"Un uomo che non si interessa allo Stato non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita a una politica, tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla”.
Sostituite Stato con Comune e Atene con Macerata – che pure si picca d’essere l’Atene delle Marche, ma, a giudicare dagli ultimi assessorati alla cultura, più che un’aspirazione sembra una forma di vanagloria – e avrete, partendo da questa altissima affermazione di Pericle, la spiegazione del perché un giornalista debba occuparsi di osservare l’amministrazione pubblica. Per non essere, o sentirsi, inutile.
Lo spiego a beneficio di qualche consigliere di Fratelli d’Italia che si è recentemente eretto a giudice della professionalità e delle intenzioni altrui.
Così ieri ho seguito il Consiglio comunale dedicato agli aggiustamenti di bilancio. Era l’ultimo giorno utile per approvare questi provvedimenti. Due articoli del Tuel (Testo unico degli enti locali) che avrebbero richiesto, da parte della maggioranza, la massima attenzione e il massimo rispetto, non foss’altro perché senza l’approvazione del bilancio – compresi gli aggiustamenti – si rischia lo scioglimento del Consiglio.
Ebbene, la giunta Parcaroli è stata salvata dalla minoranza, che non ha infierito sul fatto che il governo cittadino abbia trascurato un atto fondamentale. Un eccesso di sicurezza che, da qui a qualche mese, questa amministrazione potrebbe pagare a caro prezzo.
L’assessora al Bilancio, la segretaria comunale di Forza Italia, l’avvocatessa Barbara Antolini, ha pensato bene di andare in ferie e di non illustrare all’aula i conti. Una fuga dalle proprie responsabilità o dalle difficoltà del momento?
La circostanza singolare è che non è stato il sindaco Sandro Parcaroli – che ha costruito la propria fama di imprenditore di successo e dunque dovrebbe avere dimestichezza con i bilanci – a fare le veci dell’assessora, ma ha passato la parola alla vicesindaca Francesca D’Alessandro, professoressa laureata in lettere classiche e apprezzata insegnante, che si occupa, tra le altre deleghe, non certo di contabilità, ma di disabilità.
Forse proprio per questo ruolo le è toccato illustrare la delicata – per non dire critica – situazione finanziaria del Comune.
Così, nonostante i cittadini maceratesi versino ogni mese all’avvocatessa Antolini 5.796 euro lordi come indennità di carica, hanno dovuto ascoltare le cifre dal dirigente Andrea Castellani, rafforzando l’idea, a mio avviso sbagliata, che il bilancio sia un fatto esclusivamente tecnico e non politico.
E invece non è certo Castellani a decidere di attingere ai fondi di riserva – peraltro disciplinati con rigore dal Tuel – per far fronte a spese ordinarie che l’amministrazione ha deciso di classificare come straordinarie.
Non è certo Castellani a decidere di concedere continue anticipazioni di cassa alle ditte che stanno realizzando i lavori autorizzati dalla coppia di assessori agli appalti Andrea Marchiori e Tristano Luchetti, con l’obiettivo di allungare la conclusione dei cantieri evitando, fin dove possibile – ma la scadenza si avvicina – i rendiconti del Pnrr, di complessa gestione.
Non è il dirigente – peraltro competente – a poter stabilire che sulle piscine e sul centro fiere si debba prendere tempo perché ancora non è stato individuato un gestore.
Né è il dirigente a poter decidere di non prevedere accantonamenti, fortemente raccomandati dai revisori dei conti, nell’eventualità che il Comune debba tornare a sostenere i mutui sospesi per dieci anni a causa del terremoto.
Il consigliere del Pd Andrea Perticarari ha ben evidenziato come il Comune di Macerata abbia un bilancio ormai ingessato: non può accendere nuovi mutui e non dispone di margini significativi di cassa.
Un quadro contabile di questo tipo avrebbe richiesto – in assenza dell’assessora competente, dove l’aggettivo è riferito alla delega e non certo alle capacità personali – una forte assunzione di responsabilità politica da parte del sindaco Sandro Parcaroli.
Responsabilità che, però, ieri non si è vista.
Il primo cittadino è rimasto in silenzio dietro i suoi occhiali scuri. Pare abbia problemi agli occhi e di questo occorre dispiacersi, augurandogli una pronta guarigione. A me, tuttavia, quel momento ha richiamato alla memoria Totò nella straordinaria interpretazione di Rosario Chiarchiaro ne “La patente” di Pirandello.
In particolare quelle parole con cui il personaggio rivendica il riconoscimento ufficiale della propria fama:
“Io stesso sono andato a fornire le prove che non solo mi ero accorto da più d’un anno che tutti, vedendomi passare, facevano le corna, ma le prove documentate e testimonianze irripetibili dei fatti spaventosi su cui è edificata incrollabilmente la mia fama di jettatore!”.
E poi l’invocazione al giudice:
“Io voglio, signor giudice, un riconoscimento ufficiale della mia potenza, non capisce ancora? Voglio che sia ufficialmente riconosciuta questa mia potenza spaventosa, che è ormai l’unico mio capitale!”.
Mutatis mutandis, questo sembra essere il capitale politico di cui gode Sandro Parcaroli, sostenuto dal duo Lucentini-Buldorini e poi difeso da Francesco Acquaroli per evitare lo sfaldamento del centrodestra.
Con questa sorta di patente di “inoperosa indispensabilità”, Parcaroli si è ritrovato nuovamente sindaco. Un sindaco che, però, ieri non ha sentito il dovere politico di spiegare ai cittadini come stanno realmente i conti del Comune.
