Per questa seconda puntata di “Storie di Cucina” siamo andati alla scoperta delle tradizioni della cucina maceratese. Per l'occasione siamo stati ospiti del "Veneziano", il ristorante di pesce di Civitanova Marche di Mirco Ciavattini. Qui abbiamo riassaporato tradizione e innovazione Made in Marche.
Una storia che parte da lontano, quella di Mirco, immerso tra una famiglia impegnata nella ristorazione e la sua più grande passione, quella della comunicazione. Prima di approcciarsi definitivamente al mondo del cotto e mangiato, Mirco ha fondato riviste ed emittenti televisive.
Poi l'amore sbocciato davanti a una polenta con brodetto, piatto tipico della tradizione maceratese di inizio secolo. "E' un cibo molto povero ma molto saporito che veniva messo in tavola quando i pescatori avevano poco da mangiare. E un pentolone faceva felice tutta la famiglia".
"Col tempo - racconta Mirco - lo abbiamo migliorato e modificato all'interno delle nostre cucine. Da città in città cambia con l'aggiunta di uno scampo o di una rana pescatrice, ma quella che oggi portiamo in tavola per noi è una eccellenza della riviera adriatica che merita di essere conosciuta in tutta Italia".
Se anche voi siete ristoratori, agricoltori, allevatori o viticoltori e volete far conoscere i vostri prodotti, scriveteci a redazionepicchio@gmail.com oppure inviate un messaggio Whatsapp al 3421682258 o telefonate al 0733 1653692. Sarete ricontattati da parte della nostra redazione.
Cari lettori, bentornati all'appuntamento settimanale con la mia rubrica, nella quale analizzeremo l’andamento del contagio da coronavirus nelle Marche e in Italia. Oramai siamo a 2 anni dall'inizio della pandemia e i contagi segnano una generale discesa.
I numeri sembrano confermare come il peggio sia alle spalle e, come accennavo la scorsa settimana, le restrizioni non hanno inciso, visto che si è avuto il medesimo andamento del Regno Unito dove - di precauzioni - non ne sono state prese, se non minimali.
Anche i ricoveri ordinari sono andati finalmente in decrescita, sebbene bisognerebbe fare chiarezza su cosa si intenda per "ricovero", poiché almeno il 30% di quelli che sono considerati ricoveri Covid fanno riferimento a persone positive, ma che si trovano in ospedale per altre ragioni.
Sempre facendo la comparazione con il Regno Unito, lì addirittura si è avuto il sorpasso, ovvero, i ricoverati positivi per ragioni non legate al Covid sono maggiori di quelli legati a sintomi Covid.
Guardando al grafico delle regioni, si nota come molte si trovino nella stessa fascia di colore sebbene l'incremento dei contagi proceda in direzione poco uniforme. Quindi non è possibile stabilire un nesso fra colore e riduzione dei casi: semplicemente tutte le regioni seguono, più o meno, lo stesso trend.
Con soddisfazione, nei giorni seguenti alla pubblicazione della scorsa puntata della mia rubrica, alcuni articoli sulla stampa estera hanno riportato come la letalità del Covid sia scesa a livello di quella dell'influenza ovvero una fascia fra 0.1 e 0.2%. Probabilmente questa letalità, man mano che si diffonderà l'uso della pillola antivirale, sarà destinata a scendere ancora, possibilmente sotto lo 0.1%. Ora l'unica incognita che rimane è la possibilità che in 2 o 3 mesi appaia una nuova variante. Generalmente abbiamo notato come le varianti compaiano verso primavera e in autunno.
Il Commissario straordinario per la ricostruzione post sisma 2016, Giovanni Legnini, e la Rete delle Professioni Tecniche assumeranno iniziative congiunte per agevolare il lavoro dei tecnici nella predisposizione dei progetti di ricostruzione ed ampliare la loro platea, evitando una concentrazione eccessiva degli incarichi.
È quanto emerso oggi nel corso di un incontro tra il Commissario sisma e i rappresentanti degli Ordini e dei Collegi nazionali dei professionisti che aderiscono alla Rete delle Professioni Tecniche per fare il punto sull’andamento della ricostruzione anche alla luce della scadenza del 30 giugno per i progetti di riparazione degli immobili di proprietà dei residenti che beneficiano di varie forme d’assistenza (CAS e SAE in particolare).
Dalla seconda metà del 2021, quando si è affermato il Superbonus 110% sul territorio nazionale, le attività nel cratere sisma 2016 hanno subito un rallentamento, dovuto essenzialmente alla scarsa disponibilità di professionisti per redigere i progetti e le domande di contributo, e di imprese per realizzare gli interventi. Lo scorso anno ha fatto segnare il record dei decreti di contributo emessi, circa 5.200 contro i 2.657 del 2020, ma l’afflusso di nuove domande si è ridotto, passando da circa 7.500 del 2020 (un dato comunque influenzato dalla scadenza dei termini per gli edifici con danni lievi), a 2.200 domande.
“Non possiamo pensare di concludere in tempi ragionevoli questa ricostruzione se viaggiamo al ritmo che abbiamo registrato negli ultimi mesi. Dobbiamo trovare insieme una soluzione per accrescere la disponibilità dei tecnici a lavorare nella ricostruzione” ha detto il Commissario Legnini nel corso dell’incontro, registrando la piena disponibilità dei professionisti.
Di comune accordo l’Osservatorio tecnico Sisma, una struttura nella quale sono rappresentati sia il Commissario che i tecnici, è stato incaricato di formulare proposte per agevolare lo smaltimento del carico di lavoro già acquisito, mentre i rappresentanti nazionali della Rete delle Professioni Tecniche studieranno i meccanismi per ampliare l’offerta dei servizi tecnici.
I professionisti attivi nella ricostruzione post sisma sono 7 mila, a fronte dei 29 mila iscritti all’elenco speciale, ma di questi solo la metà ha acquisto incarichi principali nei progetti sisma, che siano di progettazione o di direzione lavori. Gli stessi tecnici, peraltro, hanno avanzato circa due terzi delle quasi 30 mila manifestazioni di volontà a richiedere il contributo, palesando il rischio di una potenziale ulteriore concentrazione degli incarichi, che appare già elevata allo stato attuale.
Ringrazio la Rpt per la disponibilità dimostrata ad affrontare insieme questa fase di difficoltà della ricostruzione, in gran parte dovuta a fattori congiunturali, assumendo l’impegno a formulare proposte per aumentare la qualità e la quantità del lavoro dei tecnici, e permettere ai cittadini colpiti dal sisma – ha sottolineato Legnini - di realizzare in tempi ragionevoli la legittima aspirazione di tornare nelle loro case”.
