Il Comune di San Severino Marche ha emesso un avviso di selezione pubblica per titolo, proposta progettuale e colloquio, per l’individuazione del direttore della nuova rete museale dell’Alta Valle del Potenza, costituita a seguito della partecipazione al bando della Regione Marche per il “Sostegno alle aggregazioni di istituti e luoghi della cultura”.
“Oggetto dell’incarico sarà la definizione della missione della rete e l’elaborazione del relativo regolamento nonché l’individuazione del progetto culturale e scientifico che dovrà tener conto di una razionalizzazione delle attività e dei servizi tramite una condivisione di strumenti e personale”, si legge in una nota dell’ente .
“Il direttore contribuirà, inoltre, all’individuazione e attuazione degli obiettivi e degli indirizzi programmatici a partire dal piano annuale delle attività, al coordinamento e al potenziamento dell’accesso agli istituti in termini di orari di apertura, all’attivazione di strategie di collaborazione tra istituzioni culturali, in particolare le scuole, e realtà economiche, turistiche e produttive anche in funzione dell’individuazione di innovativi canali di finanziamento”.
“Contribuirà poi all’implementazione dell’attività di catalogazione digitale e classificazione delle collezioni, alla pianificazione e alla messa a sistema degli allestimenti e dei percorsi espositivi e alla definizione delle azioni grazie alle quali la rete possa svolgere la funzione di presidio di tutela attiva del territorio di riferimento”.
“In termini di gestione il direttore dovrà mettere in atto l’insieme di tutti i processi necessari a garantire la conservazione, valorizzazione, promozione, totale accessibilità e fruizione delle collezioni; egli dovrà anche coordinare e indirizzare le risorse umane e strumentali, definire la carta dei servizi in sintonia con le esigenze del pubblico, verificare l'attuazione del progetto scientifico e culturale, partecipare con gli organi competenti alla tutela e alla salvaguardia del patrimonio culturale di riferimento”.
“Al direttore competeranno la promozione e la valorizzazione della rete e delle collezioni che la costituiscono, l’elaborazione del piano delle mostre e manifestazioni culturali e la pianificazione della comunicazione e supervisione del materiale informativo e promozionale. In termini di sicurezza, infine, il direttore dovrà coordinare e verificare tutte le attività di gestione della rete in maniera tale da garantire la sicurezza delle persone e dei patrimoni anche in caso di emergenza, verificare le condizioni assicurative del patrimonio, controllare e accertare il rispetto della normativa in materia di sicurezza dei locali”.
“L’incarico avrà inizio il 1 maggio 2023 e terminerà il 31 dicembre 2024 con la possibilità di un rinnovo per un periodo massimo di un’altra annualità in caso di assegnazione di ulteriori risorse. Il compenso lordo annuale onnicomprensivo per la figura professionale ammonterà a 26.666,64 euro per la prima annualità 2023, e 40.000,00 euro per la seconda annualità 2024. Le domande di partecipazione vanno presentate entro il 5 aprile”.
Il bando completo è disponibile all’indirizzo del Comune di San Severino Marche. La rete museale dell’Alta Valle del Potenza, di cui il Comune di San Severino Marche è ente capofila, è un progetto di narrazione di comunità che mette in rete alcune delle realtà museali presenti nel territorio che, da sole, rappresentano un ricchissimo patrimonio culturale da salvare e conservare quale espressione di valori, credenze, conoscenze e tradizioni che meritano davvero di essere tramandato.
Di essa fanno parte, oltre alla pinacoteca civica “P. Tacchi Venturi”, al museo civico archeologico “Giuseppe Moretti”, ai musei di Borgo Conce e al museo del Territorio “Oberdani Poleti”, anche il museo nazionale del costume folcloristico “Habitus” di Castelraimondo, i musei civici di Pioraco e il museo degli attrezzi agricoli “Florindo Ferretti” di Sefro.
Sabato 11 marzo tappa della Tirreno Adriatico a Recanati, il Comune chiude tutte le scuole di ogni ordine e grado. “La carovana proveniente da Osimo Stazione entrerà nel nostro territorio nella frazione di Villa Musone per poche centinaia di metri in via Antonio da Cannara per poi proseguire in quello di Loreto lungo via Villa Musone fino alla rotatoria di via Brecce”, fa sapere il Comune.
“Poi rientrerà a recanati in località Archi di Loreto intorno alle ore 12:00 percorrendo la SP 77 in direzione Macerata per tutto il tratto che interessa il territorio di Recanati fino a Sambucheto, lungo via Nazario Sauro, viale Colle dell’Infinito, via Passero Solitario, viale Filippo Corridoni, via Beato Placido, via Le Grazie in direzione Fontenoce; arrivata nella frazione di Sambucheto svolterà in direzione Santa Maria del Monte”.
“Altro passaggio nel territorio, per poche centinaia di metri, intorno alle ore 13:30 nella frazione di Montefiore con i ciclisti provenienti da Montefano in direzione Osimo. Le strade, interessate dalla manifestazione, verranno chiuse al transito circa 45 minuti prima del passaggio e riapriranno 15 minuti dopo che saranno transitati.
Toglieteci tutto ma non le sigarette. La nuova stretta al tabagismo, paventata dal testo che da giorni circola al Ministero della salute con la firma di Orazio Schillaci, ha destato molto clamore nell’opinione pubblica: sono subito insorti i fumatori più incalliti, come Gino Paoli e il suo "Partito dei tabagisti" a difesa della cara vecchia nicotina, ma c’è anche chi vede in questa scelta un tentativo di salvaguardia della salute pubblica da supportare e incentivare.
Le limitazioni per ora sul banco riguardano ogni forma di sigaretta, dal classico tabacco a tutti i modelli di e-cig attualmente in circolazione, per cui sarebbe previsto il divieto all’aperto, dai parchi ai dehors di bar e ristoranti, alle fermate dei mezzi pubblici e in prossimità di donne in gravidanza o bambini. Verrebbero abolite anche le sale fumatori nei locali al chiuso, limitando sostanzialmente il consumo di tabacco alla propria abitazione privata.
Che il fumo sia dannoso è fuori da ogni dubbio: in Italia i morti all’anno legati al tabacco sono 93mila (il 20,6% del totale) e i giovani si avvicinano sempre più alle sigarette elettroniche (il totale dei consumatori è cresciuto dall’1,4% del 2014 al 2,8% del 2021, fra cui il 5,2% dei giovanissimi), complice una disinformazione che accompagna ancora questo prodotto tutt'altro che innocuo, in grado di causare problemi cardiovascolari, complicazioni nello sviluppo del feto e rischi di cancerogenicità.
