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Politica Macerata

Macerata, tagliare la chirurgia per salvare i conti. E la telemedicina resta al palo

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Le elezioni si sono celebrate da tempo perciò diventa incomprensibile l’affannosa ricerca di compiacere chi sta al potere. Ma tant’è. La sanità è il settore dove più immediata è la percezione di questo andazzo. La direttrice sanitaria dell’Ast dottoressa Daniela Corsi che - va ricordato - fu clamorosamente bocciata dal Tribunale perché non aveva sufficienti titoli per essere nominata direttore generale, ha varato un piano di risparmi che prevede la cancellazione di molte attività chirurgiche a Macerata.

Mentre le liste d’attesa restano chilometriche, al pronto soccorso perdura il suk delle prestazioni con continue aggressioni ai sanitari. La dottoressa Corsi, che ha bandito diversi concorsi e che sarà probabilmente sommersa dai ricorsi visto che molti punteggi – così si dice – sono stati attribuiti sia tra il personale medico che tra quello infermieristico non per competenza, ma per compiacenza è passata con assoluta entusiastica indifferenza dall’obbedire a Filippo Saltamartini alla genuflessione verso Paolo Calcinaro che nega le difficoltà, soprattutto a Macerata, evidentissime. Con una non trascurabile differenza: Calcinaro conta molto di più soprattutto in prospettiva. Le ragioni le approfondirò, a breve, in altra occasione.

Sta di fatto che se avesse voluto risparmiare davvero la dottoressa Corsi avrebbe potuto varare su tutta l’Ast il progetto che il dottor Franco Sopranzi - direttore del dipartimento specialità mediche di Macerata, nefrologo tra i più accreditati in Europa, volto storico della sanità pubblica nelle Marche - ha ideato di tele-medicina nei territori dopo che da anni ha sperimentato con successo la dialisi, per così dire, da remoto. I risparmi sono notevoli, i vantaggi per i pazienti addirittura superiori e le occasioni di crescita professionale degli operatori, siano essi medici o paramedici, assai consistenti. Ebbene la dottoressa Corsi non lo prende neppure in considerazione: taglia la chirurgia a Macerata per fare cassa.

Perché? La risposta c’è e significa ridimensionare, rinviando sine die, la costruzione del nuovo ospedale di Macerata con un doppio evidente vantaggio per Paolo Calcinaro. Tra meno di un mese a Macerata i turni in sala operatoria passeranno dalle 25 sedute attuali a 20 alla settimana con una riduzione di interventi su base mensile stimata tra 60 e 80. Non ci vuole la perspicacia del mago Otelma per sapere che questi interventi si faranno nel nuovo ospedale di Fermo - s’inaugura a fine anno - che ha dieci sale operatorie. Quell’ospedale benedetto da Paolo Calcinaro è sovradimensionato e tagliare a Macerata significa dare “carne” ai chirurghi fermani.

Con il vantaggio che l’assessore alla sanità può ben dire che il nuovo ospedale di Macerata può attendere perché l’ottima dottoressa Daniela Corsi spegne le stroboscopiche di via Santa Lucia e attiva le sinergie con gli anestesisti piceni. Del resto il paziente in sala operatoria deve stare (a) Fermo! Ecco perché viene bloccato il progetto di tele-medicina e probabilmente cercheranno di dare un segnale allo stesso dottor Sopranzi perché la smetta di sostenere questa sua idea. Chi scrive però è un ficcanaso. Così ho chiesto a Sopranzi: mi spiega come funziona e quali effetti e benefici ha la tele-medicina?

“Beh è abbastanza intuitivo: si tratta di rovesciare l’approccio che sin qui si è avuto della spedalizzazione a ogni costo: si tratta di portare l’ospedale dal paziente e non il paziente in ospedale. Il vantaggio in termini operativi è evidente e per quanto riguarda la spesa sanitaria significa tagliare liste d’attesa, ambulanze che vanno su e giù, ridondanza di personale".

"Significa anche introdurre un po’ di intelligenza artificiale per fare fronte all’incompetenza gestionale. Ma certo questo impone di pensare alla sanità in termini di efficacia e vantaggio per il paziente e non di progettarla come fosse un business qualsiasi. Perché la sanità ha un difetto difficilmente curabile: è fatta da uomini per gli uomini. E tu puoi inventare tutti i regolamenti che ti pare, ma se un paziente si fida di quel medico tu puoi trasferirlo, lo puoi degradare, puoi pigliare qualsiasi provvedimento quel paziente accetterà di essere curato solo da quel medico e siccome la sanità pubblica – com’è giusto che sia – ha l’obbligo della prestazione il paziente si sposterà verso quel medico e il bilancio della sanità ne pagherà le spese”.

Dotto Sopranzi lei ha già lungamente sperimentato la tele-medicina in nefrologia. Dove e con quali risultati?

“La facciamo a Camerino con ottimi risultati dove si fa appunto dialisi, per così dire, da remoto. Forse a molti sfugge che un paziente dializzato deve sottoporsi tre volte alla settimana a un trattamento che dura mediamente 4 ore. E’ d’immediata intuizione che un conto è affrontare un viaggio di molti chilometri, dove avere qualcuno che ti assiste, aspettare il turno, poi fare il trattamento magari partendo da Visso o da Fiuminata o in qualche caso da oltre provincia e un conto è trovare un presidio ospedaliero di prossimità dove vieni accolto senza file, fai il trattamento in tranquillità e te ne torni a casa. Per fare questo basta avere un protocollo operativo, una diagnosi aggiornata e controllare da remoto ciò che il tecnico che materialmente opera la dialisi sta facendo. Quali siano i vantaggi mi pare evidente. Aggiungo però che la malattia del rene è in rapidissima espansione perché le patologie renali sono in larga misura connesse con l’invecchiamento”.