Forse perché ha altri bilanci a cui pensare: quelli della sua ex Med, la storica impresa di commercio di ausili elettronici che oggi affronta una fase difficile con licenziamenti, tra cui – secondo quanto emerso – anche quello del figlio Stefano Parcaroli; oppure quelli del progetto dell’ex Vere Italie, conclusosi con un risultato negativo e oggi trasformato, con le insegne di Di Gusto, in un locale gestito da altri imprenditori e diventato uno dei ristoranti più apprezzati della città.
Resta però una domanda: quella di Parcaroli come homo oeconomicus è stata davvero una storia di successo? Oppure i conti in ordine erano garantiti dalla consulenza del commercialista di fiducia Stefano Quarchioni?
Si è così realizzato ciò che il consigliere di maggioranza Marco Caldarelli aveva rappresentato con chiarezza: il Consiglio comunale esprime un’autonomia di giudizio molto più ampia rispetto al passato.
Dopo l’intervento, preparato e puntuale, della consigliera Alice Verdicchio (Movimento 5 Stelle) sui conti comunali, è emerso come l’assemblea consiliare abbia mostrato, almeno sugli aggiustamenti di bilancio, un livello di competenza superiore a quello manifestato dalla giunta.
Lo stesso vale per gli interventi di Luciano Pantanetti – contrario alla manovra – e soprattutto del consigliere di Fratelli d’Italia Alberto Tombesi, esponente della maggioranza ma capace di esprimere valutazioni autonome.
Il quadro emerso è chiaro: il Comune di Macerata ha davanti due possibilità. Ridurre al minimo la spesa, perché le disponibilità finanziarie sono limitate, oppure aumentare il peso sui cittadini attraverso tariffe e sanzioni.
Cittadini che già stanno pagando una Tari in costante aumento, conseguenza – secondo il giudizio del consigliere Perticarari – di una gestione dei rifiuti tutt’altro che positiva, anche alla luce del passato ruolo di Parcaroli come presidente della Provincia.
In entrambi i casi sarebbe servita una precisa assunzione di responsabilità politica del sindaco. Ieri, però, non è arrivata.
E così restano aperti gli interrogativi su come saranno finanziati i grandi progetti annunciati dalla giunta: Data Center, nuovo Palazzetto dello Sport, rampa Zara e tutte quelle “magnifiche sorti e progressive” inserite nel programma amministrativo di Parcaroli.
Senza dimenticare la questione dell’ospedale, per il quale – come evidenziato dalla Corte dei Conti – risultano disponibili 2,5 milioni di euro a fronte di un investimento stimato intorno ai 180 milioni. Anche questo potrebbe diventare un punto critico per l’amministrazione.
E proprio sull’ospedale si inserisce anche la questione dell’area destinata alla nuova struttura sanitaria. Un tema che sembra aver creato tensioni all’interno della maggioranza, in particolare nei rapporti tra il sindaco e il presidente della Commissione urbanistica Silvano Iommi.
La questione riguarda soprattutto la superficie individuata: la Regione sostiene che siano sufficienti nove ettari, mentre il dirigente dell’ufficio tecnico Tristano Luchetti, sostenuto dall’assessore competente Andrea Marchiori, continua a mantenere come destinata ad attività sanitaria un’area di 24 ettari.
Una scelta che potrebbe comportare la necessità di una Valutazione ambientale strategica (Vas). Ed è forse proprio questo uno degli elementi che rende meno semplice il percorso amministrativo, anche alla luce del nuovo assetto della Provincia, oggi guidata da Alessandro Gentilucci e non più da Parcaroli.
Sta di fatto che ieri, in Consiglio comunale, la maggioranza è andata sotto su un tema legato alla trasparenza e alle informazioni ai cittadini.
Il consigliere del Pd Andrea Perticarari ha chiesto al sindaco chiarimenti sul malfunzionamento del nuovo angiografo dell’ospedale e, più in generale, una relazione completa sulla situazione del servizio diagnostico.
La risposta di Parcaroli è stata:
“Ho telefonato al direttore dell’Ast Alessandro Marini, mi ha detto che il 5 agosto fanno il collaudo e la macchina torna in funzione”. Una risposta che non ha soddisfatto Perticarari, il quale ha ribadito la richiesta di una relazione dettagliata sul servizio.
A quel punto il presidente del Consiglio comunale Francesco Luciani ha cercato di chiudere il confronto invitando il consigliere di opposizione a non insistere: “Ha risposto”. Ma, per la prima volta, è intervenuto il neo-consigliere di maggioranza Claudio Carbonari, che ha riconosciuto la necessità di maggiore chiarezza:
“Ha ragione Perticarari, sulla salute servono informazioni puntuali”.
Messa ai voti, la proposta del Pd è stata approvata. Un segnale significativo, perché racconta di un Consiglio comunale che sembra rivendicare un ruolo più autonomo rispetto alla giunta.
Nel frattempo Andrea Blarasin è passato al gruppo vicino a Vannacci e dai banchi dell’aula sono arrivati, da più parti, distinguo, interrogazioni e ordini del giorno.
Torna alla mente lo slogan dei coloni americani contro il dominio britannico: “No taxation without representation”. La sensazione emersa dal Consiglio comunale è proprio questa: un’assemblea che vuole contare di più e che chiede maggiore spazio decisionale. Tra tre mesi tornerà il momento del bilancio.
Resta da capire se ci sarà nuovamente l’assessora Barbara Antolini a illustrarlo all’aula. Perché, in politica, non esistono rimpasti gratis.
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