Tessuto adiposo: cosa succede al corpo quando dimagriamo
Per molto tempo abbiamo pensato al tessuto adiposo come a una sorta di magazzino: un deposito nel quale il nostro organismo accumula l’energia in eccesso sotto forma di grasso, da utilizzare nei momenti di bisogno. Un’immagine semplice, ma oggi sappiamo che è decisamente incompleta. Il tessuto adiposo è infatti un organo metabolicamente molto attivo, capace di produrre e liberare numerose sostanze che comunicano con il resto dell’organismo e partecipano alla regolazione della fame, del metabolismo, dell’infiammazione e dell’equilibrio energetico.
Le cellule che lo compongono, gli adipociti, non si limitano quindi a conservare energia: ricevono segnali e ne inviano a loro volta. Tra le sostanze più conosciute ci sono le adipochine, molecole che agiscono come veri e propri messaggeri. Una di queste è la leptina, prodotta in quantità proporzionale alla quantità di tessuto adiposo e coinvolta nella comunicazione con il cervello: in condizioni normali contribuisce a segnalare che le riserve energetiche sono sufficienti e partecipa alla regolazione dell’appetito e del dispendio energetico. Un’altra è l’adiponectina, associata invece a effetti favorevoli sulla sensibilità all’insulina e sul metabolismo dei grassi.
Quando il tessuto adiposo aumenta, però, non cresce soltanto il numero o la dimensione delle cellule. Soprattutto quando l’accumulo è importante, gli adipociti possono diventare molto grandi e il tessuto può andare incontro a cambiamenti nella sua struttura e nel suo funzionamento. Si modifica anche la produzione delle sostanze che vengono rilasciate nell’organismo: aumenta la presenza di segnali pro-infiammatori e si altera l’equilibrio tra molecole con funzioni diverse. Si sviluppa così uno stato di infiammazione cronica di basso grado, che può contribuire a rendere meno efficace la risposta all’insulina e a influenzare il metabolismo di altri organi.
Non tutto il grasso, inoltre, si comporta allo stesso modo: la posizione conta. Il tessuto adiposo viscerale, quello che si accumula intorno agli organi addominali, presenta caratteristiche metaboliche differenti rispetto a quello sottocutaneo e, quando è presente in eccesso, è maggiormente associato ad alterazioni metaboliche. Per questo motivo peso e composizione corporea raccontano una parte della storia, ma non tutta: anche dove si accumula il tessuto adiposo è importante.
E cosa succede quando iniziamo a dimagrire? Anche qui il tessuto adiposo non rimane semplicemente “fermo” mentre diminuisce di volume. Riducendosi le riserve energetiche, diminuisce rapidamente anche la leptina prodotta dal tessuto adiposo. Il cervello interpreta questo cambiamento come un segnale di minore disponibilità energetica e può aumentare la spinta verso la ricerca di cibo e modificare il dispendio energetico. È uno dei motivi per cui, dopo una perdita di peso, mantenere il nuovo peso può risultare più difficile di quanto immaginiamo.
Questo non significa che il nostro organismo sia “programmato per farci ingrassare”, né che dimagrire sia inutile. Significa piuttosto che il corpo cerca continuamente di mantenere un equilibrio e reagisce ai cambiamenti delle proprie riserve energetiche. Allo stesso tempo, la riduzione del tessuto adiposo può migliorare il suo funzionamento: possono diminuire alcuni segnali associati all’infiammazione e migliorare diversi aspetti del metabolismo.
Ed è proprio qui che vale la pena cambiare prospettiva. Un percorso nutrizionale non dovrebbe essere considerato riuscito soltanto quando porta al raggiungimento di un determinato numero sulla bilancia o di un presunto “peso ideale”. Anche una riduzione della massa grassa più contenuta può accompagnarsi a miglioramenti importanti della salute metabolica, soprattutto quando si associa a un’alimentazione equilibrata, attività fisica e abitudini sostenibili nel tempo. Il beneficio, quindi, non è necessariamente tutto o niente: può iniziare prima di arrivare al peso che ci eravamo prefissati.

cielo sereno (MC)
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