Le dà del tu al rene e ne rivendica l’importanza. E’ l’emblema della tele-medicina?

“Scherzando potrei dire che il rene mi assomiglia e assomiglia alla stragrande maggioranza dei marchigiani, soprattutto a quelli di alta collina e di montagna. Che lavorano in silenzio, faticano, nessuno li considera sin quando dicono basta. E allora sono guai seri. Rene e cuore sono due che devono lavorare insieme. Il cuore pompa, il rene filtra, ma se lui non filtra quell’altro fa fatica a mandare in giro il sangue. Quello che non si considera è che col diabete in crescita, le obesità precoci si andrà incontro a un’espansione delle patologie renali anche tra i giovani, così le insufficienze cardiovascolari, l’ipertensione e l’aterosclerosi connesse con l’età aumentano il carico renale. Siamo già al 7% di popolazione colpita da insufficienza renale severa. Sono 21 mila soggetti e molti di questi, purtroppo, finirà dializzato. Possiamo “lavare” il sangue a tutti contemporaneamente a Macerata? Ecco che la tele-medicina diventa indispensabile. Come bisognerebbe fare molta, ma molta più prevenzione che prima di tutto significa informazione sulla malattia renale”.

Come si dovrebbe fare?

“Beh sento dire che le chirurgie a Macerata verranno investite da tagli. Sembra quasi un ossimoro: tagliare chi taglia! Ebbene lavorando su reni di maiale modificati si possono fare i trapianti ed evitare la dialisi, si può fare una banca dati del Dna e predire chi patirà di una malattia renale visto che in molti casi la familiarità è la prima causa; si devono fare studi di genetica, si deve lavorare sulle patologia delle arterie e delle articolazioni per consentire all’anziano di camminare molto che è una delle prime precauzioni per allontanare le complicanze renali. Al contempo bisogna cambiare mentalità e gestione della sanità. Va ridata centralità al paziente e vanno valutati i risultati non dai conti, ma dalle guarigioni e dall’impatto sociale che l’operare in sanità consente. Altrimenti vince la sanità privata che dà risposte più immediate. Anche perché lì la convenienza è quella economica e non politica; ma per avere la massima performance di bilancio per via di quel rapporto fiduciario che c’è tra paziente e medico la sanità privata tende a mettere in rilievo la competenza e non l’appartenenza. Ecco che la tele-medicina è una risposta al bisogno di efficienza che c’è e la traduce in efficacia”.

Esempi possibili di tele-medicina?

“Qualsiasi patologia cronica può essere seguita con la tele-medicina. E moltissimi approcci diagnostici possono avvenire in tele-medicina. Il primo esempio che mi viene in mente l’elettro-cardiogramma si fa a Sefro e si legge a Macerata: la diagnosi arriva via e mail e si va in farmacia. Il carico sull’ospedale è pari a zero, la lista d’attesa sparisce, lo specialista è stato impiegato il tempo che serve. Basta addestrare gli operatori che stanno da una parte del terminale a fornire al medico che sta dà remoto le informazioni corrette e poi guidare nell’operare chi sta accanto al paziente. In Australia – tanto per dirne una – dove le distanze sono enormi da mezzo secolo si curano via radio! Oggi abbiamo scanner, banche dati, strumenti diagnostici fantastici che possono fornirci tutte le informazioni. Si blatera tanto dello spopolamento dei borghi ecco con la tele-medicina si può assistere il paziente ovunque”.

E gli ospedali che ci stanno a fare?

“Sono la casa degli specialisti che rispondono alla tele-medicina, sono il luogo dove si curano gli acuti, sono il luogo dove si fa ricerca, sono il luogo dove la sofferenza diventa immediato accudimento. Ma come pensano di mitigare l’overbooking al pronto soccorso se non si fa ricorso all’ammortizzatore della medicina di territorio? Come pensano di tagliare le liste d’attesa se i pazienti arrivano dallo specialista senza uno screening preventivo? Andando avanti con la pressione derivante da chi non ha assistenza diretta, penso ai tanti extracomunitari, e dall’invecchiamento della popolazione dovremmo avere dei pronto soccorso che sono cento volte più capienti di quelli attuali.

E così le radiologie, i laboratori di analisi, tutte le strutture di screening. Con la tele-medicina si rovescia il problema: devo avere un apparato diagnostico diffuso che fa da device, direbbero gli inglesi, con una “centrale” che legge i dati e prescrive la cura che nel caso di molti cronici può essere a prestazione domiciliare. Pensiamo che oggi con l’IA si possono consultare dati di ricorrenza di patologie raccolti a livello universale, dati di screening, di efficacia di trattamenti. Se si può fare questo con un computer perché non farlo con il paziente da remoto? Tutto questo ovviamente migliora anche le condizioni di operatività del personale sanitario che non è costretto a cambiare domicilio, a fare migliaia di chilometri per andare al lavoro e migliora enormemente i conti”. Insomma per curare il bilancio precario della Ast di Macerata basterebbe un po’ più di tele-medicina E non tagliare chi i tagli deve farli sui pazienti, ma a fin di bene.

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