Ridere e riflettere con Fabio Macedoni
di Donatella Pazzelli.
Molto di Molière, una spruzzata di Vasco Rossi e tanto di Fabio Macedoni nella sua nuova commedia dialettale “Più de là che de qua”, messa in scena dalla Compagnia teatrale Fabio Valenti con la regia di Francesco Facciolli dal 30 ottobre al 1° novembre nel Teatro comunale di Treia.
La scena si apre con Bartolomè, un ex fattore magistralmente interpretato dall’autore, che tra sogno e realtà si trova al centro del carosello di tutta una serie di personaggi che scopriremo essere questuanti, approfittatori e falsi.
Pippina, la serva che a suo modo è l’unica che ha a cuore Bartolomè, rappresenta una sorta di ancora di salvezza, ma anche lo sfogo di un uomo incattivito dalla vita e arricchitosi quasi per dispetto.
Nel corso della commedia, essenziale nella scenografia ma ricca nei costumi, si ha modo di conoscere la famiglia di Bartolomè: Dorgezza, innamorata del nullafacente Amoretto e assolutamente contraria al progetto del padre che la vuole sposa di Esculapio, giovane medico figlio di Podalirio Diarroico, anch’esso medico; Amanda, la sua seconda moglie interessata solo alla cospicua eredità su cui non riesce a mettere le mani, nonostante la tresca con il notaio Arturo Abbifede e poi le sorelle nubili Ida e Ada, due zitelle acide che nella preghiera morbosa hanno trovato la conveniente copertura alla loro devastante ipocrisia.
Al girotondo intorno al moribondo partecipano anche il marchese squattrinato Alfredo De Nullis, la cui famiglia ha causato a Bartolomè tanto dolore che questi esprime in un toccante monologo dove la rabbia verso i padroni che dettavano legge sulle cose e sulle persone dà una nuova interpretazione della sua malvagità, il factotum e imbroglione Giuliano Vrugnoleaux, la tenutaria Fernanda preoccupata per il cambio dei gusti dei suoi clienti e S.E. Mons Giustino De Pretis, prelato ambiguo che cerca di tenere in pugno il protagonista con la scusa che istruisce e corregge il figlio Svogliato in seminario a Roma.
“Più de là che de qua – si legge nelle note di regia - è una storia senza tempo, un rimbalzo continuo di situazioni e sentimenti non ancorati a periodi storici determinati, ma vaganti incessantemente in un universo privo di forza gravitazionale, sentendosi perfettamente a loro agio e nel loro tempo, qualunque esso sia, proprio perché tutti i personaggi della storia sono eterni grazie alla replicabilità delle loro azioni. E’ un ringraziamento a Molière ed al suo genio, scrittore capace di raccontare il mondo con quell’ironia che non offende e sa penetrare; autore capace di spazzare via le regole classiche del teatro per fare posto all’unica vera regola che è quella di piacere al pubblico”. Risate grasse e risate amare fanno sì che la pièce di Fabio Macedoni, molto piacevole e apprezzata dal pubblico, arrivi al gran finale dove Bartolomè resta il protagonista assoluto, anche se non è più tra i vivi, ma in fondo “la vita è un brivido che vola via, è tutt'un equilibrio sopra la follia… sopra la follia!”.

cielo sereno (MC)
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