Montecosaro, Referendum Giustizia: Pizzirusso e Nobili a confronto tra "garanzie di imparzialità" e "rischi per l'autonomia"
"Le istituzioni libere sono tanto più solide quanto più i cittadini vi partecipano attivamente". È con questo spirito, citando Alexis de Tocqueville, che si è aperta la serata organizzata dall’associazione Laboratorio di Idee Odv di Montecosaro, dedicata all’approfondimento della riforma costituzionale e al referendum in programma il 22 e 23 marzo 2026. La partecipazione attiva dei cittadini è stata posta al centro dell’incontro come elemento fondamentale per comprendere e discutere scelte decisive per la democrazia.
Ad aprire l'incontro è stata Paola Pantanetti, consigliera di minoranza di Montecosaro, che ha evidenziato l’importanza di un coinvolgimento consapevole dei cittadini nei processi decisionali e nei dibattiti istituzionali, dichiarando inoltre la sua vicinanza alle posizioni del Sì alla riforma.

L’appuntamento, tenutosi giovedì al Centro Civico G. Cavalieri, ha visto l’intervento dell’avvocato Francesco Brilloni, che ha illustrato il testo costituzionale vigente e le modifiche introdotte dalla riforma, che interessa ben sette articoli, mentre la serata è stata moderata da Reano Malaisi, ex sindaco di Montecosaro e membro dell’associazione promotrice.

Sul fronte del Sì, l’avvocato Gerardo Pizzirusso ha evidenziato come la riforma sia necessaria per garantire giudici realmente terzi e imparziali rispetto al pubblico ministero. Ha sottolineato che la proposta, discussa in chiave bipartisan sin dal 1997, "allinea l’Italia agli standard europei, dove in 22 paesi su 27 le carriere sono separate, pur con diversi gradi di indipendenza dal potere esecutivo". Secondo Pizzirusso, la riforma, "senza pregiudizi ideologici, è indispensabile per rafforzare l’imparzialità del giudice e correggere distorsioni del sistema attuale".

Sul fronte del No, l’avvocato Andrea Nobili ha contestato l’efficacia della riforma. "Solo lo 0,5% dei magistrati beneficia oggi della separazione delle funzioni e, nei paesi dove essa è presente, i pubblici ministeri restano comunque sotto l’influenza dell’esecutivo", ha ricordato. Nobili ha aggiunto che, se si fosse voluto intervenire sulla separazione delle carriere, questo si sarebbe potuto fare tramite una legge ordinaria, senza modificare la Costituzione. "La riforma, invece, non affronta i veri problemi della magistratura: non accelera i processi, non assume l’organico mancante, non stabilizza i precari", ha precisato.

Quando Pizzirusso ha citato i dati sugli errori giudiziari - stimando oltre 32.000 persone finite ingiustamente in carcere dal 1991 a oggi, dal caso Tortora al pastore sardo Zuncheddu - Nobili ha replicato sottolineando che la riforma non elimina i rischi: "I giudici già rispondono in termini civili e disciplinari, e l’assoluzione di un imputato al terzo grado di giudizio non implica necessariamente un errore giudiziario. Va inoltre ricordato che la separazione delle carriere era già stata sottoposta a referendum nel 2000 e respinta dagli italiani, dimostrando come questa proposta sia stata contestata più volte e non abbia trovato consenso elettorale".
Un nodo centrale discusso dai presenti ha riguardato la nomina dei magistrati nei due nuovi Consigli superiori della magistratura (CSM). La riforma prevede lo sdoppiamento dell’attuale organo di autogoverno: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Oggi i membri sono eletti per due terzi dai magistrati ("togati") e per un terzo dal Parlamento tra avvocati e professori di diritto ("laici"). Con la riforma, i membri continuerebbero a essere scelti nelle stesse proporzioni, ma tramite sorteggio.
Rimangono però numerose incognite: non è chiaro il metodo di estrazione, le caratteristiche dei candidati e le dimensioni dei gruppi da cui sorteggiare. Il cosiddetto "sorteggio temperato" è stato pensato per ridurre il rischio di composizioni sbilanciate per genere, orientamento politico o territorio, ma il dibattito pubblico ha sottolineato come ogni variante possa modificare sensibilmente il grado di autonomia dei nuovi CSM rispetto al governo. Particolare attenzione è stata rivolta alla nomina dei membri laici e al tipo di maggioranza parlamentare necessaria per determinare l’elenco dei candidati.
Tra gli altri temi emersi vi sono stati il funzionamento delle impugnazioni delle sanzioni disciplinari dei magistrati alla luce dell’articolo 105 novellato e le criticità legate alla corruzione nel sistema giudiziario.
Infine, è stato evidenziato come la riforma sia stata approvata dal Parlamento senza alcuna modifica (Atto Camera n.1917, presentato il 13 giugno 2024), mantenendo integralmente il testo governativo, senza contributi aggiuntivi delle Camere, pur incidendo profondamente sulla disciplina della magistratura ordinaria. Non c'è memoria di un’altra riforma costituzionale che il parlamento non ha toccato.
La serata ha ribadito un principio chiave: una democrazia forte si fonda sulla partecipazione consapevole dei cittadini, che devono informarsi, discutere e confrontarsi su temi istituzionali fondamentali.




nubi sparse (MC)
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