Un nuovo sistema che consentirà di migliorare in qualità e quantità il servizio di conferimento e raccolta degli imballaggi in plastica, in particolare contenitori per liquidi (CPL e PET): il Comune di Potenza Picena ha aderito, con apposita richiesta, al programma sperimentale “Mangiaplastica 2022” promosso dal ministero della Transizione Ecologica. Tale adesione prevede la richiesta di finanziamento per l’acquisto di un ecocompattatore.
“Si tratta – spiega il vice sindaco con delega all’Ambiente, Giulio Casciotti – di un sistema automatizzato che, oltre a ridurre il volume di rifiuti prodotti, incentiva i cittadini alla raccolta grazie al rilascio, per ogni rifiuto conferito, di un coupon che può rientrare nel calcolo complessivo della TARI o dare diritto ad una scontistica presso gli esercizi commerciali aderenti all’iniziativa”.
Rispetto al luogo di destinazione dell’ecocompattatore: “si privilegerà il centro abitato, dove il flusso dei rifiuti prodotti è più elevato. – prosegue Casciotti – La macchina per cui è stato richiesto il finanziamento ha un’alta capacità con svuotamento di una volta al giorno, gestito dal Cosmari. I cittadini potranno così conferire i rifiuti prodotti in qualsiasi momento della giornata integrando il servizio attivo con la raccolta porta a porta”.
E proprio la raccolta differenziata fa registrare un trend positivo: i numeri del 2021 confermano una crescita dello 0.43% rispetto al 2020 e una media di percentuale di raccolta pari al 74,49%. “Sono dati che attestano un impegno costante da parte della cittadinanza. – conclude Casciotti – Come amministratori non possiamo che continuare a fare del nostro meglio, intercettando opportunità, come ad esempio quella dell’ecocompattatore, che ci aiutino ad accrescere ancora di più sensibilità e risultati virtuosi”.
"Anci Marche aderisce convintamente all'iniziativa dell'Anci nazionale "Luci Spente nei Comuni" e ha già chiesto a tutti i colleghi sindaci di scegliere un monumento particolarmente significativo del proprio comune e procedere a spegnere le luci che lo illuminano giovedì 10 febbraio alle ore 20".
L'Anci stima per le amministrazioni comunali un aggravio di almeno 550 milioni di euro, su una spesa complessiva annua per l'energia elettrica che oscilla tra 1,6 e 1,8 miliardi di euro. L'auspicio dell'Associazione dei Comuni è che "attraverso questa iniziativa simbolica si capisca a quali rischi si va incontro se non si interverrà presto con un sostegno adeguato a coprire almeno tutti gli aumenti previsti in questi mesi".
Anche il Comune di Macerata, così come tanti altri in Italia, aderisce all’iniziativa promossa dall’Anci e dal presidente Antonio Decaro . Domani, infatti, a partire dalle 20 e per 30 minuti, verrà spenta l’illuminazione dell’arena Sferisterio, uno dei monumenti simbolo della città.
“Il Comune di Macerata aderisce in modo convinto all’iniziativa Anci contro il caro bollette che rischia di aggravare ancora di più una crisi economica e sociale con la quale stiamo già facendo i conti; gli Enti locali hanno bisogno di un sostegno rapido e adeguato per continuare a garantire l’erogazione dei servizi ai cittadini” – ha detto il sindaco Sandro Parcaroli -.
“Come Amministrazione abbiamo già messo a bilancio 900mila euro in più rispetto allo scorso anno per la spesa di gas e luce ma, da una proiezione realistica, non saranno sufficienti. Chiediamo quindi un intervento concreto del Governo per evitare di mettere in difficoltà non solo le pubbliche amministrazioni ma anche le famiglie e le attività economiche e commerciali che già soffrono”.
Tra i sindaci che hanno aderito, quello di Porto San Giorgio Nicola Loira. Il primo cittadino ha deciso, per protesta, di spegnere giovedì 10 febbraio le luci della fontana ornamentale di viale Cavallotti. “L’aumento del costi delle bollette sta diventando insostenibile anche per le nostre comunali – sottolinea Loira – . Ciò rischia di ripercuotersi negativamente sul bilancio e, di conseguenza, sui servizi per i cittadini. Per questo aderiamo all’iniziativa di spegnere simbolicamente l’illuminazione della fontana”.
Anche comune di Civitanova Marche aderisce all’iniziativa “Luci spente nei comuni”, lanciata dall’Anci contro il rincaro energetico, che vede anche l’adesione di Anci Marche, come comunicato dalla presidente Valeria Mancinelli. A Civitanova, l’Amministrazione comunale ha scelto di spegnere l’illuminazione di piazza XX Settembre e giardini di piazza, dalle ore 20,30 alle 21,00.
Sono 440.748 gli animali microchippati nelle Marche. Al 4 febbraio 2022 risultano iscritti all'Anagrafe regionale degli animali d’affezione 414.772 cani, 25.946 gatti e 30 furetti. Lo rende noto l’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa). I numeri sono estratti dalla banca dati dell'Anagrafe degli animali d'affezione gestita dal Ministero della Salute, che viene alimentata e aggiornata almeno una volta al mese dalle Regioni e dalle Province autonome.
Dalle cifre emerge chiaramente come, a livello nazionale, siano ancora pochi i gatti microchippati, senza considerare i furetti, meno presenti nelle famiglie italiane, poiché non esiste alcun obbligo d’iscrizione nelle Anagrafi territoriali per queste due specie. L’Oipa da tempo chiede che anche per gatti e furetti sia introdotto l’obbligo di microchippatura, efficace strumento per combattere il randagismo.
«L’obbligo del microchip per i cani è un efficace metodo di lotta al randagismo sia per identificare i cani presenti sul territorio, sia per riportare in famiglia animali smarriti. Stessa funzione potrebbe avere per gatti e furetti», commenta il presidente dell’Oipa, Massimo Comparotto. «In Italia, la legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo (legge n.282/91) ha reso obbligatoria l’iscrizione di ogni cane all’anagrafe regionale, sia esso di proprietà privata o randagio, e questo è un chiaro ostacolo all’abbandono di un cane adottato da un canile. Perché non introdurre l’obbligo anche per gli altri animali d’affezione?».
La Regione con più animali microchippati - 2.216.862 - è la Lombardia (1.865.836 cani, 350.130 gatti e 896 furetti). La Regione con meno animali iscritti all’Anagrafe - 31.691 - è la Valle d’Aosta (27.064 cani e 4.627 gatti). Nella classifica delle Regioni con il maggior numero di animali domestici microchippati, secondo è il Veneto (1.541.529), seguito dall’Emilia Romagna (1.413.262), dal Piemonte (1.135.898), dal Lazio (1.132.588) e dalla Campania (1.075.300). Impossibile stimare la percentuale di cani microchippati sul totale anche a causa del mancato rispetto dell’obbligo da parte di molti proprietari.
