Economia
"Giugno fiscale da incubo, oltre 90 scadenze per famiglie e imprese"
Il calendario fiscale del 2026 si apre con un mese di giugno particolarmente impegnativo per contribuenti, professionisti e imprese. Secondo le indicazioni diffuse dall’Agenzia delle Entrate, nelle prossime settimane saranno oltre novanta gli appuntamenti tributari da rispettare, senza considerare ulteriori adempimenti come Imu, modello 730 e definizioni agevolate. Una situazione che, secondo Giuseppe Tosoni, presidente dell’associazione Tutela Impresa con sede a Civitanova Marche, "rischia di mettere ulteriormente sotto pressione famiglie, lavoratori autonomi e aziende". “Nonostante le consuete promesse politiche ed elettorali – sottolinea Tosoni – ci troviamo ancora una volta di fronte a un sistema caratterizzato da un numero eccessivo di scadenze, spesso difficili da sostenere anche sotto il profilo finanziario”. Tra gli appuntamenti più rilevanti del mese figurano i versamenti periodici IVA, le ritenute fiscali operate dai sostituti d’imposta e i contributi previdenziali. Particolare attenzione dovrà inoltre essere riservata agli obblighi collegati alle dichiarazioni fiscali e ai pagamenti rateizzati derivanti dalle precedenti sanatorie. Uno dei temi più delicati riguarda la gestione delle rate della cosiddetta “rottamazione” delle cartelle. "Per alcuni contribuenti saranno previsti pochi giorni di tolleranza in caso di pagamento effettuato oltre la scadenza prevista, ma il mancato rispetto dei termini potrebbe comportare la perdita dei benefici concessi dalla definizione agevolata". Proprio su questo aspetto, l’associazione Tutela Impresa torna a chiedere nuovi strumenti di definizione agevolata dei debiti fiscali, includendo eventualmente anche annualità più recenti, al fine di consentire a imprese e cittadini di regolarizzare la propria posizione senza aggravare ulteriormente le difficoltà economiche. L’associazione invita quindi i contribuenti a programmare con largo anticipo pagamenti e adempimenti, così da evitare sanzioni, interessi e ulteriori problematiche amministrative. Giugno sarà inoltre un mese cruciale per le partite IVA e per le aziende chiamate a monitorare con precisione i termini relativi ai versamenti delle imposte dirette e degli acconti fiscali. Sul fronte normativo, prosegue intanto il processo di digitalizzazione del sistema tributario italiano. L’amministrazione finanziaria punta sempre più su controlli automatizzati, interoperabilità delle banche dati e strumenti digitali finalizzati a semplificare i rapporti con i contribuenti e a rendere più efficiente il sistema di riscossione. Secondo gli esperti, il 2026 rappresenta un anno di transizione per il fisco italiano, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza del sistema e contrastare l’evasione fiscale. Nel frattempo, però, giugno si conferma uno dei mesi più complessi dell’intero calendario tributario. "L’associazione Tutela Impresa resta a disposizione di cittadini e imprese per fornire chiarimenti e assistenza sugli adempimenti fiscali previsti nelle prossime settimane".
Tod’s, lascia il Ceo John Galantic dopo meno di due anni
Il gruppo Tod’s registra un cambio ai vertici. L’amministratore delegato John Galantic ha lasciato l’incarico dopo meno di due anni dalla nomina. La notizia è stata riportata dall’agenzia Bloomberg e confermata da una fonte interna all’azienda. Galantic, che aveva assunto la carica nel settembre 2024, ha lasciato il gruppo alla fine di aprile, adducendo motivi personali. Al momento, Tod’s non ha ancora nominato un successore. Prima di approdare alla guida della casa di moda italiana, il manager statunitense ha lavorato per circa 16 anni in Chanel, dove ha ricoperto diversi incarichi di rilievo, tra cui quello di responsabile per il mercato degli Stati Uniti. La sua nomina era avvenuta in una fase delicata per il gruppo guidato dalla famiglia Della Valle, dopo il processo di delisting dalla Borsa italiana. Tod’s, noto a livello internazionale per i suoi mocassini e per la produzione di lusso “Made in Italy”, è oggi controllato per circa il 54% dalla famiglia Della Valle, mentre il 36% del capitale è detenuto da L Catterton, uno dei principali fondi globali di private equity nel settore dei beni di consumo, nato dalla fusione tra Catterton e L Capital, quest’ultimo legato al gruppo LVMH e alla famiglia Arnault. Il gruppo, dunque, si trova ora ad affrontare una nuova fase di transizione in attesa della nomina del prossimo amministratore delegato.
