Il sindaco Mauro Romoli ha consegnato ieri, nella sala nobile del Comune, gli attestati di encomio a due giovani concittadini che, in questa estate che si sta concludendo, si sono distinti nel loro lavoro di bagnini per le operazioni di salvataggio di vite umane.
Alessandro Luchetti, giovane atleta di salvamento Fin del Centro Nuoto Macerata e assunto dalla “Cooperativa 539 rescue” che, insieme ad alcuni assistenti bagnanti, suoi colleghi, il 15 agosto scorso sul lungomare nord di Civitanova Marche, con spiccata professionalità e prontezza ha prestato soccorso immediato a un’intera famiglia in pericolo.
Alessio Corona, giovane bagnino della “Cooperativa Cluana Nantes”, invece, ha effettuato la sua prima operazione di salvataggio il giorno 21 giugno scorso, sempre sul lungomare nord di Civitanova Marche, captando immediatamente la situazione di pericolo di un uomo e di suo figlio che, nei pressi degli scogli, rischiavano di annegare (leggi qui l'articolo).
Verso di loro il sindaco ha espresso parole di elogio: “il mio encomio è perché voi siete l’esempio di come la narrazione che i ragazzi di oggi siano nullafacenti e svogliati sia sbagliata, dietro le generalizzazioni per categorie ci sono sempre le persone, ognuna con la propria diversità e voi siete dei bellissimi esempi da mettere in evidenza perché nonostante la vostra giovanissima età già avete capito il valore del lavoro, ma soprattutto l’importanza di adoperarsi per gli altri salvando la vita di altre persone, la cosa più preziosa che abbiamo”.
“In questo momento non abbiamo quell'afflusso di migranti delle altre regioni, i Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) sono degli strumenti per consentire l'identificazione di persone che accedono nel territorio nazionale senza permesso di soggiorno o visto d'ingresso”.
“È una misura organizzativa per consentire l'identificazione sulla base del trattato di Dublino, quindi per le Marche non c'è l'esigenza di avere questo centro". Così il vice presidente della Regione Marche Filippo Saltamartini, assessore con delega alla sicurezza pubblica, rispondendo ieri ai cronisti a margine della seduta del Consiglio regionale”.
"Se il governo chiedesse di avere un Cpr per regione per ridistribuire i migranti? È un tipico strumento di polizia, il governo ha deciso di affidare al ministero della Salute l'individuazione di alcune caserme dismesse, ce ne sono anche nelle Marche”.
“Potrebbe accadere che questa misura sia adottata all'interno della nostra regione, ma è un centro di detenzione amministrativa su cui si sta approfondendo la costituzionalità della misura perché prevede misure restrittive della libertà personale. Si tratta di una tipica misura di polizia per identificare persone che accedono al territorio nazionale senza avere un documento d'identità".
La giunta comunale di Tolentino ha autorizzato la Moschini spa a realizzare un’infrastruttura di ricarica veloce per veicoli elettrici, in viale Cesare Battisti (all’altezza del numero civico 18), su area di proprietà comunale.
Un'area in cui "insistono due stalli di sosta per persone invalide che, per ragioni tecniche, devono essere utilizzati per l'impianto dell'infrastruttura di ricarica e considerato il fatto che attualmente questi stalli di sosta vengono utilizzati molto raramente anche a causa dell'inagibilità della attigua chiesa di San Catervo, è stato ritenuto opportuno prevedere la soppressione di uno dei due stalli e lo spostamento dell’altro di fronte all’edificio del civico numero 18", si legge in una nota del Comune.
È stata finalmente riaperta al traffico, nei giorni scorsi, una delle arterie più importanti della città di Matelica. Dopo i lunghi lavori che hanno interessato la zona, le auto sono tornate a trafficare la via mettendo fine agli inevitabili disagi causati dal cantiere. «Sicuramente la via più transitata della città, uno snodo importante per il traffico, per le linee dell’acquedotto comunale e delle fognature che ora sono tutte nuove – commenta il sindaco di Matelica Massimo Baldini -».
