acquaroli che insiste però sulla candidatura Parcaroli – a rischio di paralizzare il Centrodestra verso la campagna elettorale – convinto che il Sindaco garantisca lo status quo e che se proprio va male è un sindaco della Lega che, riproposto com’è doveroso, ha perso.
Al Presidente della Regione qualcuno dovrebbe spiegare che non è affatto detto che la Lega di Macerata intenda candidare Parcaroli che semmai ha avuto sponda da Fratelli d’Italia partito peraltro dilaniato al suo interno. E’ un Centrodestra che non ha ancora scritto un programma, che non ha fatto un incontro con nessuna categoria, che appunto come tre personaggetti in cerca d’autore sta aspettando Godo che però non viene.
E che sul mattatoio rischia. Per tre motivi. Il primo è che la commissione d’inchiesta sarà approvata a larghissima maggioranza. La testimonianza è data da un appunto che la capogruppo di Forza Italia, l’avvocato Barbara Antolini, ha vergato a sostegno di Aldo Alessandrini “accusato” di lesa maestà per aver osato fare l’accesso agli atti. La Antolini ha scritto: ”Alessandrini ha fatto benissimo, è suo compito e suo diritto informarsi”.
Che significa? Che in Forza Italia sull’appoggio a Parcaroli cominciano a nutrirsi dei dubbi. Il secondo pericolo viene dalle troppe contraddizioni che ci sono nel racconto del Sindaco sui fatti del mattatoio non ultima la e-mail con la richiesta di sospendere l’asta non solo inviata all’incaricata e non al Giudice e dunque priva di qualsiasi efficacia, ma inviata a un indirizzo Pec sbagliato, tant’è che non esisterebbe ricevuta.
La terza circostanza è che il Sindaco – per dichiarazione del signor Dino Carnevali presidente del CoZoMa – non ha fatto in realtà nulla per salvare il mattatoio. Come CeMaCo (il Comune è il socio di maggioranza con il 68% delle azioni) non ha rinnovato l’affitto scaduto il 31 dicembre del mattatoio e sapeva fin da fine marzo quando Ilario Marcolini è entrato per tentare di salvare il macello che egli si sarebbe presentato all’asta.
Chiede il signor Carnevali: “Con chi dobbiamo fare il nuovo contratto? Tra l’altro mettere a posto il mattatoio attuale costerebbe come minimo un milione. Resterebbe poi sempre il problema delle manutenzioni essendo la struttura vecchia. Un mattatoio nuovo, invece, di dimensioni più ridotte, sarebbe molto più economico, moderno e sostenibile. E in mano al privato, le procedure sarebbero di sicuro più snelle rispetto al pubblico". Dunque Godo cosa ha fatto di concreto? La commissione d’indagine lo vuole sapere, ma anche i cittadini. Che sarebbero curiosi di sapere anche che fine ha fatto il Centrodestra atteso che il Centrosinistra, in cerca di un candidato, certo litiga, ma almeno dà segni di esistenza in vita.
Con decreto firmato in data odierna, il sindaco di Potenza Picena Noemi Tartabini ha ufficializzato la nomina del nuovo assessore della Giunta comunale. Si tratta di Mara Barbaresi, già consigliere comunale dal 2019, che entra ora a far parte dell’esecutivo cittadino.
All’assessore Barbaresi sono state affidate le deleghe alla Polizia Locale e al Personale, due ambiti strategici per il funzionamento dell’amministrazione comunale e per i servizi rivolti alla cittadinanza.
La nomina si inserisce in un più ampio percorso di riorganizzazione della squadra di governo cittadina. Il primo cittadino ha infatti annunciato che, nei prossimi giorni, procederà alla distribuzione di ulteriori deleghe tra i consiglieri comunali, al fine di rafforzare l’azione amministrativa e garantire una gestione sempre più efficace delle competenze.
Il consigliere comunale Stefano Petrella del gruppo civico "Recanati Insieme" annuncia le dimissioni dalla carica di consigliere comunale per ragioni strettamente personali. "Per ragioni di carattere strettamente personale che non mi consentono di esercitare al meglio la carica di Consigliere comunale ho deciso, con grandissimo dispiacere, di rassegnare le mie dimissioni".
Nel ripercorrere l’esperienza in consiglio comunale, Petrella richiama l’impegno portato avanti nel periodo di mandato: "Durante questo periodo ho cercato di portare la mia visione e la mia esperienza derivata da una militanza continua. La decisione di lasciare la carica è stata sofferta, discussa e condivisa con tutta l'assemblea di Recanati Insieme, che ringrazio sentitamente per aver dimostrato grande comprensione rispetto alla delicatezza del momento personale che sto vivendo".