Confindustria Macerata, incontro con le nuove associate: “Rafforzare la rete imprenditoriale
Si è tenuto presso la sede di Confindustria Macerata il “Welcome Day”, l’evento dedicato all’accoglienza delle nuove aziende associate. Un appuntamento pensato per favorire la conoscenza reciproca tra imprenditori e rafforzare il legame con l’Associazione, nel segno della condivisione di valori, visione e progettualità comune. Ad aprire i lavori sono stati i saluti del presidente Marco Ragni, seguiti dall’introduzione del direttore Gianni Niccolò. Sono poi intervenuti Federico Maccari, presidente della Piccola Industria, e il vicepresidente Bruno Tanoni. Momento centrale dell’iniziativa è stata la presentazione dei nuovi associati, a testimonianza della vitalità imprenditoriale del territorio e della continua crescita del sistema produttivo locale. Nel corso dell’evento, i responsabili delle aree Finanza Agevolata, Ambiente e Sostenibilità, Persone e Lavoro, Internazionalizzazione, Appalti e Governo del Territorio di Confindustria Macerata hanno illustrato i servizi e le opportunità messi a disposizione delle imprese, evidenziando l’importanza di un approccio integrato e collaborativo. Il Welcome Day ha rappresentato un’occasione significativa per ribadire il valore dell’adesione all’Associazione, intesa come una comunità di imprese unita da principi condivisi e orientata allo sviluppo, all’innovazione e alla crescita del territorio. A conclusione dell’incontro, un aperitivo di benvenuto ha favorito ulteriori momenti di networking e confronto tra i partecipanti, rafforzando le relazioni tra le aziende associate.
Vertenza Electrolux, Acquaroli boccia il piano al Ministero: "Chiusura inaccettabile"
Rifiuto netto del Piano industriale presentato dalla Electrolux, il quale prevede la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi e il licenziamento di 170 dipendenti. Questo è quanto è stato ribadito con forza da parte delle istituzioni regionali nel pomeriggio a Roma, nella sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, al tavolo nazionale dedicato alla crisi del gruppo svedese dell'elettrodomestico, convocato d'urgenza per affrontare i dettagli del piano industriale avanzato dal management aziendale. Sulla delicata vertenza che sta scuotendo l'entroterra anconetano è intervenuto direttamente il governatore delle Marche. "Per quanto ci riguarda questo piano industriale è irricevibile e inaccettabile", ha dichiarato con fermezza il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli. "Al tavolo del Mimit abbiamo chiesto con forza il ritiro del piano presentato dall’azienda, che prevede la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi e il licenziamento di 170 lavoratori. Le difficoltà che il comparto manifatturiero europeo sta attraversando, dai costi energetici alla logistica fino alle tensioni internazionali, sono criticità reali. Ma una crisi di sistema deve essere affrontata in modo strutturato e condiviso, non scaricando sui territori e sui lavoratori il peso di queste dinamiche". L’incontro ministeriale si è svolto alla presenza del ministro Adolfo Urso e del ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. Al tavolo del confronto hanno partecipato, oltre al presidente Acquaroli, l’assessore regionale al Lavoro Tiziano Consoli, la sindaca di Fabriano Daniela Ghergo, le segreterie e le rappresentanze sindacali, i rappresentanti istituzionali e territoriali coinvolti nella vertenza, e i vertici della proprietà aziendale. Al vertice hanno preso parte anche il viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Vannia Gava e il sottosegretario al Mimit Fausta Bergamotto. Nel corso del teso confronto è stata espressa la massima preoccupazione per un piano industriale che rischia di compromettere definitivamente il futuro produttivo e occupazionale del sito marchigiano, con pesanti ripercussioni sociali ed economiche per i lavoratori, le loro famiglie e l’intero tessuto economico e manifatturiero del Fabrianese. La Regione Marche, d'intesa con gli enti locali e le organizzazioni sindacali, ha ribadito con fermezza la richiesta di un immediato ritiro del piano aziendale e l’apertura di un confronto concreto per individuare soluzioni alternative in grado di salvaguardare la continuità produttiva e occupazionale della fabbrica. "Non si può pensare di risolvere una fase complessa attraverso lo smantellamento di un presidio produttivo come quello di Cerreto d'Esi", ha proseguito Acquaroli nel suo duro intervento, "che rappresenta oltre cinquant’anni di storia industriale, professionalità, competenze e un contributo concreto alla competitività dell’azienda e dell’intero settore dell’elettrodomestico. Parliamo di 170 lavoratori, di famiglie e di un territorio che non può essere considerato una semplice variabile di bilancio". Il presidente marchigiano ha poi ricordato il valore storico e strategico dell'area industriale coinvolta: "Abbiamo rappresentato al Ministero, insieme alle altre Regioni, ai sindacati, ai rappresentanti istituzionali e ai lavoratori, le istanze di un distretto che è stato uno dei luoghi simbolo della nascita e dello sviluppo dell’industria dell’elettrodomestico, patrimonio di orgoglio per le Marche, per l’Italia e per l’Europa. Noi riteniamo che le difficoltà si affrontino diversamente: con la sinergia, la concertazione, il dialogo, mettendo a sistema tutte le informazioni e costruendo soluzioni sostenibili e competitive per il territorio, per il Paese e per il sistema industriale europeo". Il messaggio finale spedito ai vertici di Electrolux punta a riaprire la trattativa su basi totalmente diverse: "Per questo chiediamo all’azienda un’assunzione di responsabilità: il ritiro del piano e l’avvio immediato di una fase di confronto reale con istituzioni, sindacati e territori. La chiusura dello stabilimento di Cerreto d'Esi e il licenziamento dei lavoratori non rappresentano un piano industriale né una riorganizzazione aziendale, ma l'inizio di un percorso che non intendiamo neppure lontanamente prendere in considerazione". Durante il tavolo romano è stata inoltre evidenziata la necessità di un impegno congiunto e condiviso tra Governo, Regione, enti locali e parti sociali per affrontare una crisi che non riguarda soltanto un singolo stabilimento, ma investe un’intera comunità produttiva e un territorio con una consolidata tradizione industriale. La Regione Marche, le amministrazioni locali e le organizzazioni sindacali hanno confermato al termine dell'incontro la massima determinazione nel sostenere le lavoratrici e i lavoratori e nel promuovere ogni iniziativa utile a scongiurare la chiusura definitiva del sito di Cerreto d’Esi.
