“Abbiamo voluto attendere qualche giorno prima di esprimere il nostro pensiero in merito alla vicenda che ha visto suo malgrado protagonista Ceselli. Innanzitutto, ringraziamo Carmelo per l’impegno profuso come Presidente del Consiglio comunale e apprezziamo il fatto che, comunque, abbia manifestato la volontà di proseguire il mandato conferitogli dai cittadini come consigliere comunale fino alla fine della legislatura”.
Così, in una nota, il coordinamento di Forza Italia Tolentino guidato dal commissario Henry Orici, in seguito alle dimissioni di Carmelo Ceselli da presidente del Consiglio comunale (Leggi qui la vicenda). “Su quanto accaduto durante il Consiglio del 31 gennaio scorso, si è parlato fin troppo, spesso a sproposito, continua Forza Italia. Siamo tutti concordi sul fatto che l’utilizzo di un certo linguaggio sia assolutamente da condannare, non solo in una assise consiliare ma anche in un bar", affermano.
"Siamo altresì convinti che in un momento di concitazione, non sia così raro che a chiunque di noi possa uscire una colorita esternazione. Non doveva succedere, è successo. Ma è successo qualcosa che non ha inteso assolutamente offendere nessuno e chi soltanto paventa subdolamente l’ipotesi che Ceselli in quel momento si volesse rivolgere a qualcuno in particolare, lo fa in totale malafede e per mero sciacallaggio politico".
“Sarebbero state sufficienti le scuse pubbliche che Ceselli ha manifestato a più riprese verso chiunque si fosse sentito offeso da quelle 2 parole. Le dimissioni non erano assolutamente un atto dovuto verso nessuno. Ma la nostra visione della politica è quella del massimo rispetto verso le istituzioni e chi le rappresenta. Rifuggiamo la politica urlata, la diffamazione, l'attacco personale, l'insinuare dubbi e sospetti nel prossimo.
Pertanto, con grande responsabilità, senso civico e attaccamento all’istituzione comunale, Carmelo Ceselli ha deciso di dimettersi. Ma, sia chiaro, non si è dimesso per soddisfare gli appetiti di squali affamati che nuotano dentro e fuori il mare della politica. Si è dimesso perchè è una persona seria, per bene, di profonda fede e dedita al sociale che in un particolare momento ha avuto una banale caduta di stile. A dirlo non siamo noi: lo racconta la sua storia. Altro, oltre questo, non c’è”.
“E queste dimissioni nulla cambiano nel rapporto fra Forza Italia e la maggioranza che governa la città, continua il coordinamento cittadino. Come da mandato elettorale chiaro dei cittadini, restiamo, come sempre e senza tema di smentita, coerentemente a sostegno del Sindaco e della Giunta, a differenza di chi ha cercato fughe in avanti senza mai aprire un confronto interno al partito”.
Il coordinamento di Forza Italia, inoltre, traccia una linea sulle elezioni che si terranno la prossima primavera. "Oggi ci troviamo orgogliosamente appartenenti a una compagine politica partito che deve ritrovare se stessa dopo anni e anni di gestione personalistica che hanno impedito, di fatto, la crescita di un gruppo dirigente omogeneo e capace di offrire un naturale ricambio anche generazionale.
Forza Italia a Tolentino vuole essere, invece, oggi la casa di tutti i moderati. In queste ore stiamo ponendo le basi per un cambiamento radicale del gruppo forzista nella nostra città, rifondare il partito, svecchiarlo, conservandone sempre i valori cristiani ed i principi liberali come radici forti, raggruppare professionisti motivati giovani e meno giovani. Questi sono i tanti obiettivi che ci siamo posti e per i quali già lavoriamo da tempo, anche grazie alla vicinanza e alla collaborazione con il nostro commissario regionale, Francesco Battistoni, e con il vice presidente del Consiglio regionale delle Marche, responsabile regionale degli Enti Locali di Forza Italia Gianluca Pasqui”.
“Ci aspetta un periodo impegnativo ma allo stesso tempo fondamentale per la rifondazione del gruppo, concludono. Stiamo lavorando per avere anche a Tolentino una nuova sede, un punto di riferimento per i cittadini che hanno creduto e credono in noi e che meritano un dialogo con le sedi dei partiti quotidiano e non soltanto a ridosso delle campagne elettorali”.
“Quasi sempre, seppur non perfettamente in linea con gli indirizzi del Governo, ho tenuto un atteggiamento collaborativo, riconoscendo anche la complessità della gestione della pandemia. Questa volta però non posso esimermi dall’esternare la mia forte perplessità non tanto per il passaggio di colore che ci toccherà da domani, ma per l’approccio alla fase che stiamo vivendo nei nostri territori”. Il presidente regionale Francesco Acquaroli, per il secondo giorno consecutivo, torna ad attaccare il Governo riguardo il sistema a colori che vedono le Marche passare in arancione da lunedì (ecco cosa cambia).
“La gente è stanca, disorientata, perplessa e sfiduciata, anche dall’enorme massa di prescrizioni burocratiche che cambiano di continuo, scrive Acquaroli in un post social. Ormai sono trascorsi due anni dall’inizio di questo incubo, e se in tante occasioni le chiusure e le restrizioni sono state necessarie, oggi sono percepite come un accanimento ideologico, ingiustificato e dannoso. Secondo i tecnici e i consulenti del Ministero queste misure sono ancora necessarie”.
“Non tocca a me esprimermi perché non sono né virologo né tantomeno medico ma, in questa occasione, non posso tacere le perplessità. L’impatto sociale ed economico è fortissimo, nei giovani, nelle piccole imprese e in molti ambiti però, davanti alla sicurezza e alla salute, davanti alla tenuta del sistema sanitario, nessuno ha opposto resistenza.
Oggi la percezione è diversa, nei pronto soccorso, nelle terapie intensive e anche nelle strutture ospedaliere. Non voglio dire che è tutto passato, ci mancherebbe, ma la situazione è completamente diversa rispetto alle prime tre ondate. Dal Governo ci aspettiamo semplificazione e comprensione e, se davvero ancora le restrizioni servono, allora occorre aiutare le imprese, altrimenti facciamole lavorare”.
“Grande soddisfazione nel partito di Forza Italia e nell’ambiente comunale civitanovese per la nomina di Claudio Morresi a vicepresidente della Provincia di Macerata a cui sono state assegnate le deleghe al Bilancio e alla Difesa e Tutela delle aree costiere”. Così si esprimono, sulle scelte fatte dal presidente Sandro Parcaroli, il coordinatore provinciale di Forza Italia Riccardo Sacchi e il sindaco di Civitanova Marche Fabrizio Ciarapica.
“La vicepresidenza e le deleghe attribuite a Claudio Morresi, a cui vanno i nostri complimenti - ha dichiarato Riccardo Sacchi, coordinatore Provinciale di Forza Italia - costituiscono un ulteriore tassello di prestigio e di successo, l’ennesimo, per Forza Italia. Viene premiato con questa nomina il nostro impegno per il rilancio del territorio che ha necessità di risollevarsi dopo i duri momenti provocati dal sisma e dalla pandemia tuttora in corso".