Per quanto riguarda i gatti, non essendo obbligatoria la loro microchippatura, l’Oipa informa che è online dal 2011 un’Anagrafe nazionale felina (Anf) gestita dall’Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi) che registra, su base volontaria dei richiedenti, i dati identificativi dei gatti con microchip. Tutti i proprietari di gatti possono rivolgersi a un medico veterinario aderente all’Anf per l’identificazione e la registrazione del gatto.
«Ci appelliamo a tutte le Regioni affinché con proprie leggi introducano l’obbligo d’iscrizione all’Anagrafe degli animali d’affezione. Sarebbe un ulteriore stretta al fenomeno dell’abbandono e della sovrappopolazione degli animali chiusi in canili e gattili», conclude Comparotto.
Di seguito, la tabella con i dati della banca dati del Ministero della Salute (al 4.2.2022)
Giorgia Meloni sceglie di non vaccinare sua figlia e spiega perché, creando polemica tra gli esperti. "Le possibilità che un ragazzo muoia di Covid sono le stesse che uno muoia colpito da un fulmine", assicura la leader di Fratelli d'Italia in un'intervista a La Stampa. "Questo è un vaccino in sperimentazione, che finisce nel 2023" ha detto.
Queste parole hanno sortito una reazione immediata e durissima della comunità scientifica. A partire da Roberto Burioni, virologo pesarese del San Raffaele di Milano, che, attraverso Twitter ha confutato le parole della leader di FdI.
“Meloni: le possibilità che un ragazzo muoia di Covid sono le stesse che muoia colpito da un fulmine" twitta il virologo Roberto Burioni che, per smentire quanto affermato dalla leader di Fratelli d'Italia. Nello stesso 'cinguettio' riporta anche dei numeri: "Anni 2020-2021: morti per fulmine negli Usa: 28 (di tutte le età) - scrive Burioni - morti per Covid negli Usa: 900 (sotto i 18 anni)".
Gli fa eco anche il direttore della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta: "Onorevole Giorgia Meloni lei è libera di non vaccinare sua figlia. Non di fare disinformazione pubblica sui vaccini. Grazie".
Nelle Marche rilevati altri 3.213 casi di Coronavirus nell'ultima giornata e l'incidenza su 100mila abitanti scende a 1.400,49 (ieri 1.513,58). I dati dell'Osservatorio epidemiologico regionale danno conto di 567 persone con sintomi tra gli ultimi casi che comprendono 1.008 contatti stretti di positivi, 872 contatti domestici, 41 in ambiente scolastico/formativo, 2 di vita/socialità, uno ciascuno rispettivamente in ambiente lavorativo, assistenziale e sanitario; su 704 contagi ancora in corso l'approfondimento epidemiologico.
Sono 10.514 i tamponi eseguiti tra cui 8.087 nel percorso diagnostico (39,7% di positivi) e 2.427 nel percorso guariti. Per numero assoluto di casi primeggia ancora la provincia di Ancona (877) seguita da vicino da quella di Macerata (800); poi Pesaro Urbino (597), Ascoli Piceno (460) e Fermo (353) e 126 contagiati provenienti da fuori regione. Tra le fasce d'età, la più colpita è ancora quella tra 25-44 anni in cui rientra quasi un quarto dei casi (794), seguita da persone tra i 45-59 anni (699 casi), 6-10 anni (337) e 60-69 anni (313).
Nelle ultime 24 ore sono saliti a 367 i ricoverati per Covid-19 nelle Marche (+1 rispetto a ieri), dei quali 51 in Terapia intensiva (+1 rispetto alle ultime 24 ore) e 316 in Area medica; in particolare i pazienti in Semintensiva sono 66 (+2) e quelli in reparti non intensivi 250(-2 rispetto a ieri) mentre 37 persone sono state dimesse nell'ultima giornata.
Dal bollettino dell'Osservatorio epidemiologico regionale risultano altri 8 decessi correlati al Covid: un 90enne di Montedinove, un 88enne di Montecosaro, un 92enne di Morovalle, un 68enne di Rapagnano, un 91enne di Piandimeleto, un 57enne di Jesi, una 88enne di Fermo e un 88enne di Monte San Giusto.
Porto Recanati in lutto per la scomparsa di Antonio Cionfrini. L'uomo era conosciutissimo in città per la sua attività nel settore ittico, ma anche per la sua passione politica che lo aveva portato a fondare e sostenere Porto Recanati a Cuore, lista per la quale nel 2016 si era candidato.
Costante anche il suo impegno nel palio cittadino di San Giovanni. Antonio Cionfrini, 60 anni, è morto all’ospedale dorico di Torrette, dove si trovava ricoverato in seguito a una malattia. Ultimamente era anche risultato positivo al Covid.
Così lo ricorda il movimento Porto Recanati a Cuore: "Antonio caro, Sei stato uno dei fondatori del gruppo e sappi che ne andiamo fieri, fieri perché le anime come te al mondo sono rare. Non si può parlare di retorica perché tu davvero eri una delle persone più buone, gentili, oneste, leali che ci siano fieri di averti avuto come compagno di avventure e fieri di averti avuto come amico.
Tu Antonio sei il gigante buono delle fiabe e resti nel cuore nostro per sempre". I funerali verranno celebrati nella chiesa Preziosissimo Sangue di Porto Recanati alle ore 15 di oggi.
Le mancate riforme e revisioni dei modelli sanitari attesi da anni e richiesti a gran voce negli ultimi due hanno solo reso più evidente il profondo stato di confusione in cui riversa il Ministero della Salute in Italia. Segno di un’emergenza pandemica gestita in maniera fallimentare.
Dal Piemonte alla Calabria mancano 17 mila medici e 350 mila infermieri per raggiungere gli standard fissati a livello europeo dall’Ocse, per cui servirebbero almeno 8,8 infermieri ogni mille abitanti. L’Italia invece si ferma a 5,6. Di più: la carenza del comparto infermieristico – il più sfruttato durante l’emergenza, oltre che il più vessato dal punto di vista stipendiale (previsti entro febbraio tagli fino a 500 euro) – non è stato nemmeno compensato dai cosiddetti rinforzi arrivati durante la prima ondata di contagi.
Il motivo? Troppe assunzioni a tempo determinato: delle 83.180 figure iniziali solo 17.151 sono state stabilizzate a livello contrattuale, di cui 8,7 mila nuovi infermieri. Tutti gli altri hanno lasciato la trincea all’alba della variante Omicron.
PER FARE CHIAREZZA
Gli ultimi dati aggiornati da Istat nel 2019 rendono conto di 603.856 operatori sanitari, e circa 330 mila OSS. Ma ad oggi il primo dato sembra essersi sensibilmente ridimensionato (fra decessi, abbandoni e sospensioni), così come il secondo del quale però non vi è alcun Albo di riferimento per essere appurato ufficialmente.