Il punto non è tanto la pericolosità del fumo, quindi, quanto la limitazione delle libertà del singolo: può una scelta presa in nome della salute pubblica andare a limitare le possibilità di un individuo, per quanto dannose? É chiaro che un numero tanto alto di fumatori (circa 10 milioni in Italia secondo l’Istat) costi allo stato una quantità enorme di denaro: fra spese dirette e indirette si stima che l’Italia spenda 26 miliardi di euro all’anno per questione legate al fumo di tabacco. Ma basta questo a giustificare strette proibizioniste come quella della Nuova Zelanda, che ha vietato per sempre la vendita di tabacco ai nati dopo il 2009? Lo abbiamo chiesto ai cittadini maceratesi che passeggiavano per le vie del centro.
"Se si dovesse arrivare a fumare solo in casa credo smetterei – racconta Andrea, fumatore –, riconosco che senza sigarette si sta meglio. Credo però che ogni forma di censura sia negativa, anche se finalizzata alla salute. Se si tratta di limitarsi per la convivenza civile posso essere d’accordo, ma una proibizione completa porta a risultati opposti. Credo sarebbe molto più efficace la sensibilizzazione".
"Potrei essere d'accordo con una stretta di questo tipo - dice Maria, non fumatrice - Il fumo fa sicuramente male e se continua ad essere venduto è perché lo Stato ci guadagna moltissimo grazie al monopolio. È giusto mettere dei limiti però solo se questi vengono spiegati, se c’è una sensibilizzazione che di pari passo accompagna il divieto, altrimenti risulterà inutile. Anche se i minori non possono acquistare sigarette ciò non li ferma dal fumare. Basta pensare all’alcol, vietato per i minorenni ma comunque largamente diffuso".
"Credo sia una grande stupidaggine, una presa di posizione eccessiva – spiega Francesco, tabaccaio e fumatore -. Capisco alle fermate del bus, ma all’aperto mi sembra assurdo: non credo potrei rispettare una norma del genere se dovessi essere costretto a fumare solo a casa. Mi viene da ridere a pensare di non poter fumare al bar d'estate".
"Assurdo anche vietare ai minorenni per sempre il fumo come in Nuova Zelanda – continua - Le entrate dello Stato grazie al tabacco sono enormi e se veramente lo scopo è la salvaguardia della salute allora dovrebbero completamente ritirarlo dal commercio, non limitare il divieto ad alcuni e ad altri no. Piuttosto mi concentrerei sul legalizzare le droghe, così da togliere il mercato dalle mani della malavita e affidarne ai cittadini il consumo responsabile, che tanto avviene comunque. Il proibizionismo non ha mai funzionato, non funzionerà nemmeno ora".
"Anche chi non fuma subisce il fumo passivo e questo non è giusto – asserisce Maurizio, non fumatore - Sono completamente d’accordo con la nuova stretta, anzi fosse per me avrebbero dovuto farlo molto tempo fa. Sarei d’accordo anche con una posizione più dura come quella neozelandese, forse anche qualcosa in più, vietando in assoluto la vendita di tabacco in ogni forma".
"Credo che la soluzione ideale sarebbe creare delle sale fumatori dedicate - suggerisce Gioia - Da non fumatrice non mi piace prendere il fumo passivo degli altri ma credo che anche loro abbiano diritto di poter fumare in giro, non solo in casa". "
"In fondo è una scelta personale - conclude Chiara - ognuno è libero di fare quello che vuole e anche vietando le sigarette in toto queste non scomparirebbero. Chi volesse fumare troverebbe comunque il modo, come succede già oggi per alcol e droga, diffusissimi nonostante limitazioni e divieti".
Che sia una posizione paternalistica, proibizionista o di semplice prudenza economica, il divieto di fumare in pubblico ricade in quella visione interventista dello Stato che vuole indirizzare il singolo verso ciò che ritiene giusto. La costrizione, la repressione e il divieto sono forme basilari e spesso inefficaci di gestione della vita civile che dovrebbero lasciare spazio a informazione, responsabilizzazione e controllo.
È stato riaperto questa mattina il primo ponte sul Vallato, a Montecassiano, dopo i lavori di rifacimento. Ieri è stato eseguito il collaudo ed è stata dichiarata la fine dei lavori. A brevissimo inizieranno i lavori sul secondo ponte più a monte e successivamente gli interventi interesseranno il ponte a valle in via del Mulino.
Si tratta di un’opera strategica per la mitigazione del rischio idrogeologico dal costo di 600mila euro, cofinanziata con fondi regionali e comunali. «Purtroppo – ha spiegato il sindaco Leonardo Catena– durante l’esecuzione dei lavori la ditta ha fatto un errore tecnico a cui ha dovuto porre rimedio e che ha rallentato la consegna».
«Tuttavia, dopo anni di inerzia questa Amministrazione comunale, con il rifacimento dei tre ponti (600mila euro) e la riprofilatura del Vallato (290mila euro) comprensiva del bypass del Mulino Serpilli ha realizzato degli interventi concreti».
Ora è ufficiale. Grazie ai fondi per la ricostruzione pubblica post-sisma, previsti dal piano redatto dal piano nazionale complementare del Pnrr attraverso le risorse commissariali, Tolentino incassa 12 milioni di euro: tra cui 3.869.698,00 euro per la riqualificazione di Palazzo Fidi (Biblioteca Comunale) e 2.630.302,00 euro per il miglioramento strutturale, il risanamento del manto di copertura e il ripristino funzionale del piano terra e delle grotte di Palazzo Sangallo.
Oltre a questi interventi sono stati finanziati anche la progettazione delle Mura Urbiche e di Palazzo Sangallo per la porzione di ripristino dei piani superiori, opere inserite nella scheda di rigenerazione urbana, ma non finanziate per mancanza di disponibilità economica da parte dell'ufficio speciale per la ricostruzione.
Inoltre, l'amministrazione comunale ha inserito nel Piano Opere Pubbliche Cimitero e Municipi, il rifacimento dei 3 cimiteri del comune. Verranno quindi finanziati i lavori per il risanamento conservativo del cimitero capoluogo per un importo di circa 5.151.520,00 euro e i lavori per il restauro dei cimiteri di contrada Sant’Angelo (257.576,00 euro) e contrada Regnano (180.304,00 euro).
