PlayMarche, realtà culturale e creativa di Macerata attiva nel campo delle esperienze immersive e del videomapping, rafforza la propria presenza internazionale partecipando a due importanti festival di light art contemporanea: il Portland Winter Light Festival negli Stati Uniti e il Klaipėda Light Festival in Lituania.
A Portland, nello stato dell’Oregon, PlayMarche presenta Luminous Currents, un progetto di videomapping ideato da Davide Sinapsi e curato da Michele Spagnuolo, proiettato sull’edificio degli Electric Blocks. L’installazione trae ispirazione dai movimenti degli organismi unicellulari, trasformando processi naturali invisibili in flussi visivi immersivi. L’architettura diventa così un organismo luminoso in continua evoluzione, unendo percezione sensoriale e riflessione scientifica.
Parallelamente, a Klaipėda, PlayMarche porta Once We Were Trees, un audio-videomapping che reinterpreta il mito lituano di Eglė, la Regina dei Serpenti. L’opera, dal punto di vista della figlia Drebulė, interrompe il ciclo della violenza della storia originale grazie alle sutartinės, antichi canti polifonici femminili, creando una narrazione simbolica e immersiva.
I progetti combinano pratiche sostenibili e linguaggi digitali: le immagini sono realizzate con la cianotipia, tecnica che utilizza luce solare, pigmenti naturali ed elementi vegetali, e poi rielaborate digitalmente in animazioni 2D. Il sound design, affidato a Theodore Vibert e Diego Ayala Raffalli, completa l’esperienza immersiva nello spazio urbano. L’animazione è stata realizzata da Sarah Le Gigan e Pauline Katz, con curatela di Michele Spagnuolo.
Le due installazioni rappresentano approcci distinti ma complementari alla media art: una ricerca scientifica e astratta, l’altra narrativa e culturale, entrambe capaci di ridefinire il rapporto tra architettura, contenuto e spettatore.
Con queste partecipazioni, PlayMarche conferma il ruolo delle realtà italiane nei circuiti internazionali della media art, promuovendo innovazione tecnologica, ricerca artistica e dialogo culturale tra territori.
"La cosiddetta sfiducia all’assessore Paolo Calcinaro è qualcosa che non esiste". Lo ha dichiarato il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, rispondendo ai cronisti dopo le critiche delle opposizioni in merito alla vicenda delle circa 300 sacche di plasma sprecate a causa della carenza di personale nell’Officina trasfusionale.
Secondo Acquaroli, è fondamentale distinguere tra indirizzo politico e gestione operativa. "La gestione appartiene ai dipartimenti e alle aziende sanitarie, mentre l’indirizzo e il controllo spettano alla politica, cioè alla Giunta e al Consiglio quando stabiliscono gli obiettivi da raggiungere".
Il presidente ha escluso che la Giunta o l’assessore possano aver raccomandato o autorizzato azioni come quelle riportate dai media. "Quanto accaduto, se confermato, è grave e inaccettabile. Non appena emersa la notizia martedì mattina, abbiamo richiesto l’istituzione di una commissione interna di verifica", ha aggiunto.
Acquaroli ha ricordato l’importanza del lavoro di Avis e della generosità dei donatori: "Le Marche sono tra le regioni più virtuose a livello nazionale grazie a loro. Prima di tutto vogliamo tutelare chi dona sangue".
Il presidente ha sottolineato che eventuali responsabilità tecniche saranno valutate dalla commissione interna, il cui lavoro dovrebbe concludersi entro 30 giorni. "Quando la relazione sarà completata, sarà possibile leggere e comprendere cosa sia accaduto e individuare eventuali responsabilità", ha concluso.
Sabato 28 marzo, alle ore 15, Sarnano celebrerà l’inaugurazione della Chiesa di Santa Chiara, recentemente restaurata a seguito dei danni causati dal sisma del 2016. L’intervento, realizzato grazie a un contributo di 390.000 euro stanziato dall’Ufficio Speciale per la Ricostruzione e dalla Struttura Commissariale, ha permesso di recuperare l’edificio preservandone l’originario aspetto a faccia vista e gli interni in stile barocco.
Situata accanto al Polo Museale cittadino, la chiesa torna così a disposizione della comunità e si inserisce in un più ampio progetto di valorizzazione del patrimonio storico, artistico e culturale sarnanese. L’inaugurazione si colloca in una fase di rilancio dell’area di via Leopardi, dove il Polo Museale è oggetto di un nuovo allestimento, con la speranza di renderlo visitabile già dall’estate. Nei prossimi anni sono previsti ulteriori lavori per completare il nuovo sistema museale e creare sale multimediali dedicate.
“Siamo felici di restituire alla cittadinanza la Chiesa di Santa Chiara restaurata – ha dichiarato il sindaco Fabio Fantegrossi –. La chiesa sarà integrata nel contesto del museo diffuso della Rete Museale dei Monti Azzurri, accanto alla Pinacoteca di Sarnano. Contiamo di completare il recupero dell’area di Via Leopardi nei prossimi anni, con Pinacoteca, Museo dell’Arte Sacra e Chiesa visitabili, garantendo così un’offerta culturale e turistica significativa.”
All’inaugurazione saranno presenti, oltre al sindaco Fantegrossi, Guido Castelli, commissario straordinario alla ricostruzione, Silvia Luconi, consigliera regionale, Alessandro Gentilucci, presidente della Provincia di Macerata, Don Marcello, Deborah Licastro, funzionaria della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, e Pierluigi Moriconi, responsabile del Laboratorio di Restauro e Deposito presso la Mole Vanvitelliana, insieme ad alcuni restauratori dell’Istituto Centrale di Restauro.
L’inaugurazione della Chiesa di Santa Chiara rappresenta un passo concreto nel percorso di ricostruzione post-sisma, restituendo alla città e ai visitatori un simbolo della storia e della cultura locale.