L’ASUR Marche contava nel 2019 circa 13.795 dipendenti così distribuiti: 2.176 (Area Vasta 1), 4.084 (Area Vasta 2), 3.403 (Area Vasta 3), 1.651 (Area Vasta 4), 2.481 (Area Vasta 5).* A questi vanno aggiunti i 1.411 operatori sanitari reclutati durante l’emergenza Covid, di cui 1.246 precari fra medici (292), infermieri (601) e altro personale (353). Stabilizzati solo 165.
Inoltre, tanto per la categoria medici/infermieri quanto per gli operatori socio sanitari non è consultabile alcun Elenco Regionale di iscrizione, per il quale solo un anno fa è stata presentata una proposta di legge (n 32 del 4 marzo 2021) rimasta ferma.
QUINDI?
Chi pensa che i 20 mld del PNRR destinati alla Salute in Italia (ad oggi 15,63 accertati in via ufficiale) riusciranno a tamponare in maniera significativa le varie criticità, dovrà ricredersi. Solo la metà dei fondi, infatti, verrà utilizzata per realizzare 1.288 case di comunità, 602 centrali operative territoriali per l’assistenza domiciliare e 381 ospedali di comunità per le cure di lunga degenza. Il resto verrà dirottato su digitalizzazione, innovazione e ricerca.
Risultato? Per evitare che le strutture restino vuote sarà necessario entro 5 anni assumere almeno 30.485 infermieri, ma senza sapere quali soldi verranno impiegati per la loro formazione – dato che il Ministero della Salute non dispone delle risorse necessarie.
Di conseguenza il debito italiano rispetto al PNRR vedrà aumentare i propri oneri, dato che solo per il personale sanitario neo assunto bisognerà in qualche modo garantire le retribuzioni. In mancanza di riforme radicali l’orizzonte dei nuovi tagli alla sanità appare inevitabile, con conseguente nuova carenza di medici e infermieri.
Inoltre, bisogna tenere conto del 28 febbraio 2022, la deadline stabilita dal Governo per lasciar presentare a ciascuna regione il proprio progetto di risanamento della Sanità locale. La bozza presentata il 20 gennaio scorso in giunta dall’assessore Filippo Saltamartini – secondo il progetto “Italia Domani” - vuole sfruttare i primi 182 mln assegnati del PNRR distribuendoli fra servizi territoriali (come case della salute e ospedali di comunità) e adeguamento strutturale, tecnologico e digitale della rete ospedaliera.
A livello nazionale, difficile non temere anche per il futuro più imminente una vera e propria battaglia fra le regioni nel tentativo di accaparrarsi quanti più fondi possibili. Con il rischio – nemmeno così assurdo - per qualcuno di fare carte false. Di sicuro, a rimetterci saranno le certezze di cura per gli italiani.
*dati PIANO PERFORMANCE 2021-2023 Asur Marche
Il miracolo della vita che vince su tutto. Ieri mattina, alle 8.37 all’ospedale di Civitanova Marche, è nata Vittoria Pierini, figlia di Francesca Polli e Attilio Pierini, l’indimenticato campione di basket scomparso in un incidente stradale il 23 giugno 2020. La mamma l’ha messa al mondo dopo aver ricorso alla Procreazione medicalmente assistita, utilizzando il seme congelato del marito defunto e coronando così quello che era il sogno che i due stavano coltivando prima che quella tragica fatalità spazzasse via tutto il loro mondo.
"I nostri pensieri erano quelli di mettere al mondo una nuova vita, invece la vita ci è stata tolta. Tu hai voluto rimanessi qui cosciente e in salute. Oggi (ieri, ndr) alle ore 08.37 è nata nostra figlia, la nostra più grande Vittoria. Il tuo esistere continuerà attraverso i suoi occhi. Non le leggerò i soliti libri di fiabe. Le racconterò la storia di suo padre, del grande uomo che era e dell’amore che ci ha uniti per sempre". Queste le toccanti parole, scritte in un post Facebook, da Francesca Polli, moglie del compianto cestista portorecanatese.
Un percorso iniziato nell’inverno a cavallo tra il 2019 e il 2020, quando i due, sposati da diversi anni, avevano deciso di provare ad allargare la famiglia. Poi però il tragico destino, in quel 23 giugno di due anni fa: la coppia si sta dirigendo in auto verso Roma per effettuare alcuni esami legati al processo di procreazione assistita. Attilio muore sul colpo in seguito all’impatto con un camion, Francesca si salva ma è in condizioni disperate. Successivamente la lenta ripresa della donna, fino al miracolo la nascita della piccola Vittoria. La piccola sta bene, pesa 4,170 chilogrammi. Mamma Francesca indossa la canotta numero 8 di papà Attilio per annunciarne la venuta al mondo.
La notizia ovviamente ha fatto il giro del web ed è stata accolta con entusiasmo anche dall’Attila Junior Basket, società cestistica portorecanatese nata proprio nel ricordo di Attilio. “Nulla è più bello di una nuova vita. Benvenuta Vittoria, avrai per sempre una stella dall'alto che veglierà su di te e su tua madre Francesca”, scrive il club in un posto. Anche la Virtus Civitanova, l’ultima squadra anche aveva militato Attilio, si unisce. “Non abbiamo le parole per descrivere la gioia di questa notizia. Stamattina è nata Vittoria, figlia di mamma Francesca e di papà Attilio Pierini. Il regalo più bello, in un giorno tutt’altro che casuale”.
Stop alle mascherine all’aperto in tutta Italia (e non solo in zona bianca)a partire dall’11 febbraio ma è obbligatorio averle con sè e utilizzarle in caso di assembramento. Lo prevede l'ordinanza firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza. Fino al 31 marzo 2022, si legge, "è fatto obbligo sull'intero territorio nazionale di indossare i dispositivi di protezione delle vie respiratorie nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private" e "nei luoghi all'aperto è fatto obbligo sull'intero territorio nazionale di avere sempre con sé i dispositivi di protezione delle vie respiratorie e di indossarli laddove si configurino assembramenti o affollamenti".
L'ordinanza precisa che non hanno l'obbligo di indossare il dispositivo di protezione delle vie respiratorie: i bambini di età inferiore ai sei anni; le persone con patologie o disabilità incompatibili con l'uso della mascherina, nonché le persone che devono comunicare con un disabile in modo da non poter fare uso del dispositivo; i soggetti che stanno svolgendo attività sportiva.
Sono fatti salvi, in ogni caso, i protocolli e le linee guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché le linee guida per il consumo di cibi e bevande nei luoghi pubblici o aperti al pubblico. Si precisa inoltre che "l'uso del dispositivo di protezione delle vie respiratorie integra e non sostituisce le altre misure di protezione dal contagio". L'ordinanza produce effetti a partire dall'11 febbraio 2022 e fino al 31 marzo 2022. Le disposizioni si applicano anche alle regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano.
