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Economia Provincia Macerata

Calzaturiero, Marche in calo ma ancora quarto polo nazionale: export a -8,9% nel primo trimestre 2026

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Il settore calzaturiero marchigiano apre il 2026 con un andamento negativo, ma conferma il suo ruolo centrale nel panorama nazionale. Nel primo trimestre dell’anno, infatti, le esportazioni di calzature e parti dalle Marche hanno registrato una flessione del -8,9%, un calo che colloca la regione al quarto posto in Italia per valore dell’export.

I dati emergono dalla nota congiunturale elaborata dal Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, che fotografa un quadro complesso per l’intero comparto italiano. A livello nazionale, nel periodo gennaio-marzo 2026, le esportazioni si sono attestate a circa 3 miliardi di euro, con una diminuzione del -1,6% in valore e del -3,6% in volume rispetto allo stesso periodo del 2025.

La flessione interessa anche le principali aree produttive del Paese. Dopo Lombardia, Veneto e Toscana, le Marche restano uno dei distretti più importanti del Made in Italy calzaturiero, con un calo che si distribuisce in maniera diversa tra le province.

A livello territoriale, Fermo registra una contrazione dell’export del -7,7%, mentre Macerata limita la flessione al -5%. Più pesante invece il dato di Ascoli Piceno, che nel primo trimestre perde il -21,7%.

Il risultato marchigiano appare comunque meno negativo rispetto ad altri grandi territori della filiera: il Veneto, primo polo regionale per i flussi verso l’estero, segna un calo del -14,8%, mentre la Toscana registra una diminuzione del -19,7%. La Lombardia, che guida la graduatoria nazionale, arretra del -10,8%.

Secondo Assocalzaturifici, il rallentamento è legato soprattutto alla debolezza dei mercati internazionali, che rappresentano circa il 90% del giro d’affari complessivo del settore, oltre alle tensioni geopolitiche e all’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia.

A livello nazionale, nei primi tre mesi del 2026 diminuiscono anche imprese e occupazione: si registrano 85 aziende attive in meno e 808 addetti in meno rispetto alla fine del 2025.

Nonostante il momento difficile, il comparto marchigiano mantiene un peso strategico nell’economia regionale e nazionale, grazie alla presenza di una filiera storicamente legata alla qualità, all’artigianalità e alla capacità di esportazione del Made in Italy.

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