"Morresi incarna i valori in cui si rispecchia il nostro partito, persona stimata da tutti ha sempre agito con senso di responsabilità e con competenza, principi che gli hanno permesso di assumere cariche importanti nel suo percorso istituzionale. Auguro buon lavoro all’amico Claudio – ha proseguito Sacchi - e mi congratulo con Sandro Parcaroli per la scelta attuata all’interno del nostro partito che premia anche le competenze dell’Assessore di Forza Italia di Morrovalle, Valentina Salvucci, a cui sono andate le deleghe dei Progetti comunitari e Pnrr e Assistenza agli enti locali”.
“La scelta del nostro Presidente del Consiglio comunale Claudio Morresi a Vice presidente della Provincia di Macerata con importanti deleghe a cui vanno i miei più affettuosi auguri di buon lavoro - ha dichiarato il sindaco di Civitanova Marche Fabrizio Ciarapica – è un riconoscimento importante per la nostra città, cancellando definitivamente i campanilismi che per anni hanno diviso in modo anacronistico Macerata da Civitanova Marche e di questo devo darne atto prima di tutto alla visione e alla capacità di ascolto del presidente e sindaco Sandro Parcaroli".
"Il buon lavoro e il percorso svolto in sinergia da tutte le forze della coalizione di centro destra che ci hanno portato fin qui e che hanno fatto prevalere le competenze in queste nomine – ha concluso Ciarapica - mi rende particolarmente orgoglioso perché abbiamo dimostrato che la politica può e deve fare gioco di squadra affrontando con serietà le sfide non semplici che sono di fronte a noi facendo prevalere il senso di responsabilità per il bene di tutta la nostra comunità".
“L’ accordo appena sottoscritto dalla Agroservice di San Severino per l’acquisizione della Psb (Società Produttori Sementi) testimonia vitalità e capacità imprenditoriali delle aziende del territorio e conferma il valore delle scelte che, come Regione, stiamo facendo per sostenere e sviluppare l’economia marchigiana”.
Lo dichiara il consigliere regionale Renzo Marinelli, presidente della prima commissione consiliare e capogruppo di quella Lega che esprime anche la guida all’assessorato regionale alle attività produttive con il vicepresidente Carloni.
“Il successo internazionale di aziende come Agroservice in un settore strategico come l’agricoltura sono motivo di orgoglio non solo per la provincia che mi onoro di rappresentare nell’assise regionale, ma per tutte le Marche - aggiunge Marinelli – È un successo che viviamo come stimolo perché ci spinge a continuare sulla strada di interventi strategici a supporto e rilancio di un comparto che, specie nelle aree interne terremotate, può e deve fare la differenza per le sue potenzialità di filiera che vanno dalla produzione, alla trasformazione, alla multifuzionalità delle aziende agricole".
"In questo percorso abbiamo messo in campo investimenti ingenti per i giovani e quell'innovazione tecnologica e digitale senza la quale non potremo contare su quelle competenze che il management di Agroservice ha dimostrato di possedere e che sono frutto, oltre che di indubbie qualità personali, di formazione e strumenti all’avanguardia da affiancare alla visione strategica” conclude Marinelli.
Gli amministratori regionali delle Marche "dovrebbero chiedere scusa ai marchigiani perché la situazione in cui siamo è esclusivamente loro responsabilità ed è dovuta alla loro incapacità: i marchigiani ce l'hanno messa tutta e da lunedì saremo in zona arancione per colpa loro". Lo afferma Alessia Morani, deputata marchigiana del Pd, in un video postato su Facebook"La Regione Marche - sottolinea - da lunedì finirà in zona arancione e da ieri abbiamo assistito a una serie di dichiarazioni pubbliche, a partire dal presidente Acquaroli fino all'assessore della Lega di Fano Mirko Carloni, che si lamentano di questa decisione e accusano il governo per questo provvedimento. Ma perché si finisce in zona arancione? Succede quando tre parametri superano i limiti stabiliti: il 20% di occupazione delle terapie intensive; il 30% di occupazione di letti in area medica; l'incidenza di oltre 150 casi ogni 100 mila abitanti".
"Le Marche superano tutti e tre questi parametri, anzi hanno un record negativo: abbiamo il più alto tasso di occupazione delle terapie intensive a livello nazionale e siamo ultimi per le vaccinazioni, un dato preoccupante che dovrebbe far riflettere i nostri amministratori regionali. Acquaroli, Saltamartini e compagnia cantante si lamentano del governo invece di chiedere scusa ai marchigiani per la loro incapacità di gestire la pandemia. Mentre il resto dell'Italia va pian piano migliorando, nelle Marche le cose purtroppo continuano a essere molto preoccupanti perché abbiamo una amministrazione regionale completamente incapace di gestire la pandemia", conclude Morani.
"Deleghe condivise per un lavoro di squadra di qualità che dia nuova spinta alla Provincia di Macerata, chiamata a gestire sul territorio anche la sfida del PNRR". Lo dichiara il presidente e sindaco di Macerata Sandro Parcaroli dopo la riunione con cui sono stati definiti gli ambiti in cui i consiglieri di maggioranza lo supporteranno nell’attività amministrativa.
"Tutte le forze politiche di maggioranza sono state concordi con me nel puntare sulle competenze e le esperienze dei singoli in funzione della miglior sinergia operativa del gruppo; ringrazio i segretari provinciali di Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e UdC per l’intenso e proficuo lavoro di confronto e di sintesi - aggiunge Parcaroli -. Abbiamo avuto un mandato chiaro dagli amministratori del territorio che hanno confermato la fiducia data dai cittadini al Centrodestra e a quel “modello Macerata” che mi onoro di rappresentare nel ruolo di sindaco e di presidente".
"Siamo chiamati alla visione condivisa e alla collaborazione amministrativa perché la Provincia, impropriamente ridimensionata dalla legge Del Rio, torni a dare risposte pronte e funzionali al territorio come ora si chiede. Conosco le potenzialità del Centrodestra a ogni livello e so di poter aspirare, anche con la Provincia, al titolo di amministrazione virtuosa - conclude il presidente Parcaroli -. Con i consiglieri Buldorini, Caprani, Felicioli, Morresi, Mozzoni, Salvucci e Sestili siamo pronti a scendere in campo con questo obiettivo".
Ecco, nel dettaglio, le deleghe assegnate:
Luca Buldorini (Lega): Urbanistica, Ufficio Tecnico e Viabilità, Patrimonio, Polizia Provinciale
Massimo Caprani (FdI): Politiche del Personale, Servizio Trasporti, Tributi
Vincenzo Felicioli (UdC): Aree Interne e Ricostruzione, Post Sisma
Claudio Morresi (FI): vicepresidenza, Bilancio, Aree Costiere
Andrea Mozzoni (FdI): Ambiente e Rifiuti, Attività Estrattive, Sferisterio, Società Partecipate
Valentina Salvucci (FI): Progetti Comunitari e PNRR, Assistenza agli Enti Locali
Laura Sestili (Lega): capogruppo di maggioranza, Programmazione della Rete Scolastica, Ricostruzione Patrimonio Edilizia Scolastica, Pari Opportunità
"Mi è molto dispiaciuto avervi annunciato il passaggio della nostra regione in zona arancione. Anche se, come avevo detto, era prevedibile, sicuramente i numeri in questo momento ci dicono che a fronte di migliaia di positivi giornalieri, gli accessi nelle strutture ospedaliere sono assolutamente sotto controllo. Tant’è che se nei primi giorni di questo anno il passaggio in zona arancione sembrava imminente, esso avverrà solo da lunedì prossimo, nel pieno del mese di febbraio". A scriverlo, in una nota condivisa su Facebook, è il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli.