Pur lasciando la carica istituzionale, Petrella conferma la volontà di proseguire il percorso nell’assemblea: "Rimarrò tuttavia un membro dell'Assemblea di Recanati Insieme, sia per l'affetto che ci lega, sia per poter continuare - per quanto possibile - a mettere al servizio della lista l’esperienza maturata sul campo quale consigliere di opposizione. Mi preme ringraziare tutte e tutti coloro che hanno sostenuto, nel giugno 2024, la mia candidatura; ho cercato di portare avanti progetti ed ideali sempre con la finalità di migliorare la nostra splendida città".
“Auguro un grande in bocca al lupo - conclude Petrella - alla nostra coordinatrice e portavoce Roberta Sforza, che prenderà il mio posto in consiglio comunale”.
Si riapre il dibattito sulla classificazione dei Comuni montani, tema che coinvolge direttamente Cingoli (e Treia) dopo la recente esclusione dall’elenco definito a livello normativo.
L’attuale classificazione affonda le radici nel 1952. Oggi il criterio di riferimento, stabilito in Conferenza Stato-Regioni, prevede un’altitudine media pari o superiore a 350 metri sul livello del mare. Secondo i dati Istat 2011, Cingoli si attesta a 337 metri: 13 metri in meno rispetto alla soglia richiesta.
Il sindaco Michele Vittori sottolinea che la definizione non dipende dal Comune ma da criteri statali e regionali, e ricorda che il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno per rivendicare formalmente il riconoscimento di “Comune montano” e attivarsi nelle sedi competenti.“Non condividiamo una classificazione che penalizza il territorio e i cittadini”, ha dichiarato.
Interviene con fermezza anche il presidente dell’Unione Montana Potenza Esino Musone, Denis Cingolani, che parla di “paradosso tecnico” e di possibile danno per l’intero comprensorio.
“È paradossale che un Comune come Cingoli, con il capoluogo a 631 metri e con la maggioranza della popolazione residente sopra i 350 metri, venga considerato pianeggiante”. Cingolani ricorda inoltre che Cingoli è stata per decenni sede della Comunità Montana del San Vicino.
Secondo il presidente dell’Unione Montana, l’esclusione non è solo formale ma comporta conseguenze concrete: meno accesso a fondi contro lo spopolamento, minori risorse per servizi essenziali come scuole, sanità di prossimità e trasporti, oltre alla perdita di bandi e incentivi destinati alle aree montane.
L’Unione Montana annuncia un’iniziativa di coordinamento tra i sindaci esclusi per chiedere una revisione dei criteri presso Regione e Parlamento.“Non è una battaglia di campanile, ma di giustizia territoriale. Se un territorio è montagna nei fatti, deve esserlo anche per la legge”, conclude Cingolani.
Negli ultimi giorni è stato annunciato un bonus di 200 euro destinato agli studenti che sceglieranno di iscriversi agli istituti superiori di Tolentino. Un’iniziativa che, nelle intenzioni dell’amministrazione, dovrebbe rappresentare un incentivo concreto a sostegno delle iscrizioni.
Civico 22, tuttavia, esprime perplessità sia sui tempi sia sulle modalità con cui il provvedimento è stato presentato. Secondo il gruppo, la decisione sarebbe giunta in ritardo rispetto al calendario delle iscrizioni, che segue scadenze ben definite. Un intervento di questo tipo, per poter incidere realmente sulle scelte delle famiglie, avrebbe dovuto essere programmato e comunicato con congruo anticipo. Anche la diffusione della notizia alla cittadinanza viene definita “quantomeno discutibile”.
Per Civico 22 le difficoltà che gli istituti superiori di Tolentino stanno vivendo non sono un fenomeno recente. Affondano le proprie radici in una situazione strutturale complessa che, a quasi dieci anni dal sisma, continua a pesare in modo significativo. In questo contesto, la realizzazione di un campus scolastico unico era stata indicata come una prospettiva strategica fondamentale per il rilancio dell’offerta formativa cittadina. Tuttavia, i tempi di attuazione appaiono ancora incerti, nonostante le ripetute rassicurazioni susseguitesi negli anni, con inevitabili ripercussioni sulla percezione di stabilità e prospettiva delle scuole del territorio.
Nonostante le difficoltà, Civico 22 riconosce agli istituti superiori cittadini "una grande capacità di reazione. Le scuole hanno dimostrato resilienza, investendo nella personalizzazione dei percorsi formativi e nell’attenzione ai bisogni degli studenti. Grazie alla professionalità dei docenti e alla competenza delle dirigenze scolastiche, sono stati raggiunti risultati di rilievo sia sul piano didattico sia nell’ambito progettuale e nelle collaborazioni con il territorio". Un patrimonio di qualità che, secondo il gruppo, "merita di essere sostenuto con politiche strutturali e lungimiranti".
