Inatteso sconquasso nella Lega dove molti sono saliti sul carro armato del vincitore con riflessi pesanti sul Comune e la Provincia di Macerata.
“Vannaccia la miseria”/E il pompiere restò/col cerino in mano
Matteo Salvini di fatto caccia dalla Lega il Generale e ora Luca Buldorini vicepresidente della Provincia che voleva autocandidarsi a Sindaco di Macerata resta a piedi. Come il cofondatore della Compagnia Marca Libera, la formazione dei vannaccisti, Luca Paolorossi che si trova a fare “un sarto nel buio”. Ma questo complica anche un possibile Parcaroli bis
(Di Carlo Cambi)
Vannaccia la miseria! Lo hanno sentito smadonnare tra il costernato e l’irato il povero pompiere che ora è rimasto col cerino in mano, mentre pensava di candidarsi a sorpresa come Sindaco di Macerata. Insieme a lui c’è anche chi, come l’esuberante sindaco di Filottrano Luca Paolorossi che cerca d’imitare il suo collega di Terni Stefano Bandecchi con colorite esternazioni social, ha fatto un sarto nel buio.
E’ l’allegra brigata di Compagnia Marca Libera presentata con muscolare enfasi il 12 luglio scorso con tanto di sfarzo alimentare alla Filarmonica di Macerata e che ora deve scegliere se stare con il Capitano (in arte Matteo Salvini) o con il generale (Roberto Vannacci). Certo che sono ore funeree per il vicepresidente della Provincia sempre in cerca di consenso. Il povero Luca Buldorini ha orizzonti convulsi davanti a sé e se ha un umore da funerale non è per prassi professionale, ma perché è rimasto in mezzo al guano.
A dimostrazione però anche di una estrema debolezza della Lega che nelle Marche e in provincia di Macerata in particolare non è stata capace di consolidare una classe dirigente che non fosse autoriferita. Questo ha oggi conseguenze assai gravi sul Centrodestra di Macerata che deve decidere prima o poi che fare della sua rappresentanza in Comune. E’ vero che ha beneficato di un’ inaspettata proroga quasi annuale di mandato, ma le amministrative si avvicinano e il rischio di un dissolvimento dell’alleanza è dietro l’angolo. La ragione? L’attualità incombe e determina, al di là delle albagie personali, come si svolgono i fatti.
La botta a Luca Buldorini è arrivata in diretta da Rivisondoli dove Matteo Salvini ha di fatto messo alla porta il generale passato da essere un “valore aggiunto” a uno che si appresta ad attraversare il “deserto che c’è fuori dalla Lega”. Chissà se Buldorini sceglierà di fare il beduino o si mette per un po’ ai margini? E’ curioso notare come siacstato il “partito” dei Governatori (Zaia, Fedriga e Fontana) a chiedere di rompere con Vannacci che si appresta a fondare una sorta di AFD in sansa tricolore. Luca Buldorini come amministratore doveva stare in quel “partito” e invece si è illuso che Vannacci fosse la scorciatoia per scalare la Lega e forse ora sta facendo i conti con la Lega che va al Contrario.
In cerca di un incarico di prestigio l’ottimo pompiere di Appignano (due volte ha cercato di farsi eleggere Sindaco e per due volte i suoi compaesani gli hanno risposto picche) ha tentato di attizzare più di un incendio nel partito. Poi si è messo all’ombra di Sandro Parcaroli che lo ha “creato” vicepresidente della Provincia, ma ora rischia di finire su un binario morto. Oddio lui è del ramo e dunque potrebbe anche trovarci una certa convenienza. La cacciata di Vannacci complica molto le cose in casa Lega e le complica moltissimo per il Centrodestra.
Sarà il caso di ricordare che il 12 luglio quando Buldorini e Paolorossi hanno presentato la Compagnia Marca Libera al tavolo c’erano tutti: dalla segretaria regionale onorevole Carla Latini al sindaco di Macerata nonché dirigente regionale della Lega (dopo essersi fatto leggere con una lista civica) Sandro Parcaroli con i suoi fidi scudieri, l’avvocato Andrea Marchiori assessore ai lavori pubblici di Macerata e noto ai più come l’assessore Lego per la sua inclinazione ad aprire cantieri ovunque – chiuderli è un altro fatto - l’assessora Imballo e l’assessora al bilancio Oriana Piccini. Per uno strano caso domani Piccioni e il Sindaco saranno fianco a fianco in Consiglio Comunale a tentare di spiegare il gran rifiuto all’asta per il mattatoio: Sandro Parcaroli col saio di Celestino V chissà se fa la stessa figura... C’era anche il capogruppo in Comune avvocato Aldo Alessandrini che assai prudentemente disse: “"Ci sono state incomprensioni con Buldorini, ma siamo uniti".
Ma ora il morto è nella bara- perdonerà il vicepresidente della Provincia, ma il riferimento viene spontaneo – nel senso che Vannacci è fuori e bisogna capire se la sua perorazione di metà luglio trova ancora orecchie pronte ad ascoltarla e se lui è ancora considerato appartenente alla Lega di cui peraltro occupa la poltrona di segretario provinciale. Disse allora: "Io ho sempre servito la Lega e continuerò a servirla, al contrario di chi si è servito invece della Lega salendo sul carro del vincitore”.