Macerata si prepara ad accogliere una nuova realtà civica a sostegno del sindaco Sandro Parcaroli. Si tratta della lista “I Maceratesi per Parcaroli”, promossa dall’Associazione I Marchigiani, annunciata ufficialmente dal coordinatore regionale e assessore alla Sanità, Paolo Calcinaro, e dall’ex senatore e coordinatore provinciale di Macerata, Salvatore Piscitelli. «Un ulteriore passo nel radicamento territoriale di un progetto civico fondato su competenze, partecipazione e visione per il futuro», hanno sottolineato i promotori.
La guida della lista comunale è stata affidata a Gianni Giuli, già candidato alle elezioni regionali e attuale direttore del Dipartimento Dipendenze Patologiche dell’AST di Macerata. Una figura nota per il suo impegno sociale e professionale, scelta per coordinare il progetto a livello cittadino.
La lista aonta anche la partecipazione di Francesco Luciani, presidente uscente del Consiglio Comunale e presidente nazionale di un sindacato dell’Arma dei Carabinieri, che assumerà anche la guida del Dipartimento Sicurezza de I Marchigiani a livello provinciale. Un ruolo strategico per elaborare proposte concrete su un tema considerato cruciale per la comunità.
Il carattere aperto e trasversale della lista è confermato anche dall’adesione di Maurizio Del Gobbo, responsabile dell’U.O.S.D di Geriatria dell’Ospedale di Macerata e vice presidente del Consiglio Comunale uscente, già esponente del PD. Del Gobbo ha accolto con favore la proposta, sottolineando la serietà e l’inclusività del progetto.
Tra i partecipanti figurano anche esponenti di Pensiero e Azione, come i consiglieri comunali uscenti, la responsabile di reparto in farmacia Cristina Cingolani, il manager e capogruppo Alessandro Bini, e l’avvocato Gianluca Micucci Cecchi, già presidente dell’APM. La lista accoglie inoltre Michele Bacchi, amministratore unico della Clinica Marchetti e già coordinatore cittadino di Forza Italia.
Nei prossimi giorni sono attese ulteriori conferme da parte di esponenti della società civile maceratese. L’obiettivo dichiarato dai promotori è anche quello di riavvicinare i cittadini alle urne, rafforzando la fiducia nella partecipazione democratica attraverso un impegno concreto e radicato nel territorio
Contestualmente verranno presentati candidati, linee programmatiche e un calendario di incontri pubblici aperti alla cittadinanza, per illustrare il progetto civico e raccogliere idee e contributi dai maceratesi.
È stata siglata oggi in Regione la convenzione tra Anas, Regione Marche e Comune di Potenza Picena per la realizzazione della variante alla strada statale 16 "Adriatica". L'accordo, firmato dal governatore Francesco Acquaroli, dall'ad di Anas Claudio Andrea Gemme e dalla sindaca Noemi Tartabini, dà ufficialmente il via all'iter per un'opera attesa da decenni.
L'intervento ha un costo complessivo stimato di 38,8 milioni di euro. Per quanto riguarda il piano finanziario, la Regione Marche si è impegnata a versare 11 milioni di euro a valere sulle risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC), suddivisi in quote annuali tra il 2026 e il 2031. Per la quota restante di 27,8 milioni di euro, Anas proporrà al Ministero delle Infrastrutture l’inserimento dell’opera nel primo contratto di programma disponibile.
Anas gestirà interamente le fasi di progettazione, appalto e realizzazione dei lavori, prendendo in carico la manutenzione della nuova strada, mentre il comune di Porto Potenza Picena acquisirà il tracciato attuale che verrà declassificato a via locale.
L'obiettivo principale della variante è sottrarre il traffico pesante e di attraversamento dal cuore di Porto Potenza Picena, il cui centro abitato oggi è letteralmente diviso in due dalla Statale 16. La sindaca Noemi Tartabini ha sottolineato come l'esigenza di intervenire sia ormai "improrogabile per garantire vivibilità e sicurezza ai pedoni, specialmente nei periodi estivi quando l'aumento delle presenze rende il rischio di incidenti estremamente elevato".
Il presidente Francesco Acquaroli ha inserito questo intervento in una "visione più ampia di riqualificazione infrastrutturale delle Marche", citando cantieri strategici come la "galleria della Guinza, il raddoppio della SS16 ad Ancona e la bretella di Via Einaudi a Civitanova". Anche l’ad di Anas, Claudio Andrea Gemme, ha rimarcato l'impegno dell'ente nella regione "con investimenti totali per oltre 6 miliardi di euro", evidenziando come opere locali di questo tipo abbiano un "impatto profondo sulla vita quotidiana dei residenti". Il prossimo passo sarà l'avvio dello studio di fattibilità tecnico-economica, a cui seguirà un confronto diretto con la cittadinanza e gli operatori commerciali del territorio.
Notizie che non si dovrebbero leggere, gesti che sconvolgono e immagini che feriscono la società. È la triste immagine della scuola italiana con i casi di violenza in forte aumento. Quanto accaduto ieri a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, non è soltanto un fatto di cronaca: è il segno doloroso di una frattura sempre più evidente, di un disagio che cresce e che si trasforma in violenza proprio nei luoghi che dovrebbero educare al rispetto, al dialogo e alla convivenza civile.
"Stiamo assistendo ad una scuola sempre più ferita e ad un degrado sociologico. È preoccupante l’aumento di casi di violenza e aggressioni, non denunciate, nelle scuole anche nella nostra Regione. Tra tutte, quella verbale da parte di studenti, anche minorenni, nei confronti degli insegnanti. La figura del professore non è più riconosciuta come tale, nella sua autorevolezza", commenta Ugo Barbi, Segretario Provinciale dello SNALS di Macerata.
"Lo stesso Sindacato ha ricevuto nell’ultimo periodo numerose segnalazioni da parte del corpo docente che vede costretto a “difendersi” non solo dai ragazzi ma anche dalle loro famiglie. Siamo arrivati addirittura, in casi estremi, alle richieste di licenziamento per una situazione talvolta insostenibile", aggiunge Barbi.
