Macerata riscopre Paolo Castelli: a Palazzo Ricci la mostra dedicata all'architetto marchigiano (VIDEO)
Un architetto capace di leggere il territorio, anticiparne le trasformazioni e immaginare il futuro dei suoi luoghi. A dieci anni dalla scomparsa, Macerata rende omaggio a Paolo Castelli, tra le figure più rappresentative dell'architettura marchigiana del Novecento, con la mostra Dare forma allo spazio. L'architettura di Paolo Castelli, inaugurata a Palazzo Ricci e visitabile fino al 6 gennaio 2027.
L'esposizione, organizzata dalla Fondazione Carima e dalla Fondazione per l'Architettura di Macerata, ripercorre la ricerca professionale e intellettuale dell'architetto attraverso progetti, schizzi, dipinti, scritti e materiali d'archivio. Un percorso che restituisce la complessità di una figura capace di muoversi tra architettura, urbanistica e pittura, mantenendo sempre al centro il rapporto tra spazio, paesaggio e comunità.

Il suo lavoro ha contribuito concretamente a trasformare il volto di città e territori marchigiani, lasciando segni riconoscibili nel paesaggio urbano. Tra questi, a Macerata, il Monumento alla Resistenza, un'opera che esprime bene la sua idea di architettura: non un elemento estraneo da collocare in uno spazio, ma una presenza capace di dialogare con l'ambiente circostante, avvolgerlo, diventarne parte e valorizzarlo. Una visione in cui il progetto non si impone sul luogo, ma entra in relazione con esso, rispettandone e interpretandone l'identità.
A raccontare il lato più personale dell'architetto è stato il figlio Alessandro Castelli, che ha ricordato il metodo di lavoro del padre: «Mio padre non riempiva vasi, non era un maestro perché non saliva in cattedra, era un artigiano dell'architettura, nel senso più vero del mestiere». Un professionista che seguiva personalmente ogni fase del progetto, dai primi schizzi ai disegni di dettaglio. «Io ho imparato dall'esempio quotidiano, non dalle nozioni», ha aggiunto, sottolineando anche il valore che il padre attribuiva al lavoro di squadra e al confronto tra competenze diverse.

La mostra approfondisce anche i riferimenti culturali che hanno influenzato la sua visione, dal Movimento Moderno a Frank Lloyd Wright, fino al rapporto con lo storico dell'architettura Bruno Zevi. Da questi confronti Castelli maturò una concezione dell'architettura che non si esauriva nella realizzazione dell'edificio, ma considerava centrale il dialogo con il contesto e l'identità dei luoghi.
Accanto all'attività progettuale trova spazio anche la pittura, per Castelli uno strumento di osservazione e conoscenza della realtà. «Le sue opere nascono da una sensibilità profonda, legata soprattutto alla terra marchigiana», ha spiegato Roberto Cresti, direttore artistico di Palazzo Ricci e co-curatore della mostra, evidenziando il legame dell'artista con i paesaggi e le esperienze umane del territorio.

Un'attualità riconosciuta anche da Michele Schiavoni, presidente di In/Arch Marche e curatore dell'esposizione, che ha sottolineato il significato della mostra nel decimo anniversario del sisma del 2016. Castelli aveva infatti individuato già decenni fa il ruolo fondamentale dei piccoli centri nell'equilibrio territoriale: «Riscoprire il suo pensiero significa anche riflettere sul futuro di questi luoghi, sulla tutela del loro patrimonio storico, culturale e paesaggistico».
Per Francesco Sabatucci Frisciotti Stendardi, presidente della Fondazione Carima, ospitare la mostra a Palazzo Ricci significa inserire Castelli nel percorso di valorizzazione dei protagonisti del Novecento, riconoscendo nella loro eredità culturale una risorsa per comprendere il presente e immaginare il futuro.

L'esposizione si propone così non soltanto come un omaggio alla memoria di un grande protagonista dell'architettura marchigiana, ma come un'occasione per tornare a interrogarsi sul rapporto tra costruito, territorio e comunità. Un pensiero che, a dieci anni dalla scomparsa di Castelli, continua a parlare al presente.



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