Verrebbe da pensare che il carro armato del generale si è impantanato e ora scendere è un po’ complicato. Perché le conseguenze ci sono ed è inutile non vederle. Ammesso che Sandro Parcaroli passi indenne dalla possibile censura del Consiglio Comunale sulla faccenda del mattatoio, e ammesso che decida di ricandidarsi quale pezzo di Lega lo candida? Fino a ieri poteva con Luca Buldorini controllare il partito, ma ora pare essere Aldo Alessandrini, segretario cittadino e capogruppo in Comune, a dare le carte; un Alessandrini che peraltro troppe ha dovuto ingoiarne da Buldorini sempre desideroso di fare le onoranze funebri politiche a chi si frapponeva tra lui e qualsiasi incarico. Potrà Alessandrini ricandidare Parcaroli? Vorrà la Lega depurata dai vannaccisti proseguire sulla linea politica della trilaterale: Buldorini-Parcaroli-Marchiori con annesso codazzo di bottegai, ballerine, nani ricchi premi e cotillons? Può essere che la nuova giunta di Centrodestra accontenti la pletora di questuanti che faceva ala al Sindaco e al suo pompiere? O ci sarà un fuggi fuggi? Peraltro già si vocifera che il presidente del consiglio comunale Francesco Luciani insieme con l’assessore Lego – entrambi simpatizzanti di Compagnia Marca Libera che ora diventa Compagnia Liberi Tutti - starebbero preparando una loro lista civica.
Lo stesso pompiere ora ha un problema: Sandro Parcaroli ha finito il suo percorso assai accidentato da presidente della Provincia (discarica, acquedotto ospedale giusto per dire tre incompiute) e ora il vice d’Appignano che fa? Dove si attacca se il suo mentore non corre più o viene messo da parte? Rischia di perdere anche il suo posticino in Provincia. Sempre nella famosa cena -a questo punto è diventata delle beffe – Luca Buldorini ebbe a mettere – come d’habitude verrebbe da dire – una pietra tombale sulle ambizioni di altri affermando: “La Lega sarà protagonista alle prossime Regionali” e quando Buldorini dice Lega intende, come il Re sole, “io”. Com’è andata lo sanno tutti. La Lega ha preso il 7,37 % dei voti alle regionali, meno di un terzo di cinque anni fa e Luca Buldorini 937 preferenze, la metà di Anna Menghi che di Vannacci non ha mai voluto sentir parlare. Alla famosa cena della Filarmonica lei non c’era. E qualcosa vorrà pur dire ora che, vannaccia la miseria, tramonta la Lega al contrario.
Credo che il signor Sandro Parcaroli meriti maggior rispetto da parte dei componenti del Consiglio comunale che lo chiamano a rispondere del suo comportamento sulla mancata partecipazione all’asta per il cosiddetto mattatoio di Villa Potenza.
Anche fisicamente è molto lontano da Angelo Lombardi il pacioso veterinario che agli albori della Rai conduceva la trasmissione “L’Amico degli animali” il suo afflato sentimentale è il medesimo: liberare le vacche dall’incubo della mannaia. Se questo poi comporta un costo per i cittadini, si traduce in un favore a qualcuno e provoca addirittura un’inchiesta del Consiglio comunale che il Pd propone e il Centrodestra con le spalle al muro non può che accogliere è un effetto avverso.
Si è letto sotto traccia un sospetto, infondato peraltro, di aver voluto da parte del sindaco favorire in qualche modo l’imprenditore zootecnico Ilario Marcolini. È noto a tutti che egli con la sua azienda Morica è il primo, per quantità di capi, allevatore di bovini di razza Marchigiana in provincia di Macerata e solo immaginare che abbia un suo interesse aziendale per il mattatoio è pura maldicenza. Ma ciò che più indigna è il mancato rispetto del sentimento del signor Parcaroli.
Egli è vegano, convintamente vegano, così vegano al punto di accettare un’ombra su di sé pur di far cessare la mattanza degli animali che da troppo tempo si perpetua nelle camere della morte di Villa Potenza. Che il sindaco di Macerata, nonché presidente della Provincia che con circa novemila capi di razza Marchigiana allevati è la più importante per questa razza di bovine, avesse adottato come stile di vita quello vegano era evidente sin da quando ha annunciato che si sarebbe tenuta di nuovo la Raci nel bellissimo – anche se ancora oggetto misterioso per i più, ma non per i fortunati che hanno potuto farci le feste aziendali con una deroga specifica rispetto ai parametri di sicurezza – Centro Fiere di Villa Potenza, Raci di cui poi si sono perse le tracce perché il Centro Fiere non è finito e soprattutto perché è progettato in modo da essere inadatto a ospitare la rassegna bovina.
Tant’è che ora la Raci si fa in provincia di Benevento, altro territorio che tallona da vicino come numero di capi allevato, con buona pace degli imprenditori marchigiani e maceratesi in particolare. Ma anche l’annuncio che è suonato come un boicottaggio della Raci fatto da Parcaroli aveva evidentemente uno scopo: non esporre questi poveri animali agli appetiti umani. Insomma il sindaco di Macerata immola sé stesso per salvare le vacche.