La fotografia dipinta non auspica un futuro roseo. A seguito infatti degli ultimi decreti emanati (dalla Riforma degli Istituti Tecnici al Decreto 4+2), si riscontra anche una forte riduzione del personale scolastico e delle ore di insegnamento con un numero di studenti che invece rimane invariato.
"Siamo di fronte ad un depauperamento dell’attività educativa: per affrontare il problema delle aggressioni non è necessario inserire metal detector o figure di poliziotti. Si rischia al contrario di trasformare la scuola pubblica in un riformatorio lasciando quella privata ad un’élite. La nostra proposta è rivedere il numero di alunni e aumentare il personale scolastico così da visionare ogni spazio e far sì che il ragazzo abbia ancora l’idea che la scuola sia davvero un presidio di educazione", conclude Barbi.
Nell’ambito della Delega alle politiche per la pace e il confronto democratico, l’Università di Camerino promuove il ciclo di seminari “Dialoghi per la pace e la democrazia”.
Il ciclo, coordinato dal professor Francescomaria Tedesco, docente di Filosofia politica presso la Scuola di Giurisprudenza e delegato del rettore per le politiche della pace e del confronto democratico, nasce con l’obiettivo di mettere a confronto prospettive teoriche e culturali differenti, offrendo alla comunità accademica e a un pubblico più ampio strumenti di approfondimento sui temi più rilevanti della vita collettiva contemporanea. L’iniziativa intende coniugare rigore scientifico e passione civile, favorendo un dialogo aperto e plurale su questioni di grande attualità.Il programma prevede quattro appuntamenti in modalità telematica, tutti alle ore 18, che vedranno la partecipazione di studiosi e studiose di rilievo internazionale.Si inizierà domani venerdì 27 marzo con Donatella Della Porta della Scuola Normale Superiore, che affronterà il tema delle mobilitazioni per la pace e delle dinamiche legate al dibattito pubblico contemporaneo.
Il 13 aprile sarà la volta di Federico Faloppa della University of Reading, con una riflessione sui linguaggi e le narrazioni legate ai conflitti.Il 7 maggio interverranno Nadia Urbinati della Columbia University e Pier Paolo Portinaro dell’Università di Torino, con un dialogo dedicato al ruolo dell’Europa tra sovranità e dimensione imperiale.
Il ciclo si concluderà il 4 giugno con Valentine Lomellini dell’Università di Padova, che proporrà un’analisi storica sulle narrazioni del terrorismo internazionale e sul tema della memoria condivisa.Con questa iniziativa, l’Università di Camerino conferma il proprio impegno nel promuovere spazi di confronto e riflessione critica sui grandi temi del presente, contribuendo alla formazione di una comunità accademica consapevole e attivamente coinvolta nei processi democratici.Il programma dettagliato e tutte le informazioni per seguire gli incontri sono disponibili nel sito www.unicam.it
Il sipario del Teatro Vaccaj si appresta ad alzarsi su uno degli eventi coreutici più attesi della stagione. Domenica 29 marzo, Tolentino ospiterà la IX edizione di "Città in Danza", prestigioso concorso organizzato dalla Uisp di Macerata che fa parte di un circuito nazionale d'eccellenza. Dopo il successo dello scorso anno, l'edizione 2026 segna un nuovo record di partecipazione: saranno oltre 80 le coreografie portate in scena da circa 400 ballerini e ballerine provenienti da diverse scuole.
Sotto la direzione artistica di Martina De Felice, l'evento si articolerà in tre grandi spettacoli per gestire l'affluenza record: si partirà alle ore 12:00 con la categoria Baby, si proseguirà alle 14:30 con i Children e si chiuderà alle 17:30 con le categorie Junior e Open. Gli stili rappresentati spazieranno dal classico al moderno, passando per l’hip-hop e il contemporaneo, offrendo una vetrina completa sulle nuove generazioni della danza.
A valutare le esibizioni sarà una giuria di altissimo livello guidata da Fabrizio Federici (Responsabile Danza Uisp Nazionale) e composta da professionisti del calibro di Nadia Scherani, Andrea Verzicco, Silvia Simonetti e Simona Rando. Oltre ai premi tecnici e alle borse di studio, i giurati avranno il compito di selezionare le migliori coreografie che accederanno alla finalissima nazionale prevista per il prossimo novembre. Ad arricchire la giornata, sono previsti ospiti speciali: gli allievi del Liceo Coreutico "Filelfo", che si esibiranno durante l’ultimo spettacolo pomeridiano.
L'evento non si limiterà alla sola competizione domenicale: nella giornata di sabato 28 marzo, i maestri Scherani e Verzicco terranno degli stage formativi dedicati ai giovani talenti. Gli organizzatori hanno rivolto un ringraziamento particolare al comune di Tolentino per il sostegno logistico e ad Ada Borgiani della Compagnia della Rancia per la preziosa collaborazione tecnica nella gestione di una manifestazione così complessa.
CIVITANOVA MARCHE - Nelle ultime ore, i militari della locale Stazione hanno denunciato un giovane di 20 anni, cittadino tunisino, senza fissa dimora e già noto alle forze dell’ordine, sorpreso mentre cedeva droga.
L’episodio si è verificato nei pressi di uno stabilimento balneare sul lungomare Piermanni. Due Carabinieri, liberi dal servizio ma attenti a quanto accadeva intorno a loro, hanno notato movimenti sospetti e deciso di osservare la scena con discrezione.
Poco dopo, i militari sono intervenuti bloccando il giovane proprio mentre stava cedendo una dose di cocaina, pari a circa 0,7 grammi, a un 30enne residente a Sant’Elpidio a Mare, ricevendo in cambio 40 euro.