Dall’11 febbraio riaprono inoltre le discoteche per ballare, seguendo i protocolli già approvati. Potrà entrare soltanto chi ha il green pass rafforzato, quindi guariti o vaccinati. Se la discoteca è al chiuso sarà obbligatorio indossare la mascherina, tranne quando si sta in pista a ballare. Nelle discoteche all’aperto si potrà stare invece senza mascherina. Il limite di capienza di tutti i locali da ballo non può essere superiore al 75% all’aperto e 50% al chiuso rispetto a quella massima autorizzata.
Ipotesi capienze stadi dal 1° marzo al 75% all’aperto, al 60% al chiuso
Si profila la riapertura degli stadi a capienze più ampie, con gradualità a partire dal 75% fino al 100%. Il Ministro della Salute Roberto Speranza e la Sottosegretaria allo Sport, Valentina Vezzali stanno infatti lavorando congiuntamente a un percorso graduale che prevede la riapertura a capienza massima degli impianti sportivi all’aperto ed al chiuso. Si lavora ad un primo allargamento, a partire dal 1° marzo, che porterà al 75% ed al 60% il limite delle capienze rispettivamente all’aperto ed al chiuso. Per poi proseguire con le riaperture complete qualora la situazione epidemiologica continuasse il suo trend di calo. Attualmente la capienza degli stadi è al 50% e quella dei palazzetti dello sport al chiuso al 35%.
Si ricorda, inoltre, che Il 31 marzo 2022 scade la proroga dello stato di emergenza in Italia. L’orientamento del governo, se continuerà il calo dei contagi e dei ricoveri, è di non prorogarlo. Dovrebbe scadere perciò a fine marzo la possibilità di ricorrere allo smart working con modalità semplificate, cioè senza l'accordo individuale tra azienda e singolo dipendente e con notifica telematica e massiva al ministero del lavoro. E dovrebbe cessare il lavoro della struttura commissariale guidata dal commissario Figliuolo.
Richiama alla massima attenzione verso le persone con disabilità il protocollo d’intesa siglato questa mattina tra Regione Marche e l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Marche. “Un documento importante – ha detto l’assessore al Lavoro Stefano Aguzzi – che ribadisce l’impegno a prestare sempre grande attenzione per garantire l’occupazione delle persone con difficoltà motoria o visiva. Si tratta – specifica Aguzzi – di incoraggiare un percorso che, anche se previsto dalle normative, non sempre viene tenuto nella dovuta considerazione da parte di enti o aziende”.
La firma del protocollo, il cui obiettivo è promuovere la piena occupabilità delle persone con disabilità visiva “è un momento considerevole in cui la Regione si prende l’impegno preciso di continuare ad operare attraverso i Centri per l’impiego e il personale affinché tutte le opportunità che ci sono nel variegato mondo del lavoro possano essere colte da chi ha disabilità visiva e vengano opportunamente formate e preparate per l’inserimento”.
Per il presidente Uici Marche Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, Cristiano Vittori “la stipula di questo protocollo d’intesa rappresenta un importante momento di svolta per l’occupazione delle persone con disabilità visiva del nostro territorio: questo infatti permetterà a persone cieche o ipovedenti di avere maggiore accesso a occasioni lavorative non solo connesse alla figura del centralinista telefonico, ma anche ad altre professioni, coerentemente alle competenze e capacità di ogni singolo.
Le sfide da affrontare – ha aggiunto - restano comunque numerose, come la tutela dei posti operatori presso le aziende pubbliche e private, poiché una riduzione di questi preclude in maniera grave l’inserimento lavorativo delle persone cieche e ipovedenti tutelate dalla Legge 113/85. Siamo giunti a questo traguardo anche grazie a passate esperienze: nel 2019 l’UICI Marche, allora presieduta da Alina Pulcini (ora Consigliere Nazionale UICI), si è fatta promotrice del progetto Vediamoci al lavoro, giunto ora alla 2° edizione”.
Con il protocollo si instaura un rapporto organico di collaborazione che prevede l’impegno della Regione a comunicare periodicamente, tramite i Centri per l’Impiego regionali (CPI), gli obblighi assuntivi residuali a carico dei datori di lavoro. Impegno diretto anche a formare il personale dei Centri sulle potenzialità lavorative di persone cieche o ipovedenti e a promuovere un mutuo confronto per l’accesso a nuovi impieghi che possono essere svolti grazie all’uso di nuove tecnologie e senza limitare le opportunità lavorative delle persone con disabilità visiva alla sola figura del centralinista telefonico non vedente oltre a segnalare all’UICI Marche opportunità di finanziamento per i corsi di formazione.
L’UICI Marche, da parte sua, si impegna a supportare l’Ente Regione nel sensibilizzare i datori di lavoro sulle potenzialità lavorative di persone cieche o ipovedenti, mettendo a disposizione le proprie conoscenze e professionalità; a sviluppare azioni di collaborazione e coordinamento per la definizione di progetti di inserimento lavorativo per persone con disabilità visiva; a proporre l’effettuazione di percorsi formativi rivolti a persone con disabilità visiva e a figure professionali che supportano i disabili sensoriali, finanziabili con fondi regionali. All’incontro odierno erano presenti Alina Pulcini, consigliere delegato Uici Marche, Stefania Terrè, vice presidente Uici Marche e Roberta Maestri, dirigente Servizi per l’impiego e politiche del lavoro Regione Marche.
“Il settore delle costruzioni e la sua filiera vengono posti al centro del rilancio dell’economia di quasi tutti i grandi piani di ripartenza dei paesi dell’UE che focalizzano gran parte delle risorse sul recupero del patrimonio esistente e sull’edificazione di infrastrutture digitali e di trasporto. Solo che c’è un enorme ma che segue queste parole”. Così l’imprenditore Stefano Violoni, presidente Ance Marche, preoccupato perché decreti, norme, interpretazioni, direttive ogni giorno modificano e appesantiscono un settore che tutti considerano il volano dell’economia.
“Siamo passati dal parlare di rilancio dell’edilizia, a una situazione che porterà il mondo delle costruzioni, per lo meno quello rappresentato dalle aziende sane, certificate e referenziate, in un immobilismo totale”. In questo contesto i lavori relativi ai bonus edilizi sembravano la soluzione in grado di risollevare un settore per anni ingessato. “Ma con la legge di bilancio prima, limitante soprattutto in termini di proroghe, e il decreto sostegni-ter poi, che pone modifiche in termini di cessioni (ammessa una sola cessione in linea), siamo stati messi nelle condizioni di non poter rispettare i contratti privatistici in essere e di non poterne sottoscrivere altri, perché le banche sono già piene di crediti fiscali”.