«Certamente i disagi sono stati molti, ma questo è il prezzo che purtroppo si deve pagare per avere servizi migliori. Basta guardare il centro storico dove si sono concentrati i lavori per riparare i danni del sisma, la zona del mercato vecchio, ad esempio, ha pochi accessi; poi terminati i lavori si dovranno sistemare le vie dissestate. Ci sono molti cantieri aperti e ci sono molti disagi, ma fra qualche tempo avremo una Matelica sistemata, più accogliente. Gli edifici pubblici, i musei, le scuole, le mura e anche le strade cittadine interne ed esterne sono in fase di cantierizzazione».
«Siamo in attesa dei ristori per i danni subiti dalle alluvioni, le strade provinciali sono state già rifatte, come pure quelle nazionali dell’ANAS. Ora stanno procedendo celermente i lavori della Pedemontana, presto saranno sistemate anche le strade danneggiate dai lavori per costruire la nuova arteria. Sicuramente avremo a che fare ancora con i disagi provocati da tutti questi cantieri. Ai matelicesi chiedo molta pazienza, fra qualche anno quando tutte le opere saranno terminate avremo una città più bella e con maggiori servizi».
Una scalata al monte San Vicino,1.480 metri sull'Appennino umbro-marchigiano, tra le province di Ancona e Macerata, per chiedere alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al governo italiano e a "tutti i governi del mondo" di "accendere un faro sulla deportazione di migliaia di bambine e bambini ucraini nei territori temporaneamente occupati dalla Russia".
Come spiega Bohdan Onyshchak, vicepresidente dell'associazione "Insieme per Ucraina" di Fano, "quello della deportazione dei nostri bimbi è un tema ancora troppo poco discusso".
"Oltre 19mila bambini sono stati illegalmente rapiti e queste potrebbe essere soltanto la punta dell'iceberg, visto che nelle regioni occupate dalle truppe russe si stima la presenza di 200mila bambini. Ricordo che ne sono stati liberati soltanto 364".
"Il Vaticano è in prima linea in queste iniziative di diplomazia umanitaria. Ma "l'appello che lanciamo dalla vetta di questo monte ha come obiettivo quello di sensibilizzare i governi e tutti i cittadini del mondo, così da intervenire per riportare a casa e quindi alle loro famiglie, questi bambini", dicono in coro i partecipanti alla scalata, una settantina di cittadini ucraini che vivono nelle Marche. "La deportazione dei nostri bimbi è un crimine di guerra che non può essere taciuto e tantomeno ignorato, ricordo che per questo il presidente Putin e altri responsabili del conflitto in atto, sono stati incriminati dalla Corte penale internazionale dell'Aia", sottolinea Bohdan.
L'appello si è trasformato in una lettera firmata da tutti i partecipanti all'evento che nelle prossime ore verrà inviata alla premier Meloni, "che ringraziamo per il sostegno economico e militare che sta assicurando al nostro Paese", dice ancora Bohdan. Infine, la speranza che la guerra possa quanto prima cessare: "Siamo arrivati sotto la croce di monte San Vicino per chiedere anche l'aiuto di Dio perché possa contribuire a riportare la pace in Ucraina", conclude il vicepresidente dell'associazione.
Lampedusa si prepara al giorno in cui è previsto l’arrivo della discussa “tendopoli”. Opposizione e maggioranza sono unite nel rifiutare quello che sull’isola viene chiamato “luogo di detenzione”.
Totò Martello, capogruppo di opposizione al Consiglio Comunale di Lampedusa e Linosa, ci ha raccontato cosa sta accadendo mentre l’Italia assiste a questo nuovo momento di crisi che sta attanagliando le coste e il cuore del Paese.
“I trasferimenti vanno avanti a singhiozzo con le navi di linea, e oggi c’è una nave supplementare che viene a prendere 800 migranti. Contemporaneamente continuano gli sbarchi”
“Nell’ex base Loran sorgerà un nuovo carcere, come successo a Lesbo. Noi avremo più migranti in carcere a Lampedusa che popolazione”
Quindi a quanto dice in questa tendopoli i migranti saranno tradotti in pianta stabile, in attesa di nulla?