Al termine degli accertamenti, il 20enne è stato denunciato all’autorità giudiziaria per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, mentre l’acquirente è stato segnalato alla Prefettura come assuntore per uso personale.
La sostanza stupefacente e il denaro ritenuto provento dell’attività illecita sono stati sequestrati.
Si sono aperte le porte di casa, ma in regime di detenzione, per un 44enne residente a San Ginesio ma originario di San Severino Marche. I carabinieri della locale stazione hanno dato esecuzione a un’ordinanza emessa dal Tribunale di Sorveglianza di Macerata, che dispone la misura restrittiva a seguito di una complessa vicenda processuale legata al mancato rispetto delle misure di prevenzione.
I fatti risalgono al 2023, quando l'uomo si era reso responsabile della violazione degli obblighi della sorveglianza speciale. Per quel reato, l'autorità giudiziaria aveva inizialmente stabilito una pena pecuniaria, poi convertita nella possibilità di svolgere lavori di pubblica utilità, un'alternativa che avrebbe permesso al condannato di evitare la restrizione della libertà personale.
Tuttavia, di fronte all'opposizione del 44enne all'esecuzione di tali lavori, il Tribunale non ha potuto far altro che disporre l'ulteriore conversione della pena nella detenzione domiciliare. I militari dell'Arma, dopo aver rintracciato l'uomo e completato le formalità di rito in caserma, lo hanno scortato presso la propria abitazione dove dovrà ora espiare la condanna.
Ussita accelera verso la transizione ecologica. Grazie a una convenzione strategica tra il Comune e Poste Italiane, il prossimo 30 marzo prenderanno ufficialmente il via i lavori per l'installazione delle prime stazioni di ricarica per veicoli elettrici nel territorio comunale. Il cantiere, affidato all'impresa Archi.Gia S.r.l., si concentrerà in piazza IV Novembre, in località Fluminata, proprio nei pressi della nuova sede dell'Ufficio Postale.
L'intervento, che salvo imprevisti meteorologici si concluderà nel giro di 15 giorni lavorativi, rientra nel più ampio progetto nazionale "Polis-Case". Quest'ultimo, finanziato con i fondi del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), mira a creare una rete capillare di infrastrutture per la mobilità sostenibile in tutta Italia, partendo proprio dai piccoli centri.
Il Comune ha sottoscritto un protocollo d’intesa con la società Be Charge S.r.l., incaricata da Poste Italiane della realizzazione tecnica, della gestione e della manutenzione delle colonnine, che saranno destinate a uso pubblico.
Soddisfatta la sindaca di Ussita, Silvia Bernardini, che ha sottolineato l'importanza dell'iniziativa per la tutela della salute e dell'ambiente: "Dal 2010 la Commissione Europea sollecita politiche volte a diffondere la mobilità elettrica per ridurre le emissioni. Il presupposto fondamentale per questo obiettivo è una rete diffusa sul territorio. Per questo abbiamo aderito con convinzione a questo protocollo, che sarà al servizio dei cittadini di Ussita e dei tanti turisti che frequentano le nostre zone".
Le stazioni di ricarica saranno accessibili 24 ore su 24 e gestibili interamente tramite smartphone. Attraverso un’app gratuita (disponibile per iOS e Android), gli utenti potranno localizzare le colonnine sulla mappa, verificarne la disponibilità in tempo reale, prenotare la ricarica e monitorarne lo stato fino al pagamento finale. Per l'attivazione sarà possibile utilizzare anche una tessera identificativa RFID.
Si è spento nella notte a Tolentino, all'età di 82 anni, Mario Pianesi, figura centrale e controversa del mondo della macrobiotica in Italia. Malato da tempo, è deceduto nell'abitazione del figlio Marco. Nato a Tirana nel 1944 da padre marchigiano e madre montenegrina, Pianesi ha costruito a partire da Macerata un'organizzazione ramificata che ha influenzato per decenni il settore dell'alimentazione naturale e dell'agricoltura biologica.
Il suo percorso professionale ha radici negli anni Settanta quando, da autodidatta, iniziò a studiare i legami tra nutrizione e salute, trovando nel testo "Zen Macrobiotica" di George Ohsawa la base teorica per il suo futuro operato. Nel 1980 diede vita all'associazione "Un Punto Macrobiotico" (UPM), un progetto che si è espanso rapidamente fino a diventare una rete nazionale con oltre cento ristoranti, aziende agricole e centri culturali distribuiti in quindici regioni italiane.
Pianesi ha legato il suo nome alle cinque diete "Ma-Pi", regimi alimentari che lo hanno portato a ottenere riconoscimenti istituzionali di rilievo, tra cui la nomina a Cavaliere della Repubblica e collaborazioni con la FAO su temi quali ambiente e sicurezza alimentare. Nel corso della sua attività ha incontrato personalità internazionali come Papa Francesco, Fidel Castro e Tara Gandhi, consolidando un'influenza che andava ben oltre i confini del settore erboristico.
Tuttavia, l'ultima fase della sua vita è stata pesantemente segnata da vicende giudiziarie. Nel 2018, Pianesi finì al centro di un'inchiesta della Procura che ipotizzava reati gravissimi, tra cui l'associazione a delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù, maltrattamenti ed esercizio abusivo della professione medica. Sebbene molte delle accuse siano successivamente cadute nel corso dell'iter processuale, l'indagine ha profondamente scosso l'immagine del suo movimento.
Un traguardo senza precedenti che proietta il Cus Macerata direttamente sul palcoscenico mondiale. Le giovani marciatrici Elisa Marini e Giulia Miconi sono state ufficialmente convocate in Nazionale dal direttore tecnico della Fidal, Antonio La Torre, per partecipare ai prossimi Campionati Mondiali di marcia a squadre che si terranno a Brasilia il 12 aprile.