Ora chiamarlo a rispondere dei suoi atti in Consiglio comunale per aver sbugiardato il Consiglio comunale esponendo il CeMaCo che anche se in liquidazione è sempre una società partecipata dal Comune a un danno certo; per aver favorito di fatto un singolo imprenditore Ilario Marcolini contro tuti gli altri; per aver privato il territorio di una struttura indispensabile ancorché obsoleta per le attività zootecniche come ricordano a Parcaroli 11 sindaci della provincia che lui tutt’ora presiede; per aver condotto una sorta di trattiva privata con il Marcolini medesimo in un incontro riservato a cui hanno partecipato soltanto l’assessore al bilancio Oriana Piccioni e il capo dell’ufficio tecnico ingegner Tristano Luchetti è di una protervia unica.
Non si rispettano le profonde convinzioni di un uomo che, amicissimo degli animali, ha operato per salvarli chiudendo di fatto il mattatoio, anche al prezzo di sentirsi dire che potrebbe aver favorito una sorta di speculazione immobiliare. Si sa che Sandro Parcaroli ha chiesto un parere legale – ex post – per vedere se la sua militanza vegana sia andata o no contro la legge. Si sa che il legale, che gli è stato suggerito dal suo vice in Provincia tal Luca Buldorini che ha un qualche “expertise” nel ramo delle esequie, gli ha detto: tutto a posto e comunque vai avanti tu che a noi ci viene da ridere.
Non so se i lettori hanno presente quella esilarante piece di Gigi Proietti nei panni dell’avvocato: pare che il colloquio sia andato più o meno in quella maniera (per gli smemorati: qui se l’incul.. qui te se incul…) e il richiamo a Proietti è d’obbligo per la nota barzelletta della vacca bianca e della vacca nera.
E allora per la profonda stima che ogni cittadino deve avere per il suo sindaco soprattutto se mosso da nobilissimi, anche se non condivisibili, ideali come quelli della scelta vegana mi permetto di dare a Sandro Parcaroli un suggerimento; al consigliere del Pd Andrea Perticarari che osa chiedergli conto dell’operato sull’asta dei beni CeMaCo (e meno male che c’è Perticarari che si preoccupa di verificare se la legalità a Macerata sia rispettata) il sindaco opponga rispetto agli atti il suo inequivocabile “e che ne sapio io?” e rispetto alle motivazioni gli articoli 18 e 19 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo:
“Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione, inclusa la libertà di manifestare il proprio credo” e “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, riceve e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”.
Insomma non si può dubitare del sindaco in quanto vegano ed egli in quanto vegano ha diritto a operare per far chiudere il mattatoio. Se poi questo diventa, indirettamente, un favore per un amico, o quanto meno conoscente, fa parte dei cosiddetti “effetti avversi” di una militanza morale. Né deve menare stupore che un esponente del Centrodestra sia vegano.
Giusto per memoria storica si possono leggere alcuni articoli della Tiergschutzgesetz, che il 24 novembre 1933 i gerarchi nazisti scrissero per tutelare i diritti degli animali. Himmler era un anti-caccia integralista, Hermann Goering era un amante degli animali e in quella legge si legge anche “È proibito operare o trattare animali vivi a scopo sperimentale in modo che possa essere loro provocato sensibile dolore”. Che poi lo abbiano fatto sui bambini ebrei è particolare trascurabile. Dunque come si vede lunedì in Consiglio comunale c’è il rischio concreto di chiedere conto a un uomo dei suoi comportamenti solo in quanto vegano. Si mettano una mano sul cuore i consiglieri e vedano se è il caso.
Certo attorno all’operazione mattatoio ci sono delle perplessità che – solo per correttezza d’informazione – vanno riportate. La vicenda del CeMaCo è annosa di trenta anni - ci sarà modo di ripercorrerla – ma venendo all’attualità si sa che messo in liquidazione ha affittato l’attività di mattazione al CoZoMa.
Anche quello è andato male. Da qui l’asta che è stata bandita la prima volta nel 2022 con base d’asta 3,5 milioni. I soldi dovevano ripianare i debiti del CeMaCo posto in liquidazione di cui il Comune di Macerata detiene il 68 % delle azioni. Tutte le aste sono andate deserte fino all’ultima del 15 gennaio quando Marcolini si è aggiudicato due ettari di terreno e alcuni fabbricati per 394200 euro ottenendo uno sconto di un 25% sulla base d’asta che era fissata a 525600. Ma questo sconto lo ha avuto perché il Comune di Macerata ha deciso all’ultimo di non partecipare all’incanto nonostante il sindaco Parcaroli avesse detto a squarciagola che lui avrebbe salvato il mattatoio.
E per farlo il 15 dicembre ha fatto votare – all’unanimità – dal Consiglio comunale una delibera che impegna il Comune, con una variazione al bilancio preventivo, a contrarre un muto per l’importo a base d’asta. Non solo il 2 gennaio ha fatto convocare dal Cda dell’APM (società partecipata al 90% dal Comune di Macerata) un’assemblea dei soci fissata per il 12 gennaio con cui si sarebbe distribuito – in buona sostanza al Comune di Macerata – il fondo di riserva dal bilancio 20204 con lo scopo di avere i soldi per partecipare all’asta. Il sindaco ci teneva così tanto a salvare il CoZoMa attraverso l’acquisizione degli immobili e del terreno da svuotare di liquidità l’APM che nel frattempo ha dovuto contrarre un muto per 300 mila euro per pagare le tredicesime ai dipendenti.