"Siamo molto soddisfatti del traguardo che abbiamo raggiunto, traguardo importante per la nostra città - sottolinea il primo cittadino Mauro Sclavi -. Il lavoro costante e meticoloso che è stato fatto ci ha permesso di non perdere importanti finanziamenti, modificando la lista di interventi presentata dalla precedente amministrazione escludendo, in particolare, la riqualificazione urbana dell'area Saipa valutata da una nota dell'Usr come 'potenzialmente non accoglibile'. Abbiamo ritenuto, invece, opere di fondamentale importanza culturale e sociale, da dover restituire ai tolentinati, Palazzo Sangallo, Palazzo Fidi e il cimitero".
In località La Rocca, nel nucleo storico di Pieve Torina, ha preso il via un intervento di sistemazione idraulica del tratto del torrente Sant’Angelo che attraversa l’antico borgo. "Si tratta di una riqualificazione delle sponde fluviali con opere di rafforzamento e difesa per prevenire erosione e sistemare in modo adeguato un percorso che poi si ricongiungerà con il Sentiero delle Acque" sottolinea il sindaco, Alessandro Gentilucci.
"È un intervento importante in quanto va a sistemare, anche dal punto di vista estetico, un tratto del torrente caratteristico e peculiare di Pieve Torina. Avremo quindi un percorso che, dal paese, condurrà direttamente all’ingresso alla pista ciclo-pedonale, sempre nell’ottica di valorizzare il bene acqua che rappresenta, per Pieve Torina, uno dei punti di forza insieme al contesto naturale in cui tutta l’area è immersa. Non a caso" conclude Gentilucci "siamo la porta d’ingresso al Parco Nazionale dei Monti Sibillini".
La crisi demografica che sta investendo tutta l’Italia negli ultimi venti anni ha comportato e sta comportando il graduale invecchiamento della popolazione, il calo vertiginoso delle nascite e il crescente fenomeno emigratorio. In questo quadro già allarmante, le Marche sono fra le regioni che si trovano a dover fronteggiare la ricostruzione post-sisma e il conseguente abbandono delle zone terremotate da parte dei più giovani e di chi può permettersi di acquistare una nuova abitazione.
Il Comune di Tolentino, ad esempio, nel 2022 è sceso sotto il minimo storico dei 18mila abitanti, per la prima volta dopo 40 anni. Stando ai dati demografici rilasciati dall’ISTAT, la città dell’entroterra maceratese al novembre 2022 ospita un totale di 17.944 cittadini, con una predominanza della parte femminile (9260) su quella maschile (8684): un record negativo in linea con le medie nazionali.
Questa contrazione risulta più chiara se si prendono in esame i saldi anagrafici che mensilmente hanno continuato ad assottigliarsi: nel novembre 2022 sono nate 8 persone e 13 sono decedute (-5, saldo naturale anagrafico); 12 si sono trasferite a Tolentino e 27 si sono iscritte in un altro Comune (-15, saldo migratorio anagrafico interno); 5 sono immigrate dall’estero e 6 hanno lasciato l’Italia (-1, saldo migratorio anagrafico estero).
In merito alla situazione specifica di Tolentino, abbiamo raggiunto l’assessore alla ricostruzione Flavia Giombetti: “Nel 2016 eravamo in 20mila ad abitare a Tolentino: abbiamo perso quasi 2000 residenti dopo il sisma. In molti, dati tempi lunghissimi della ricostruzione e alcune scelte discutibili dell’amministrazione precedente, hanno deciso di trasferirsi altrove ripartendo da capo”.
“Non ci sono state soluzioni abitative di emergenza assegnate – continua - dobbiamo ancora finire di consegnare gli appartamenti sostitutivi delle Sae e in molti se ne sono già andati. Famiglie con bambini che hanno spostato tutta la loro vita in città più popolose come Macerata o Civitanova, ora non vogliono più tornare a Tolentino. Era nel post emergenza che ci sarebbe dovuta essere un’attenzione particolare verso questo tipo di problematiche e ora ci troviamo a pagarne le conseguenze”.
“La paura, come diceva anche il commissario Castelli, è che succeda come a L’Aquila dove le case vengono ricostruite quando ormai non c’è più nessuno che vuole abitarle – spiega l’assessore - La ricostruzione avrebbe dovuto essere tanto veloce da trattenere gli abitanti che volevano restare e noi ora non possiamo far altro che cercare di mettere una pezza su un buco che si allarga sempre di più, e non è affatto semplice”.
“Da terremotata posso dire che anche io, se avessi ricominciato subito la mia vita fuori Tolentino, non credo sarei mai tornata – conclude Giombetti - se non rimane più alcun legame con la città, che sia la casa, il lavoro o la famiglia, allora non ci sono più motivi di restare. Per chi ha subito una tragedia come quella del terremoto, l’urgenza diventa quella di ritrovare rapidamente un equilibrio. Nel 2016 a Tolentino non si è parlato di SAE quando queste avrebbero permesso di rimanere in loco le famiglie. Non saprei quali soluzioni adottare ora per lo spopolamento, ma se potessi tornare indietro prenderei scelte diverse”.
Per comprendere a pieno la portata di questo fenomeno, basti pensare che l’età media in tutta la provincia di Macerata è passata da 44,2 anni nel 2002 a 47, 3 anni nel 2022 (la media in Italia si attesta a 46 anni), con un calo generale della popolazione totale registrato a partire dal 2011: da 325mila a 304mila abitanti nel 2022.
Questo significa che ci sono sempre meno persone e che quelle che rimangono sono sempre più anziane, proiettando problemi tutt’altro che trascurabili sul lungo termine: l’indice di vecchiaia – il quale determina quanti over 64 ci sono ogni 100 under 15 – è cresciuto costantemente dal 2002, passando da 174,8 a 212,1 (in Italia il valore medio è 183,3) e indicando che per ogni giovanissimo ci sono più di due anziani.
Uno dei primi problemi che ciò comporta emerge dall’indice di dipendenza strutturale, un valore che rappresenta il carico sociale ed economico della popolazione inattiva (under 15 e over 65) su quella lavoratrice (fra i 15 e i 65 anni): in crescita costante da inizio millennio anche questo dato, salito da 55,2 nel 2002 a 62,0 nel 2022 (ogni 100 lavoratori ci sono 62 persone a loro carico).