Per l'ente universitario maceratese si tratta di un momento storico, un sogno che premia anni di investimenti nel settore dell'atletica. Per Elisa Marini, classe 2006 e studentessa di Scienze dell’Educazione a UniMC, la maglia azzurra sta diventando una splendida abitudine: si tratta infatti della terza convocazione in un anno, dopo l'ottavo posto agli Europei Under 20 di Tampere e lo straordinario bronzo ai Campionati Europei a squadre in Repubblica Ceca.
Il recente terzo posto Under 23 ai Campionati italiani di mezza maratona di Alessandria ha confermato il suo stato di grazia, rendendo la sua chiamata quasi scontata per i tecnici della Nazionale.
La bellissima sorpresa della spedizione è rappresentata dalla convocazione di Giulia Miconi, maceratese doc classe 2000. Cresciuta agonisticamente tra le fila del Cus Macerata, la Miconi sta affrontando l'attuale stagione in prestito al Cus Milano, ma il suo legame con il territorio resta indissolubile.
Grande soddisfazione è stata espressa dall’allenatore Diego Cacchiarelli e dal responsabile della sezione atletica, Daniele Luciani, che vedono ripagato il lavoro quotidiano svolto in pista. Ora per le due atlete inizia il conto alla rovescia ufficiale: l'appuntamento con la storia è fissato per il 12 aprile in Brasile, dove la marcia maceratese proverà a lasciare il segno a livello globale.
L'indagine della Polizia di Stato, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Ancona, ha svelato i contorni di un’organizzazione criminale transnazionale capace di imporre un vero e proprio monopolio del narcotraffico nelle Marche. Le 12 misure cautelari eseguite all'alba colpiscono un gruppo armato composto da italiani, albanesi e marocchini, con un volume d'affari vertiginoso che si aggirava tra i 150 e i 200 kg di hashish e circa 40 kg di cocaina movimentati ogni singolo mese.
L'organizzazione non si limitava allo spaccio tradizionale, ma aveva adottato una precisa strategia aziendale. Al fianco di un gruppo principale dedicato esclusivamente ai grandi quantitativi con carichi non inferiori al chilo, erano stati creati dei "Point", vere e proprie filiali per la vendita al dettaglio situate a Sant’Elpidio a Mare, Fano e Grottammare. Grazie a questa ramificazione, il gruppo era riuscito a controllare capillarmente le province di Macerata, Ancona, Fermo, Ascoli Piceno e Pesaro-Urbino.
L'acquisto dello stupefacente avveniva tramite lo shop "La sacra famiglia" attivo su piattaforme di messaggistica (come Telegram e Whatsapp, ndr), ma l'accesso era estremamente blindato. Per evitare infiltrazioni delle forze dell'ordine, l'organizzazione pretendeva dai clienti un'autenticazione rigorosa che prevedeva l'invio della copia fronte/retro della carta d'identità, uno screenshot del proprio profilo Instagram e un selfie dell'acquirente con il documento in mano.
Solo dopo aver superato questo controllo i clienti potevano scegliere la qualità della droga dal menù e la modalità di consegna, optando per il servizio a domicilio con supplemento o per la forma del "meet up" in luoghi scelti dal clan. Una volta consumato l'acquisto, era persino possibile lasciare una recensione pubblica sulla puntualità del servizio e sulla qualità del prodotto testato.
Al vertice della piramide figura un 28enne originario della provincia di Macerata, già pregiudicato, che gestiva gli ordini direttamente dalla Spagna, dove l'organizzazione aveva trasferito la propria sede logistica. Chiamato da tutti "Padre" o "The God Father", il giovane manteneva i contatti con i fornitori del sud della Spagna, della zona di Roma e con diverse famiglie pugliesi e calabresi. In posizione subordinata si trovavano tre giovanissimi italiani definiti insospettabili, tra i 23 e i 27 anni, a cui erano affidate la contabilità e la gestione quotidiana dei corrieri e dei magazzinieri.
L'organizzazione garantiva stipendi fissi molto elevati, con i magazzinieri che guadagnavano 2.500 euro al mese e i corrieri che percepivano 150 euro al giorno più rimborsi spese, arrivando a effettuare anche dieci consegne quotidiane. La ferocia del gruppo è emersa in diversi episodi inquietanti, come quando un esponente di un gruppo barese, tenuto come garanzia nelle Marche, è stato costretto a lanciarsi da un'auto in corsa all'altezza di San Benedetto del Tronto per sfuggire alla vendetta del "Padre" dopo che un affare in Puglia era andato male. In un'altra occasione, il capo aveva persino progettato di uccidere il cane di un associato ritenuto infedele nascondendo dei chiodi all'interno di alcune polpette.
L'inchiesta, che si è avvalsa della partecipazione di due agenti sotto copertura, ha portato complessivamente all'arresto di 13 persone e al sequestro di 204 kg di hashish, 5 kg di cocaina e due pistole. All'operazione hanno partecipato centinaia di agenti delle Squadre Mobili regionali e dei Reparti Prevenzione Crimine di diverse regioni italiane. Si ricorda che per il principio della presunzione di innocenza, la colpevolezza degli indagati sarà accertata solo in caso di sentenza irrevocabile di condanna.
++ AGGIORNAMENTO ORE 12:30 ++
Nel corso dell'operazione scattata all'alba di oggi sono stati arrestati in flagranza di reato ulteriori 3 soggetti: due sono stati trovati in possesso di sostanza stupefacente e uno in possesso di un’arma con dei colpi detenuta illegalmente e risultata provento di furto.
Il futuro delle aree SAE (Soluzioni Abitative in Emergenza) torna a infiammare il dibattito politico a Ussita. Dopo l'annuncio della sindaca Silvia Bernardini riguardante uno studio del Politecnico di Torino che immagina queste aree come "nuove centralità urbane" permanenti, arriva la dura replica del consigliere di minoranza Guido Rossi, che parla di una "realtà ignorata" e di "inottemperanza alla legge".