“Viviamo in una regione dove si sommano gli interventi sisma 2016, dissesto idrogeologico, bonifiche, interventi straordinari del Pnrr e i bonus fiscali. Tutto questo significa una enorme quantità di opere in ambito pubblico e privato” riprende il presidente di Ance Marche. I numeri sono chiari. Alle sfide connesse all’ingente pacchetto di risorse messe in campo dal Recovery Plan si unisce la ricostruzione post sisma 2016 che, solo nelle Marche, stima un monte complessivo dei lavori pari a 17,4 miliardi di euro ed impegna 2.659 imprese capofila, di cui la metà marchigiane.
Su tutti gli asset pesano negativamente le conseguenze dei rincari esponenziali ed irrefrenabili di materiali ed energia, che oramai hanno raggiunto livelli intollerabili. I prezzari applicati (sisma e regionale) non riescono a stare al passo con il mercato. Inutile il meccanismo della revisione prezzi introdotto dal governo che, nella migliore delle ipotesi, ha riconosciuto alle imprese ristori pari al 35% degli aumenti rilevati, per altro, liquidati solo qualora ve ne fosse la disponibilità economica e dopo almeno un anno dall’effettiva spesa.
Questi sono i motivi per i quali la ricostruzione non decolla, inutile addossare colpe alle imprese quando la realtà è un’altra. È per questo motivo che registriamo già gare andate deserte; e rimarchiamo la denuncia di concorrenza sleale in un settore “nomade” come il nostro, dove la decontribuzione sud favorisce solo alcune imprese”.
Di fronte a tutto questo, il mondo dell’edilizia sta pensando di abbandonare i cantieri e non volerne altri. “Stiamo pensando di sospendere tutte le nostre attività. Come imprenditori condividiamo la volontà di contrastare le frodi, ma le misure introdotte fino ad oggi si sono dimostrate evidentemente inefficaci, riuscendo solo a paralizzare l’intero sistema” prosegue Violoni.
Servono norme chiare. “Solo in questo modo si possono evitare speculazioni e il proliferare di operatori improvvisati. Il continuo cambio delle regole finisce per penalizzare chi le rispetta, mettendo a rischio migliaia di famiglie e generando contenziosi e problemi di liquidità”. “Con molta franchezza – conclude il presidente degli edili – crediamo che se questo sarà il terreno dove dovremmo competere, allora saremo costretti a metterci seduti in platea e goderci lo spettacolo di The Truman Show”.
È stata presentata oggi alla stampa presso la sala dell’IRCR di Piazza Mazzini la nuova mostra culturale dal titolo “Macerata e il suo Territorio. Antiche mappe e vedute dal XVI secolo all’Unità d’Italia”, e che sarà aperta al pubblico gratuitamente da venerdì 11 fino a lunedì 21 febbraio presso gli Antichi Forni – in osservanza delle norme anti Covid. Una raccolta unica, inedita di 50 antiche mappe originali d’epoca, incise e stampate su carta, che raccontano l’evoluzione urbanistica di Macerata e di altre città della provincia: Camerino, Cingoli, Civitanova, Recanati-Loreto, San Severino, Tolentino, Treia e Visso.
La mostra è stata realizzata dall’architetto e collezionista Enzo Fusari - sostenuto dall’associazione LUTES, con il patrocinio del Comune, dell’IRCR e dell’Ordine degli Architetti – che da oltre 30 anni conduce le proprie ricerche sulla storia e la geografia della Regione Marche, arrivando nel tempo a raccogliere ben 200 carte di grande pregio e valore, alcune rare e mai pubblicate, di ottima conservazione e non presenti nelle biblioteche locali e regionali.
“Avrei voluto realizzare questa esposizione già due anni fa – ha dichiarato Fusari – ma la pandemia e il cambio di amministrazione comunale non l’hanno permesso. Sono felice oggi di mettere a disposizione di tutti questa mia passione: penso sia di fondamentale importanza conoscere il nostro passato per sapere dove siamo diretti. Queste mappe fanno emergere una storia che non è scritta, ma disegnata, e raccontano quella che è la nostra grandezza culturale e politica. Un punto di partenza molto importante per conoscere le radici della propria identità”.
Al tavolo della conferenza si sono succedute anche le parole di apprezzamento e soddisfazione rispetto all’iniziativa da parte del presidente LUTES Massimo Crucianelli, dell’assessore all’Urbanistica Silvano Iommi, del presidente dell'Ordine Arch. Vittorio Lanciani e del presidente IRCR Giuliano Centioni.
“Il nostro obbiettivo è sostenere tutte le attività culturali che hanno a che fare con la nostra storia e il tessuto urbano – ha commentato Lanciani – in modo che si alimenti in maniera sempre più naturale la consapevolezza di chi lavora e di chi vive nel territorio marchigiano”.
“Quando mi fu proposta questa iniziativa – ha aggiunto l’assessore Iommi – ho aderito subito, perché ero certo della sua qualità. Una mappa è come il palcoscenico per un attore: se si conosce il contesto in cui una storia viene raccontata se ne percepisce meglio anche il senso e il messaggio”.
INTERVISTA
Dottor Fusari, qual è il messaggio nascosto nel suo lavoro? La mia è una ricerca di verità. La geografia non può fare a meno della storia e viceversa: l’errore da sempre è quello di trattare le due materie separatamente, quando invece dovrebbero rappresentare un unicum. Per dimostrare determinati fatti non basta conoscere la storia, e allo stesso tempo saper solamente leggere una cartina non è sufficiente.
C’è un problema di identità storica oggi secondo lei? Sì, soprattutto tra i giovani. Molti di loro pensano che Macerata sia una città noiosa, dove non si fa niente. E invece c’è tanto da scoprire se si ha la curiosità di farlo.
In quest’incontro si è detto che “bisogna conoscere il proprio passato per sapere dove siamo diretti”. Enzo Fusari dove è diretto? Io abito qui a Macerata da più di 60 anni e ne sono innamoratissimo. Desidero che questa città torni ad essere viva culturalmente, e per farlo abbiamo bisogno soprattutto di chi la abita. Sono le persone che fanno la storia. Ciò detto, mi piacerebbe aprire presto un Museo dove esporre tutte le mie mappe: non nascondo che mi siano arrivate delle proposte da parte di altri Comuni, ma il mio sogno rimane Macerata.
Sono 117 le domande presentate all’Amministrazione comunale a chiusura dell’ultimo avviso pubblico che ha dato la possibilità alle utenze non domestiche di ricevere una riduzione della tassa rifiuti per il 2021. Gli uffici comunali stanno ultimando l'esame delle richieste pervenute entro il 17 gennaio relativamente al secondo bando e sono in procinto di erogare lo sconto previsto dall’emergenza sanitaria causata dal Covid-19 per una somma di contributi pari a circa 226 mila euro.