Confidi Macerata, approvato il bilancio e rinnovate le cariche sociali
TREIA – Si è svolta presso il Casolare dei Segreti di Treia l’assemblea dei soci del Confidi Macerata, società cooperativa per azioni, articolata in una prima parte privata e in una successiva sessione pubblica dedicata ad approfondimenti economici e istituzionali. Durante la fase privata, il presidente Gianluca Pesarini e il direttore Leonardo Ruffini hanno presentato il bilancio relativo all’anno 2025, chiuso con un utile di 2.383 euro. Tra i principali dati illustrati figurano 8,7 milioni di euro di fidi garantiti in essere, un patrimonio mobiliare pari a 4 milioni di euro e 487 imprese socie iscritte. L’assemblea ha inoltre provveduto al rinnovo delle cariche sociali per il triennio 2026-2029. Il nuovo Consiglio di Amministrazione è composto da Claudio Cioli (Fimic srl), Mauro Guzzini (Gitronica spa), Massimo Paci (Eredi Paci Gerardo srl), Luca Paoletti (Fonderie PL srl) e Simona Reschini (Enzo Reschini srl). Il Collegio sindacale è invece formato da Pierandrea Farroni (presidente), Marco Donadio e Pierpaolo Porro. Nel corso dei lavori, i soci hanno espresso un ringraziamento al presidente uscente Gianluca Pesarini (Vismap srl), riconoscendo il lavoro svolto alla guida del Confidi nel periodo 2020-2026 e i risultati raggiunti. La parte pubblica dell’assemblea è stata caratterizzata da tre interventi di approfondimento. La professoressa Anna Grazia Quaranta dell’Università degli Studi di Macerata ha affrontato il tema della mutualità, evidenziando il ruolo di supporto e assistenza che accomuna il sistema dei Confidi e quello del credito cooperativo. Successivamente è intervenuto un dirigente del Dipartimento Sviluppo Economico della Regione Marche, che ha illustrato le misure regionali a sostegno dell’accesso al credito per le PMI, con particolare riferimento ai bandi “Credito Futuro Marche”, per un totale di 91 milioni di euro di risorse. A concludere la sessione è stato il professor Claudio Socci dell’Università di Macerata, che ha analizzato gli effetti delle tensioni internazionali sull’economia regionale attraverso modelli previsionali adottati in ambito accademico. All’incontro hanno partecipato anche rappresentanti di Confindustria Macerata, del sistema bancario convenzionato e di diverse istituzioni ed enti del territorio.
Emergenza rifiuti, Confindustria Macerata attacca la politica: "Costi insostenibili, serve soluzione subito"
Confindustria Macerata lancia l'ennessimo grido d'allarme. L'associazione degli industriali, stavolta, punta il dito contro lo stallo politico e istituzionale legato alla collocazione finale dei rifiuti. La posizione di Confindustria si evince da una nota rilasciata nella giornata di oggi. "Continuano a crescere i costi a carico delle imprese e dei lavoratori, rendendo insostenibile lo sviluppo del nostro territorio rispetto alle altre province delle Marche e al resto del Paese", si legge. Gli industriali stigmatizzano la paralisi a cui si assiste da mesi sul tema dell'ampliamento della discarica di Cingoli e sulla scelta dei nuovi siti idonei. "Assistiamo a continui scontri sulla stampa e a rimpalli di responsabilità politica che non aiutano a risolvere il problema - attacca la nota di Confindustria - L’impiantistica dei rifiuti è un tema di infrastrutture strategiche che dovrebbe non dividere la classe politica, ma appartenere alla cultura del governo di un territorio. Invece siamo costretti, imprese e cittadini, a conferire i nostri rifiuti fuori provincia e fuori regione con pesanti impatti sulla bolletta TARI e sui bilanci delle imprese". La criticità maggiore per Confindustria non riguarda soltanto la gestione della spazzatura urbana, ma colpisce soprattutto i rifiuti speciali generati dalle imprese. Da troppi anni nelle Marche non ci sono più discariche dedicate a questa categoria, viene denunciato: gli spazi residui ancora disponibili sono blindati per i rifiuti urbani e, in base alla nuova pianificazione regionale, la percentuale di conferimento degli speciali potrebbe "addirittura ridursi dal 50% al 30%". «Ci rammarica molto constatare di essere la Provincia meno virtuosa a livello impiantistico sul tema rifiuti - sottolineano gli industriali -. Nonostante i numerosi e reiterati appelli alle amministrazioni locali e ai governi regionali che si sono succeduti, tutti gli sforzi sono stati concentrati per raggiungere gli alti livelli di raccolta differenziata. Inoltre l’unico consorzio regionale presente, peraltro nella nostra provincia, avrebbe dovuto e potuto far dialogare tutti i Comuni della provincia. Niente di tutto questo: non si riesce a chiudere il cerchio della gestione sulla base dei principi di prossimità ed autosufficienza, richiesti dalla Comunità Europea e tanto decantati dalle Istituzioni". Se da un lato gli industriali guardano con favore all'inserimento del termovalorizzatore per il recupero energetico all'interno del nuovo Piano Regionale, dall'altro emerge una forte e immediata preoccupazione per il futuro prossimo e per i tempi di cantierizzazione dell'opera. "Ci conforta la previsione dell’impianto di chiusura ciclo inserito nel nuovo Piano Regionale, ma cosa accadrà nel periodo transitorio che