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Cultura Mogliano

“C’è una parte della violenza che non si vede”: ICEBERG debutta al Teatro Apollo di Mogliano

“C’è una parte della violenza che non si vede”: ICEBERG debutta al Teatro Apollo di Mogliano

Questa mattina, presso la sede della Provincia di Macerata, è stato presentato ufficialmente ICEBERG, il nuovo progetto teatrale contro la violenza sulle donne nato per accendere i riflettori su quella parte sommersa, silenziosa e quotidiana che troppo spesso resta invisibile. Il debutto è in programma il 7 marzo 2026 alle ore 20:45 al Teatro Apollo di Mogliano, in una data simbolica alla vigilia della Giornata internazionale della donna.

ICEBERG è prodotto da Met – Marche Eventi Teatro e dalla Casa delle Donne di Jesi, con il sostegno di Banco Marchigiano e Feleppa, ed è sviluppato in dialogo con numerose realtà marchigiane impegnate nel contrasto alla violenza di genere, tra cui CNA Impresa Donna Marche, Se Non Ora Quando Osimo e Il Faro Sociale. Una rete ampia che conferma la natura del progetto: non solo spettacolo teatrale, ma una vera azione culturale condivisa che coinvolge istituzioni, scuole, associazioni e centri antiviolenza del territorio.

ICEBERG non si limita alla rappresentazione scenica, ma affianca allo spettacolo momenti di confronto, informazione e formazione, trasformando il teatro in uno spazio di ascolto e responsabilità collettiva. L’esperienza artistica diventa così un’occasione concreta di consapevolezza, soprattutto per le giovani generazioni, in un’epoca in cui si comunica sempre più attraverso schermi e sempre meno guardandosi negli occhi.

Con la regia di Roberto Rossetti, i testi di Elisabetta Tulli e le musiche tratte dal repertorio classico e riarrangiate per la scena da Antonio Torella, lo spettacolo costruisce un linguaggio teatrale essenziale e diretto, dove parola, suono e presenza scenica diventano strumenti di testimonianza e riflessione. In scena Chiara Bonfrisco, Francesco Properzi, Elisabetta Tulli, Enrico Verdicchio, Rosetta Martellini, Benedetta Morichetti ed Elena Galassi, con una squadra artistica e tecnica che rafforza la qualità e la profondità del progetto.

Il cuore dello spettacolo è racchiuso nella sua metafora. ICEBERG non mostra la violenza nel suo momento più evidente, quello fisico o irreparabile, ma concentra lo sguardo su ciò che la precede, sui segnali minimi e sottovalutati, su quelle dinamiche che lentamente trasformano una relazione in un territorio di squilibrio, paura e dipendenza. Le parole che svalutano, le battute che normalizzano il possesso, i controlli scambiati per attenzione, le rinunce progressive che isolano la vittima diventano i veri protagonisti della narrazione.

Il pubblico non assiste soltanto a eventi, ma riconosce dinamiche quotidiane e diffuse: la minimizzazione, il senso di colpa indotto, la difficoltà di essere credute, il peso del giudizio sociale, la solitudine che precede ogni richiesta di aiuto. ICEBERG porta in scena la zona grigia della violenza, quella in cui non è ancora evidente ma è già presente, insinuandosi nel linguaggio e nei ruoli sociali.

Roberta Nuzzaci, presidente di Met – Marche Eventi Teatro, ha spiegato che l’idea nasce da un’esigenza personale maturata attraverso un contatto diretto con la Casa delle Donne di Jesi. L’obiettivo è accendere campanelli d’allarme, soprattutto nelle giovani generazioni, per riconoscere ciò che sta sotto la punta dell’iceberg, dove si trovano femminicidi e aggressioni fisiche, ma che è sostenuta da una massa sommersa fatta di segnali ignorati. Il testo è stato costruito attraverso un confronto costante con le referenti della Casa delle Donne, in un percorso di letture e rielaborazioni condivise.

Elisabetta Tulli ha raccontato di aver affrontato una lunga fase di formazione e interviste per realizzare un’opera di teatro civile autentica e documentata, capace di unire competenze drammaturgiche e responsabilità sociale. Dopo diverse revisioni, lo spettacolo è pronto per il debutto del 7 marzo, con l’intento di trasformare il palcoscenico in uno strumento di prevenzione.

Il regista Roberto Rossetti ha definito ICEBERG un progetto che nasce da una necessità e che utilizza il teatro per fare cultura e informazione, mescolando elementi musicali, momenti di leggerezza e di forte emozione, in una messa in scena guidata dalla sensibilità verso una tematica urgente e attuale.

Chiara Bonfrisco, protagonista dello spettacolo, ha parlato di una grande responsabilità interpretativa, trattandosi di una storia ispirata a materiale reale. Raccontare questa vicenda significa permettere al pubblico di empatizzare e riconoscere i segnali, comprendendo quanto sia fondamentale intervenire prima che la violenza emerga nella sua forma più estrema.

In un tempo in cui la cronaca restituisce quotidianamente numeri e nomi, ICEBERG sceglie di restituire contesti, processi e responsabilità collettive. Non cerca il colpo di scena, non spettacolarizza il dolore, ma invita a comprendere le radici della violenza. Perché la violenza non comincia con un gesto. Comincia molto prima. E spesso passa inosservata.

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