"Pensate che i dati che ieri ci hanno portato in zona arancione sono il 21,1% di ricoveri in terapia intensiva (54 ricoveri su 256 posti letto) e del 32,9% in area medica (338 ricoveri su 1027 posti letto). Già con i dati di oggi abbiamo il 20,3% in terapia intensiva (52 ricoveri), e il 31,7% in area medica (325 ricoveri)" ha puntualizzato il governatore. "Proprio in virtù di questo andamento - prosegue -, con la Conferenza delle Regioni avevamo chiesto al Governo il superamento della classificazione a colori e almeno di non conteggiare tra i pazienti ricoverati Covid, coloro che sono ricoverati per altre patologie e positivi. Purtroppo il Governo non ha voluto dare seguito alle nostre richieste, continuando su questo schema".
"Rispetto a queste ordinanze del Ministero, le Regioni non possono fare nulla, ma ritengo che sia fondamentale in questa fase non continuare nella direzione intrapresa, che rischia di dare un messaggio sbagliato e provocare danni sociali ed economici ingentissimi - aggiunge Acquaroli -, in un contesto già fortemente provato dai rincari energetici e delle materie prime. Sarebbe invece importante in questo momento dare un messaggio positivo".
"Se la prudenza e la cautela devono sempre restare al centro dei nostri comportamenti, sicuramente però sarebbe importante andare incontro a questa fase con uno spirito diverso, anche in virtù della campagna vaccinale e di tutte le altre numerose iniziative messe in campo, che dovrebbero accrescere la nostra consapevolezza e dovrebbero rassicurare la popolazione. Il passaggio in zona arancione, che per tanti non avrà alcun tipo di conseguenze, è però letto in maniera negativa e soprattutto non viene compreso" ammonisce il presidente della Regione Marche.
"Il rischio che si corre è quello di creare proprio una distanza tra le istituzioni e chi ha sempre collaborato in queste fasi complicate e difficili, che vorrebbe essere tranquillizzato rispetto all’andamento della pandemia in questa fase. Spero davvero che il Governo ripensi quanto prima a queste misure" conclude Francesco Acquaroli.
Non si è fatta attendere la replica del sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi (Pd) alle parole di Acquaroli sull'ingresso in zona arancione previsto per le Marche dal 7 febbraio 2022. "Lo avevamo previsto, ma ritengo che ormai il sistema delle zone colorate sia superato rispetto alla fase attuale della pandemia", le parole del presidente della Regione, membro di Fratelli d'Italia.
"Purtroppo non ci sorprende lo scivolamento delle Marche in zona arancione - ha commentato Mangialardi sulla propria pagina Facebook - Se è vero, come sostenuto dallo stesso presidente Acquaroli, che questa “retrocessione” non è dovuta al numero dei contagi, ma a quello dei ricoveri, non è difficile comprendere come tale situazione sia stata determinata da chi in questi mesi ha preferito andare a braccetto con i movimenti No Vax, anziché promuovere la campagna vaccinale.
È nota, infatti, l’altissima incidenza dei non vaccinati tra i malati di Covid ricoverati nei nostri ospedali. Un dato su cui, nonostante gli insulti e le minacce, abbiamo fin dall’inizio attirato l’attenzione dell’opinione pubblica, denunciando costantemente le mancanze della giunta Acquaroli.
Invece di attaccare il governo, il presidente e i suoi assessori dovrebbero farsi un esame di coscienza circa il loro operato che ha portato a esercitare sugli ospedali una pressione divenuta ormai insostenibile e, in alcune zone della regione, quasi drammatica. Ciò che davvero dispiace è che a farne le spese saranno medici e infermieri, la cui generosa abnegazione dimostrata in questi due anni è continuamente frustrata dalla politica sanitaria della giunta regionale, i cittadini, che non si vedono più garantire le prestazioni ordinarie, le attività economiche, che rischiano di subire ulteriori gravose perdite.
Per fortuna - conclude il rappresentante del centro sinistra - il cambio di zona non avrà alcuna incidenza sui vaccini e auspichiamo che ciò possa incentivare i marchigiani che non hanno ancora ricevuto la prima dose a rivedere le loro scelte".
In occasione delle elezioni amministrative attese per la prossima primavera, il commissario della Lega Marche, Riccardo Augusto Marchetti, si è incontrato presso la sede in quel di Civitanova con il referente provinciale di Macerata, Luca Buldorini, il referente territoriale, Giorgio Pollastrelli,e l'intera squadra della sezione citanovese per confontarsi sul piano d'azione utile a conseguire la vittoria.
“Stiamo già lavorando a un programma che includa tutti gli obiettivi fondamentali che dobbiamo raggiungere nei prossimi cinque anni a Civitanova Marche - ha dichiarato Marchetti - Abbiamo una visione di futuro chiara e, grazie al contributo di figure valide e competenti, che vivono e conoscono il territorio, riusciremo a fare il meglio per questa città. La Lega, anche qui, sta dando prova di serietà e compattezza.
Ci aspettano mesi impegnativi - ha concluso il commissario - nei quali continueremo a lavorare a stretto contatto col territorio, in modo recepirne tutte le necessità. Siamo consapevoli che la politica, per costruire, non possa prescindere dall’ascolto. E in questi anni abbiamo dato prova di essere una forza di governo affidabile e responsabile: sapremo portare anche qui il nostro modello di buongoverno capace di fare la differenza”.
"Far andare le Marche in zona arancione è uno schiaffo del governo all'impegno dei marchigiani, alla serietà con cui hanno fatto i vaccini e cercato di autogestirsi per raggiungere il massimo livello di sicurezza". Lo ha detto il vice presidente della Regione Marche e assessore alle Attività produttive Mirco Carloni (Lega), il quale si è scagliato contro l'imminente passaggio in zona arancione, che "se è vero che non cambia nulla, genera una situazione di paura che impatta sui consumi e su attività economiche che sono già disperate". L'ordinanza del ministro Speranza sul cambio di colore è attesa breve e la decisione sarebbe già stata presa. La Regione, infatti, ha il 21,1% di occupazione di terapia intensiva e il 32,9% in area medica.
Carloni, coordinatore della Commissione Sviluppo Economico della Conferenza delle Regioni, è "preoccupato per la situazione economica" e rilancia la richiesta di "tutti i governatori" di abbandonare le fasce di colore: "il momento della normalizzazione non si concilia più con questo sistema. Dobbiamo superarlo definitivamente". E anche "fare una revisione sulla sorveglianza sanitaria distinguendo tra persone sintomatiche e asintomatiche.
L'isolamento dei lavoratori va gestito in un'altra maniera, così come la scuola". "Questo è un accanimento burocratico che i marchigiani non meritano - ha incalzato Carloni - e lo dico perché, come responsabile per le attività produttive nella Conferenza delle Regioni, raccolgo una preoccupazione molto forte dalle imprese, dalle rappresentanze dei sindacati". Passa "un messaggio negativo alla luce dei sacrifici fatti dai marchigiani, alle imprese che hanno rispetto le regole, a chi si è vaccinato". "Un errore" anche basare le valutazioni sull'occupazione dei posti letto, senza guardare ai ricoveri "per covid o altre patologie". Le Marche non meritano di entrare in zona arancione in una fase in cui in cui in tutto il resto del mondo si va verso una normalizzazione e una semplificazione".