Ebbene il 9 gennaio il sindaco riceve – lo confermano decine di testimonianze – nel suo ufficio Ilario Marcolini e alla riunione riservata partecipa l’assessore al bilancio Oriana Piccioni leghista come il primo cittadino. A un certo punto viene convocato anche il capo dell’ufficio urbanistica/lavori pubblici ingegner Tristano Luchetti che si presenta con le mappe e le cartine dei terreni e degli edifici che vanno all’asta. Dopo la riunione il sindaco nella solitudine dei leader ha scelto: non partecipiamo all’asta. È in quel momento che nel suo foro interiore l’etica vegana s’è imposta. Perché sarebbe errato ritenere che lui abbia ripetuto a Marcolini quanto dichiarò il 13 dicembre scorso e cioè che esiste “l'interesse pubblico strategico ad acquisire la proprietà dell'intero complesso immobiliare nella zona di Villa Potenza, frazione che è interessata da un importante piano di sviluppo strategico”.
In effetti a pensarci bene in forza della rinuncia all’asta da parte del sindaco – rinuncia che Parcaroli non ha comunicato a nessuno – Marcolini si è portato a casa a un decimo del valore stimato due ettari di terreno di estremo interesse commerciale in una delle poche zone di espansione di Macerata e che lo stesso presidente della Regione Francesco Acquaroli ha affermato essere punto nevralgico per lo sviluppo della Val Potenza. Ma si potrebbe pensare: Paracaroli lascia via libera a Marcolini perché già dall’arile scorso l’imprenditore è stato coinvolto dal sindaco nel salvataggio e nella prosecuzione dell’attività del Co MaZo, il consorzio per il mattatoio ormai in agonia. Ma è stato lo stesso Marcolini a decidere che l’esperienza del CoMaZo è arrivata la capolinea.
Quel mattatoio però ha due atout vincenti: la prima un contributo di 300 milioni erogato o erogabile a vario titolo dalla Regione che a questo punto incassa Marcolini se decide di continuare a macellare e il bollo Ue per la macellazione. Nessuno però vieta a Marcolini di fare altrove un suo mattatoio con cui acquisire il marchio Ue facendo diretta concorrenza al CoMaZo avendo in mano una straordinaria leva per controllare il mercato della carne. Che a Parcaroli vegano fa orrore. Al punto di avere coscientemente abbassato l’introito dell’asta di circa 140 mila euro in danno del suo CeMaCo perché i soldi dell’asta dovranno andare a soddisfare i debiti pregressi del Consorzio di cui ancora oggi il Comune è proprietario.
Dunque in nome della tutela animale si può fare di tutto: far incassare meno al Comune dopo aver fatto nel 2024 due variazioni di bilancio per sostenere gli oneri derivanti dalla liquidazione CeMaCo, indurre l’Apm a contrarre un mutuo per pagare le tredicesime, impegnare il Consiglio comunale a contrarre un mutuo e poi disattenderne la delibera e tutto questo col risultato che Ilario Marcolini si è portato a casa un patrimonio pubblico stimato in 3,5 milioni dieci anni fa a un decimo del valore.
Dalla scelta vegana di Sandro Parcaroli derivano molti interrogativi. Il più pesante lo pone Simona Vincenzetti, che nella campagne di Treia ha un allevamento, e un’azienda di trasformazione, con maiali, vitelli, capre.
Dichiara: “Insieme a un gruppo di allevatori, stavamo valutando se mettere su una cooperativa per partecipare all’asta. Ma è spuntato il Comune di Macerata dicendo che avrebbe acquistato il mattatoio. Bene, poi il colpo di scena: l’ente non si fa avanti e all’asta si presenta solo l’imprenditore. Adesso cosa dobbiamo pensare? La soluzione potrebbe essere stata la partecipazione di più Comuni all’asta, se i sindaci si fossero messi insieme, trattandosi di una struttura utile per tutto il territorio. Il timore è che il mattatoio, con il passare del tempo, perda la sua fruizione pubblica.”
E poi ci sono i sindaci di 11 comune che dicono: “Chiediamo un incontro urgente al sindaco di Macerata Parcaroli, titolare dell’autorizzazione e delle potestà urbanistiche, affinché si eviti che il passaggio al privato possa configurarsi come una speculazione edilizia, considerata la presenza in adiacenza all’impianto di oltre due ettari di superfice molto appetibile dal punto di vista dello sfruttamento urbanistico”.
Occorre aggiungere altro? Lunedì con tutta probabilità il Pd con a capo Andrea Perticari chiederà al Consiglio comunale di Macerata una commissione d’inchiesta sull’operato del sindaco sulla vicenda mattatoio. Il Centrodestra è pronto a votarla anche perché le elezioni si avvicinano e un Parcaroli-bis sotto la mannaia del mattatoio nascerebbe mutilo.
Dicono che il sindaco stia per volare a Zanzibar dove rilassato penserà se riproporre o meno la sua candidatura. Speriamo confortato da un robusto parere legale perché a occhio, anche se è vero che non si processa un vegano, di cose da chiarire l’amico degli animali ne ha molte. Speriamo che abbia prenotato un volo dopo lunedì, altrimenti la sua sarebbe un’assenza sospetta. Con tutto il rispetto, ovviamente.
"I governi devono essere conformi alla natura degli uomini governati". Per Macerata questa icastica considerazione di Giambattista Vico è una sentenza. E non d’assoluzione. M’è tornata in mente venerdì scorso quando l’avvocato Bruno Mandrelli, con rara sensibilità di cui lo ringrazio come ringrazio Picchio News per darmi luogo di svolgere queste considerazioni, animando la riflessione del Circolo della Rosa mi ha offerto l’opportunità di ragionare assieme a tanti sul perché Macerata non abbia, per la prima volta in mezzo secolo, un suo consigliere regionale (leggi qui).