Nella stessa ottica va letto l’indice di ricambio della popolazione attiva, anch’esso in crescita costante dal 2002, che mette in rapporto quanti sono prossimi alla pensione (60-65) con coloro che si apprestano a entrare nel mondo del lavoro (15-19): si è passati da un valore di 133,9 a 154,4, in vent’anni. Si consideri che la popolazione attiva è tanto più giovane, quanto il valore è inferiore a 100.
Con un tasso di natalità in calo dal 2009 - passato da 9,3 bambini neonati ogni mille abitanti ai 6,6 del 2021 – e un indice di mortalità oscillante ma generalmente in crescita, sensibilmente aumentato nel 2020 e nel 2021 a causa della pandemia – 11,7 morti ogni mille abitanti nel 2019, 13,4 nel 2020, 13,8 nel 2021 - ecco che il preoccupante scenario del Maceratese prende forma.
Tante le motivazioni dietro questa crisi demografica: dalle difficoltà per i giovani nel formare nuovi nuclei familiari, fra il protrarsi dei tempi di formazione e un ingresso instabile e lento nel mondo del lavoro, all’emigrazione consistente che interessa tutte le fasce d’età.
Mentre la popolazione invecchia, i giovani non trovano condizioni adeguate a stabilirsi e fare figli. Ciò comporta un crescente carico sociale sulle spalle della popolazione attiva, con il sistema pensionistico e assistenziale destinato a collassare su stesso. Stando alle stime dell’ISTAT, nel giro di 20 anni la forza lavoro in Italia potrebbe perdere fino a 6,8 milioni di unità, il tutto accompagnato dalla caduta dei tassi di risparmio e dalla sempre maggiore necessità di cure mediche.
Prevenire una catastrofe demografica di tale portata è ancora possibile: da un lato è necessario stabilizzare il mercato del lavoro, incentivando i giovani talenti a rimanere in Italia e a non portare le loro competenze all’estero, garantendo condizioni lavorative ottimali e competitive con il resto d’Europa fra salari, orari di lavoro e precariato (l’Italia è l’unico paese UE dove i salari sono rimasti invariati, se non diminuiti, negli ultimi 30 anni).
Dall’altro bisognerebbe rivedere le politiche migratorie in entrata, cercando quindi di attrarre lavoratori regolari dall’estero in modo da mitigare i cambiamenti strutturali comportati dalla crisi demografica: già nel 2000 i fenomeni migratori da Kosovo e Albania furono decisivi per contrastare il famigerato “Baby bust”, quando i figli per donna erano in media 1,19 (oggi siamo a quota 1,17, con la stabilità della popolazione che sarebbe garantita con una media di 2,2).
"Abbiamo ridato vita ad un’opera che aveva rischiato di non vedere la luce e sulla quale i cittadini della seconda e della terza città delle Marche non nutrivano più alcuna speranza. Una svolta decisiva per migliorare la qualità della vita di chi vive e lavora tra Fano e Pesaro, e per ridurre drasticamente l’impatto del traffico di media-lunga percorrenza sulle strade urbane delle due città". "Per questo, vista l’utilità che produrrà, chiamarlo ‘casellino’ non renderebbe giustizia ad un’opera che Aspi (Società Autostrade) su richiesta della Regione si è impegnata a consegnare nel 2025”.
Esprime soddisfazione l’assessore regionale alle Infrastrutture Francesco Baldelli alla notizia del disco verde, da parte della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio – che l’assessore ringrazia per l’attenzione ambientale dell’opera - nei confronti del progetto preliminare relativo alla realizzazione del Casello di Fano Nord dell’Autostrada A 14.
“Lo svincolo – ha aggiunto Baldelli – è un’opera fondamentale per chi transita in uno dei tratti più congestionati delle Marche, che, specialmente d’estate, assume le caratteristiche di un’arteria tipica di un’area metropolitana, con elevati flussi di traffico sia di auto che di mezzi pesanti in transito nelle aree urbane e centrali. Il casello autostradale previsto in prossimità di Fenile di Fano è un’infrastruttura che porterà benefici significativi ai cittadini delle due città, ai turisti e agli operatori economici che gravitano in un’area ad elevata densità abitativa e ricca di attività industriali e commerciali”.
L’opera è stata progettata con criteri a basso impatto ambientale rispetto al precedente progetto bocciato dai Ministeri competenti nel 2012, grazie anche al parziale riutilizzo del sedime del cantiere della terza corsia, a cui si sono aggiunti nuovi sedimi stradali mantenuti adiacenti all'asse autostradale.
“Il progetto – conclude l’assessore Baldelli – garantisce il massimo rispetto dell’elevato valore paesaggistico del territorio, venendo incontro, al tempo stesso, alle esigenze di sicurezza dei cittadini e all’obiettivo di ridurre il passaggio dei mezzi pesanti in aree urbane, con conseguente miglioramento della qualità dell’aria in zone densamente popolate. Il casello e il relativo accesso saranno localizzati a est dell’Autostrada preservando la vicina località di Fenile che non subirà alcun impatto".
"È un ulteriore passo in avanti anche per migliorare la dotazione infrastrutturale delle Marche lungo la sua infrastruttura stradale più importante, l’A14 Bologna-Taranto, che vedrà nascere presto anche il casello autostradale tra Porto Recanati e Porto Potenza Picena, in fondo alla Valpotenza in provincia di Macerata”.
Questa mattina (lunedì 6 marzo) è stata ripristinata parzialmente la viabilità ordinaria in corrispondenza del sovrappasso di collegamento tra via San Sollecito e via Bellini nella zona dei plessi scolastici.
Il suddetto tratto stradale avrà un senso unico alternato con diritto di precedenza per i veicoli che provengono da via Bellini. Viste le ridotte dimensioni della carreggiata disponibile alla circolazione veicolare si raccomanda di prestare attenzione soprattutto nelle ore di punta.
«Abbiamo fatto il possibile per arginare i disagi causati dal maltempo, sempre prestando la massima attenzione all’incolumità pubblica dei veicoli e persone – ha commentato il vicesindaco e assessore alla Viabilità Denis Cingolani -. Nel frattempo ci adopereremo per ripristinare il prima possibile l’intera carreggiata con importanti lavori strutturali».
"Iniziamo a fare capire quanto questa soluzione dei container sia onerosa per la collettività tolentinate". Così l'assessore alla ricostruzione e sisma Flavia Giombetti commenta i costi di gestione che l'amministrazione dovrà prevedere per la rimozione di alcuni moduli.