Esattamente, in attesa di nulla. I rimpatri in termini numerici parlano di 4000 persone nell’arco di un anno, solo verso la Tunisia. Questo sarà un luogo qualificato come luogo di detenzione, proprio perché sono fatti affinché si muovano in funzione di un attesa che in realtà è vana, perché non esiste possibilità di trasferimento. Questo avviene perché la politica migratoria adottata in Italia è fallita a 360 gradi. Non sono come risalire in credibilità verso la popolazione, a cui hanno promesso mari e monti. Di fronte a questo fallimento invece di sforzarsi e capire perché non ha funzionato il passaggio con la Tunisia e perché la Tunisia continua a spedire migranti in modo illegale, qui arriva una tendopoli”
Lampedusa come reagisce?
Questa mattina c’è stato uno sciopero spontaneo e oggi pomeriggio alle 17.00 saremo tutti al molo commerciale per non fare scendere le tende che arriveranno in nave. Vogliamo tentare di impedire lo sbarco dei camion che portano le tende per costruire il centro di detenzione. A quanto pare ci sarà anche il vicesindaco (perché il sindaco si trova a New York) con tutta l’amministrazione.
Come stanno, in che condizioni sono i migranti sull’isola?
Non sono più all’interno del centro. Il sistema di accoglienza è fallito completamente, servizi per i migranti compresi. I servizi che dovevano essere garantiti dalla Croce Rossa sono saltati, quindi non riescono neanche più a mangiare, perciò sono state aperte le porte. Mezza Lampedusa ogni sera e ogni giorno offre da mangiare a tutti.
Lampedusa resta quindi un porto accogliente?
Assolutamente si, e mi auspico che resti sempre così accogliente e ospitale come è stata. I nostri cittadini continuano a offrire da mangiare, rifocillare e far sentire accolte queste persone. Ieri sera addirittura erano a ballare in piazza.
E il turismo? Quanto ci sta rimettendo? Perché questa è ancora stagione alta a Lampedusa.
Assai. Il turismo ha preso una batosta micidiale. Perché in un’Italia in cui è stata sempre seminato odio, i turisti che sentono questa situazione dai tg stanno dando disdetta per il loro soggiorno.
Da lunedì 18 settembre, dopo la sospensione per l’esodo estivo, riprendono i lavori di risanamento profondo della pavimentazione sulla strada statale 77 “della Val di Chienti”, in provincia di Macerata, e sul raccordo autostradale Ascoli-Porto d’Ascoli.
Gli interventi rientrano nel piano di manutenzione programmata della rete stradale Anas nelle Marche, in prosecuzione dei tratti già risanati.
Nel dettaglio, sulla SS77 a Civitanova Marche sarà interessato un tratto della carreggiata in direzione Foligno, in corrispondenza dello svincolo “Civitanova Ovest/autostrada A14”. Per consentire lo svolgimento dei lavori il traffico sarà regolato a doppio senso di marcia in carreggiata opposta mentre lo svincolo “Civitanova Ovest/autostrada A14” sarà temporaneamente chiuso in ingresso e in uscita per chi viaggia in direzione Foligno. Le deviazioni saranno indicate sul posto. Il completamento di questa fase è previsto entro il 14 ottobre.
Sul raccordo autostradale Ascoli-Porto d’Ascoli sarà interessato un tratto della carreggiata in direzione Ascoli Piceno, in prossimità dell’innesto sulla SS16 a Porto d’Ascoli, che sarà provvisoriamente chiuso. Il traffico proveniente dalla SS16 e diretto ad Ascoli Piceno sarà indirizzato sulla viabilità alternativa per entrare sul raccordo utilizzando lo svincolo di Monsampolo del Tronto. Il traffico proveniente dalla SS16 e diretto in autostrada potrà accedere al casello della A14 tramite la strada comunale via San Giovanni. Il completamento di questa fase è previsto entro il 29 settembre.
Sono stati firmati questa mattina i nuovi decreti in somma urgenza per sei nuovi interventi sul fiume Nevola, fiume Cesano e torrente Burano tramite fondi messi a disposizione dal vice commissario per l’alluvione Stefano Babini.
“È incessante il lavoro che il Genio Civile Marche Nord e la Direzione della Protezione Civile Regionale stanno svolgendo nel mettere in sicurezza tutti i corsi d’acqua compromessi nell’alluvione di un anno fa - afferma l’assessore regionale alla Protezione Civile, Stefano Aguzzi - Con questi nuovi interventi si vanno a pulire gli argini dei fiumi e a togliere il legname che in caso di incessanti piogge può creare seri danni a valle, riprofilando le sponde compromesse”.
