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Riapre il Duomo di San Catervo, Tolentino ritrova un simbolo: "Una ferita che si ricompone"

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 Il Duomo di San Catervo riapre le sue porte e torna a essere uno dei principali punti di riferimento spirituali e culturali della città. La cerimonia, attesa da tempo dalla comunità tolentinate, si è svolta venerdì alla presenza delle autorità civili e religiose, nell’ambito delle celebrazioni dedicate al Santo Patrono e a dieci anni dal terremoto del 2016 che ha colpito il Centro Italia.

L’ingresso dei fedeli in chiesa è avvenuto intorno alle 18, con il tradizionale taglio del nastro che ha dato ufficialmente il via agli appuntamenti religiosi in programma. A seguire, il vescovo di Macerata, monsignor Nazzareno Marconi, ha presieduto la celebrazione eucaristica, concelebrata dal clero locale insieme al parroco don Gianni Compagnucci.

Una riapertura che va oltre il recupero di un edificio danneggiato dal sisma e che rappresenta un momento significativo per l’intera comunità, chiamata a ritrovare uno dei luoghi più profondamente legati alla propria storia e alla propria identità.

Nel suo intervento, monsignor Marconi ha sottolineato l’importanza del ritorno alla piena fruibilità della chiesa, custode di un patrimonio storico, artistico e religioso di grande valore.

«Non restituiamo alla città soltanto una chiesa, ma un luogo che custodisce secoli di storia», ha evidenziato il Vescovo, richiamando in particolare il celebre sarcofago di San Catervo, preziosa testimonianza delle radici cristiane del territorio risalente al IV secolo.

Il Duomo rappresenta infatti un elemento fondamentale dell’identità tolentinate, non soltanto come luogo di culto, ma anche come patrimonio da preservare e valorizzare, capace di contribuire all'attrattività culturale e turistica della città.

Marconi ha inoltre ricordato le origini della chiesa attuale, la cui realizzazione fu avviata per volontà di San Vincenzo Maria Strambi nel 1822, poco prima della sua partenza per Roma, dove era stato chiamato da papa Pio VII.

Nel richiamare il contesto storico segnato dalle campagne napoleoniche e dalle requisizioni dei beni ecclesiastici, il Vescovo ha sottolineato il valore simbolico dell'opera voluta da Strambi, interpretandola come un segno di riscatto della bellezza e della pace dopo gli anni della guerra e delle spoliazioni.

«La ricostruzione del Duomo non è perciò soltanto un recupero materiale: è restituzione di bellezza, memoria e futuro alle nostre comunità», ha concluso.

Alla cerimonia è intervenuto anche il commissario straordinario per la ricostruzione post sisma, Guido Castelli, che ha rimarcato il valore del lavoro condiviso tra istituzioni, Diocesi e realtà coinvolte nel recupero dell'edificio.

«La città ritrova uno dei luoghi più profondamente legati alla propria storia, alla propria identità e alla vita della comunità», ha dichiarato Castelli, ricordando come le chiese rappresentino testimonianze fondamentali della storia e della civiltà appenninica.

A dieci anni dal terremoto, la riapertura di San Catervo assume un significato particolare perché testimonia come la ricostruzione non riguardi soltanto gli edifici, ma anche la ricomposizione dei legami sociali e delle identità territoriali ferite dal sisma.

L'intervento, finanziato con circa 3,2 milioni di euro, rientra nel più ampio programma di recupero degli edifici di culto della Diocesi di Macerata, che comprende 77 interventi per un valore complessivo superiore a 55 milioni di euro.

Castelli ha quindi ribadito l'importanza di preservare il patrimonio storico e artistico dei territori colpiti dal terremoto, garantendo alle nuove generazioni luoghi più sicuri senza disperderne il valore identitario. Un percorso portato avanti insieme alla Diocesi, ai Comuni e alla Regione Marche, guidata dal presidente Francesco Acquaroli.

Grande soddisfazione è stata espressa dal sindaco di Tolentino, Mauro Sclavi, che ha evidenziato il significato della riapertura proprio in concomitanza con le celebrazioni dedicate al patrono.

La città torna così a riappropriarsi di uno dei suoi luoghi simbolo, nel quale fede, storia e tradizione si intrecciano da secoli. Sulla facciata del Duomo campeggia l'antica epigrafe «Alme Tolentini Populum Defende Caterve», testimonianza della devozione della comunità verso San Catervo.