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Scelto il baby sindaco di Treia e il nuovo consiglio comunale che lo affiancherà. La votazione, avvenuta nei giorni all’istituto Paladini ha visto l’elezione di Valmir Emini della classe 3^A mentre il vice sindaco è Afan Beluli. Nella prima parte del Consiglio Comunale delle Ragazze e dei Ragazzi (CCRR) hanno portato le loro riflessioni il vice sindaco David Buschittari, la dirigente scolastica Angela Fiorillo, la segretaria comunale Fabiola Caprari e l’avvocato Giancarlo Giulianelli, garante regionale per i diritti della persona.
Nella seconda parte dell'incontro si sono ascoltate le proposte di ogni consigliera e consigliere e si è proceduto alla votazione per eleggere il sindaco. È stato proprio il garante ad invitare i ragazzi a seguire sempre i propri sogni: ““Ai ragazzi va il mio saluto e in bocca al lupo per l’attività che stanno iniziando – ha detto l’avvocato Giulianelli - Non smettete mai di sognare, abbiate il coraggio di vivere all’altezza dei vostri sogni e non avere timori di manifestare sogni, aspettative, idee che possono essere portati avanti nel vostro percorso.
Non abbiate paura di svolgere il vostro ruolo con partecipazione, vi è stata data una forma di liberà grande. È la migliore forma che va data ai più piccoli su quelle che sono le idee e necessità. Concludo con le parole di Michael Jordan: “I limiti come le paure sono spesso solo un’illusione” quindi non vi fate trascinare né da limiti né dalle paure che affrontandole vi accorgerete che sono solo un’illusione, spesso”.
Parole d’augurio sono state rivolte anche dal vice sindaco David Buschittari: “Il CCRR può essere visto come la fase preparatoria alla vita democratica della nostra città, alla conoscenza della propria città valutando le soluzioni per essa fin da quando si è più piccoli. L’augurio che facciamo a tutti i giovani consiglieri e al baby sindaco è di operare sempre per il bene della collettività quindi di seguire le richieste dei propri compagni di banco affinchè possano essere ascoltate dagli Amministratori e magari esaudite. Buon lavoro ragazzi”.
Politica nel caos a Camerino. L’ex sindaco della città ducale Sandro Sborgia, attraverso un comunicato stampa che pubblichiamo integralmente, replica alle ultime dichiarazioni rilasciate dai consiglieri dimissionari, Marco Fanelli, Giovanna Sartori e Riccardo Pennesi (Leggi qui).
“Apprendo dagli organi di stampa che i tre dimissionari avrebbero reso nota “la verità” dei fatti che avrebbero portato alla congiura della notte del 29 gennaio scorso, quando unitamente alla minoranza consiliare hanno rassegnato le dimissioni in massa alla presenza di un notaio che ne ha autenticato le firme. Un’altra verità, dunque, rispetto a quella comunicata all’indomani delle dimissioni, così come diverse furono le verità a giustificazione della costituzione del gruppo consiliare “per Camerino”. Sembra di vedere un navigatore satellitare impazzito che a ogni errore di percorso, procede al ricalcolo del tragitto.
Avrebbero lamentato un problema di “mancanza di democrazia” nell’adozione di scelte “profondamente sbagliate e persino dannose”, di cui la più grave avrebbe riguardato il progetto di ricostruzione. La dichiarazione non poteva che provenire dall’ex assessore ai lavori pubblici e urbanistica Marco Fanelli, lo stesso che appena insediato ebbe a dire che non era il caso di concentrare tutti gli sforzi sulla ricostruzione della città, in quanto ci sarebbero voluti almeno trent’anni prima di rivederla.
Colui che criticava tutto l’impegno che altri consiglieri profondevano per la ripresa degli interventi di messa in sicurezza degli immobili del centro storico, ritenuti una perdita di tempo; lo stesso che non fu presente alla riapertura del centro storico. Stiamo parlando dell’assessore che non ha mai partecipato a una sola riunione sulla ricostruzione; sulla predisposizione del Programma Straordinario così come alla predisposizione dell’Ordinanza Camerino (una delle prime Ordinanze emesse dal Commissario Legnini) attraverso la quale furono stanziati quasi 20 milioni di euro per il restauro degli immobili pubblici considerati strategici per la ripresa della Città (comune - teatro, rocca borgesca, banca marche, parcheggio meccanizzato ecc.)”.
“A tal proposito intervenne per dichiarare che non si poteva dar loro priorità di esecuzione perché il personale dell’Ufficio Tecnico aveva già troppo lavoro da fare. Come a dire che avevamo perso tempo. Parallelamente però pubblicava sui social commenti stratosferici sul grande risultato raggiunto, Quando si dice la coerenza. Si tratta dello stesso assessore che mal sopportava la presenza del sindaco e di altri consiglieri lavorare all’interno dell’Ufficio Tecnico perché ne compromettevano il ruolo di protagonista, senza comprendere che l’autorevolezza è una qualità che si conquista con la competenza, l’esempio, la dedizione, lo studio, il sacrificio, il duro lavoro e la passione e soprattutto con quella qualità umana che ogni individuo dovrebbe avere nell’approcciarsi a situazioni nuove di cui poco o nulla conosce: l’umiltà’.
Un assessore che ha brillato esclusivamente per la sua assenza: che non si è mai occupato di un piano di manutenzione delle strade o del verde pubblico; che non ha mai avuto contezza né di quali fossero i lavori da fare, né di quale fosse lo stato di avanzamento di quelli in corso. Un assessore che non si è mai occupato di risolvere situazioni tanto urgenti quanto delicate: vedasi la risoluzione di un grave problema sanitario pendente da anni, nella zona denominata “fosso dello scarico” alla quale dovetti provvedere in prima persona.
L’avvio dei lavori di rifacimento del manto stradale della frazione Mecciano - Mergnano, per i quali è dovuto intervenire il sindaco una volta constatata la situazione di grave e colpevole ritardo, imponendo all’ufficio di procedere con la massima urgenza, giustificandosi poi con gli abitanti giustamente indignati; i lavori per la sistemazione della strada che dalla località Le Calvie conduce all’Ospedale e per quella che dalla località “I Ponti” conduce alla frazione Canepina di cui, però, non ha mancato di comunicare alla stampa l’imminente avvio.
Un assessore che ebbe persino il coraggio di risentirsi perché erano stati eseguiti lavori di pulizia della cinta muraria cittadina a sua insaputa; l’assessore che incaricato di provvedere alla possibilità di installare un chiosco ai giardini della Rocca Borgesca disse che non si sarebbe mai potuto fare. I fatti hanno poi dimostrato il contrario e non certo per merito suo. Per non parlare della necessità di seguire le opere necessarie al campus universitario per i quali, su richiesta dell’università, dovetti intervenire direttamente con il Genio Civile a risolvere una situazione che il nostro assessore ai lavori pubblici era stato incapace di superare.