Gli interventi riguardano otto Comuni marchigiani dove sarà effettuato un lavoro di risagomatura delle sponde e si procederà con la rimozione di alberature trascinate dalla corrente ed accumulate nell’alveo, e con il taglio dei rami. Nello specifico tre interventi riguarderanno il fiume Cesano: il primo nel Comune di Corinaldo (dal ponte in località San Michele verso monte per circa 5,5 km) per 250.000€; il secondo nel Comune di Castellone di Suasa (dal Ponte via Cesare Battisti verso valle per circa 5,5 km) per 250.000€; il terzo nel Comune di Pergola (dal Ponte viale JF Kennedy verso valle fino al Ponte in frazione Montesecco per circa 7,7 km) per 300.000€.
Sul Fiume Nevola sono previsti due interventi, nello specifico: il primo tra i Comuni di Tre Castelli e Corinaldo (da 1 km a monte del Ponte via Giacomo Matteotti di Ripe in zona Santissima Trinità verso monte) per 300.000€ e nei Comuni di Ostra Vetere e Barbara (dal Ponte della SP 11 dei Castelli in contrada Acqualagna verso valle) per 300.000€.
Invece sul Fiume Burano è previsto un intervento nel Comune di Cagli (a partire da 500 mt a monte del ponte via Flaminia fino a 500mt a valle del ponte via Buozzi) per un investimento di 200.000€.
“Nel secondo trimestre 2023 gli occupati nelle Marche sono 634 mila. Rispetto al II trimestre del 2022 questi diminuiscono di 6 mila unità (-0,9%). Un dato in controtendenza rispetto al valore del Centro (+1,8%) e dell’Italia (+1,7%). Al contempo, tuttavia, il tasso di occupazione generale rimane sostanzialmente invariato. Il calo è totalmente attribuibile al crollo degli autonomi, che diminuiscono di 28 mila occupati (-17,7%). I dipendenti sono invece 23 mila in più (+4,7%)”.
Sono i dati forniti dall'Istat e analizzati dalla Cgil Marche. Da questi si evince come la diminuzione degli occupati è ascrivibile alle sole donne, il cui tasso di occupazione scende al 59,8% (-0,3 punti percentuale). Gli uomini non registrano una variazione significativa in termini assoluti e osservano un tasso di occupazione del 74,2% (+0,8 punti percentuale).
Eleonora Fontana, segreteria regionale Cgil Marche afferma: “Nella nostra regione assistiamo in questo II trimestre 2023 ad un dato che va in controtendenza rispetto a quello nazionale. Diminuisce la forza lavoro e cioè la somma di occupati e disoccupati, ed aumenta il numero di inattivi. A pagarne le spese sono ancora una volta le donne, e i dati lo evidenziano chiaramente".
"Uno degli obiettivi principali del PNRR (piano nazionale di ripresa e resilienza) era la destinazione di risorse finalizzate al rilancio dell’occupazione femminile e invece nella nostra Regione ci troviamo di fronte ad un dato assai preoccupante con la perdita in termini assoluti di 6000 posti di lavoro tra le lavoratrici”. Prosegue Fontana. “Ci allontaniamo pericolosamente dagli obiettivi di promuovere l’occupazione, migliorare le opportunità di lavoro e lo sviluppo delle risorse umane. Come abbiamo più volte sottolineato le scelte intraprese finora non producono i risultati attesi e necessari, soprattutto per le donne, e anzi continuano a spingere le Marche in direzione contraria a quella auspicata e inderogabile”.
A livello macrosettoriale, il comparto che ha visto la maggiore perdita è l’agricoltura (-31,7%). Dall’altra parte, le costruzioni registrano un significativo aumento degli occupati (+5,3%). L’industria non segna particolari alterazioni della componente occupazionale (-0,6%).
Sottolinea ancora Fontana: “Il dato fortemente negativo di occupati nell’agricoltura e la diminuzione di occupazione nell’industria, diminuzione quest’ultima in linea con il livello nazionale, dimostrano come ciò che tiene a galla l’occupazione delle Marche è la significativa crescita nei settori delle costruzioni determinata dalla ricostruzione post-sisma e dai bonus fiscali".