prevede un arco temporale di almeno dieci anni fino alla realizzazione del termovalorizzatore?", si domandano da Confindustria. "La nostra Provincia non è ancora pronta per affrontare questo lungo periodo di transizione e siamo molto preoccupati che la situazione possa esplodere - prosegue la nota -. Se non verranno autorizzati ampliamenti e realizzati nuovi impianti, i costi diventeranno insostenibili. Il rischio altrimenti è del collasso della produzione". L'associazione confindustriale si rivolge quindi direttamente ai sindaci e alle istituzioni locali per sbloccare i progetti legati alle piattaforme di smaltimento, spronando la politica a un atto di responsabilità nei confronti del mondo del lavoro. "Confindustria Macerata rivolge l’ennesimo appello alla Provincia, alle amministrazioni locali ed alla collettività per individuare soluzioni rapide - conclude la nota -. È indispensabile e responsabile superare gli ostacoli tecnici ed ideologici che ostacolano la corretta gestione del rifiuto speciale e scoraggiano l’iniziativa privata alla realizzazione di nuovi impianti. La competitività di un territorio si misura sul possesso di infrastrutture in grado di accompagnare la crescita di una comunità. Troppo spesso si invoca l’incapacità di attrarre gli investimenti e la debolezza di un territorio, ma la causa è spesso l’assenza di queste infrastrutture di base. Purtroppo le imprese troppe volte vengono lasciate sole".
GoldenPlast, bilancio da 36 milioni e svolta storica: Ercoli nomina un Cda di super esperti
La GoldenPlast S.p.A., colosso del territorio nel settore delle materie plastiche, ridisegna il proprio futuro e blinda i conti al termine di un anno complesso per i mercati internazionali. Doppia svolta cruciale per l'azienda guidata dal patron Germano Ercoli: l'assemblea degli azionisti ha approvato il bilancio d’esercizio 2025 e, contestualmente, ha sancito il superamento della storica figura dell'amministratore unico con il varo di un nuovo e prestigioso Consiglio di Amministrazione che traghetterà la società fino al 2028. L’anno finanziario 2025 si è rivelato particolarmente difficile a causa delle forti tensioni geopolitiche globali, a partire dal conflitto tra Russia e Ucraina, passando per i dazi imposti dagli Stati Uniti fino alla crescente e invadente concorrenza dei prodotti provenienti dalla Cina. Nonostante questo scenario, il fatturato di GoldenPlast ha raggiunto i 36 milioni di euro, registrando una flessione del 10% rispetto all'anno precedente ma blindando un utile netto di 3.810.000 euro, un dato giudicato "estremamente positivo poiché in linea con i già ottimi livelli del 2024", ha affermato Ercoli. A dimostrazione della solidità patrimoniale della GoldenPlast, l'azienda ha scelto di non fermare gli investimenti sul territorio, portandoli avanti in totale autofinanziamento. Nel corso dell'anno sono stati erogati circa 350.000 euro in più nel monte stipendi, risorse destinate all’inserimento di cinque nuove unità di personale necessarie per l’avviamento del nuovo impianto produttivo. Oltre alla linea per la lavorazione dei polimeri tecnici, la società ha ultimato la costruzione di un nuovo capannone di 2.100 metri quadrati adibito a magazzino per le materie prime. Questi interventi aprono ufficialmente la strada a una decisa diversificazione industriale: l'azienda affiancherà alla storica produzione di gomma termoplastica anche lo sviluppo dei polimeri tecnici avanzati. La vera svolta strategica per il colosso marchigiano risiede nel cambio di modello organizzativo. Seguendo la linea già tracciata per l'Eurosuole, la GoldenPlast si dota di un Cda d'eccellenza composto da cinque figure di altissimo profilo nel mondo della finanza, delle grandi opere e della gestione d'impresa. Germano Ercoli assume la carica di presidente e amministratore delegato del Cda. Al suo fianco siederà il dottor Guido Cesarini, commercialista ed esperto di diritto societario e consulenza aziendale con ruoli di rilievo in primarie società italiane. Ingresso di primissimo piano anche per il professor Gian Luca Gregori, già rettore dell’Università Politecnica delle Marche fino al 2025, attuale presidente della Fondazione Universitaria per lo sviluppo imprenditoriale nonché membro del board di Terna S.p.A. e presidente del Cda del gigante delle infrastrutture Webuild (ex Salini Impregilo). Del consiglio farà parte anche Salvatore Giordano, figura storica di Confindustria, già direttore dell'associazione industriali di Pesaro Urbino e attuale presidente del Cda di Assindustria Consulting. A completare l'organo di controllo sarà Roberto Emili, laureato alla Politecnica delle Marche e stimato responsabile amministrazione e finanza della stessa GoldenPlast. A chiusura di questo storico passaggio, l’ormai ex amministratore unico Germano Ercoli ha voluto esprimere un sentito ringraziamento a tutti i dipendenti e collaboratori che, in 32 anni di attività, hanno permesso alla GoldenPlast di "superare le crisi cicliche e raggiungere traguardi di leadership internazionale. L'auspicio per il futuro - ha concluso Ercoli - è quello di replicare i grandi successi del passato, tenendo d'occhio le evoluzioni della delicata crisi geopolitica nel Golfo Persico".