Rossi si dice "profondamente perplesso" di fronte alle visioni progettuali che descrivono le SAE come luoghi ormai integrati nell'identità del territorio. "Si arriva persino ad affermare che questi luoghi siano ormai 'integrati nella vita pubblica' e parte dell'identità del territorio... Parco Nazionale dei Monti Sibillini!!" esclama il consigliere, definendo il quadro descritto dalla maggioranza lontano dalle urgenze legali che gravano su quei terreni.
Il punto centrale della contestazione riguarda l'esproprio delle aree private, una questione che si trascina dal 2021. Rossi ricorda che il Tar Marche, con la sentenza n. 35/2022, ha ordinato l'annullamento della delibera di esproprio definitivo. "Nonostante questa sentenza, l'amministrazione Bernardini non ha mai ottemperato a quanto deliberato dal Tar" attacca Rossi, sottolineando come si stia discutendo di futuri scenari urbanistici mentre restano irrisolte "questioni fondamentali di legalità".
Il consigliere di minoranza evidenzia inoltre una presunta contraddizione nelle posizioni della Giunta: "Appare quantomeno inopportuno parlare di nuove centralità, quando la stessa maggioranza definiva le SAE strutture che 'non contribuiscono alla valorizzazione del paesaggio ma, al contrario, tendono a generare un effetto di estraniamento', chiedendone l'abbattimento".
Secondo Rossi, la gestione della vicenda sarebbe avvenuta fin dall'inizio "senza un reale confronto pubblico e soprattutto senza il coinvolgimento dei proprietari dei terreni interessati", ignorando anche la raccolta firme promossa in passato dalla minoranza. Per fare chiarezza sulla mancata applicazione della sentenza e sulle reali intenzioni dell'ente, il consigliere ha annunciato che presenterà nei prossimi giorni una interrogazione con risposta orale in Consiglio comunale. "Il futuro di Ussita non può essere costruito ignorando il presente, i regolamenti e le leggi", conclude Rossi.
Una lezione di letteratura e lingue straniere decisamente fuori dagli schemi quella andata in scena lo scorso 18 marzo presso l’aula magna dell'Ite Gentili di Macerata. Il progetto "Teatro in tedesco" ha trasformato l’istituto nel cuore di un percorso condiviso che ha coinvolto i licei linguistici "Leopardi" di Recanati e Macerata (inclusa la sede di Cingoli), in un dialogo interscolastico nel segno della cultura europea.
Protagonista della mattinata è stata la compagnia Uni-Bühne Germersheim con lo spettacolo "SPERA ... o spara", una commedia bilingue ispirata a tre Operette morali di Giacomo Leopardi. La rappresentazione ha saputo fondere la profondità della riflessione filosofica leopardiana con una leggerezza scenica che ha catturato l’attenzione degli studenti, chiamati a misurarsi con la comprensione della lingua tedesca in un contesto dinamico e professionale.
L'evento ha visto il coordinamento del professor Vito Punzi (docente UniMc e promotore dell’attività) e il saluto della vicepreside dell'istituto, la professoressa Cinzia Cecchini. Particolare rilievo ha assunto la presenza della professoressa Maria Paola Scialdone dell’Università di Macerata, a conferma del forte legame tra istruzione superiore e mondo accademico.
Un plauso speciale è andato alla dedizione della compagnia: dal regista Andreas Buenger alle studentesse-attrici, fino alla professionista Susanne Loreit, che ha scelto di calcare il palco nonostante un recente problema di salute che l'aveva costretta a un breve ricovero.
Oltre al valore artistico, l’iniziativa ha offerto uno sguardo sul futuro formativo dei ragazzi. Al termine della recita, è stata infatti illustrata l'offerta della FTSK di Germersheim (Università di Magonza), un polo d'eccellenza europeo per la traduzione e la mediazione linguistica. Attraverso il teatro, gli studenti del territorio hanno potuto così sperimentare come lo studio delle lingue possa diventare uno strumento espressivo potente, capace di abbattere le barriere culturali e aprire nuove prospettive di studio internazionale.
Si sono conclusi con diversi giorni di anticipo sulla tabella di marcia i complessi interventi di mitigazione del rischio idraulico che hanno interessato il territorio di Montecassiano. L'operazione, dal valore complessivo di 2,5 milioni di euro, è stata resa possibile grazie a un finanziamento ministeriale intercettato dall'amministrazione comunale, permettendo di mettere in sicurezza quattro macro aree storicamente esposte a criticità durante le ondate di maltempo.
L'assessore ai lavori pubblici, Paolo Carnevali, ha espresso grande soddisfazione per il risultato raggiunto, sottolineando l'efficacia del lavoro di squadra tra l'ufficio tecnico, i progettisti e la ditta esecutrice. Un plauso particolare è stato rivolto anche alla polizia locale per la gestione della viabilità, che ha permesso di limitare i disagi nonostante l'imponenza dei cantieri aperti in zone strategiche del paese.
Il piano degli interventi ha toccato punti nevralgici del comune: nella frazione di Valle Cascia è stata effettuata una profonda manutenzione straordinaria con la ripulitura dell’alveo del fosso locale, mentre a Sant’Egidio, in via Mei Gentilucci, è stato realizzato un nuovo fosso a monte per convogliare correttamente le acque nella fognatura. Parallelamente, nella zona industriale di Villa Mattei, il primo stralcio dei lavori ha visto la costruzione di un sistema di scolo a monte della pista ciclabile per alleggerire la rete fognaria a valle.
L'opera più imponente e onerosa ha riguardato invece la frazione di Sambucheto (leggi qui), in via Tambroni, dove con un investimento di 1,4 milioni di euro è stata realizzata una nuova fognatura per le acque bianche. Questo sistema corre parallelo alla rete esistente e garantisce nuovi collegamenti diretti fino al fiume Potenza. Si è trattato di un intervento delicato poiché eseguito all'interno del centro abitato, ma ritenuto fondamentale per proteggere le abitazioni e le attività dai cambiamenti climatici e dagli eventi atmosferici sempre più estremi.