Azione per la quale verrà destinato un apposito capitolo di spesa, al fine di sostenere i costi relativi alla chiusura dell'area emergenziale e rispondere alla necessità di trovare adeguata copertura finanziaria. Proprio in tal senso, la Giunta ha deliberato di approvare il prelievo al fondo di riserva per la competenza e la cassa e la variazione al Peg.
"Continuiamo a lavorare affinché ogni giorno le persone che ancora sono nei container possano avere una soluzione alternativa - aggiunge Giombetti -. In questa settimana partono anche le notifiche verso coloro che non hanno rispettato il regolamento, ad esempio cucinando all’interno dei moduli abitativi. Inoltre verranno anche richiesti, per i non aventi diritto, i pagamenti delle mensilità dovute per l'affitto del container (540,64 euro mensili)".
Ad oggi, nella struttura sono state sgomberate due delle tre aree (la data di chiusura definitiva era stata inizialmente prevista entro il 31 dicembre 2022, ndr), ma circa 50 cittadini sono ancora presenti, e soltanto 14 tra essi rientrano tra gli aventi diritto a seguito degli eventi sismici del 2016. "Considerato che il costo di gestione delle strutture liberate sono a carico dell'ente, è stato ritenuto necessario procedere al ridimensionamento delle strutture al fine di abbattere i costi di manutenzione ordinaria e straordinaria", precisa Giombetti.
Ora è ufficiale. Grazie ai fondi per la ricostruzione post sisma, previsti dal piano redatto dal commissario Guido Castelli, Civitanova incassa 7,4 milioni di euro: 5 milioni per la ristrutturazione del palazzo della Delegazione comunale nella città Alta; 2,4 milioni ad integrazione del completamento di opere strategiche tra cui Palazzo Ciccolini (1,5 milioni di euro) e la chiesa di Sant’Agostino (900mila euro).
“Una bellissima notizia per il nostro Comune – ha commentato il sindaco Fabrizio Ciarapica - . Un’altra grande opportunità per Civitanova, con nuove importantissime risorse che andranno a finanziare il risanamento e la messa in sicurezza dell’ex palazzo comunale nella città alta ed il completamente di alcune opere strategiche. Un grazie particolare al commissario straordinario Guido Castelli e a tutto l’ufficio sisma per aver accolto le nostre richieste e per aver inserito le nostre richieste in questo primo elenco di interventi prioritari”.
Dopo il sisma del 1997, il palazzo della Delegazione è stato inserito nel Piano attuativo degli interventi sugli edifici pubblici con un impegno di spesa previsto di oltre 2milioni di euro, quindi è stata redatta apposita progettazione esecutiva che però, per mancanza dei fondi, non è mai stata attuata.
I danni derivanti dal sisma del 1997, pur avendo interessato in generale l’intero immobile, non sono stati tali da dichiararne la totale inagibilità. Il terremoto del 2016, invece, procurò un aggravamento del danno preesistente, tale da causare da un lato lo sgombero del piano primo e dall’altro la necessità di richiedere un intervento urgente di messa in sicurezza. A dicembre 2022 è stata richiesto alla Regione Marche il finanziamento dell’intervento, incrementato dall’aumento dei costi dei materiali, per complessivi 5.000.000 euro.
“In attesa del finanziamento complessivo dell’opera che oggi è stato concesso – spiega l’assessore ai Lavori Pubblici Ermanno Carassai - questa amministrazione ha attivato con fondi propri, in anticipo sui fondi del sisma, un intervento stralcio per il recupero dell’ala sud-ovest per complessivi 897mila euro.
Sono in corso le procedure di gara per l’affidamento dei lavori. Le opere consistono nel recupero dell’aula sud ovest, il risanamento della scala di sicurezza su vicolo Porta Zoppa, l’inserimento dell’ascensore per il superamento delle barriere architettoniche con ingresso da piazza Della Libertà, lo smontaggio della mantovana provvisoria di protezione ed il risanamento della parete esterna su vicolo Porta Zoppa.
Ora, con il via libera al finanziamento, provvederemo ad affidare l’incarico professionale e a completare i lavori entro quattro anni. Sarà poi compito della prossima amministrazione decidere il futuro di questo immobile”. Poi aggiunge: “Ringrazio la Regione Marche ed il commissario Guido Castelli. A differenza delle altre giunte dalle quali sono arrivate solo briciole, questa volta Civitanova si aggiudica fondi sostanziali”.
Torna, come ogni domenica, la rubrica curata dall’avvocato Oberdan Pantana, “Chiedilo all'avvocato”. In questa settimana, le numerose mail arrivate hanno interessato tematiche riferibili al risarcimento danni, soprattutto quelli dovuti alle cadute causate da buche presenti su marciapiedi e strade cittadine. Ecco la risposta dell’esperto alla domanda posta da una lettrice di Macerata, che chiede: “In caso di caduta rovinosa a terra con il proprio motorino a seguito delle buche presenti su di una strada comunale con relativi danni fisici: a quali responsabilità va incontro il Comune?"
Il caso di specie ci porta a quanto già consolidato dalla Cassazione a Sezioni Unite, da ultimo, con la sentenza n. 20943 del 2022 che ‘la responsabilità di cui all'art. 2051 c.c. ha carattere oggettivo, e non presunto, essendo sufficiente, per la sua configurazione, la dimostrazione da parte dell'attore del nesso di causalità tra la cosa in custodia ed il danno, mentre sul custode grava l'onere della prova liberatoria del caso fortuito, rappresentato da un fatto naturale o del danneggiato o di un terzo, connotato da imprevedibilità ed inevitabilità, dal punto di vista oggettivo e della regolarità o adeguatezza causale, senza alcuna rilevanza della diligenza o meno del custode.
La responsabilità ex art. 2051 c.c. ha natura oggettiva e discende dall'accertamento del rapporto causale fra la cosa in custodia e il danno, salva la possibilità per il custode di fornire la prova liberatoria del caso fortuito, ossia di un elemento esterno che valga ad elidere il nesso causale e che può essere costituito da un fatto naturale e dal fatto di un terzo o della stessa vittima; tale essendo la struttura della responsabilità ex art. 2051 c.c., l'onere probatorio gravante sul danneggiato si sostanzia nella duplice dimostrazione dell'esistenza (ed entità) del danno e della sua derivazione causale dalla cosa, residuando, a carico del custode - come detto - l'onere di dimostrare la ricorrenza del fortuito.