Stefano Di Pietro, Massimiliano Sport Bianchini, l’ottimo Nicola Perfetti, il pregnante intervento di Marco Sigona, le considerazioni di Fabio Pallotta e Giorgio Meschini accanto alle riflessioni dei colleghi Luca Patrassi e Giuseppe Pozzi hanno tracciato itinerari di consapevolezza che hanno ruotato attorno alle “colpe” della politica. E’ toccato a Romano Carancini – commendevole e insospettabile il suo omaggio al lavoro convinto e indefesso compiuto da Anna Menghi in consiglio regionale nella commissione sanità – osservare come si sia indebolita la proposta e poi ad Angelo Sciapichetti analizzare i default del Pd.
Sono stati atti di autocoscienza della sinistra-centro di fronte a un risultato elettorale negativo. Solo Anna Menghi, cui va riconosciuto il merito di metterci sempre la faccia, ha lumeggiato una qualche critica al Centrodestra e va dato merito ad Aldo Alessandrini e a Laura Laviano di avere seguito i lavori rendendo evidente che la Lega a Macerata sta messa come la Gallia narrata da Cesare nel De Bello: "Lega omnis divisa est in partes tres".
C’è questo gruppo originario, poi c’è l’accoppiata Andrea Marchiori con Luca Buldorini – vedremo sulla discarica tra qualche giorno se regge alla prova del trasformismo - con aggregata Katiuscia Cassetta che si dà convegno sotto i gagliardetti di Vannacci e poi c’è il gruppo consiliare in Comune che sta come d’autunno sugli alberi le foglie. Stanno aspettando Godot nei panni di Sandro Parcaroli che nel dibattito politico è come la temperatura di Campobasso: non pervenuto.
Tuttavia il Centrodestra sembra propenso a guardare alla scadenza elettorale di primavera – fortuna che hanno prorogato altrimenti il povero Marchiori non avrebbe inaugurato nulla e non lo farà visto che i cantieri sono chiusi a Luchetti, pardon a lucchetto – vagheggiando un Parcaroli-bis con Giuseppe Romano, nato con la camicia, assessore al commercio per alzare il livello delle competenze e i Vannacci-fans ipergarantiti con Fratelli d’Italia relegato al ruolo di portatore di voti.
Uno schema possibile, anche se improbabile, visto che il sinistra-centro va in cerca come Diogene di un federatore giovane, piacione e rivoluzionario e alla fine scoprirà che solo Romano Carancini ha il passo e la garra per competere sempre che l’altro Romano, il dottor Mari, continui a ricalcitrare e che Irene Manzi scelga, com’è giusto che sia al contrario di quanto ha fatto Matteo Ricci, di tener fede al patto con gli elettori e restare in Parlamento dove peraltro opera – come impone la legge – con onore e disciplina.
Nel mezzo – direbbe Giosuè Carducci visto che San Martino è appena trascorso – c’è un ribollir di tini: Giordano Ripa s’è portato avanti col lavoro e fa la sua lista (leggi qui), Flavio Corradini, ex rettore camerte, prova ad aggregare gli ottimati della sinistra con l’Officina delle Idee, si vocifera di almeno un paio di civiche d’ispirazione centrista dove Forza Italia – sempreché la diatriba sotterranea tra Riccardo Sacchi e il recordman delle preferenze Gianluca Pasqui non ingessi il partito – con le ambasciate dell’impeccabile Barbara Antolini potrebbe assumere un ruolo-guida.
Si rischia di arrivare con almeno 8 candidati sindaco. Ci sarà modo di riparlarne, ma si sa che, main sponsor Pierfrancesco Castiglioni, la parola d’ordine nel presunto Centrodestra è avanti o forse, come cercherò di illustrare tra qualche riga, indietro con Sandro Parcaroli. Pare lo voglia Francesco Acquaroli la cui prima opzione è sempre queta non movere: Parcaroli, prontissimo a diventare Fratello d’Italia dopo essere stato sodale di Romano Carancini, poi civico infine chaperon di Matteo Salvini, secondo il vertice di FdI che non piglia in considerazione né il successo personale di Francesca D’Alessandro alle regionali né il consenso dal basso di Paolo Renna, è un elemento di stabilità. Peccato che lo sia al ribasso.
E qui riprendo i temi che ho cercato d’illustrare nel convegno del Circolo della Rosa: Sandro Parcaroli è il primo responsabile dell’insuccesso del Centrodestra alle recentissime regionali. Qualcuno spieghi a Francesco Acquaroli che a Macerata ha perso vincendo. I numeri sono inequivocabili: Sandro Parcaroli è un brand appannato o in panne e ha zavorrato il risultato della coalizione.
E’ – lo dicono le cifre – un elemento d’insuccesso. Per capirlo serve il confronto tra i risultati delle Regionali 2020 e le Comunali che si tennero in concomitanza e in cui l’attuale primo cittadino vinse con il 52,78% raccogliendo 12113 voti, appena 138 in meno di quelli che prese a Macerata Francesco Acquaroli che conquistò in città 12251 preferenze. Quest’anno Acquaroli ha avuto 9129 voti pari al 50,38% perdendo il 4,6% rispetto a cinque anni fa. Segno evidente che la giunta Parcaroli non ha funzionato da attrattore.