Lo stato di sospensione in cui versa oggi l'Abbazia di Rambona a Pollenza, con la cripta in condizioni gravemente danneggiate e un complesso che continua a mostrare con evidenza i segni del tempo e del sisma del 2016, suscita profonda tristezza e interrogativi in chiunque si trovi a passare da quelle parti, residenti e non solo (leggi qui). La vista di un edificio immortalato in molteplici libri di storia dell’arte, per secoli fulcro di una comunità di credenti e di viaggiatori, restituisce infatti l’immagine di un luogo di straordinario valore storico e spirituale ancora collocato in una fase di attesa.
Proprio degli interrogativi su quando l’Abbazia tornerà a nuova luce ci sono stati sollevati da un gruppo di cittadini di Pollenza, dopo i più recenti fatti che hanno visto la messa in sicurezza dell’area. Da qui, la necessità di comprendere a che punto sia l’iter legato al progetto di ricostruzione dell’Abbadia di Rambona, quali siano oggi i passaggi già compiuti e quali quelli ancora da completare prima dell’avvio dei lavori.
Il quadro che emerge è quello di un percorso complesso, cha va dallo studio degli interventi condotti sul complesso negli ultimi 50 anni ai rilievi geometrici, oggi arrivato a un passaggio importante sotto il profilo progettuale. Circa un mese fa, anche il sindaco di Pollenza Mauro Romoli, intervenendo sullo stato dell’iter, aveva spiegato che il Comune, a inizio anno, aveva acquisito il progetto trasmesso dalla Diocesi di Macerata per il recupero della cripta e del locale sovrastante, nell’ambito della procedura legata alla ricostruzione post sisma.
Un’impostazione che trova conferma nelle parole dell’architetto Mauro Saracco, coordinatore dello staff dei progettisti, che delinea con maggiore precisione il punto raggiunto dal progetto e i prossimi passaggi attesi.
Entrando nel merito dello stato di avanzamento, Saracco chiarisce anzitutto la situazione relativa alla parte strettamente liturgica del complesso, vale a dire la chiesa superiore e la cripta: “Per quanto riguarda la Chiesa superiore e la cripta, quindi la parte dedicata al Culto, abbiamo presentato il progetto che è stato vagliato dalla Sovrintendenza la quale ha dato parere positivo proprio pochi giorni fa e ora stiamo aspettando l’approvazione dell’Ufficio Ricostruzione. Questa è la parte finanziata con l’Ordinanza 105, riservata agli edifici religiosi. Tutto il resto, la villa, la casa canonica, l’aula carolingia, tutto quello che non è strettamente legato al culto, invece viene finanziata con il finanziamento per la ricostruzione privata”.
L’architetto si sofferma quindi sulla complessità della parte restante del complesso e sulla necessità di procedere con particolare cautela: “Per quanto riguarda quest’ultima stiamo per presentare gli aggiornamenti per la richiesta dei livelli operativi perché è un aggregato, sono più unità strutturali con livelli di danneggiamento piuttosto elevati. La parte dedicata al culto avrà una tempistica più stretta ma, essendo un unico cantiere e avendo delle murature comuni, saranno due interventi piuttosto concomitanti. Essendo un organismo edilizio complesso e soprattutto delicato sotto il profilo storico-artistico siamo andati con i piedi di piombo”.
Infine, Saracco richiama sia i prossimi passaggi amministrativi sia la scelta di ricondurre l’intero intervento a una visione unitaria: "Il passo successivo sarà l’autorizzazione dell’Ufficio di Ricostruzione e la conseguente gara per l’affidamento dei lavori per quanto riguarda la parte dedicata al culto per cui Chiesa superiore e cripta. Prima era una doppia proprietà (con una parte di proprietà privata) ora è tutto raggruppato sotto la supervisione della Diocesi di Macerata, pur essendo divisa tra enti proprietari di riferimento diversi (Parrocchia Santa Maria Assunta, Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero e la stessa Diocesi). Per questo motivo abbiamo cercato di dare un senso un po’ a tutto l’intervento sotto una visione unitaria per valorizzare maggiormente i fondi pubblici”.
Arriva al cinema Cecchetti di Civitanova Marche It’s Never Over, Jeff Buckley, attesissimo documentario che esplora il mito del celebre cantautore attraverso filmati inediti e testimonianze profonde, svelando l’uomo dietro la voce celestiale.
Per l’occasione, l’Azienda dei Teatri promuove una proiezione evento con uno spettacolo unico in programma martedì 31 marzo, alle ore 21.15 (ingresso 10 euro). It’s Never Over, Jeff Buckley, diretto dalla regista candidata all’Oscar Amy Berg e co-prodotto da Brad Pitt, non è certo il solito documentario biografico, ma un viaggio sensoriale tra i frammenti di un’anima sospesa: un ritratto vibrante che celebra l'eredità immortale di un artista capace di trasformare la malinconia in pura luce.
Un solo album, il primo (Grace, 1994), è bastato perché Jeff Buckley (1966-1997), figlio del grande Tim Buckley, entrasse nella storia della musica, prima della tragica morte nelle acque di un affluente del Mississippi a trent’anni, nel 1997. Il documentario di Amy Berg ne ricostruisce la vita e l’itinerario artistico nel contesto culturale della New York degli anni Ottanta e Novanta.
"L’Azienda dei Teatri ha scelto di proiettare questo documentario perché è un’opera dalla potenza visiva e sonora devastante - le parole della presidente Maria Luce Centioni -, capace di travolgere lo spettatore ben oltre la semplice visione. La nostra sala vuole essere un presidio culturale che dà voce a ritratti d’autore speciali: per questo abbiamo voluto trasformare l’uscita del film in una vera proiezione evento. Non è solo un tributo a Jeff Buckley, ma un’esperienza collettiva necessaria per chiunque creda ancora nel potere salvifico della bellezza e del talento puro".