Diverse furono le occasioni di dissenso nei confronti del sindaco che aveva proposto e poi sottoscritto la convenzione con la nostra Università per la cessione dell’immobile “Rotary Palace” di via Madonna delle Carceri, da utilizzare per la creazione di un avanzatissimo laboratorio di prove sui materiali che la Città rischiava di perdere in favore di quella di Ascoli se non avessimo provveduto in tempo. Le proteste e le urla dell’assessore alla cultura quando il sindaco, per evitare la chiusura dell’Archivio di Stato, prima trasferì presso quella sede una unità di personale del comune e poi, una volta in pensione l’ultimo dipendente dell’Archivio, dispose l’impiego di tre unità di personale percettore del reddito di cittadinanza.
Grazie a quelle scelte, la sezione dell’archivio di Stato di Camerino è una delle pochissime sezioni italiane ancora rimaste aperte. Lo stesso dicasi per lo spostamento della Biblioteca “Valentiniana” della quale né l’assessore ai lavori pubblici né tantomeno la signora assessora alla cultura si sono mai interessati.
Al contrario, la giudicarono impossibile senza il ricorso a ditte esterne il cui impiego avrebbe comportato l’impegno di ingentissime risorse (qualche centinaia di migliaia di euro) di cui il comune non disponeva. Poco importa se si tratta di denaro pubblico derivante dai tributi dei contribuenti. Per non parlare dell’impegno riguardo il settore Istruzione, completamente dimenticato sia dall’assessore alla cultura, titolare della delega, che di quello ai lavori pubblici per gli interventi di manutenzione delle strutture.
Basta leggere le cose fatte dalla roboante assessora, pubblicate sui social in queste ore. Non una sola parola riferita alla scuola, semplicemente perché della scuola, dei ragazzi e delle famiglie non è mai importato nulla nonostante i gravissimi disagi giovanili più volte segnalati. Ad accorrere sempre e solo Sindaco e altri amministratori. E questo evidentemente dava fastidio.
Riguardo i rapporti che avremmo dovuto avere con le altre istituzioni locali e in particolare con l’Università e la Diocesi, veniva sollecitata da entrambi gli assessori dimissionari, la necessità di tenere una linea tutt’altro che conciliante. Una visione miope e infantile del modo di amministrare una Ccttà complessa quale la nostra. Quelle riferite sono solo alcune delle vicende vissute. Ve ne sarebbero molte altre che evitiamo di raccontare per quel senso di pudore che ancora rimane.
Il sindaco non si sottrae alle critiche rivolte al suo modo di fare politica o di gestire l’attività amministrativa. Ha preso posizioni forti nei confronti di quanti minacciavano la stabilità e la permanenza di servizi essenziali della città. Ammette di non essere stato affatto tenero con le amministrazioni regionali che si sono alternate a riprova di non aver mai privilegiato il colore politico dell’amministrazione di turno.
Ha sempre ritenuto che fosse suo preciso dovere proteggere i servizi esistenti e possibilmente potenziarli. Rivendica le battaglie fatte in nome della preservazione dell’ospedale di Camerino verso cui la passata amministrazione aveva palesato tutto il suo disinteresse; per l’allargamento dell’Unione Montana contro i soprusi di quanti hanno un concetto distorto della partecipazione e temuto per la messa in pericolo dei loro miseri interessi; per scongiurare il concreto rischio per la nostra città di ospitare una discarica di rifiuti. Sarebbe la fine per il nostro territorio. Erano in gioco interessi importantissimi ed era preciso dovere del sindaco difenderli, ad ogni costo, anche a rischio di procurarsi qualche inevitabile inimicizia. Rifarei ogni cosa.
Riguardo i comportamenti dittatoriali che avrebbe tenuto nell’ambito dei rapporti interni alla maggioranza, non si può non rilevare come quelle accuse piuttosto che colpire la persona del sindaco, offendono la dignità degli altri consiglieri. Nessuno può essere portato a credere, infatti, che personalità del calibro dei consiglieri Ortenzi, Marassi, Sfascia, Jajani e Ortolani fossero manipolabili, incapaci di ragionare con la loro testa, terrorizzati e sottomessi al carattere autoritario e dittatoriale del sindaco. I tre consiglieri dimissionari probabilmente pensavano di avere a che fare con un burattino, inesperto di fatti amministrativi e manovrabile a loro piacimento. Immagino si siano accorti immediatamente di aver fatto male i conti.
Tengo a precisare, per parte mia, di aver sempre operato con estrema trasparenza e correttezza. Mai mi sono rivolto ai consiglieri Pasqui e Lucarelli per proporre accordi inconfessabili. Quantomeno bizzarro che a insinuare la possibilità di un possibile dialogo con la minoranza siano gli stessi che per mesi hanno tramato per abbattere l’amministrazione”.
“Si tratta dei tre consiglieri che hanno tentato di imporre al sindaco la convocazione del consiglio comunale per l’adozione di una variante al PRG il cui iter per l’approvazione, è bene ricordarlo, ebbe inizio con l’amministrazione Pasqui. A proporla, questa volta, l’assessore Fanelli, lo stesso che si dichiarava contrario a un ulteriore consumo di suolo quando si trattava di realizzare alloggi di edilizia popolare, ma evidentemente favorevole se il sacrificio fosse utile al soddisfacimento di una richiesta proveniente da un privato”.
eccato però che l’istruttoria per l’adozione di quella “piccola variante”, giudicata contraria all’interesse generale anche dal resto della compagine amministrativa, evidenziava numerose lacune e criticità di ordine tecnico e giuridico, i cui esiti sono stati comunicati ai tre proponenti con l’invito a ritirare la richiesta.
Accade che nel pomeriggio del venerdì 28 gennaio, a poche ore dall’appuntamento con la minoranza, Fanelli, Sartori e Pennesi, valutate le pesanti osservazioni sulla vicenda, decidono di ritirarsi in buon ordine e trasmettono una nota diretta al sindaco con la quale viene chiesto di “sospendere” l’istanza di convocazione del consiglio comunale per l’adozione della variante al PRG. Di li a qualche ora si ritroveranno insieme a Pasqui & c. per sottoscrivere l’atto di dimissioni che non permetterà più alcuna convocazione di alcun consiglio comunale.
Un profondo senso di compassione attraversa la mia anima al pensiero di vedere i tre consiglieri di maggioranza, nel cuore della notte, all’interno di uno studio commerciale, in una fredda sera d’inverno, sottoscrivere quello sciagurato documento con il quale hanno decretato la morte dell’amministrazione comunale e con essa il tradimento della volontà popolare”.
"Oggi l’amministrazione della città è affidata ad un Commissario Prefettizio che di solito viene chiamato ad assumere le funzioni di direzione in momenti drammatici e tragici della vita amministrativa di una comunità. Ma nel nostro caso è diverso: questo è amore”
Sergio Mattarella manterrà la carica di Presidente della Repubblica per altri sette anni. Ce ne sono voluti otto di scrutini per decretarlo. Nemmeno così tanti, a pensarci bene, visto che i primati assoluti appartengono ancora a Giovanni Leone (eletto nel 1971 al 23° spoglio) e Sandro Pertini (eletto nel 1978 al 16° spoglio). Ma una volta segnato il precedente con Napolitano (2013), il vizio è stato confermato nel 2022. Con buona pace della Costituzione.
Quello espresso dal presidente ieri 3 febbraio 2022 in Parlamento durante il nuovo insediamento è già stato definito dai più “Il discorso della dignità”.