Sapore di Mare passa a Clessidra Capital Credit: operazione per il rilancio
Clessidra Capital Credit SGR S.p.A. ha annunciato il perfezionamento dell’acquisizione della maggioranza del capitale di D.I.MAR. S.r.l., società italiana specializzata nella distribuzione retail di prodotti surgelati, in particolare ittici, con il marchio “Sapore di Mare”. L’operazione è stata realizzata per conto dei fondi gestiti da Clessidra Capital Credit e rappresenta un intervento di finanza strutturata finalizzato al rilancio dell’azienda. Il gruppo ha infatti messo a disposizione nuove risorse finanziarie destinate sia al rimborso del debito esistente sia al rafforzamento della struttura patrimoniale della società. Oltre al supporto finanziario, Clessidra punta a sostenere la crescita futura di D.I.MAR. attraverso competenze manageriali e industriali, con l’obiettivo di consolidare e valorizzare ulteriormente il marchio “Sapore di Mare”. Fondata nelle Marche all’inizio degli anni Novanta, D.I.MAR. è oggi una delle principali realtà italiane nel settore della distribuzione specializzata di prodotti ittici surgelati. Attraverso il brand “Sapore di Mare”, l’azienda può contare su una rete di circa 90 punti vendita distribuiti in tutta Italia e su un importante presidio produttivo nelle Marche. Nel 2025 la società ha registrato un fatturato di circa 75 milioni di euro. Il marchio si distingue sul mercato per l’ampiezza dell’offerta, la specializzazione nel settore ittico, la qualità dei prodotti e la forte riconoscibilità presso il consumatore italiano. “Sapore di Mare rappresenta un marchio distintivo nel panorama retail italiano, con una storia solida, una presenza capillare sul territorio e importanti potenzialità di sviluppo”, ha dichiarato Mario Fera, Ceo di Clessidra Capital Credit. “Il nostro intervento nasce con l’obiettivo di accompagnare D.I.MAR. in una fase di rilancio, rafforzandone la struttura patrimoniale e finanziaria e mettendo a disposizione competenze manageriali, risorse e una visione strategica orientata alla creazione di valore sostenibile nel lungo periodo”. Secondo Fera, l’operazione conferma inoltre "l’approccio di Clessidra Capital Credit nel supporto alle realtà italiane impegnate in percorsi di rilancio aziendale, intervenendo su aziende caratterizzate da marchi riconosciuti, solidi fondamentali industriali e concrete prospettive di crescita".
La Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo lancia una selezione pubblica per un profilo amministrativo
Una nuova opportunità occupazionale arriva dal mondo delle fondazioni bancarie del territorio. La Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo ha ufficialmente indetto un avviso di selezione pubblica per l'assunzione di una figura amministrativa da inserire all'interno dell'organico presso la propria sede istituzionale. La risorsa selezionata sarà chiamata a svolgere mansioni di supporto tecnico e operativo nelle attività contabili, amministrative e fiscali dell'Ente, entrando a far parte di una realtà solida e centrale per lo sviluppo culturale, sociale ed economico del territorio fermano e delle aree limitrofe. I professionisti interessati a partecipare alla selezione avranno diverse settimane a disposizione per inviare il proprio curriculum e la documentazione richiesta. Il termine ultimo e perentorio per la presentazione delle candidature è stato fissato per il giorno 31 luglio 2026. Il testo integrale del bando di concorso, contenente tutti i requisiti specifici di ammissione, le modalità di invio della domanda e la relativa informativa sulla privacy, è già consultabile e scaricabile sul sito istituzionale dell'Ente all'indirizzo www.fondazionecrf.it, navigando all'interno della sezione interamente dedicata alle news. Per ricevere ulteriori informazioni sulla procedura selettiva o per richiedere chiarimenti in merito ai requisiti e alle prove, gli interessati possono fare direttamente riferimento alla Segreteria della Fondazione Carifermo. Gli uffici sono raggiungibili telefonicamente al numero 0734/286289. In alternativa, è possibile inviare una comunicazione scritta tramite posta elettronica ordinaria all'indirizzo email fondazione@carifermo.it oppure, per comunicazioni con valore legale, all'indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) fondazionecrf@pcert.postecert.it.