Nell'ottica della previsione dell'art. 2051 c.c., tutto si gioca dunque sul piano di un accertamento di tipo causale (della derivazione del danno dalla cosa e dell'eventuale interruzione di tale nesso per effetto del fortuito), senza che rilevino altri elementi, quali il fatto che la cosa avesse o meno natura "insidiosa" o la circostanza che l'nsidia fosse o meno percepibile ed evitabile da parte del danneggiato (trattandosi di elementi consentanei ad una diversa costruzione della responsabilità, condotta alla luce del paradigma dell'art. 2043 c.c.); al cospetto dell'art. 2051 c.c., la condotta del danneggiato può rilevare unicamente nella misura in cui valga ad integrare il caso fortuito, ossia presenti caratteri tali da sovrapporsi al modo di essere della cosa e da porsi essa stessa all'origine del danno.
Al riguardo, deve pertanto ritenersi che, ove il danno consegua alla interazione fra il modo di essere della cosa in custodia e l'agire umano, non basti a escludere il nesso causale fra la cosa e il danno la condotta colposa del danneggiato, richiedendosi anche che la stessa si connoti per oggettive caratteristiche di imprevedibilità ed imprevenibilità che valgano a determinare una definitiva cesura nella serie causale riconducibile alla cosa.
Giova richiamare, al riguardo, le lucide considerazioni svolte da Cass. n. 25837 del 2017 (già recepite, fra le altre, da Cass. n. 26524 del 2020 e da Cass. n. 4035 del 2021 ), secondo cui la eterogeneità tra i concetti di "negligenza della vittima" e di "imprevedibilità" della sua condotta da parte del custode ha per conseguenza che, una volta accertata una condotta negligente, distratta, imperita, imprudente, della vittima del danno da cose in custodia, ciò non basta di per sé ad escludere la responsabilità del custode.
L'esclusione della responsabilità del custode, pertanto, quando viene eccepita dal custode la colpa della vittima, esige un duplice accertamento: (a) che la vittima abbia tenuto una condotta negligente; (b) che quella condotta non fosse prevedibile. (...) La condotta della vittima d'un danno da cosa in custodia può dirsi imprevedibile quando sia stata eccezionale, inconsueta, mai avvenuta prima, inattesa da una persona sensata. Stabilire se una certa condotta della vittima d'un danno arrecato da cose affidate alla custodia altrui fosse prevedibile o imprevedibile è un giudizio di fatto, come tale riservato al giudice di merito: ma il giudice di merito non può astenersi dal compierlo, limitandosi a prendere in esame soltanto la natura colposa della condotta della vittima.
Nel caso specifico della caduta dal motorino in corrispondenza di una buca stradale, non può evidentemente sostenersi che la stessa sia imprevedibile (rientrando nel notorio che la sconnessione possa determinare la caduta del passante) e imprevenibile (sussistendo, di norma, la possibilità di rimuovere il dislivello o, almeno, di segnalarlo adeguatamente); deve allora ritenersi che il mero rilievo di una condotta colposa del danneggiato non sia idoneo a interrompere il nesso causale, che è manifestamente insito nel fatto stesso che la caduta sia originata dalla (prevedibile e prevenibile) interazione fra la condizione pericolosa della cosa e l'agire umano.
Pertanto in risposta alla nostra lettrice risulta corretto affermare che: “La caduta dal motorino dovuta ad una buca stradale non può essere catalogata come caso fortuito idoneo a rescindere il nesso causale tra la cosa in custodia al Comune ed il danno subito che dovrà pertanto essere risarcito dall’Ente stesso (Cass. Civ., Sez. III, sentenza n. 4051/2023)".
Rimango in attesa come sempre delle vostre richieste via mail, dandovi appuntamento alla prossima settimana.
Rosella Natalini è il nuovo presidente del Club Alpino Italiano di San Severino Marche. Ad eleggerla l’assemblea degli iscritti all’associazione che ha nominato consiglieri Adele Dignani, Alex Bodgan Lacusta, Giulia Pacini Panebianco, Leonardo Properzi, Marino Scattolini, Silvia Tartuferi. Eletti revisori Alnerio Salicini, Lucia Soverchia e Gianpaolo Storani.
La sezione settempedana del Cai è nata nel 1947. Primo presidente, e socio fondatore, è stato Luigi Mataloni che, fin dagli anni Trenta, si era prodigato con un gruppo di appassionati della montagna nell'organizzazione di escursioni e competizioni sportive di fondo.
Dal 1948 le attività sociali sono andate intensificandosi con l'organizzazione di escursioni in montagna, gite turistiche, veglioni e rassegne cinematografiche. Intorno agli anni Settanta, presidente Spartaco Natalini, l’associazione ha preso il nome di Sci-Cai con l'affiliazione alla Fisi.
Negli anni Novanta la sezione ha dato alle stampe, e per alcuni anni, il notiziario trimestrale "Monte San Vicino", organizzato mostre fotografiche anche itineranti, serate tematiche, programmi escursionistici e sviluppato il settore alpinistico. Questo ha permesso di organizzare i primi corsi sezionali di alpinismo ed entrare come socio costituente nella scuola intersezionale di scialpinismo "Sibilla".
Nel segno della tradizione e dell'innovazione, dagli anni Duemila la sezione ha portato avanti programmi annuali escursionistici aperti anche ai non soci insieme a collaborazioni nell'ambito di più articolate iniziative comunali e sovracomunali, serate tematiche con l'intervento di ospiti portatori di esperienze diverse, progetti scolastici su temi ambientali e culturali.
Importante è stata la realizzazione dell'itinerario escursionistico "Tra Santi e Incanti..." che da Camerino a San Severino Marche o viceversa, passando per Serrapetrona, si snoda in gran parte lungo l'antico tracciato della via Romano-Lauretana. Nel tempo la sezione ha anche gestito i rifugi di Madonna delle Nevi, di Frontignano, di monte Pormicio.
Il mese di marzo appena iniziato sarà molto intenso ed importante per l’Avis Comunale di Macerata e l’associazione, come ormai piacevole abitudine, lo ha inaugurato esaminando i disegni realizzati dagli alunni delle scuole cittadine.
È entrato infatti nella fase saliente il concorso “Donare il sangue è donare la vita” che quest’anno giunge alla 15° edizione. Oltre 200 gli elaborati inviati all’Avis, disegni fatti dai piccoli studenti delle classi quinte delle scuole di Macerata, frazioni comprese.
La commissione si è riunita presso la sede dell’Avis in via Calabresi e ha valutato i lavori degli alunni scegliendo quelli più meritevoli, quindi sabato 25 marzo alle ore 17, all’aula Sinodale della Domus San Giuliano, verrà allestita la festosa cerimonia di premiazione.