Si dirà: ma c’è stata l’astensione. L’affluenza nel 2020 fu del 65,5%, quest’anno del 50,53%: quindici punti. Ma ammettendo che ad Acquaroli sia mancato il 15% dei voti il risultato fa 1837 voti in meno che non bastano a spiegare il crollo da oltre 12 mila a 9 mila: all’appello mancano oltre 3100 consensi e se si sottrae la presunta erosione da astensione (i 1800 voti virtuali mancanti) c’è sempre una perdita di consenso di 1285 voti. Dove sono finiti?
Ricorriamo ai voti di lista. C’è la caporetto della Lega (se resta omnis divisa la soglia dell’estinzione è prossima) che è passata da 4141 voti alle regionali del 2020 – e alle Comunali il risultato fu di fatto il medesimo – a 1203, il 70% in meno: sono 2938 voti persi. Si dirà: i consensi leghisti sono passati tutti in Fratelli d’Italia. Non è vero. Il partito di Giorgia Meloni è salito da 3071 voti alle regionali di cinque anni fa (alle Comunali prese 800 voti in meno addirittura) agli attuali 4378, il che significa 1307 voti in più, meno della metà di quelli persi dalla Lega.
C’è la variabile Marche per Acquaroli che però ha preso solo 428 voti e gli altri di Centrodestra non sono andati benissimo. Forza Italia ha il suo peggior risultato con 929 voti; alle Regionali-Comunali di cinque anni fa ne aveva quasi un terzo in più. Ma c’è un ulteriore argomento: alle comunali del 2020 la lista Parcaroli sindaco prese 2103 voti: dove sono finiti?
Riepilogando il Centrodestra nel 2020 alle comunali con Sandro Parcaroli candidato sindaco prese 10924 voti, quest’anno dopo cinque anni di giunta con Sandro Parcaroli sindaco a Macerata ha preso 8980 voti lasciando per strada due punti percentuali, ma soprattutto lasciando per strada quasi tutti i duemila voti della lista Parcaroli sindaco. La riprova che il voto alle regionali sia una sonora bocciatura per la giunta e il Sindaco viene dai dati degli avversari.
Il Pd, che aveva toccato il suo minimo alle comunali 2020, risale di 400 voti con un recupero del 6,8%, il Centrosinistra – depurato dai voti del Movimento cinque stelle che era in coalizione stavolta, ma che alle comunali e regionali del 2020 si presentava da solo – ha preso quasi gli stessi voti (furono 7373 nel 2020) superando i settemila consensi, ma con una percentuale che sale dal 34,7 al 41,4%.
Oggi dopo cinque anni di giunta Parcaroli la città è contendibile e anzi se si dà credito alle tendenze c’è un Centrosinistra in ripresa e un Centrodestra in evidente affanno, esclusa la polarizzazione attorno a Fratelli d’Italia, con la presenza davvero ingombrante di questo Sindaco e di gran parte della sua giunta che tuttavia FdI s’appresta a voler confermare.
E qui serve un’accennata considerazione rispetto alla riflessione di Vico. S’è letto in questi giorni l’affermazione vera per quanto superficiale che Macerata non esprime una nuova classe dirigente, che sono i dinosauri a condizionare la politica perché non si dà spazio alle generazioni emergenti, perché c’è una sostanziale stagnazione. E’ vero, ma anche no.
Il dato anagrafico non conta nulla: conta la freschezza delle idee, conta la visione internazionale, conta l’esperienza. La verità è che questa giunta che è espressione anche delle segreterie di partito ha dato ampia dimostrazione d’incompetenza ed è ostaggio di una cupola trasversale e criptica che da decenni sgoverna la città costretta in un immobilismo compiacente da parte della popolazione.
Recentissime nomine ai vertici della struttura amministrativa del Comune promosse (o subite?) da Sandro Parcaroli sono la dimostrazione che questa giunta per il tramite del suo Sindaco e di almeno un paio di assessori è eterodiretta e protegge conventicole alcune di alto cabotaggio, altre dedite ad affari di bottega. Non il bene comune né il bene del Comune (ci sarà modo di occuparsi del bilancio) hanno guidato questo Sindaco, ma la mera conservazione del potere attraverso un compromesso continuo per non turbare lo status quo.
Macerata dice di sé di essere la città della pace e l’Atene delle Marche. Beh siamo al punto che la pace è forse quella eterna e per quel che riguarda Pericle deve essersi preso un lunghissimo periodo di ferie. Sono rimasti però i numeri e quelli non perdonano.
di Carlo Cambi
Ricordatevi di Luigi D’Aquino, generale napoletano che aduso a fare il pendolo tra le fazioni non ebbe gloria, ma determinò il corso della storia. E’ con questo ammonimento che accetto l’invito dell’amico Guido Picchio a svolgere qualche considerazione attorno alle prossime elezioni amministrative che manderanno – questo è l’unico risultato già certo – in archivio dieci anni di “signoria” di Romano Carancini avendo attenzione a ciò che accade – o non accade - nell’accampamento del Centrodestra.
Per curiosa coincidenza della storia potrebbe verificarsi che si vada alle urne nell’imminenza di un anniversario troppo spesso negletto dalle nostre parti: la battaglia di Tolentino.