Banco Marchigiano chiude l’anno dei record: utile oltre i 15 milioni
Si è conclusa con l’approvazione unanime del bilancio e un clima di grande soddisfazione l’Assemblea dei Soci del Banco Marchigiano, chiamata a esaminare i risultati di un esercizio definito dai vertici dell’istituto “l’anno dei record”. I numeri confermano infatti una crescita significativa sia sul piano economico sia su quello patrimoniale, consolidando il ruolo della banca come punto di riferimento per famiglie e imprese nelle Marche e in Abruzzo. L’utile lordo ha raggiunto i 17 milioni di euro, mentre l’utile netto ha superato i 15 milioni, segnando un incremento del 20,5% rispetto all’anno precedente. A rafforzare ulteriormente il quadro positivo è il CET1 ratio, principale indicatore della solidità bancaria, salito al 28,2%, con un patrimonio netto che supera i 115 milioni di euro. «L’approvazione del bilancio da parte dei soci conferma la bontà della nostra strategia – ha dichiarato il presidente Sandro Palombini –. Siamo una banca che cresce e che riesce a trasformare i risultati economici in valore per il territorio. Gli oltre 800mila euro destinati a iniziative sociali, culturali, sportive e sanitarie rappresentano concretamente il nostro modo di fare banca». Importanti anche i risultati sul fronte del sostegno all’economia reale. Nel 2025 il Banco Marchigiano ha erogato nuovi finanziamenti per 140 milioni di euro, con una crescita del 16,6% rispetto all’anno precedente. Numeri che si traducono in interventi concreti sul territorio: circa 400 famiglie e giovani hanno potuto acquistare la prima casa grazie ai mutui concessi dall’istituto, mentre oltre 300 piccole imprese sono state supportate nei loro programmi di sviluppo e investimento. Il direttore generale Massimo Tombolini ha evidenziato come i risultati raggiunti siano il frutto di un percorso costruito negli ultimi anni. «Non si tratta di un exploit isolato – ha spiegato – ma del risultato di un lavoro portato avanti con continuità negli ultimi tre anni. Abbiamo incrementato la raccolta complessiva di oltre 300 milioni mantenendo al tempo stesso una qualità del credito molto elevata, con coperture sui crediti deteriorati superiori al 76%». Tombolini ha inoltre sottolineato l’importanza del capitale umano all’interno dell’istituto, ricordando l’ingresso negli ultimi tre anni di circa 20 giovani neolaureati. Anche il vicepresidente Marco Bindelli ha rimarcato il valore dell’appartenenza al Gruppo Cassa Centrale: «Far parte di un grande gruppo nazionale ci garantisce solidità e prospettive, ma restiamo profondamente legati ai distretti produttivi delle Marche e dell’Abruzzo e alle esigenze delle famiglie del territorio». Il bilancio approvato conferma dunque il percorso di crescita del Banco Marchigiano, sempre più orientato a coniugare stabilità finanziaria, sostegno all’economia locale e attenzione alla comunità.
Confapi riunisce il distretto del Cappello: “Servono collegamenti e sostegno alle imprese”
MONTAPPONE – Opportunità per le imprese, infrastrutture strategiche, formazione e innovazione: sono stati questi i temi al centro dell’incontro “Opportunità e Strumenti per le Imprese del Distretto del Cappello”, promosso da Confapi Industria Ancona insieme a Uniontessile Confapi Industria Ancona e ospitato giovedì 14 maggio nella sede del Comune di Montappone. L’appuntamento, patrocinato dai Comuni di Montappone, Massa Fermana, Falerone e Monte Vidon Corrado, oltre che dal commissario straordinario per la Ricostruzione Sisma 2016, ha riunito istituzioni, amministratori e imprenditori del territorio fermano per discutere delle prospettive di sviluppo del comparto manifatturiero legato al cappello, simbolo storico dell’economia locale. A moderare l’incontro è stato Paolo Marzialetti, presidente nazionale del Settore Cappello della Federazione italiana Tessilivari e presidente di Uniontessile Confapi Industria Ancona. Ad aprire i lavori sono stati il sindaco di Montappone Mario “Amerino” Clementi e il prefetto di Fermo Edoardo D’Alascio, che ha invitato amministrazioni e aziende a rafforzare le iniziative comuni per sostenere la crescita del distretto. Particolarmente atteso l’intervento del senatore Guido Castelli, commissario straordinario per la ricostruzione sisma 2016, che ha illustrato le opportunità previste per le imprese del cratere sismico e le azioni messe in campo a favore del territorio. Castelli ha inoltre evidenziato l’importanza dell’ingresso della Regione Marche nella ZES Unica a partire dalla fine del 2025, sottolineando le nuove misure che potranno integrare gli strumenti già esistenti per le aree colpite dal terremoto. Il direttore di Confapi Industria Ancona Michele Montecchiani ha ribadito il ruolo dell’associazione come punto di riferimento per la piccola e media industria privata, evidenziando l’importanza della formazione e delle competenze come leva strategica per la competitività aziendale. Ampio spazio è stato dedicato anche alle criticità infrastrutturali che interessano il territorio. I sindaci dei Comuni coinvolti hanno richiamato l’attenzione sulla necessità di superare l’isolamento logistico del Distretto del Cappello attraverso opere considerate fondamentali per lo sviluppo economico dell’area. Tra le priorità indicate figurano il collegamento del distretto alla Mezzina tramite la strada che costeggia l’Ete Morto, il completamento della Mezzina verso Teramo e la realizzazione della Mare-Monti connessa alla Pedemontana, infrastruttura destinata a collegare Belforte del Chienti alla Salaria. Nel corso dell’incontro, Eleonora Ferracuti, consigliere provinciale di Fermo, ha ricordato l’iter avviato per il riconoscimento del marchio IGP del Cappello Marchigiano e della Calzatura Fermano-Maceratese, mentre il tenente colonnello Alessandro Caputo, in rappresentanza del comandante provinciale della Guardia di Finanza Vittorio Angelini, ha sottolineato la vicinanza delle istituzioni alle imprese del territorio e il valore dell’eccellenza manifatturiera locale. Il confronto finale con gli imprenditori ha fatto emergere le principali preoccupazioni del settore: dall’incertezza geopolitica alle ripercussioni sul mercato del lusso, fino alla difficoltà nel reperire personale qualificato e nella formazione continua in azienda. Tra i temi più sentiti anche la necessità di ridurre i costi per la partecipazione alle fiere nazionali e internazionali e l’importanza di rafforzare la collaborazione con le università marchigiane per sviluppare applicazioni legate all’Intelligenza Artificiale e all’innovazione tecnologica.