Grazie anche al sostegno di Banca Macerata verranno premiati i disegni più belli, i più originali e quelli che hanno avuto lo slogan più valido nel veicolare l’importanza della donazione del sangue. Verrà omaggiato anche il lavoro che ha ottenuto più voti via Facebook e quest’anno c’è infine la novità del premio speciale “Galleria d’arte”.
La commissione era composta dal presidente dell’Avis Comunale Gaetano Ripani, dalla vice presidente Elisabetta Marcolini, il responsabile del concorso Franco Lorenzetti, Irene Croceri per Banca Macerata, il giornalista Andrea Scoppa e ne hanno fatto parte figure del mondo dell’arte e della scuola come Pina Fiori, Cristiana Ricciotti più il maestro Stefano Calisti e sua figlia Veronica.
Monsignor Claudio Giuliodori, vescovo emerito di Macerata, è stato nominato oggi da Papa Francesco assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica e riconfermato nell’incarico di assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica.
Le felicitazioni per la nomina sono arrivate dal vescovo di Macerata, Nazzareno Marconi, e dalla Conferenza Episcopale marchigiana.
«Viene così riconosciuto e valorizzato il prezioso lavoro che in questi anni monsignor Claudio ha svolto nell’Università Cattolica – ha dichiarato monsignor Marconi - mentre si aprono interessanti prospettive di una crescente sinergia tra l’Università Cattolica, luogo di studio e di alta formazione, e l’Azione Cattolica, che soprattutto oggi è chiamata a svolgere la sua vocazione di sostegno alle parrocchie italiane, perché diventino sempre più luoghi di formazione umana, spirituale e sociale di laici, sia giovani che adulti, a cui consegnare la missione di guidare lo sviluppo della nostra società civile».
Ammonta a oltre 10,5 milioni di euro il finanziamento degli interventi che il nuovo piano della ricostruzione pubblica ha assegnato alla città di San Severino Marche.
“Una quota considerevole – commenta con soddisfazione il primo cittadino settempedano, Rosa Piermattei – che ci permetterà di ultimare alcune importantissime opere per il nostro territorio, a partire dal ponte dell’Intagliata, una struttura strategia fulcro della nuova viabilità che collegherà la vallata del Potenza alla vallata del Chienti attraverso l’intervalliva Tolentino – San Severino Marche”.
“Il piano ufficializza una quota destinata a tale intervento per un milione e 250mila euro, spiega Piermattei. Tra le opere finanziate, inoltre, la palestra ex Gil e l’ex cinema Italia. Ringrazio il nuovo commissario alla ricostruzione, Guido Castelli, l’ufficio speciale per la Ricostruzione, con il quale collaboriamo costantemente in maniera proficua, e i tecnici del Comune che si sono adoperati per il raggiungimento dell’obiettivo”.
Gli interventi principali, per quanto riguarda il Comune di San Severino Marche che è stato inserito tra le realtà del cosiddetto “cratere ristretto”, quelle cioè che hanno subito i danni maggiori dal terremoto del 2016; riguarderanno la rigenerazione urbana, per un importo complessivo di 6,5 milioni di euro.
Tra le opere finanziate figurano il recupero delle mura castellane con il restauro delle porte di accesso al nucleo storico: porta San Francesco, porta Sette Cannelle e un intervento di 2.332.000 euro, la palestra ex Gil con un intervento di quasi 2 milioni 300 mila euro, il miglioramento sismico e il ripristino dell’ex cinema Italia previsti, con opere per oltre 1 milione e 400 mila euro. Infine altri 500mila euro circa saranno destinati alla palazzina Scuriatti.
Sempre per la rigenerazione urbana sono stati previsti fondi per la progettazione di altre importanti opere: il chiostro del Duomo vecchio e il museo archeologico, la torre degli Smeducci e, infine, palazzo Servanzi Confidati.
I finanziamenti previsti dal nuovo Piano della ricostruzione pubblica permetteranno, inoltre, il recupero di alcuni cimiteri nelle frazioni del vastissimo territorio comunale: Corsciano, Serralta, Cesolo, Colleluce, Pitino e Serripola. Il nuovo piano sarà portato in cabina di coordinamento a breve e poi il commissario procederà con le ordinanze specifiche come autorizzazione alla spesa.
Il Ministero ha finanziato per circa un milione di euro il progetto di relamping promosso dall’amministrazione comunale che prevede la sostituzione degli impianti di illuminazione attuali con lampadine a led di ultima generazione e a basso consumo con l’intento di promuovere l’efficientamento energetico.
A essere interessati dall’intervento di relamping – interamente finanziato dal fondo ministeriale - saranno Palazzo Conventati, la scuola primaria Salvo D’Acquisto e dell’infanzia Rodari, la scuola primaria Pertini e dell’infanzia Andersen, la scuola secondaria di primo grado Fermi e la scuola primaria e dell’infanzia Fratelli Cervi.
“L’intervento ha interessato tutti quegli immobili energivori e, in particolare, le scuole che non erano state destinatarie di altri finanziamenti; questo a dimostrazione che in due anni di Amministrazione stiamo intervenendo, in un modo o nell’altro, su tutti i plessi scolastici comunali con una particolare attenzione anche alle frazioni – ha commentato l’assessore ai Lavori Pubblici Andrea Marchiori -. Un plauso all’Ufficio coordinamento dei Servizi Tecnici del Comune di Macerata per il prezioso lavoro svolto”.
L'amministrazione Comunale di Montefano stamattina ha ricevuto notizia che il comitato istituzionale sisma - svoltosi oggi a Camerino e presieduto dal senatore Castelli, commissario straordinario sisma - ha assegnato al Comune un importante finanziamento per la riparazione dei danneggiamenti provocati dal terremoto del 2016 al cimitero comunale, per quelli relativi alla sede comunale e per quelli alla casa di riposo "A. Cristallini".
“Grazie all’impegno del sindaco e della sua amministrazione e alla stretta collaborazione fra il Comune di Montefano e la struttura commissariale sisma è stato raggiunto un importante traguardo”, afferma la sindaca Angela Barbieri.
“Al presidente Acquaroli, al commissario Castelli e a tutto il comitato sisma va il nostro più sentito ringraziamento, il mio personale, quello dell'amministrazione comunale tutta e dei cittadini montefanesi: le Istituzioni sono vicine ai nostri territori e lo stanno dimostrando sempre più con evidente sensibilità alle problematiche che ci troviamo ad affrontare”.