Perché “dignità è azzerare i morti; dignità è opporsi al razzismo e all’antisemititsmo; dignità è impedire la violenza sulle donne; dignità è diritto allo studio; dignità è rispetto per gli anziani; dignità è non dover essere costrette a scegliere tra lavoro e maternità; dignità è contrastare le povertà; dignità è un Paese dove le carceri non siano sovraffollate; dignità è un Paese non distratto di fronte ai problemi quotidiani che le persone con disabilità devono affrontare; dignità è un Paese libero dalle mafie; dignità è garantire e assicurare il diritto dei cittadini a un’informazione libera e indipendente”.
Parole che sarebbero valse più un profondo silenzio di riflessione, che non l’ennesima standing ovation.
Sergio Mattarella ha accettato l’invito a un secondo mandato, per la felicità di tutte le forze politiche, che ora possono tornare al loro bel da farsi. La Lega a sfruttare al meglio i cambi di vento, il Movimento 5 Stelle a fare i conti con i propri contrasti interni, Fratelli d’Italia alla sua mesta – seppure pericolosa - opposizione, il Partito Democratico a capire cosa significa essere oggi di sinistra.
La debolezza, in questo senso, nel non aver saputo individuare dei candidati di rilievo per la poltrona del Quirinale è l’ultima, esauriente fotografia del panorama politico in cui l’Italia riversa da almeno dieci anni a questa parte.
Gli italiani nel frattempo hanno continuato a fare i conti con le evoluzioni incerte di una pandemia; con la crisi energetica - con conseguente innalzamento del caro bolletta; con quella economica che grava ulteriormente sulle tasche e sul mercato del lavoro; con quella della sanità pubblica in perenne sofferenza; con le mancate riforme della Giustizia e della scuola; con la burocrazia ancora lenta e inefficiente.
La politica, invece, rimane lì dove è sempre stata: lontana e immobile.
Insomma, si torna alla politica di sempre: quella delle facili strumentalizzazioni, degli accordi sottobanco, degli slogan d’effetto, del circo mediatico, del qualunquismo, del populismo, dei discorsi da talk televisivo, dei dissing sui social, degli schieramenti di convenienza. Una politica che non sa pensare davvero al popolo che dovrebbe rappresentare, e che soppesa le proprie scelte come ha imparato a fare dal 1992 (anno di Tangentopoli).
Solo che nel frattempo il mondo è andato avanti. L’Italia no.
Una politica che rimane anche sessista, visto il patologico ritardo sulle quote rosa in ogni ambito. Esemplare in queste ultime elezioni è stata la proposta di un presidente donna arrivata in piena corsa al Quirinale, senza una reale intenzione alle spalle e lanciata semplicemente in pasto ai giornali solo per mettere una pezza sopra la fallita unitarietà dei partiti.
Tante crepe, quindi. Anzi, vere e proprie faglie che aspettano la prossima scossa prima di farsi baratro. Dove comunque a cadere non saranno i politici, ma gli italiani. Sempre più prede del peggiore individualismo, e vittime delle progressive disparità sociali.
Prendendo in prestito da un vecchio film di John Carpenter: “Più le cose cambiano, più restano le stesse”.
"Per superare le difficoltà che si sono manifestate in relazione alla carenza di personale, si è provveduto ad inoltrare sia all'Assessorato Regionale alla Sanità che al Ministero della Difesa richiesta di personale medico e paramedico affinchè si possa superare l'emergenza in essere". Lo sottolinea, in una nota, l'amministrazione comunale di Matelica a seguito del focolaio Covid che ha coinvolto sia il personale che gli ospiti della casa di riposo "Fondazione Tommaso de Luca - Enrico Mattei" di Matelica
"Siamo solidali con l'operato del Consiglio d'Amministrazione e del personale tutto, al quale va il riconoscimento per il grande lavoro che sta portando avanti in un momento così delicato - si aggiunge dal Comune -. La Casa di Riposo potrà contare, come sempre avvenuto, sul sostegno morale e fattivo da parte dell'ente, a tutela dei suoi ospiti e dei suoi operatori".
“In merito alla questione, ancora irrisolta, della restituzione dei locali siti in via Argentina al Comune di Porto Recanati, l’Amministrazione comunale ha formalizzato con una delibera di Giunta la decisione di adire alle vie legali nei confronti delle associazioni Croce Azzurra e Croce Bianca e dei rispettivi rappresentanti legali”. Ad annunciarlo è il sindaco di Porto Recanati, Andrea Michelini, che - per l'immobile in questione - comunica di valutare "un differente utilizzo che potrebbe essere finanziato tramite l’utilizzo dei fondi del PNRR".
"Alla Croce Azzurra era già stato intimato dall’amministrazione Mozzicafreddo di riconsegnare le chiavi dei locali nel mese di maggio 2021, in base ad una delibera consiliare del 1999, anche in considerazione del fatto che la Croce Azzurra aveva trasferito la propria sede presso locali privati in via Bocci/Gramsci" ricorda il primo cittadino, che aggiunge: "Il 20 luglio 2021, la Croce Azzurra comunicava però di esser tornata ad occupare i locali di proprietà comunale siti in Via Argentina in via temporanea, con l’intenzione di costruire un nuovo stabile e, soprattutto, annunciando di voler a breve procedere alla chiusura definitiva della Croce Azzurra".
Si passa così al 30 luglio, giorno in cui "l’Amministrazione comunale era tornata a chiedere la restituzione dei locali e, a seguito di un incontro presso il Municipio, si era concordato che in data 4 agosto 2021 sarebbe avvenuta la riconsegna degli stessi alla presenza del signor Michele Tetta e di un Tecnico comunale" puntualizza Michelini "Il giorno prima della prevista riconsegna, però, la Croce Azzurra ci ripensava e scriveva una nota al Comune affermando di non voler lasciare i locali di Via Argentina, rinviando ogni decisione al mese di settembre".
"Il 9 dello stesso mese, invece di inviare comunicazione circa la data di riconsegna dei locali da parte della Croce Azzurra, il signor Tetta inviava una nota al Comune in cui trasmetteva l’atto costitutivo della nuova Croce Bianca Porto Recanati, che incredibilmente, nell’atto costitutivo, aveva fissato (sine titulo) la propria sede presso i locali di Via Argentina, senza alcuna preventiva autorizzazione o nulla osta da parte dell’Ente proprietario, ossia il Comune di Porto Recanati" ribadisce il sindaco.
In continuità con il modus operandi della precedente amministrazione, la Giunta Michelini ha reiterato con una specifica del 23 dicembre 2021 la richiesta di restituzione delle chiavi dei locali. "Negli ultimi giorni, inoltre, si sono susseguiti inviti ad un incontro rivolti alla presidente della Croce Bianca, signora Teresa Montali, al fine di giungere a una risoluzione del contenzioso che avrebbe potuto evitare l’epilogo giudiziario della vicenda - conclude Michelini -. Tali inviti sono purtroppo caduti nel vuoto costringendo la Giunta a decidere di intraprendere la strada delle vie legali".
"In questi giorni sono state riportate molte notizie sulla motivazione che ha portato alla sfiducia dell'ex Sindaco, ma non quelle reali. Le scelte portate avanti incondizionatamente e senza possibilità di confronto alcuno, non condivise nel merito ci hanno fatto riflettere e preoccupare da più di un anno". È quanto dichiarano i tre consiglieri del gruppo 'Per Camerino' Marco Fanelli, Giovanna Sartori e Riccardo Pennesi.