L’assessore al Bilancio Roberta Belletti, prendendo atto con soddisfazione del resoconto fornito da Settore IV e Civita.S srl, ha dato il ‘nulla osta’ di procedere velocemente all’istruttoria per i successivi pagamenti. Ad oggi, quindi, il Comune di Civitanova ha raggiunto l’obiettivo che si era posto di distribuire quasi completamente il fondo complessivo di 738 mila euro delle risorse statali per la riduzione della tassa rifiuti rivolta alle utenze non domestiche colpite dalle restrizioni dovute al Covid-19. Con il primo bando erano state accolte riduzioni del 100% della Tari per complessivi 478 mila euro.
“A fine 2021 abbiamo lavorato ad un nuovo avviso pubblico per erogare la differenza di oltre 260 mila euro, ampliando la platea dei beneficiari per intercettare anche chi avesse riscontrato un abbattimento del proprio fatturato di un 5% rispetto all’anno precedente – spiega l’assessore Belletti – e siamo soddisfatti di poter ricomprendere un centinaio di richieste in più rispetto al primo bando. Con il calo dei contagi che si sta registrando in questi giorni, ci auguriamo che le attività possano riprendere a lavorare a pieno regime e chi ha una impresa non sia mai più costretto a chiusure e restrizioni a seguito di provvedimenti legati all’emergenza sanitaria”.
Lunedì 7 febbraio il Comune di Sarnano ha organizzato una conferenza in streaming con il gruppo di lavoro che ha portato avanti la ridefinizione degli studi di approfondimento geologico dell’area della frazione di Piobbico. I risultati, attesi da tempo, hanno sancito la possibilità di ricostruire le abitazioni senza delocalizzarle.
L’incontro, moderato dal Sindaco di Sarnano Luca Piergentili, ha visto la partecipazione del Commissario Straordinario Ricostruzione Sisma Giovanni Legnini, del Dott. Andrea Crocioni e del Dott. Mauro di Leo dell’U.S.R. (Ufficio Speciale Ricostruzione), e del prof. Marco Materazzi di Unicam, che ha esposto i risultati dello studio condotto.
"La presentazione di questa relazione era molto attesa dal Comune di Sarnano e da tutti i cittadini interessati" ha commentato il sindaco di Sarnano Luca Piergentili. "Abbiamo scelto di trasmettere l’incontro in streaming perché potesse essere seguito da ogni parte d’Italia, in particolare dai proprietari delle seconde case nell’area di Piobbico. Siamo consapevoli che i tempi sono stati lunghi, ma questo studio si è rivelato fondamentale: ora sappiamo che le case nella frazione di Piobbico possono essere ricostruite senza che sia necessario delocalizzarle".
"In questi mesi, grazie al lavoro dei tecnici degli uffici comunali, siamo riusciti a mettere a punto un Piano Straordinario di Ricostruzione che, in seguito alla relazione presentata lunedì, possiamo portare a compimento - aggiunge Piergentili -. L’Amministrazione s’impegna a procedere velocemente, per tappe ravvicinate: nel pomeriggio di lunedì 14 febbraio abbiamo in programma una diretta streaming sui nostri social per presentare alla cittadinanza il Piano Straordinario per la Ricostruzione che riguarderà il centro storico, le frazioni di Piobbico, Giampereto, Cese, San Cassiano e Terro".
A seguire, il 21 febbraio, ci sarà un incontro con i tecnici: "In questo modo contiamo di raccogliere tutti i dati necessari per presentare il P.S.R. prima in Consiglio Comunale, il 10 marzo, poi all’Ufficio Speciale Ricostruzione, così che i primi cantieri possano partire in tempi brevi - spiega il sindaco -. Da parte dell’Amministrazione Comunale ringrazio il Commissario Giovanni Legnini, i rappresentanti dell’U.S.R., il Prof. Marco Materazzi e tutto il gruppo di lavoro coinvolto nello studio di ridefinizione che ha reso possibile questo importante risultato".
Al commento del sindaco si unisce quello del Commissario Straordinario Ricostruzione Sisma Giovanni Legnini: "Si scioglie finalmente un nodo importante per le famiglie di Piobbico, frazione di Sarnano: le loro case potranno essere ricostruite dov’erano senza necessità di delocalizzarle. Lo scorso anno ero insieme al sindaco Luca Piergentili, quando l’orientamento sin lì acquisito era ancora quello di trasferire la frazione altrove a causa di un movimento franoso".
"Ora, grazie allo studio dell’Università di Camerino, commissionato dopo quell’incontro e presentato lo scorso lunedì, sappiamo che non ce n’è bisogno e possiamo guardare avanti - prosegue Legnini -. Mi auguro che il tempo trascorso in attesa degli studi di approfondimento possa essere compensato dalla serenità di una ricostruzione in sicurezza e di qualità per i proprietari delle case di Piobbico. Adesso è necessario procedere speditamente, come il Sindaco, insieme all’U.S.R. Marche, si sono impegnati a fare con un cronoprogramma illustrato durante l’incontro in streaming". La videoregistrazione della presentazione resta disponibile in versione integrale sulle pagine Facebook “Comune Sarnano” e “Sarnano Turismo”.
Nel secondo giorno di arancione per le Marche, i numeri dei contagi tornano a salire sebbene ieri avessero riflettuto - è bene sottolinearlo - l'effetto domenica con meno test effettuati. Sono 3.152 i nuovi positivi (ieri erano 1.022) con un tasso di positività del 38,4% (dal 37,5%) sugli 8.219 tamponi analizzati (ieri erano 2.722). Continua la discesa dell'incidenza, che oggi si attesta a 1.512,58 casi settimanali ogni 100mila abitanti (1.714,39).
Rimane sempre Ancona la provincia più colpita con 876 casi, seguita da Macerata (715), Pesaro Urbino (553), Ascoli Piceno (473) e Fermo (425); sono 110 i contagiati provenienti da fuori regione. I soggetti con sintomi sono 602, i casi in fase di approfondimento epidemiologico sono 759, i contati stretti di casi positivi 898, i contatti domestici 814, i positivi in ambito scolastico formativo 48.
Per quanto riguarda le fasce d'età, si confermano quelle tradizionalmente con più infetti ad essere le più colpite. Sono infatti 837 positivi per i 25-44enni e 731 per i 45-59enne. Attenzione anche ai casi tra i più piccoli, con 917 contagi tra gli under 18. La fascia più esposta è ancora quella dei bambini delle scuole elementari: sono stati infatti 317 i casi nella fascia tra 6 e 10 anni.
Le Marche, da ieri in zona arancione per lo sforamento delle tre soglie previste, secondo i dati forniti dalla Regione, sarebbero di nuovo sotto uno dei tre parametri che hanno determinato il passaggio di fascia: nell'ultima giornata si è registrato un ulteriore calo di pazienti in Terapia intensiva che ora sono 50 (-2 rispetto a ieri), un valore che fa diminuire la saturazione Covid in questo tipo di reparto al "19,5%" (soglia 20%) rispetto ai "256 posti" disponibili.