Il nodo centrale, per Civico 22, resta la mancanza di un percorso organico di sostegno al sistema scolastico cittadino. “Non basta un contributo economico una tantum”, sottolinea il coordinatore Paolo Dignani. Occorre invece costruire una rete strutturata di servizi: trasporti efficienti, convenzioni con associazioni sportive e culturali, spazi aggregativi e opportunità extracurriculari capaci di rendere Tolentino una scelta realmente attrattiva e competitiva rispetto ai territori limitrofi".
“In conclusione – afferma Civico 22 – il rilancio degli istituti superiori non può essere affidato a misure episodiche, ma richiede una visione chiara, condivisa e di lungo periodo. Solo attraverso una programmazione tempestiva, interventi strutturali e una strategia integrata sarà possibile restituire fiducia alle famiglie e garantire un futuro solido alle scuole della città”
Nelle Marche cresce la preoccupazione per le condizioni della sanità privata accreditata e della riabilitazione, sullo sfondo del mancato rinnovo dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro di settore. Il protrarsi dello stallo contrattuale, a fronte dell’aumento del costo della vita, viene indicato come uno dei fattori che alimentano tensioni e disuguaglianze tra personale impiegato in ambiti che operano per il Servizio Sanitario Nazionale. Le organizzazioni sindacali segnalano criticità anche sul piano della tenuta degli organici e della continuità assistenziale, chiamando in causa responsabilità diffuse tra associazioni datoriali e istituzioni. In questo quadro è stato proclamato lo stato di agitazione e vengono annunciate ulteriori iniziative di mobilitazione sul territorio regionale.
I segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl Marche aprono richiamando l’urgenza della situazione nel comparto: “Il termometro che misura la temperatura e lo stato di salute della sanità privata accreditata e della riabilitazione nelle Marche continua a salire. La vertenza per il rinnovo dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro della Sanità privata, Aiop Rsa e Aris Rsa è ancora ferma”.
Quindi entrano nel merito delle conseguenze economiche per lavoratrici e lavoratori: “I contratti non vengono rinnovati da anni: mentre il costo della vita cresce in modo costante e l’inflazione erode il potere d’acquisto delle famiglie, le retribuzioni delle lavoratrici e dei lavoratori restano inchiodate a livelli di oltre dieci anni fa. Una condizione inaccettabile, soprattutto a fronte degli utili registrati da molte strutture private accreditate”.
Si passa poi a indicare con chiarezza, dove ricadono le responsabilità: “Le responsabilità sono chiare e ricadono tanto sulle associazioni datoriali quanto sulle istituzioni. Il Ministero della Salute continua a rimanere silente, mentre la Conferenza delle Regioni non è in grado di garantire un sistema di accreditamento che metta al centro il lavoro, la qualità dell’assistenza e il rispetto dei diritti contrattuali”.
Al centro dell’intervento anche il tema delle disparità di trattamento e delle ricadute sull’organizzazione dei servizi: “Le organizzazioni sindacali denunciano da tempo come nel sistema sanitario marchigiano permangano gravi disparità di trattamento tra lavoratrici e lavoratori che svolgono le stesse mansioni per il Servizio Sanitario Nazionale. Una situazione che sta determinando l’abbandono del settore da parte del personale, con ricadute dirette sulla continuità assistenziale e sull’impossibilità di garantire i requisiti di organico previsti dalla normativa regionale”.
Da qui, la richiesta alle controparti di assumersi fino in fondo il proprio ruolo: “Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl delle Marche non intendono più assistere a questo continuo scaricabarile di responsabilità e chiedono con forza che datori di lavoro e istituzioni si assumano fino in fondo il proprio ruolo”.
I segretari generali spiegano quindi la decisione di avviare lo stato di agitazione e annunciano le prossime iniziative: “Per queste ragioni, anche nelle Marche è stato proclamato lo stato di agitazione del personale di tutte le strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali che applicano i Ccnl della sanità privata, Aiop Rsa e Aris Rsa. Nei prossimi giorni saranno annunciate iniziative di mobilitazione a sostegno della vertenza, compresi presidi e manifestazioni davanti alle sedi istituzionali e alle principali strutture del territorio regionale”.
In chiusura, il richiamo alla qualità dell’assistenza e alle conseguenze su utenti e comunità: “Non è più possibile tollerare logiche imprenditoriali scorrette, orientate esclusivamente al contenimento dei costi a scapito dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e della qualità dell’assistenza, con conseguenze dirette su utenti, famiglie e comunità”.