"Di questo ne era a conoscenza anche l'ex Sindaco al quale da tempo avevamo rappresentato la nostra contrarietà alle modalità per niente democratiche con cui venivano portate avanti le decisioni" spiegano i consiglieri che, sulla ricostruzione, puntualizzano: "Appena insediati tramite Marco Fanelli, assessore ai lavori pubblici, iniziarono una serie di colloqui con diversi progettisti ed esperti urbanisti che concordavano sulla necessità di avere un piano di recupero della città e un dettagliato piano di cantierizzazione. Vi fu così la proposta di individuare allo scopo un pool di esperti come era stato fatto nel '97".
"La proposta dell’Assessore Fanelli fu subito bocciata in favore della regola del “chi primo arriva, parte con i lavori”. Non c’è stato ascolto neanche dopo aver suggerito di coinvolgere i progettisti privati sin da subito in questa partita" aggiungono i membri di 'Per Camerino'. "La grave lacuna della mancata redazione del piano di recupero poteva essere colmata con il PSR, senonché anche in questo caso, non si è voluto ricorrere a professionisti esperti in cantieristica, pertanto il Psr, seppure abbia portato a dei finanziamenti, non ha colmato il vuoto nella programmazione ed organizzazione degli interventi di ricostruzione".
"Ciò non ha aiutato i progettisti che non hanno potuto procedere in modo ordinato alla predisposizione dei progetti: aprire cantieri in modo casuale in centro storico e innescare una ricostruzione 'non ordinata' rischia di causare ritardi clamorosi come accaduto in altri casi, oltre a problematiche nelle forniture. Accanto a ciò si sono aggiunti altri fondamentali aspetti di tipo strategico gestiti senza mai condividere scelte e metodo, che hanno contribuito a isolare e danneggiare la città" proseguono i consiglieri.
Vengono portati ad esempio i mancati rapporti "con gli organi elettivi regionali" e "la guerra portata avanti dentro l'Unione Montana della Marca di Camerino". "Il volersi imporre spesso con autoritarismo, soprattutto all’interno degli uffici ha generato molte tensioni - si aggiunge - ed in alcuni casi un pessimo ambiente lavorativo, tanto che qualcuno stava pensando di andare a lavorare altrove. Perdite di professionisti seri e preparati in questo momento non ce lo possiamo permettere perché inciderebbero profondamente sulle tempistiche di ricostruzione".
In merito al commissariamento, sottolineano Fanelli, Sartori e Pennesi, "è stato fatto del terrorismo gratuito facendo leva sulle fragilità di una cittadinanza già provata. Un Commissario nominato in attesa delle elezioni non ferma niente. Gli uffici hanno lavoro da portare avanti in autonomia per anni e il commissario con la sua firma sostituisce Sindaco, Giunta e Consiglio. Così come andranno avanti le pratiche della ricostruzione che sono istruite dagli uffici".
"Noi abbiamo provato inutilmente per mesi a convincere a cambiare metodo di lavoro e farci partecipi delle decisioni" affermano i consiglieri nel riferirsi al loro rapporto con l'ex sindaco Sborgia "Abbiamo tentato in tutti i modi, in ultimo anche creando un gruppo consiliare a parte. Sarebbe stato più facile conservare la poltroncina da assessori e consiglieri e continuare a prendere l’indennità, accettando qualsiasi tipo di proposta, anche con la consapevolezza che alcune erano profondamente sbagliate, ma il bene della collettività non si persegue di certo in questo modo".
"Anche l’ex Sindaco dovrebbe prendersi delle responsabilità: era stato chiamato a guidare la squadra con equilibrio e saggezza e non lo ha fatto. Troppo facile scaricare la colpa additando tre persone, come se fossero matte, che non hanno a cuore la città dove sono nate e cresciute, dove stanno lavorando e crescendo i propri figli" concludono Marco Fanelli, Giovanna Sartori e Riccardo Pennesi.
“Questo 'teatrino' messo in scena dagli ormai ex amministratori, i quali dovrebbero vergognarsi se ancora ne hanno la capacità e dignità di farlo, è uno sfregio che la città di sicuro non merita, anche in considerazione del particolare momento che essa vive”. Così, in una nota, il coordinamento socialista di Camerino intervenendo sulle dimissioni di 7 consiglieri - 4 di minoranza e 3 di maggioranza - che hanno decretato la fine dell'amministrazione Sborgia.
“Questi signori – continuano i socialisti guidati da Nando Ferretti - non si sono resi conto, ne’ prima ne’ ora che sono fuori dall’amministrazione, che la nostra Camerino è una citta “sull’orlo di una crisi di nervi”. È una grave colpa questa, ma quella più grave appartiene a coloro che sono dietro le quinte (sempre rigorosamente nascosti) che, fingendosi di caricarsi sulle spalle il fardello delle responsabilità di guida della città, fanno i loro comodi”.
“Nella scorsa tornata elettorale hanno di fatto costituito (senza mai apparire) una squadra principalmente composta dalla quasi totalità di elementi con poca o nessuna esperienza sia di amministrazione che di politica, cosa questa necessaria per amministrare al meglio un Ente che si deve rapportare con le altre realtà esistenti nel territorio; basta ricordare le difficoltà di rapporto e le relative diatribe con l’Unione Montana, con i Comuni vicini, con i rappresentanti territoriali che siedono in Regione, difatti basta ricordare gli auguri ‘al vetriolo’ che furono fatti dal sindaco quando il suo predecessore nonché nostro concittadino fu eletto in Regione".
"Potremmo continuare, ma per decoro ci esimiamo dal farlo. Facciamo solo presente ai ‘maneggioni e maldicenti’che operano dietro le quinte, che il loro tempo è finito e non tollereremo, come gruppo socialista, una campagna elettorale come quella precedente piena di insulti, di falsità e di veleni, ma priva di contenuti e di prospettive reali”.
“Noi socialisti – proseguono - non partecipammo, ne rimanemmo volutamente fuori perché l’offesa e l’aggressione personale non ci appartengono, e quello che si vide in certe riunioni organizzate ad arte per incattivire la campagna elettorale ci lasciò basiti.
“Esimi ‘uomini ombra’ dovreste sapere che il ruolo di amministratori va dato a chi sa comunicare con chiarezza, educazione e rispetto per il prossimo (soprattutto per chi non ti ha votato) il tutto condito da ascolto attivo ed empatia.
I socialisti si rivolgono poi direttamente a Sborgia.“Ex sindaco ci perdoni, ma ci permetta di dirle: prenda il buono quando le tocca (eletto) ma anche il male quando le viene (sfiduciato). Lasci le mezze frasi e le mezze illazioni, anche in considerazione della scesa in campo di avvocati con relative puntualizzazioni sulle sue esternalizzazioni, crediamo che tutto ciò rechi nocumento alla città e questo non è un bel vedere, la invitiamo a prenderne atto, anche perché la verità ha i piedi di piombo, ma poi arriva dappertutto.
Sinceramente avendo vissuto dall’esterno tutta la vicenda, non ci sentiamo per onestà intellettuale di giudicare l’atto di dimissioni dei suoi Consiglieri, dato che è una scelta strettamente personale, a volte anche sofferta e dolorosa, ma che va sempre rispettata quando si è in democrazia. Per quanto riguarda la minoranza essa ha solo svolto il suo ruolo, piaccia o non piaccia è cosi”.