Nel complesso, in un giorno -11 ricoverati che nella regione si attestano ora a 366. Anche in Area medica (1.027 posti letto), comunica ancora la Regione, i valori superano di poco la soglia per la zona arancione (30,7% rispetto al 30%). In totale sono 316 (-9 rispetto a ieri) i degenti in Area medica (reparti di Terapia Semintensiva e reparti non intensivi).
Dal bollettino dell'Osservatorio epidemiologico regionale risultano 9 decessi correlati al Covid: una 81enne di Monte San Vito, un 89enne di Pesaro, un 102enne e una 68enne di Fano, un 60enne di Porto Recanati, una 88enne di Montemarciano, un 62enne di Castel di Lama, un 81enne di Martinsicuro e una 94enne di Tolentino.
Nelle prime settimane del nuovo anno l’Ufficio Servizi anagrafici e demografici del Comune di Civitanova Marche ha elaborato i dati riguardanti la popolazione residente al 31 dicembre del 2021, sulla base delle schede individuali.
Questo lavoro dell’Ente avviene sulla base dei movimenti che si registrano in Comune durante l'anno e ora confluirà all’Istat, che successivamente elaborerà i dati ufficiali (popolazione legale) calcolati in base all'aggiornamento derivante dal censimento.
Il dato complessivo relativo al 2021 registra un lieve calo, poiché il totale dei residenti passa da 42.523 del 2020 a 42352 del 2021 (22180 donne e 20172 uomini). Nel 2016 Civitanova raggiunse l’ambita soglia dei 42 mila abitanti (42251) e da allora la curva è salita fino al 2019.
Questa la composizione della popolazione per fasce di età, tra parentesi i dati 2020: da 0 a 19 anni: 7275 (7405). Da 20 a 34 anni: 6373 (6575). Da 35 a 54 anni: 12522 (12818). Da 55 a 74 anni: 11030 (ex 10971). Da 75 e oltre: 5152 (4754). I nuovi nati sono 321 (erano 281 nel 2020) e 503 le persone decedute.
Le famiglie sono 18228, quelle con almeno uno straniero sono 2224, con intestatario straniero 1621, convivenze anagrafiche 11 (ex art.5 D.P.R. 223/1989), convivenze di fatto 26 (costituite ai sensi della legge n. 76/2016).
Scendono a 4378 gli stranieri residenti (erano 4.485) di cui 1922 uomini e 2.456 donne e aumentano le persone senza fissa dimora che sono 59, 39 uomini e 20 donne. Entrando nel dettaglio sono 321 i nati, 158 maschi e 163 femmine, di cui 215 nel comune, 103 in altro comune e 3 all’estero.
Gli iscritti per immigrazione (Italia/estero) sono 1205, mentre sono 1195 i cancellati per emigrazione sia in Italia che all’estero. In 130 hanno acquisito la cittadinanza italiana (57 maschi e 73 femmine).
Per quanto riguarda le nazionalità, la comunità più numerosa continua ad essere quella cinese 710. Di seguito i dati riguardanti le altre nazioni: Albania 208, Bangladesh 218, Marocco 158, Pakistan 603, Romania 687, Ucraina 285, Tunisia 142, Polonia 97, Federazione Russa 109, Filippine 81, Senegal 71, Brasile 67, Nigeria 52, Argentina 44, Afghanistan 51, Bulgaria 54.
I dati sono stati elaborati dal responsabile addetto all’Ufficio elettorale Stefania Cesaretti, in collaborazione con il dirigente incaricato II settore dottoressa Paola Recchi.
Il 28 febbraio 2022 sarà una data decisiva: le Regioni presenteranno ufficialmente i vari progetti di “ripartenza” che saranno finanziati con i fondi del PNRR. Ciascuna delle macro-categorie interessate dal Piano “Italia Domani” dovrà tenere conto delle cifre già predisposte e rispondenti ai criteri fissati dal Governo. Il discorso vale naturalmente anche per gli interventi alle “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”, del valore di 25,40 miliardi di euro.
Anche la Regione Marche si appresta a definire gli ultimi dettagli per quello che sarà il bilancio finale auspicato, con l’obbiettivo non solo di favorire la continuazione di quei lavori rimasti bloccati a causa della pandemia – complice anche la carenza dei materiali – ma anche la programmazione di nuovi, importanti progetti volti a migliorare l’esperienza del trasporto pubblico e privato.
Sul tema è intervenuto l’Assessore al Bilancio e Ricostruzione, Guido Castelli.
Come sta procedendo il piano di riassetto della mobilità? Stiamo cercando di progettare al meglio quello che sarà il ritorno alla normalità. Nel momento in cui la pandemia mollerà la presa vogliamo essere all’altezza di quelle che saranno le sfide successive, e che presuppongono un grande sistema di valorizzazione della nostra mobilità.
Nello specifico cosa avete in programma di fare? Partiamo innanzitutto dall’azione di sollecitazione del trasporto pubblico: quindi, sostenere tutte le scelte del consumatore, generare condizioni di vantaggio anche attraverso agevolazioni tarrifarie, in modo che tutti i cittadini possano scegliere come spostarsi senza problemi. Vogliamo attivare dei finanziamenti che possano consentire la sostituzione di autobus e di convogli ferroviari vetusti con mezzi di ultima generazione.
Quanto denaro pensate di dover investire? Come Regione Marche la volontà è quella di impiegare circa 47 milioni di euro nei prossimi due anni per il rinnovo dei mezzi, e poco meno di 10 milioni di fondi PNRR per avere almeno due convogli ferroviari di ultima generazione. La gente vuole poter tornare a viaggiare su trasporti sicuri e performanti.
Qual è il progetto più a breve termine? Sicuramente l'attuazione della “Carta Tutto Treno Marche” approvata in giunta nelle ultime ore: lo scopo è incentivare con risorse regionali la scelta di chi già viaggia abitualmente sui treni locali e a lunga percorrenza. Inoltre, questa collaborazione con Trenitalia vuole migliorare anche il rapporto con i più giovani, aiutandoli a familiarizzare sin dalla scuola primaria con l’uso del treno per le gite.
Che tipo di difficoltà avete riscontrato negli ultimi mesi? L’ultimo picco di pandemia ha costretto molti conducenti alla quarantena. L’unico modo di contenere i contagi sui treni era sopprimere alcune corse. Per il trasporto su gomma, invece, il dramma è stato non solo mettere a disposizione bus sostitutivi, ma trovare anche chi li guidasse. L’amministrazione ha avuto grosse difficoltà in questo senso, ma fortunatamente le aziende si sono comportate bene.
Qual è lo stato dei lavori per quanto riguarda la Quadrilatero e la SS 77 della Val di Chienti? Il completamento di alcune opere finora è previsto per il 2023 ma non mi sento di dare per certa alcuna tempistica: sarebbe da spegiudicati.