Diminuiscono i disoccupati e il tasso di disoccupazione generale, fenomeno registrato anche nel Centro Italia e nell’intero Paese, sebbene nelle Marche in termini assoluti il calo risulti più marcato. I disoccupati calano sia nella componente maschile che femminile, con gli uomini che osservano tuttavia una decrescita maggiore rispetto alle donne.
La sindaca della città di San Severino Marche, Rosa Piermattei, ha ricevuto in visita lo scultore Domenico Poloni, artista originario di Isola, frazione del territorio settempedano, che da anni vive a Capannori, in provincia di Lucca, realtà dove ha allestito e curato diverse mostre con le proprie opere realizzate lavorando la pietra di Matraia ma anche il marco, il legno e comunissimi sassi.
Poloni ha anche realizzato, su pietra, un bellissimo stemma della cittadina che lo ha accolto da giovanissimo e dove è cresciuto anche artisticamente.
Appena può però lui ama fare ritorno alla sua San Severino Marche, città dove è nato e dove ha lasciato il cuore. Tra le tante opere del maestro figura pure una statua lignea di San Lorenzo custodita proprio all’interno della chiesa di Isola.
Impegnato a modellare alcune opere presso un’impresa del territorio specializzata nella lavorazione del marmo, l’artista che era accompagnato dal cugino, Silvano Paparelli, ha voluto incontrare il primo cittadino settempedano per presentargli un progetto da realizzarsi a favore della comunità locale.
La Giunta comunale ha approvato il progetto esecutivo dell’intervento di Rigenerazione Urbana (PNRR) relativo al recupero e alla valorizzazione di vicolo dell’Oratorio (ex vicolo Pietrarelli), che ne permetterà una parziale riapertura, per un importo complessivo del finanziamento di 800mila euro.
“Un intervento che permetterà di arricchire l’immagine e la funzione del centro storico aggiungendo, oltre che la dotazione di ulteriori spazi, elementi di ulteriore narrazione storico-urbanistica sulla formazione della città murata – ha commentato l’assessore all’Urbanistica Silvano Iommi.
“Scendendo dalla collina per i vicoli della storia”; titolava un breve ma delizioso saggio del compianto Libero Paci sulla storia del “vicolo scomparso” tra l’odierna via Gramsci - già via Santa Caterina - e l’attuale Corso della Repubblica (già “via Nova” aperta nel 1606). La chiusura del vicolo si dovette al completamento della facciata (1875), il cui disegno è attribuito al Valadier, che fuse insieme il Palazzo “Bourbon del Monte”, oggi della Società Filarmonico Drammatica, e l’ex “Palazzo Pellicani” ora di proprietà della Cassa Edile.
Il terminale a ponte del vicolo, aperto sulla “Via Nova” (1606), odierno Corso della Repubblica, fu adattato nel 1889 come “sartoria Pietrarelli” (chiusa ormai da circa un quarto di secolo), ma sin dai primi anni del XVIII secolo veniva usato come via breve per raggiungere il rinomato Oratorio Filippino per assistere alle “laudi” dove si esibivano i più bravi musicisti locali”.
Il progetto, redatto dall’architetto Giuseppe Rinaldesi, prevede di bonificare una zona divenuta insalubre per l’igiene urbana proprio in un sito centrale e delicato della città antica, rifacendo la rete sub-orizzontale per lo smaltimento delle acque reflue, installando, in quota, una rete anti piccioni protettiva, ripristinando l’illuminazione e un sistema di video-sorveglianza, rifacendo gli allacci verticali degli scarichi e le pavimentazioni. La riqualificazione permetterà di implementare la valorizzazione storica, urbanistica e architettonica del centro storico attraverso la riapertura degli accessi a nuovi pezzi della vasta città ipogea esistente.
Il progetto prevede anche l’acquisizione e il restauro di intere porzioni di spazi abbandonati da destinare alla socializzazione inclusiva, creando al contempo le condizioni di incentivazione privata finalizzata ad aumentare il recupero di vaste e importanti superfici di grande valore potenziale. La riqualificazione prevede, infine, la creazione di un secondo centro dalle caratteristiche tipo “antichi forni” per una superficie complessiva stimabile intorno ai mille metri quadri.