“Ora potremo sistemare il cimitero comunale, la sede del Comune e la casa di riposo recuperandoli a maggior sicurezza e fruibilità. Attendiamo l'ordinanza che ci consentirà di iniziare questo percorso”.
Sono 642,5 milioni di euro i finanziamenti per il nuovo Piano della ricostruzione pubblica delle Marche. Un investimento importante che darà il via a 742 opere rimaste ad oggi fuori dalla ricostruzione, aumentando il plafond destinato alla regione, che secondo quanto stabiliscono le percentuali di danno è stata la più colpita dagli eventi sismici del 2016.
Gli elenchi aggiornati comprendono 469 opere legate alla nuova tranche della Rigenerazione urbana, il nuovo elenco delle opere pubbliche che comprende 273 interventi, di cui 17 finanziati con i risparmi della Camera dei Deputati.
A presentarli oggi a Camerino, dopo la riunione del Comitato istituzionale che raccoglie gli 85 Comuni del cratere marchigiano, il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli insieme al commissario straordinario alla riparazione e ricostruzione Guido Castelli, al prefetto di Macerata Flavio Ferdani e al sindaco di Camerino Roberto Lucarelli.
Hanno portato il proprio saluto il vicepresidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui e il consigliere regionale Renzo Marinelli, sottolineando la forte sinergia dell’intera filiera istituzionale. “Oggi tagliamo un traguardo importante, un piano imprescindibile per dare una accelerazione alla ricostruzione pubblica – ha dichiarato il presidente Acquaroli -. L'obiettivo è che gli sforzi fatti finora si concretizzino nella fase dei cantieri. Solo la vista dei cantieri e dei lavori in corso potrà dare speranza alla popolazione”.
“Dobbiamo spingere sull’acceleratore per riunire e ricostruire queste comunità. Abbiamo subito le lungaggini burocratiche, poi la pandemia, la guerra, l’inflazione, il rincaro delle materie prime. Oggi siamo in una fase successiva che ci permetterà, con la massima collaborazione istituzionale, di mettere a terra e velocizzare i cantieri. In questo modo potremo riavvicinare le persone al territorio, rinsaldare le comunità, avviare una ricostruzione non solo fisica, ma anche sociale ed economica ed evitare lo spopolamento”.
“Questo territorio è il cuore della regione e grazie a questo piano straordinario potrà diventare “trainante”. La curiosità che le Marche e i suoi borghi generano a livello turistico è una opportunità da cogliere ma dobbiamo farci trovare preparati, perché ciò potrà accrescere il valore di queste zone e favorire lo sviluppo delle attività’ connesse all’accoglienza come l’enogastronomia, ma anche la manifattura e l’artigianato".
"Innanzitutto dobbiamo dare concretezza ai progetti con i cantieri. Voglio in questa occasione sottolineare anche l'importante risultato ottenuto per il mantenimento delle classi nelle scuole terremotate, la certezza di poter contare su un servizio fondamentale come quello scolastico negli anni che saranno necessari per ricostruire".
“Per la portata finanziaria che esprime - afferma il commissario alla ricostruzione Guido Castelli - quella che viene presentata oggi può essere considerata una vera e propria manovra economica. Una manovra che giunge a due giorni di distanza dall'approvazione al Senato del decreto Ricostruzione”.
“Queste due iniziative, che si succedono a stretto giro, rappresentano un segnale molto chiaro. È la dimostrazione di quanto forte e concreto sia l'impegno delle istituzioni nei confronti dei territori colpiti dal sisma. Questa notevole dotazione a disposizione delle Marche, e in particolare dell'area del cratere, deriva da un’esigenza di riequilibrio finanziario in favore della regione Marche che nei precedenti piani non aveva ricevuto stanziamenti corrispondenti alla percentuale complessiva del danno subito”.
“La nostra scelta è quella di sostenere il più possibile i Comuni maggiormente colpiti - aggiunge il commissario Castelli - E per farlo abbiamo deciso di destinare loro più fondi. Vogliamo restituire dignità alle sedi delle istituzioni e ai luoghi della memoria”.
“Ora il compito della Struttura commissariale è far sì che queste risorse così ingenti possano essere tempestivamente messe a terra. La sfida di questa nuova fase della ricostruzione sta nel passare dalle norme ai cantieri, senza lasciare indietro nessuno. In particolare, metteremo a disposizione dei Comuni più colpiti risorse economiche, umane e capacità operative per rendere ogni giorno meno distante il traguardo della ricostruzione”.
Al cosiddetto cratere ristretto, che comprende i 28 Comuni delle Marche che hanno subito più danni, vanno fino a 6,5 milioni di euro ciascuno, mentre agli altri Comuni del cratere fino a 3,5 milioni. Sempre ai Comuni più danneggiati è riconosciuto un contributo aggiuntivo per la progettazione della mitigazione dei dissesti presenti nel territorio comunale.
Nel corso della conferenza stampa è stata illustrata anche l’altra decisione che rappresenta il fulcro del nuovo Piano delle opere pubbliche: finanziare tutti i municipi danneggiati, tutti i cimiteri, dentro e fuori cratere. Si tratta di 31 sedi del Comune e 207 cimiteri che ancora non erano compresi nella ricostruzione pubblica.
Nel nuovo elenco sono inoltre presenti 18 interventi, sia dentro che fuori cratere, che comprendono anche palazzi storici e l'adeguamento o miglioramento sismico di edifici strategici. L'impiego dei fondi della Camera consentirà infine di completare alcuni investimenti molto attesi nel cratere, comprese alcune opere rimaste fuori dal finanziamento del Contratto istituzionale di sviluppo (Cis).
Chiusura temporanea del ponte lungo la provinciale 53 Murat che collega Pollenza e Passo di Treia. Per consentire i lavori di messa in sicurezza e posa del tappeto bituminoso in corrispondenza del ponte sul fiume Potenza, il dirigente del Servizio viabilità della Provincia, Matteo Giaccaglia, ha firmato l’ordinanza di chiusura temporanea del ponte dalle ore 8 fino alle ore 12 di domani (sabato 4 marzo) e con decorrenza continuativa dalle ore 6 di mercoledì 8 marzo fino alle ore 20 di giovedì 9 marzo. L’intervento complessivo, per 450mila euro, già in corso da diverse settimane permetterà di sistemare il ponte, rifare l’asfalto e rendere più sicura la viabilità della zona.