Particolarmente significativo è il ritorno alla venerazione del sarcofago paleocristiano del IV secolo, nel quale riposano San Catervo, la moglie Settimia Severina e il figlio Basso. Un reperto di eccezionale valore storico e religioso, che richiama anche l'importanza della famiglia nella tradizione cristiana.

Il sindaco ha ringraziato il vescovo Marconi, il commissario Castelli, la struttura commissariale, la Soprintendenza, gli uffici comunali, le imprese e tutte le maestranze impegnate nel cantiere. Un lavoro collettivo che consente alla città di ritrovare non soltanto un luogo di culto, ma anche uno spazio di aggregazione e di condivisione.

Alla cerimonia hanno partecipato anche la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio della Regione Marche, Silvia Luconi, e il consigliere regionale Renzo Marinelli.

L'intervento ha interessato diversi aspetti del complesso monumentale. Tra le opere principali figurano il restauro della Cappella del Sarcofago e il recupero delle superfici decorate delle volte, valorizzate attraverso un nuovo impianto illuminotecnico progettato da iGuzzini illuminazione in collaborazione con la Diocesi di Macerata e finanziato, per questa parte, con il contributo della parrocchia di San Catervo.

Sono stati inoltre rifunzionalizzati gli storici lampadari a goccia, tradizionalmente accesi nelle principali solennità religiose, tra cui Natale, Pasqua e la festa patronale. Tornano a essere esposti alla venerazione dei fedeli anche il busto reliquiario del Santo e il baldacchino processionale risalente al XVIII secolo.

Il nuovo sistema di illuminazione comprende 154 proiettori, mentre il recupero dei lampadari storici ha permesso di ripristinare 281 lampadine destinate a illuminare il presbiterio e le navate.

Per quanto riguarda il restauro e la riparazione dei danni provocati dal sisma, i lavori sono stati eseguiti dalla Fratelli Navarra srl, dal luglio 2026 Opera Navarra, realtà specializzata nel restauro monumentale e nella manutenzione del patrimonio storico e artistico. L'impresa è stata rappresentata dall'amministratore delegato Attilio Maria Navarra.

L'installazione del nuovo impianto illuminotecnico e la rifunzionalizzazione dei lampadari sono state affidate alla Eredi Paci srl, rappresentata da Fabio Paci. Hanno collaborato anche la Sono di Enrico Pancotti, per il ripristino dell'impianto di diffusione sonora, e la CG Service di Giuseppe Capponi, che ha curato l'installazione dello stemma araldico della Diocesi di Macerata sulla facciata, completando così l'intervento.

A illustrare i dettagli tecnici ed economici dell'opera è stato don Giacomo Alimenti, direttore dell'Ufficio Sisma della Diocesi di Macerata.

I lavori, finanziati attraverso l'ordinanza commissariale n. 105/2020 nell'ambito della ricostruzione post sisma del Centro Italia, sono durati 25 mesi e si sono conclusi con 78 giorni di anticipo rispetto alla scadenza contrattuale.

L'importo complessivo è stato pari a 3.195.769,39 euro, con un risparmio di 4.230,61 euro rispetto al contributo concesso.

La Diocesi ha espresso gratitudine alla Struttura commissariale, all'Ufficio speciale per la ricostruzione della Regione Marche, alla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata e al Comune di Tolentino per la collaborazione istituzionale e tecnico-amministrativa.

Un ringraziamento è stato rivolto anche ai professionisti che hanno curato la progettazione: l'architetto Alessandro Nardi per l'impianto architettonico, l'ingegnere Henry Gullini per le strutture, Marco Mangano per il restauro delle superfici decorate, l'ingegnere Aldo Tuzio per gli impianti e l'ingegnere Gianfranco Ruffini per il coordinamento dello staff progettuale.

La riapertura del Duomo si inserisce in un programma di tre appuntamenti dedicati al ritorno al culto dell'edificio e alle celebrazioni patronali.

Il momento culminante è previsto per il 17 ottobre, giorno della festa di San Catervo: alle 18 monsignor Marconi presiederà la celebrazione eucaristica, seguita dalla solenne processione con la reliquia del Santo lungo le vie della città.

 

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