La Giunta comunale, lo scorso ottobre, aveva approvato lo schema di convenzione con la società Filarmonica e Cassa Edile ai fini dell’acquisizione gratuita delle aree e volumi necessari per iniziare i lavori di prima fase. Al momento, le superfici acquisite su cui intervenire nell’immediato, sono quelle concesse dalla Cassa Edile poste sul lato ovest del vicolo. Il contratto di appalto è previsto per la fine di ottobre prossimo.
La notizia è già circolata, ma lo stop ufficiale all'installazione dell’antenna Iliad in via Caracciolo è arrivato solo in questi giorni con il rilascio del permesso a costruire nell'area acquistata dal Comune in zona Eurospin. Si chiude, dunque, un lunga vicenda che per mesi ha tenuto sulle spine i residenti e che ha visto l’amministrazione comunale sempre impegnata in prima linea al fine di scongiurare tale installazione.
"Promessa mantenuta – commenta il sindaco Fabrizio Ciarapica -. Ricordo in campagna elettorale la preoccupazione dei residenti e l’impegno, da parte nostra, a trovare una soluzione. Oggi, seppur tra mille difficoltà, siamo riusciti nel nostro intento. Una grande vittoria per tutti conquistata grazie ad un importante lavoro di squadra tra amministrazione, residenti e Iliad. Ringrazio – conclude il sindaco - l’assessore all’Urbanistica Roberta Belletti per l’impegno e la determinazione con cui ha seguito la vicenda”.
“I lavori partiranno nei prossimi giorni - annuncia con soddisfazione l'assessore Belletti -. Non è stato facile, ma l'impegno e la costanza premiano sempre. Dopo una lunga trattativa con Iliad, che ringrazio per la collaborazione e l'attenzione, siamo riusciti a dare una risposta concreta ai dubbi e alle paure dei residenti. Un risultato per il quale mi sono impegnata in prima persona e che voglio condividere con tutti i residenti che hanno sempre lottato al fianco dell'amministrazione. Insieme abbiamo dimostrato che quando una comunità è unita può raggiungere importanti traguardi”.
Belletti, carte alla mano, ripercorre le tappe della lunga trattativa: "L'assemblea pubblica nel quartiere IV Marine, lo scambio continuo di telefonate ed email con la compagnia telefonica, le proteste dei residenti, le pratiche burocratiche per giungere alla firma del contratto e della convenzione. È stata lunga, ma sono davvero contenta. Per me – conclude - amministrare una città significa questo: trovare soluzioni ai problemi dei cittadini".
Giovedì sera alle 21,30 il sindaco, l’assessore Belletti e tutta l’amministrazione incontreranno i residenti nella casetta di legno, nel verde attrezzato del quartiere IV Marine.
La vendemmia delle uve dell’annata 2023 è appena cominciata e già dalle prime raccolte si prospetta una situazione molto più disastrosa di quanto si potesse immaginare. In tutta la zona di produzione del Verdicchio di Matelica si registrano perdite delle uve fino al 90%, con zone in cui addirittura non vale neanche la pena recarsi in vigna per raccogliere i pochi grappoli rimasti. Come già evidenziato nei mesi scorsi, purtroppo la peronospora della vite ha intaccato fortemente la produzione vitivinicola locale: a causa delle continue ondate di maltempo registrate tra fine primavera e inizio estate, la malattia ha colpito quasi tutti i vigneti della zona, in particolar modo nelle aree più umide dove non si è potuto nemmeno ricorrere a dei trattamenti di emergenza a causa delle piogge incessanti.
Nelle Marche in generale c’è un calo di qualche punto in percentuale, mentre nella zona di Matelica, conosciuta in tutto il mondo per la produzione di eccellenza del suo verdicchio, si registrano perdite di raccolto appunto fino al 90%. Una situazione disastrosa di cui sono state informate tutte le autorità regionali e nazionali, ma ad oggi nessuno si è realmente mosso per poter garantire (o perlomeno ragionare) forme di supporto alle decine di aziende coinvolte in questa vera e propria emergenza. Un indotto che coinvolge centinaia di lavoratori e da anni fa da traino all’economia locale matelicese e dell’entroterra in generale.
