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Politica Matelica

Le ragioni del No spiegate dal magistrato Vito D'Ambrosio

Le ragioni del No spiegate dal magistrato Vito D'Ambrosio

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del Comitato per il NO di Matelica:

Sabato 15 ottobre, a Palazzo Ottoni, il Comitato per il No ha ospitato il magistrato di Cassazione Vito D’Ambrosio, già Presidente della Regione Marche dal 1995 al 2005, e ora uno dei molteplici volti autorevoli in materia di Giurisprudenza schierati per il No al Referendum Costituzionale del 4 Dicembre.

A presiedere l’incontro, Emanuela Fiorentino (Comitato Provinciale per il No) e Igino Colonnelli (Comitato Locale). Una sala piena in ogni ordine di posto - tanti i giovani -  ha ascoltato con interesse le parole del Magistrato e dato luogo ad un vivace dibattito di approfondimento.

D’Ambrosio ha definito il Referendum un’«arma di distrazione di massa», messa in atto dal Governo per deviare l’attenzione dei Cittadini dai gravi problemi economici che attanagliano il Paese, soprattutto le giovani generazioni a cui l’Italia non dà più prospettive e risposte. «Voto No non per far cadere Renzi. Voto No perché questa Riforma costituzionale peggiora la nostra Carta. Se cade Renzi non piango, certo, purché non si faccia troppo male» ironizza D’Ambrosio, prima di scardinare una ad una le motivazioni che i Comitati del Sì adducono a favore di questa riforma.

Vediamole nel dettaglio.

  1. L’Italia è l’unico paese con un Bicameralismo parlamentare e questa è la causa del rallentamento dell’approvazione delle leggi. NO!
Il bicameralismo parlamentare era stato pensato dai nostri Padri Costituenti come garanzia, per scongiurare la possibilità di una maggioranza assoluta e incontrastata. Ma il bicameralismo NON rallenta l’iter di approvazione delle leggi! E’ la volontà della maggioranza, che ha potere condizionante molto forte, a decidere quali leggi approvare e con quali tempistiche. Con il Bicameralismo parlamentare sono state approvate: jobs Act  in 13 giorni – Legge Fornero in 8 giorni.

ma è dal 1989 che l’Italia ha preso impegni per ratificare una legge sul reato di tortura, e non lo ha ancora fatto e Venerdì 15 Ottobre al Senato è stato rinviato l'esame della Riforma del Codice Penale, al cui interno c’era la modifica dell’istituto della prescrizione… Cosa c’entra in tutto questo il Bicameralismo? Nulla!

  1. La Costituzione vigente aumenta il numero delle crisi di Governo e l’instabilità economica del Paese. NO!
Che l’Italia abbia avuto numerose crisi di Governo è  un dato vero, ma la Costituzione non c’entra! La  nostra Costituzione prevede una procedura per cui un governo deve dimettersi anche se una sola delle due camere  lo sfiducia. Dal 1948 – anno di entrata in vigore della Nostra Carta – è successo SOLO 2 VOLTE (Governi Prodi). Le altre 59 volte sono state crisi determinate dal venir meno delle forze politiche!

 

  1. Molti promotori del Sì sostengono che la Riforma così come è non va bene, ma che se una riforma costituzionale non passa adesso, non passerà mai più. NO!
E perché se non passa adesso non passa più? Un’altra riforma è possibile: una riforma che non sia così palesemente orientata all’accentramento del potere nell’unica camera che vota la fiducia a un Governo e la Legge di bilancio, e nella quale attualmente c’è una Maggioranza eletta in modo alquanto discutibile! 4) La Riforma del Senato porterà a una diminuzione dei politici e dei costi della politica, con 500 milioni di euro da destinare al fondo per la povertà. NO!

Con questa Riforma si avrà una camera piena con 630 componenti, mentre il numero dei Senatori scenderà a 95. Negli Stati Uniti e in Germania le camere hanno questo dislivello, è vero, ma nella nostra Costituzione rimarrebbe il principio per votazione a camere riunite  (come per l’elezione del Presidente della Repubblica, ad es.): «e un pasticcio di elefante e formica, saprà sempre e solo di elefante», spiega D’Ambrosio, che avrebbe optato ad un taglio proporzionale dei membri dell’una e dell’altra camera.

Quello che invece è certo, è che i cittadini non avranno più diritto di voto per il Senato! I Senatori verranno eletti tra i Consiglieri Regionali ma ancora non si sa con quale criterio (il Governo ha già annunciato una ulteriore riforma in merito), a cui si uniranno 5 senatori nominati dal Presidente della Repubblica e 22 Sindaci eletti, a loro volta, dai Consiglieri Regionali e che godranno di impunità parlamentare. Una Camera di parlamentari part-time, che non potrà mai essere sciolta, in gran parte controllata dalla Maggioranza di Governo.

E la somma così risparmiata, secondo i dati ufficiali forniti dalla Cancelleria di Stato, è stimata tra i 50 e 150 milioni di euro annui: per ottenere questa cifra «basterebbe sforbiciare le indennità parlamentari», afferma D’Ambrosio.

  • Quello proposto dal quesito referendario è il modello “alla tedesca”. NO!
La Camera delle Regioni Tedesche, la Bundesrat, è costituita dai Capi dei Länders e non dai consiglieri o sindaci, e la Costituzione tedesca prevede «una fase di possibile acceso contrasto col Governo all’atto dell’approvazione del bilancio, perché ogni Regione ha la facoltà di prendere per sé più risorse possibili a discapito del Governo centrale; mentre il Senato italiano, così come riformato, non avrebbe voce in materia di Bilancio», precisa D’Ambrosio.
  • La Riforma semplificherà gli iter legislativi. NO!
D’Ambrosio ha dimostrato nei dettagli come il nuovo art. 70, preso ad es., sia ricco di cavilli ostici anche per chi lavora nel settore giuridico – amministrativo da anni ed anni.
  • Meno peso per la Corte Costituzionale con il cambio del Titolo V°. NO!
Le controversie tra le due camere verranno risolte, in ultima istanza dai due presidenti; ma se i due non riusciranno a trovare una risoluzione – come facilmente pensabile – tutto andrà alla Corte Costituzionale, che così verrà però sovraccaricata.
  • La Riforma darà all’Italia quella stabilità che l’Europa (Germania in primis) e l’America vedono come base per la ripresa economica del Paese. NO!
Alcuni tra i maggiori esponenti del mondo finanziario hanno affermato a più riprese che gli investitori non scommettono sull’Italia perché non mantiene le "promesse" fatte all'Europa. La nostra Carta Costituzionale non c’entra!

Questa è una Riforma approntata con superficialità inaudita: lo dimostrano gli svarioni presenti al suo interno, come il fatto che si rimandino delle questioni al “Commissario di Governo”, figura che non esiste più nel nostro Ordinamento da 15 anni!

Questa riforma aumenterà ancora di più il divario tra politica e cittadini, perché incomprensibile linguisticamente anche agli addetti ai lavori (come il capzioso art. 70): nel ’47, i nostri Padri Costituenti sottoposero il testo all’Accademia della Crusca perché fosse comprensibile a tutti.

La Costituzione si può modificare, ma non così! In questo modo si rafforza solo la casta dei politici.

 

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