I bulbi a fioritura primaverile sono tra le piante ornamentali più amate dai giardinieri. Dopo i mesi freddi dell’inverno, sono tra i primi a comparire nei giardini, portando colore, profumo e vitalità negli spazi verdi. Tulipani, narcisi, crochi e giacinti sono solo alcuni esempi di queste piante che trasformano aiuole e prati in un vero spettacolo naturale.
Per molti appassionati di giardinaggio, coltivare bulbi primaverili è uno dei modi più semplici e gratificanti per creare un giardino vivace. Non richiedono cure particolarmente complesse e, se piantati correttamente, possono rifiorire anno dopo anno.
Che cosa sono i bulbi a fioritura primaverile
I bulbi a fioritura primaverile sono strutture sotterranee di riserva che permettono alla pianta di immagazzinare nutrienti durante la stagione di crescita. Grazie a questa riserva di energia, la pianta può sopravvivere all’inverno e svilupparsi rapidamente quando le temperature iniziano ad aumentare.
Dal punto di vista botanico, il termine “bulbo” viene spesso utilizzato in senso generale per descrivere diverse tipologie di organi sotterranei, tra cui:
Bulbi veri
I bulbi veri, come quelli dei tulipani o dei narcisi, sono composti da strati carnosi chiamati squame che circondano un germoglio centrale. Queste squame contengono sostanze nutritive che permettono alla pianta di crescere rapidamente in primavera.
Cormi
I cormi, come quelli del croco o del gladiolo, sono strutture compatte e solide. Anche se svolgono una funzione simile ai bulbi, la loro struttura interna è diversa.
Tuberi
I tuberi, come quelli della dalia o della begonia tuberosa, sono organi sotterranei che immagazzinano nutrienti e da cui si sviluppano nuovi germogli.
Nel linguaggio del giardinaggio, tuttavia, tutte queste categorie vengono spesso indicate semplicemente come “bulbi”.
Le varietà più popolari di bulbi primaverili
Esistono molte varietà di bulbi che fioriscono in primavera, ognuna con caratteristiche uniche.
Tulipani
I tulipani sono probabilmente i bulbi primaverili più famosi. Originari dell’Asia centrale, sono diventati simbolo dei giardini primaverili europei. Sono disponibili in centinaia di colori, forme e dimensioni.
Narcisi
I narcisi sono molto apprezzati per la loro resistenza e facilità di coltivazione. Producono fiori gialli, bianchi o bicolori e spesso ritornano a fiorire per molti anni.
Crochi
I crochi sono tra i primi fiori a comparire alla fine dell’inverno. I loro piccoli fiori viola, gialli o bianchi emergono spesso quando la neve non si è ancora completamente sciolta.
Giacinti
I giacinti sono noti per il loro profumo intenso e per le infiorescenze compatte. Sono ideali per aiuole, bordure e anche per la coltivazione in vaso.
Quando e come piantare i bulbi primaverili
Per ottenere una fioritura primaverile spettacolare, è fondamentale piantare i bulbi nel periodo giusto.
Il momento ideale per la piantagione
La maggior parte dei bulbi primaverili deve essere piantata in autunno, generalmente tra settembre e novembre. Questo periodo permette ai bulbi di sviluppare radici prima dell’arrivo del gelo.
Scelta del terreno
I bulbi preferiscono terreni ben drenati. Un terreno troppo umido può provocare la marcescenza dei bulbi durante l’inverno.
Se il suolo è molto compatto o argilloso, è consigliabile migliorarlo aggiungendo sabbia o compost.
Profondità di piantagione
Una regola generale è piantare il bulbo a una profondità pari a circa due o tre volte la sua altezza. Ad esempio, un bulbo alto cinque centimetri dovrebbe essere piantato a circa dieci o quindici centimetri di profondità.
Posizione e luce
La maggior parte dei bulbi primaverili preferisce posizioni soleggiate o leggermente ombreggiate. La luce del sole aiuta la pianta a svilupparsi meglio e a produrre fiori più grandi e colorati.
Cura dei bulbi dopo la fioritura
Una volta terminata la fioritura, è importante continuare a prendersi cura delle piante.
Le foglie non dovrebbero essere tagliate immediatamente. Anche se possono sembrare poco decorative, sono fondamentali per permettere alla pianta di accumulare energia per la stagione successiva.
L’irrigazione deve essere moderata e il terreno dovrebbe rimanere leggermente umido ma non eccessivamente bagnato.
In alcune regioni, i bulbi possono essere lasciati nel terreno tutto l’anno. In zone con inverni molto rigidi o terreni troppo umidi, può essere necessario dissotterrarli e conservarli in un luogo asciutto fino alla stagione successiva.
Bulbi primaverili nel design del giardino
I bulbi primaverili sono molto versatili nel design del giardino. Possono essere piantati in aiuole, lungo i bordi dei sentieri, sotto alberi decidui o persino nei prati naturali.
Un approccio molto diffuso consiste nel piantarli in gruppi o masse. Questo crea un effetto visivo molto più naturale e spettacolare rispetto alla piantagione singola.
Un’altra tecnica interessante è la “piantagione a strati”, in cui bulbi di diverse altezze e tempi di fioritura vengono piantati nello stesso spazio. In questo modo il giardino rimane fiorito per un periodo più lungo.
In sintesi, i bulbi a fioritura primaverile rappresentano una delle soluzioni più semplici ed efficaci per portare colore e vitalità nel giardino dopo l’inverno. Grazie alla loro varietà, alla facilità di coltivazione e alla spettacolarità della fioritura, sono ideali sia per i giardinieri esperti sia per chi è alle prime armi.
Piantati correttamente in autunno e curati con attenzione, questi bulbi possono regalare fioriture meravigliose anno dopo anno, trasformando qualsiasi giardino in un paesaggio primaverile ricco di colori e profumi.