Nulla a che vede con il sindaco Pezzanesi, beninteso. Ché la proporzione degli eventi è assai diversa. Molti storici negano che lo scontro tra l’audace Re di Napoli, cognato (poi traditore) di Napoleone Bonaparte, e gli austriacanti sia stato l’embrione del Risorgimento. Io invece me ne sono fatto persuaso e dico che se il Murat una colpa ce l’ha è di non aver saputo cogliere l’attimo che la Storia gli aveva offerto. L’avesse fatto sarebbero mutati i destini suoi, ma soprattutto di gran parte delle genti d’Italia.
A Macerata in questi giorni accade lo stesso; mi auguro che il Centrodestra non disperda l’occasione che la storia gli propone. Sarebbe un danno per sé, ma soprattutto per i maceratesi.
Ebbene la battaglia di Tolentino come si dovrebbe ricordare si combattè tra il 2 e il 3 maggio 1815. Gli scontri ebbero inizio quando il Re di Napoli stava ancora a palazzo Torri (vedete com’è Macerata? Non c’è nulla - lapidi risorgimentali a parte- che illustri come quelle mura avite siano state teatro per due volte della Storia grande col passaggio di Napoleone e del cognato, poi ragionano di turismo e di cultura…mah) e fu nella mattina del 3 che stava per vincere quando, contesa La Rancia, fu D’Aquino a combinare il pasticcio. Inquadrò i napoletani rendendoli facile bersaglio dei soldati austriaci, non solo a Murat mandarono falsi messaggi ed egli decise di ritirarsi. L’esercito si squagliò e con esso la speranza della “liberazione” dell’Italia dalla forza straniera e dal giogo del papato.
Se ricordo questi eventi è perché attende il Centrodestra un altro 3 maggio.
C’è l’opportunità di ocogliere l’attimo di un Risorgimento della città scivolata prima a valle, pi in posizione marginale rispetto alla sua provincia, quasi raggrumata in rancoroso isolamento dal resto dei territori, incattivita in fazioni all’ombra delle quali si coltivano meschini e privatissimi interessi.
Macerata ha bisogno – indipendentemente dallo schieramento e dal condottiero – di tornare a essere città motrice del suo territorio, città promotrice di intelletto, città nutrice delle sue ambizioni guardando per prima cosa alle (scarse per consistenza purtroppo) nuove generazioni.
L’errore di Murat fu quello di ascoltare falsi messaggi, il fato gli mise accanto per la fase finale della guerra un generale che aveva avuto intese con la monarchia borbonica, ma soprattutto rivelò ciò che Napoleone sapeva benissimo: egli era uomo di invidiabile coraggio, ma privo di qualsiasi senso tattico. Aveva costruito la sua fortuna militare sulla forza d’urto della cavalleria, ma quando si trattava di organizzare un piano di battaglia non aveva idea di come condurre il campo.
Ora è tempo che io esca dalla metafora.
Lascio a chi legge di considerare chi possa vestire nel Centrodestra i panni di Gioacchino Murat, ma so per certo – lo si è letto sulle cronache cittadine – che a qualcuno nello schieramento di Centrodestra è venuto in mente di affidare le truppe a una riedizione di D’Aquino. Infarcendo di falsi messaggi l’indicazione medesima. Non si va lontano con simili generali.
Come Murat, qualche partito ritiene che basti lo sfondamento della cavalleria per aver ragione di linee avverse che hanno fatto dell’accerchiamento (e talvolta della circonvenzione) un’arte fino a rinserrare la città in un’autoreferenzialità da "ancien regime"!
Ciò che servirebbe a Macerata è una propensione alla ricostituzione del tessuto produttivo, al restauro del tessuto urbano, sociale ed economico, alla capacità progettuale complessiva, alla produzione culturale.
Ho in testa che il Centrodestra piuttosto che impastoiarsi in deboli e inconcludenti schermaglie interne che paiono più un prender o perder tempo in attesa non si sa di quale illuminazione messianica sulla scelta del candidato avrebbe dovuto stendere un programma comune e una volta fatto questo progetto vedere quale personalità meglio indossava questo abito. Che lo ricordo viene da abitare, perché il nuovo sindaco di Macerata dovrà indossare la città, dovrà portarla su di sé e accompagnarla di nuovo a sfilare sulla passerella del mondo.
E’ priva questa città di progetto economico, è priva di dialogo con il suo più potente motore intellettuale, l’Università, è priva di una proiezione futura.
I candidati alle primarie del Centrosinistra hanno squadernato sin qui visioni settoriali. Ciò che serve invece è una rifondazione della città in decisa rottura con i peggiori dieci anni della sua recente storia.
Si pensa, per dirne una, veramente che il centro storico languente sia solo una questione di ztl, di negozi che chiudono, di desertificazione demica? Quelli sono gli effetti, ma la causa prima è la perdita d’identità della città. Macerata è ora in cerca d’autore, Macerata ha bisogno di ritrovare una sua funzione e una ragione della sua coesione.
E poiché il centro è il luogo dell’identità urbana – intesa anche come comunità – avendo noi un’identità sdrucita è conseguenza che il centro perda peso e attrattiva. Del resto per chi ha governato sin qui era tatticamente comodo disperdere il senso di cittadinanza: è più facile governare delle monadi che non affrontare un’idea coesa e programmatica.
