Macerata perde Giordano De Angelis, poeta e custode della memoria della città: "La sua voce continuerà a vivere"
Macerata perde Giordano De Angelis, poeta, uomo delle istituzioni, sportivo e soprattutto custode della memoria della città. Scomparso il 5 settembre, De Angelis lascia un ricordo profondo in quanti lo hanno conosciuto e frequentato nel corso di una vita ricca di esperienze, impegno civile e passione per la cultura popolare.
Tra coloro che oggi lo ricordano con particolare affetto c’è Roberto Cherubini, esponente locale del Movimento 5 Stelle, che con De Angelis ha condiviso una lunga amicizia e numerose collaborazioni legate a Macerata, alle sue tradizioni e alla sua memoria.
“Scrivere di lui oggi non è facile – racconta Cherubini – quando viene a mancare un amico vero, le parole sembrano sempre poche. Eppure proprio le parole sono ciò che Giordano ci ha lasciato in eredità”.
Nato a Macerata il 25 aprile 1937, Giordano De Angelis proveniva da una famiglia profondamente legata alla città e alla storia del Novecento. Il padre Lauro, marmista e scultore, fu un esponente dell’antifascismo maceratese e partecipò alla Resistenza nei GAP. La madre Emma era infermiera, mentre il nonno Giuseppe De Angelis era uno scultore di scuola verista.
Prima della poesia, nella vita di De Angelis ci fu lo sport. Fu portiere della Recanatese e della Maceratese, conquistando il campionato con entrambe le squadre. Un’esperienza che racconta già molto della sua personalità e del suo legame con il territorio.
Successivamente il suo impegno si spostò anche nella vita politica e sociale della città. Fu più volte consigliere comunale, prima nel PSIUP e poi nel PCI, e ricoprì incarichi nell’amministrazione dell’ospedale provinciale, dell’Arena Sferisterio e, in seguito, come presidente dell’IRCR.
La poesia arrivò relativamente tardi, ma finì per occupare un posto centrale nella sua esistenza. De Angelis scelse il dialetto maceratese, la lingua dell’infanzia e della quotidianità, quella parlata dalle persone e dalla comunità con cui era cresciuto. Per lui non si trattava di una forma minore dell’italiano, ma di una vera lingua, capace di raccontare sentimenti, ricordi, ironia e identità.
Le prime raccolte, Da le fosse a le casette, del 1978, e Fregnacce, del 1979, furono caratterizzate soprattutto dall’arguzia e dall’ironia. Con il passare degli anni, anche grazie all’incoraggiamento dell’amico professor Piero Temperini, la sua produzione acquistò maggiore profondità, fino alle opere della maturità, tra cui Nó’ ccennéte la luce e Li scherzi de l’età.
Numerosi furono i riconoscimenti ottenuti nei concorsi di poesia dialettale marchigiani, fino al premio CreativaMente della Provincia di Macerata e all’encomio solenne ricevuto nel 2014 per il racconto Bombolo.
La sua produzione, tuttavia, riuscì a oltrepassare i confini della provincia. Le sue opere furono acquisite da biblioteche e università in Canada, Germania e Stati Uniti, mentre alcune liriche vennero studiate e tradotte in ambito universitario. Nel 2013 l’Università di Manchester gli affidò inoltre la traduzione in dialetto maceratese de Il soldatino di stagno, destinata a un audiolibro dedicato ai dialetti italiani.
Per Cherubini, però, De Angelis non è soltanto il poeta che ha dato dignità letteraria al dialetto maceratese. È soprattutto l’amico con il quale ha condiviso anni di progetti e iniziative.
“Ho avuto la fortuna di condividere con Giordano diverse iniziative legate a Macerata e alle sue tradizioni – ricorda –. Abbiamo lavorato insieme a calendari, pubblicazioni e progetti fotografici nei quali i suoi versi accompagnavano immagini e ricordi della città. Ho anche realizzato alcuni video in cui Giordano recitava le sue poesie”.
Esperienze che oggi assumono un valore ancora maggiore. “Erano occasioni semplici, ma per me oggi rappresentano ricordi preziosi di un’amicizia che andava ben oltre la collaborazione”, sottolinea Cherubini.
Tra le opere che meglio rappresentano il rapporto di De Angelis con la città c’è Arti e mestieri, nata nel 1985 e ripubblicata nel 2015. Un omaggio al lavoro, alle antiche botteghe e a quel mondo popolare che costituiva una parte fondamentale della memoria collettiva di Macerata.
Ed è proprio nella capacità di conservare quella memoria che Cherubini individua il lascito più importante del poeta.
“Ha raccontato Macerata attraverso la sua lingua più autentica. Nelle sue poesie ci sono le persone, i mestieri, i luoghi, gli affetti e i ricordi di una comunità. Giordano non si è limitato a scrivere in dialetto: ha contribuito a conservarne la memoria e la dignità culturale”.
Ma nel momento dell’addio, oltre alla figura pubblica e all’artista, rimane soprattutto il ricordo personale.
“Io, però, oltre al poeta ricorderò soprattutto l’amico. Ricorderò gli anni trascorsi insieme, le conversazioni, i progetti, le idee e la sua capacità di affrontare la vita con intelligenza, ironia e sensibilità”.
Un pensiero va quindi alla famiglia: “Alla moglie e ai suoi tre figli va il mio più affettuoso abbraccio”.
E infine quelle poche parole che, forse, riassumono meglio di ogni biografia il sentimento di chi lo ha conosciuto: “A Giordano voglio dire semplicemente grazie: per l’amicizia, per la collaborazione e per tutto quello che ci ha regalato”.
Un grazie destinato a rimanere nel tempo, insieme ai suoi versi. “Sono certo che, ogni volta che a Macerata qualcuno pronuncerà una delle sue poesie, la sua voce continuerà a vivere”.

cielo coperto (MC)
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