Le cinque Confindustrie marchigiane fanno rete: nasce "Confindustria Servizi Marche"
Le cinque Confindustrie marchigiane fanno rete: Le società di servizi di Confindustria Ancona, Ascoli Piceno, Fermo, Macerata e Pesaro Urbino uniscono competenze, risorse e progettualità in "Confindustria Servizi Marche", "l'alleanza strategica che mette in rete le competenze delle cinque province marchigiane". L'obiettivo è "creare un sistema integrato di servizi per accompagnare le imprese marchigiane nei percorsi di crescita e competitività, attraverso strumenti innovativi e soluzioni condivise nei settori chiave dello sviluppo aziendale. La rete d'impresa, soggetto giuridico snello ideato per creare servizi su base regionale lasciando invariate le strutture di servizi provinciali, si concentrerà inizialmente sulla digitalizzazione ed il marketing, l'internazionalizzazione, la ricerca e selezione del personale e l'energia". La rete, fa sapere l'associazione degli industriali, sarà sviluppata nei prossimi mesi da Assindustria Consulting, Assindustria Servizi, Confindustria Servizi, S.i.f. e So.ge.s.i.,con il supporto di Carlo La Rotonda, direttore di Retimpresa, la struttura confederale dedicata allo sviluppo dei contratti di rete. Si tratta di un esempio pilota a livello nazionale. La sinergia rappresenta "un punto di svolta innovativo nelle strategie di affiancamento alle imprese e nelle opportunità di sviluppo per il territorio: il know-how maturato nelle diverse province converge in una visione condivisa, consentendo alle aziende marchigiane di accedere a competenze trasversali e servizi avanzati attraverso un modello gestionale integrato, che favorisce economie di scala, maggiore specializzazione e una più ampia capacità di risposta alle trasformazioni economiche, tecnologiche e organizzative in atto". Accanto al consolidamento delle attività esistenti la rete Confindustria Servizi Marche punta a "sviluppare interventi costruiti sui bisogni emergenti, soprattutto negli ambiti che richiedono investimenti che possono essere realizzati in modo più efficacie su base regionale". Oltre ai servizi già sopra elencati, si attiveranno collaborazioni con "Università, Its e centri di ricerca".
Crisi Electrolux, Acquaroli incontra i lavoratori: "Inaccettabile la chiusura di Cerreto d’Esi"
La Regione Marche alza il muro contro il piano di ridimensionamento della multinazionale svedese Electrolux. Al termine di un lungo confronto a Palazzo Raffaello tra il governatore Francesco Acquaroli, l’assessore al Lavoro Tiziano Consoli e le rappresentanze sindacali, la posizione dell’ente è netta: viene richiesto ufficialmente il ritiro del piano industriale che prevede la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi. Il presidente Acquaroli, che ha incontrato i lavoratori direttamente davanti ai cancelli della fabbrica, ha usato parole durissime contro la strategia dell'azienda: "La Regione e tutti i marchigiani sono al vostro fianco. Una ristrutturazione aziendale non può contemplare la chiusura di uno stabilimento. È una scelta unilaterale, inaccettabile e offensiva nei confronti di una comunità e di tutta la regione". Secondo il governatore, la storia produttiva del sito non giustifica tale decisione: "Parliamo di un sito che in oltre mezzo secolo di storia ha dimostrato grandi capacità produttive, raggiungendo sempre gli obiettivi prefissati dall’azienda. Qui ci sono maestranze con grande competenza che possono continuare a dare un contributo importante allo sviluppo produttivo". Acquaroli ha poi ricordato il ruolo della responsabilità sociale d'impresa: "Queste aziende hanno ricevuto sostegni pubblici, anche per ristrutturare la capacità produttiva. Per un territorio già colpito da altre crisi industriali, tutto questo è inaccettabile. Siamo indignati, preoccupati e dispiaciuti". L'obiettivo immediato è il tavolo del 25 maggio presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). L'assessore Tiziano Consoli ha ribadito la necessità di un fronte unito: "È necessario mettere in campo ogni azione utile per salvaguardare l'occupazione, la continuità produttiva e il tessuto economico e sociale del fabrianese e delle Marche. In questi giorni lavoreremo per acquisire tutte le informazioni necessarie per essere pronti all’incontro. Il ritiro del piano industriale è naturalmente l’aspetto principale". La Regione punta a far valere il peso di un territorio che, come ricordato da Acquaroli nel suo appello finale, non intende arrendersi: "È importante restare uniti e coesi a difesa di Cerreto d’Esi, dell’occupazione, del territorio e della sua competitività. Le Marche hanno una grande storia fatta da persone perbene che sanno cosa significa il lavoro, la serietà e il rispetto dei patti presi".