Ciò detto, veniamo al Centrodestra nelle sue - non troppo evidenti - manifestazioni, che si segnalano più per enunciazioni che per elaborazioni. Si culla la Lega nell’illusione che l’effetto-Salvini sia bastevole a garantirsi il successo. Se i conti si fanno sui risultati prima delle politiche e poi delle europee diciamo che sono malcontati.
C’è stato nell’imminenza di quelle consultazioni qualcosa di tremendo e di unico a Macerata e la reazione ha guidato d’impulso la matita elettorale. Ma il tempo ora è passato e la città per sua (positiva) natura è abituata non ai bruschi cambiamenti, a questa città – che non versò lacrime per Murat come successivamente elesse Garibaldi all’assemblea nazionale, ma come ultimo – non piacciono i sommovimenti, quanto piuttosto i convincimenti.
Dunque sarebbe urgente piuttosto che fare caminetti (fumosi) per decidere il candidato, aver fatto incontri pensosi per stendere un progetto di città. E cominciare un dialogo diuturno, sincero e profondo con la città. Bisogna avere un atteggiamento di razionale affetto per Macerata, non un prospetto muscolare!
Non è avvenuto per ora ed è sperabile che accada prima dell’annuncio ufficiale del comandante in capo. Vi è un’altra esigenza: non disperdere l’esercito. Il Centrodestra deve restare coeso anche a costo di siglare patti in anticipo tra le diverse componenti per poi dividere il successo. Guai se accadesse il contrario. E del pari non s’abbia fretta a designare il candidato, s’abbia costanza nel disegnare un programma articolato.
Il 16 febbraio il centrosinistra terrà le sue primarie e indicherà il suo conducator. Non resti il Centrodestra impiccato a quella circostanza, anche perché con tutta probabilità il competitor che emergerà dall’accolita del Pd porta per sua natura una data di scadenza. Insomma è prodotto deperibile!
Il Centrodestra deve avere la forza di indicare il "che fare", e poi "chi" avrà il compito di coordinare il progetto. E’ abbastanza evidente che dopo dieci anni di metodo Carancini se si vuole avere una reale prospettiva di vittoria non si può pensare di indicare un uomo solo al comando. Ed è il bisogno stesso della città che lo indica: c’è bisogno per rivitalizzare Macerata di una molteplicità di competenze a cui il Sindaco deve dare ascolto e sintesi.
E’ abbastanza imbarazzante che il Centrodestra non riesca a leggere la realtà fattuale che da sola s’incarica di indicare la strada per prevalere. E’ la città – o meglio il suo evidente impoverimento – a chiedere competenze plurali. Dunque, ogni possibile candidato e ogni diversa sensibilità che significa anche ogni diversa – quando c’è – identità culturale dello schieramento può e deve trovare nella composizione della lista una rappresentanza evidente. Piuttosto che dividersi sul candidato è bene che i diversi candidati s’intestino un pezzo di strada, un settore, una proposta, un’occasione di dialogo con la città. Tenendo conto che da sempre Macerata anticipa il quadro nazionale e fortemente è consonante alle vicende regionali.
Insomma, scimmiottando Guido Piovene, si può ben dire che anche a livello politico le Marche sono l’Italia e Macerata è le Marche. Dopo, e solo dopo, si sceglierà il Comandante che però senza il concerto dei suoi generali rischia di non avere sufficiente acume tattico e sostegno dell’intendenza.
Si dirà, "ma il tempo stringe". E io rispondo al Centrodestra: "usalo per dirci che città hai in mente". Poi che la interpreti Andrea Marchiori o qualcun altro avrà un valore secondario.
Ciò di cui il Centrodestra però deve tenere conto sono cinque caratteristiche che il candidato deve avere: autorevolezza, lungimiranza, popolarità, capacità di mediazione, intelletto programmatico. E’ possibile che queste doti non siano riunite in un solo nome. Ebbene, dove sta lo scandalo nel cercare fuori dalle coalizioni e delle fazioni, nella popolazione attiva, come nelle professioni, in chi suda il domani un simbolo?
Se il Centrodestra avesse confezionato l’abito (il programma) potrebbe aver lanciato un concorso per scegliere chi meglio lo indossa. Si dirà: non è stato fatto e quindi… E quindi male. Non è stato fatto, ma forse si può ancora fare. Io potrei qui fare dei nomi, anzi li faccio: Silvano Iommi, Paola Ballesi, Giuseppe Rivetti, qualche avvocato di grandissimo spessore umano e professionale.
Non cito esponenti di partito perché non voglio attizzare diatribe deleterie, ma insomma è noto a tutti che attorno al caminetto di Mosca c’è chi ha esperienza e amore per questa città da vendere e che forse meriterebbe di compiere oggi ciò che non fu consentito si compisse allora. Così come una candidatura al femminile darebbe un segno potente di discontinuità, capace di smentire “in res” la retorica della sinistra.
Del pari la composizione delle liste ci dirà se si ha la forza e la prospettiva di cambiare la città partendo dalle competenze dei cittadini. Credo che questo sia il quadro. Credo che studiarsi appena un po’ gli errori che vennero commessi nella battaglia di Tolentino servirebbe a capire come non ripeterli. Sapendo che Macerata ha indifferibile bisogno del suo Risorgimento. Se volete ve la dico più piana: presto che è tardi, ma anche occhio che la gattina frettolosa fece i gattini ciechi.
E davvero Macerata non ha bisogno di questo: da troppi anni naviga a vista e ora ha sbattuto contro il muro del declino.