"Quello che ci permettiamo di giudicare, perché è stato sotto gli occhi di tutti, è il suo modo di amministrare lei ha utilizzato un modello personale e padronale di Amministrare la cosa pubblica, sicuramente non paritario, altrimenti non avrebbe subito tali azioni. Pertanto lei deve riconoscere la propria sconfitta (con signorilità se ci riesce) cercandone la ragione nei propri errori. Se è convinto di non averli commessi si ripresenti al giudizio dei cittadini sarebbe il modo più consono per prendersi la rivincita”.
Carmelo Ceselli ha rassegnato le sue dimissioni da presidente del Consiglio comunale di Tolentino, dopo la frase shock pronunciata nello scorso lunedì. Nel corso dell’ultimo Consiglio Ceselli, nel chiudere il microfono alla consigliera Pd Anna Quercetti, ha pronunciato la frase “Zingara putt…” uscita in un “fuori onda”, ma avvertita dagli altri consiglieri . Il fatto ha sollevato molte polemiche, tanto che la consigliera del partito Democratico ha poi abbandonato l'assise.
“A seguito dello spiacevole episodio che si è verificato nel corso del consiglio comunale di lunedì scorso e che ha avuto anche un eco credo fin troppo amplificato sugli organi di stampa, questa mattina ho incontrato il sindaco Giuseppe Pezzanesi”. Così il presidente del Consiglio comunale di Tolentino.
“Al sindaco ho esternato tutto il mio rammarico e il mio dispiacere per quanto accaduto. Chiunque mi conosca, sa perfettamente che non è mio costume rivolgermi in modo offensivo verso nessuno, tantomeno nei riguardi di una donna che stimo e apprezzo, seppur nella differente posizione politica, come l’avvocato Anna Quercetti.
Malgrado ciò, ritengo di dover rivolgere le mie scuse a chiunque si sia sentito offeso dal mio intercalare che tale era e tale resta. Alla luce di tutto questo, mi sono anche confrontato con gli amici di Forza Italia e insieme abbiamo deciso che, per senso di responsabilità istituzionale, per evitare strumentalizzazioni e per il profondo rispetto che nutro per il sindaco e per la maggioranza che sostengo lealmente da sempre, è necessario fare un passo indietro”.
“Pertanto, sebbene la mia coscienza sia assolutamente a posto, rassegno le mie dimissioni da presidente del Consiglio comunale e rimetto il mio mandato nelle mani del sindaco. L’amore che nutro per questa città e il rispetto per i cittadini che mi hanno dato fiducia, mi impongono altresì di restare fra i banchi del Consiglio comunale fino alla fine della legislatura a sostegno di questa maggioranza”.
“Ringrazio – conclude Ceselli - e tutti coloro che in questi mesi mi hanno sostenuto e anche coloro che mi hanno criticato: ho cercato di svolgere il delicato ruolo che mi era stato assegnato nel miglior modo possibile e se talvolta posso aver sbagliato, come chiunque, l’ho fatto sempre nella più totale buona fede. Faccio i miei migliori auguri di buon lavoro a chi verrà dopo di me”.
“Fino a quando la giunta regionale continuerà a violare le disposizioni della sentenza Cappato/Dj Fabo emessa dalla Corte costituzionale nel 2019, negando alle persone malate che intendono porre fine alle proprie sofferenze il diritto di accedere al suicidio assistito attraverso un percorso consapevole, controllato e sereno? Né il presidente Acquaroli né l’assessore Saltamartini possono pensare di gestire un tema così delicato in base alle loro convinzioni politiche giocando con il dolore delle persone”.
A dirlo è il capogruppo regionale del Partito Democratico Maurizio Mangialardi, replicando alle dichiarazioni dell’assessore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini sul caso Antonio (nome di fantasia), il malato tetraplegico marchigiano per il quale i giudici del Tribunale di Fermo hanno ordinato all’Asur Marche di procedere con la verifica delle condizioni per l'accesso al suicidio assistito, sulla scorta della sentenza della Corte costituzionale 242/2019.
“Lo spettacolo indegno dato dalla giunta regionale in occasione dell’ancora irrisolto caso Mario – spiega Mangialardi – si sta ripetendo ora con quello di Antonio. O Saltamartini non ha letto l’ordinanza del Tribunale di Fermo o non ne ha compreso il significato. Oppure, più probabilmente e peggio ancora, si ritiene al di sopra della legge" accusa Mangialardi.
"Quando egli sostiene che per risolvere la questione deve intervenire il Parlamento sa benissimo di dire una cosa non vera, utile solamente a sviare il dibattito e a rallentare i percorsi che l’Asur Marche è obbligata a istruire per soddisfare le richieste di coloro che vogliono procedere legalmente al suicidio assistito. La sentenza della Corte costituzionale, infatti, è legge e, in attesa di una norma completa, va applicata - conclude Mangialardi -. E a differenza di quanto dichiara Saltamartini, questa prevede solo verifiche sulla persona malata e sul possibile farmaco, non la sua erogazione da parte del pubblico, né la fornitura di assistenza nella procedura da parte della struttura ospedaliera. Insomma, Saltamartini non deve obbligare proprio nessuno, ma attenersi al dispositivo della sentenza”.
“Vigili del Fuoco sempre più presenti, sempre più importanti per la sicurezza di tutti i cittadini e delle istituzioni, sempre più amati, a buon diritto, dalla collettività. Ed è doveroso che le istituzioni ricambino quantomeno con gesti di attenzione il prezioso e incessante lavoro dei Vigili del Fuoco che, con spirito di abnegazione, sono sempre più un punto di riferimento per tutti noi. Non concessioni ma semplicemente atti tesi a favorire il loro spirito di servizio che li vede impegnati in tutti gli scenari di crisi come pure in ausilio dei cittadini, chiamati per ogni intervento”.
Questo lo spirito alla base della mozione presentata dalla Capogruppo regionale di Forza Italia in Consiglio regionale, Jessica Marcozzi, e firmata da Gianluca Pasqui (FI), Dino Latini (Udc) e Giacomo Rossi (Civici Marche) con cui si chiede all'amministrazione regionale di avviare una trattativa con Trenitalia per applicare anche nelle Marche un Accordo con la stessa Trenitalia che preveda la fruizione gratuita del servizio trasporto di Trenitalia per i componenti appartenenti al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
“Dal terremoto alla pandemia, dagli incidenti ai sinistri stradali, dai soccorsi a persona ai più semplici gesti in ausilio della cittadinanza, i vigili del fuoco, per esigenze di lavoro – dichiara la Marcozzi - sono chiamati spesso a spostarsi tra province, regioni. Per questo motivo abbiamo presentato una mozione con cui si chiede all'amministrazione regionale di avviare una trattativa con Trenitalia. La presenza dei Vigili del Fuoco sui convogli rappresenta, oltretutto, un valore aggiunto nell'opera di contrasto a ogni tipo di reato o illecito, oltre che nei controlli legati al rispetto delle norme anti-Covid, innalzando il livello di sicurezza percepita e reale per i viaggiatori stessi e aumentando, dunque, il livello del servizio del trasporto pubblico su rotaie”.