Salta il nuovo stabilimento Panatta ad Apiro, il colosso del fitness si sposta a Monte Roberto
Si ferma il piano di espansione della Panatta Srl ad Apiro e con esso sfuma definitivamente il progetto di realizzazione di due nuovi stabilimenti produttivi considerati strategici per la crescita del gruppo e per l’occupazione dell’entroterra maceratese. L’azienda, leader internazionale nel settore bodybuilding e fitness e simbolo del Made in Italy, aveva avviato già nel 2020 un percorso con il Comune di Apiro per ottenere una variante urbanistica che consentisse la costruzione di un nuovo polo industriale da 15-20mila metri quadrati su un’area di proprietà della famiglia Panatta. Dopo un iter durato oltre quattro anni, la proposta si è però tradotta nella possibilità di edificare una struttura ridimensionata a circa 7.200 metri quadrati, con prescrizioni tecniche ritenute economicamente insostenibili dall’azienda: gran parte dello stabilimento avrebbe dovuto essere interrato e ricoperto da terreno e manto erboso. Accantonato il primo progetto, il gruppo aveva deciso di investire comunque sul territorio acquistando due lotti edificabili vicino alla sede aziendale per realizzare un nuovo stabilimento da circa mille metri quadrati. Il progetto era stato definito, i contratti con le imprese firmati e già versati anticipi per oltre 450mila euro, con l’obiettivo di completare l’opera entro la fine del 2026. A bloccare definitivamente l’investimento è stato però un vincolo di inedificabilità imposto dall’Autorità di Bacino nel 2022, emerso solo durante l’iter per il rilascio del permesso di costruire, nonostante in precedenza il Comune avesse certificato la destinazione edificatoria dell’area. “È stato fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità per continuare a investire ad Apiro – dichiara il fondatore Rudy Panatta –. Sono stati impegnati capitali importanti, tempo e lavoro, ma oggi dobbiamo prendere atto che non è più possibile proseguire”. La società ha così deciso di trasferire il nuovo investimento nel vicino comune di Monte Roberto, dove nascerà il nuovo polo produttivo. Il trasferimento coinvolgerà circa 90 lavoratori e comporterà anche una revisione di ulteriori investimenti che il gruppo aveva programmato ad Apiro, compreso l’acquisto di nuovi appartamenti destinati ai dipendenti. Negli anni Panatta aveva consolidato il proprio rapporto con il territorio attraverso numerose iniziative: dal rilancio dell’Hotel Eldorado alle attività del parco acquatico, fino a progetti di welfare aziendale per lavoratori e famiglie. “La burocrazia, così come è concepita e gestita, rappresenta un freno allo sviluppo e alimenta lo spopolamento delle aree interne – conclude Panatta –. Apiro resterà il quartier generale e l’anima del gruppo, ma questa vicenda lascia una profonda amarezza”.
Cyber security e continuità operativa: a Belforte il confronto tra imprese e sistema finanziario
Belforte del Chienti– In un contesto caratterizzato da minacce informatiche sempre più sofisticate, la continuità operativa e la cyber security diventano temi centrali per la competitività e la resilienza delle imprese. Se ne è discusso nel pomeriggio presso la sede della Simonelli Group, durante l’incontro “C-Lab: continuità operativa e cyber security”, organizzato in collaborazione con Intesa Sanpaolo Assicurazioni nell’ambito del Laboratorio ESG Marche, iniziativa avviata nel 2024 da Intesa Sanpaolo, Confindustria Macerata e Fondazione Marche per sostenere la crescita sostenibile delle PMI. L’appuntamento ha riunito imprenditori, esperti e rappresentanti del mondo bancario e assicurativo per approfondire strategie di gestione del rischio cyber, modelli di prevenzione e strumenti di protezione per le imprese. Ad aprire i lavori sono intervenuti rappresentanti del sistema bancario e industriale regionale, seguiti da tavole rotonde dedicate alla gestione della continuità operativa e alla sicurezza informatica. Al centro del confronto anche il ruolo delle coperture assicurative come elemento strategico nella mitigazione degli impatti derivanti da attacchi informatici. Tra i contributi, è stato sottolineato come la cyber security non rappresenti più un tema esclusivamente tecnico, ma una componente strutturale della strategia aziendale. In particolare, è stato evidenziato che: la gestione del rischio digitale richiede un approccio integrato che unisca tecnologia, competenze e cultura organizzativa, in un contesto in cui le minacce diventano sempre più evolute. Nel corso dell’incontro è stata inoltre presentata un’analisi basata su un’indagine condotta da Intesa Sanpaolo tra fine 2025 e le imprese clienti, dalla quale emerge come la cyber security, insieme all’intelligenza artificiale, sia tra le principali priorità di investimento previste per il 2026. L’esperienza della Simonelli Group è stata portata come case history, illustrando le strategie adottate per la gestione della sicurezza informatica e della continuità operativa. L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso del Laboratorio ESG Marche, che punta a promuovere innovazione, transizione digitale e sostenibilità come leve di competitività per il tessuto produttivo regionale

cielo sereno (MC)