«Siamo allarmati dai primi dati di questo inizio vendemmia – spiega il vicesindaco e assessore all’Agricoltura Denis Cingolani – la situazione è veramente preoccupante e rischia di intaccare per anni l’economia locale e i bilanci delle tante cantine che ci sono sul territorio. Uno si può aspettare ogni anno una variazione di uve di qualche punto percentuale, nel peggiore dei casi di un 20-30%, ma nessuno poteva immaginarsi un disastro di questa portata con perdite fino al 90%».
«Questo significa che dovrà essere immesso sul mercato un prodotto a un prezzo elevato con consistenti risvolti negativi per produttori e consumatori. Abbiamo informato di questa situazione tutte le istituzioni, dalla Regione al Ministero. Ci appelliamo direttamente al ministro dell’Agricoltura Lollobrigida: ci aiuti a trovare una soluzione che garantisca un supporto a queste aziende, altrimenti rischiamo di vedere tante famiglie in ginocchio in un territorio già molto delicato e particolare. Il nostro è uno dei prodotti di massima eccellenza italiana nel comparto del vino bianco, credo che un minimo di attenzione ce lo meritiamo dopo decenni di lavoro e sacrificio».
"Soddisfare un bisogno primario dei cittadini marchigiani come quello di avere un’abitazione a disposizione – dice il presidente di Erap Marche Saturnino di Ruscio – è il nostro impegno primario e diventa fondamentale quando si inserisce, come in questo caso, nel contesto più ampio e complesso della ricostruzione post sisma 2016”.
Ecco il commento del presidente dopo l’approvazione da parte del CdA di Erap Marche dei criteri per la predisposizione del bando ai fini della realizzazione del progetto “Pioraco – quartiere Madonnetta” funzionale alla delocalizzazione di 14 alloggi di edilizia residenziale pubblica di proprietà di Erap Marche.
“Considerati gli eventi sismici che hanno colpito il Centro Italia nel 2016 – spiega il presidente di Erap Marche - il Comune di Pioraco tra i più danneggiati, a seguito della classificazione dell’area come zona instabile dalla microzonazione sismica, si è trovato a dover affidare una fase di approfonditi studio geologici all’Università Politecnica delle Marche che poi sono stati illustrati alla cittadinanza".
"Le caratteristiche geomorfologiche del quartiere Madonnetta risultano inadatte alla ricostruzione degli alloggi danneggiati dal sisma e, pertanto, si è prevista la delocalizzazione delle 14 unità immobiliari di proprietà dell’Erap che insistono in via Sanzio e via Vincenzetti sussistendo già il finanziamento tramite fondi della struttura Commissariale per 1,7 milioni di euro a cui si sono aggiunti ulteriori fondi con l’ordinanza 41 per uno stanziamento complessivo di più di 3,4 milioni di euro”.
“Grazie alla collaborazione con tutti i soggetti coinvolti, Regione Marche, struttura commissariale e Comune di Pioraco – conclude Di Ruscio – oggi abbiamo i criteri per procedere alla redazione del bando per prevedere l’acquisto delle 14 unità immobiliari da destinare ad edilizia residenziale pubblica”.
“Ringrazio i tecnici e il consiglio di amministrazione di Erap Marche per aver accolto la nostra proposta di delocalizzazione dando contestualmente la possibilità di recuperare il patrimonio edilizio immobiliare inutilizzato - dice Matteo Cicconi, sindaco di Pioraco - rivitalizzando il centro storico e recuperando immobili altrimenti sfitti senza consumare suolo”. “La condivisione dei criteri e la conseguente approvazione – conclude il Sindaco - sono anche un’occasione per preannunciare la pubblicazione del bando atteso in tempi brevi che sarà condiviso anche sui profili social comunali”.
Incontro ufficiale stamattina a Pieve Torina, tra il sindaco, Alessandro Gentilucci, e il nuovo comandante della locale stazione dei carabinieri, maresciallo Raffaello Montanaro. “Il ruolo dei carabinieri è fondamentale per il controllo e la sicurezza delle nostra comunità” ha sottolineato Gentilucci.
“Saluto il nuovo comandante nella certezza che saprà trovare, a Pieve Torina, un terreno fertile di relazioni e collaborazione, soprattutto in vista della realizzazione della nuova caserma, ulteriore forte segnale di presenza delle istituzioni nel territorio”.
Montanaro, abruzzese d’origine, nativo di Casalincontrada in provincia di Chieti, proviene dal nucleo investigativo di Camerino. A fine luglio ha ricevuto l’incarico di nuovo comandante della stazione carabinieri di Pieve Torina, che ha competenza anche nel comune di Montecavallo.
“Una stretta di mano a suggellare un legame forte” conclude Gentilucci. “E lo abbiamo fatto in uno spazio altamente simbolico per il nostro paese: il monumento a Salvo D’Acquisto, a significare quanto, come amministrazione, siamo vicini all’Arma dei carabinieri. Al nuovo comandante Montanaro formulo i migliori auguri per un proficuo lavoro”.
La giunta Parcaroli ha approvato il progetto esecutivo dell’intervento di rigenerazione e abbattimento delle barriere architettoniche in Galleria del Commercio per un importo complessivo di 130mila euro finanziato nell’ambito del PNRR.
L’opera consiste nella riapertura dei due varchi ai lati della scala principale su via Armaroli, nella realizzazione di una nuova pavimentazione, nella ristrutturazione degli ambienti anche con una nuova illuminazione e con sistemi di videosorveglianza, nonché nella realizzazione di un ascensore della portata di dieci persone che collegherà l’intera Galleria dal livello 0 di via Armaroli al centro storico, con fermata nel piano S1 e uscita in vicolo Ferrari.
Le fermate complessive dell’ascensore saranno tre e avranno la finalità di consentire l’abbattimento delle barriere architettoniche e di consentire l’agevole accesso al centro della città da via Armaroli a piazza della Libertà tramite il riutilizzo del vecchio vano montacarichi, adibito al caricoscarico merci per i locali ex Upim.
“Il progetto permetterà una riqualificazione e valorizzazione generale della Galleria del Commercio, salotto buono e ingresso al centro storico della città – ha commentato il sindaco Sandro Parcaroli -. L’intervento si va ad aggiungere a un programma complessivo di rigenerazione del cuore di Macerata che abbiamo avviato tre anni fa e che stiamo portando avanti sia a livello di lavori pubblici che a livello culturale, sociale e di partecipazione attiva delle istituzioni, delle realtà commerciali e della comunità”.
“Con questo intervento andiamo a completare il programma di rigenerazione urbana della Galleria del Commercio, dopo aver concordato con la società Cardinali le opere funzionali alla riapertura dei locali commerciali e al decoro dello stabile" – ha aggiunto l’assessore ai Lavori Pubblici Andrea Marchiori -.
"La sinergia tra il Comune, l’imprenditore e i condomini consentirà di recuperare definitivamente un luogo simbolo del centro storico e strategico per l’accessibilità. Oltre al recupero della bellezza architettonica e ad agevolare l’accessibilità anche alle persone dotate di ridotta capacità motoria, l’obiettivo è di garantire maggiore sicurezza, soprattutto nelle ore notturne, grazie al potenziamento dell’illuminazione con fari led e all’installazione di telecamere di videosorveglianza. Un particolare ringraziamento al personale dell’Ufficio tecnico che con alta professionalità ha gestito in questi due anni l’intera operazione sia dal punto di vista tecnico che amministrativo”.
Cosa significa oggi lavorare? Viviamo in un’epoca storica complessa che da un lato prospetta potenzialità nuove e inimmaginabili e, dall'altro, proietta ansie e preoccupazioni tutt'altro che trascurabili. Digitalizzazione, ecologia e welfare non sono più dei bonus, ma delle necessità centrali per qualsiasi realtà lavorativa che voglia attrarre talenti.
A vivere maggiormente le conseguenze di questo futuro quantomeno incerto sono i giovanissimi, immersi in un dilagante clima di sfiducia che li porta, spesso, a riconsiderare le priorità della vita, invertendo il paradigma del lavoro finora vigente e la deontologia ad esso associata. La conseguenza è che oggi, nel caso di profili particolarmente richiesti, non siano più le aziende a poter selezionare i candidati, quanto il contrario.
Fenomeni come "quiet quitting", "smart working", "act your wage", "bare minimum Mondays", "career cushioning" o "rage applying" - che vedremo nello specifico nel corso della rubrica - sono diffusi e condivisi fra le nuove generazioni, che trovano nei social network una sponda e un luogo di condivisione dove consolidare la coscienza comune. Celebre fu il caso delle "Great Resignation" post pandemia (estate 2021), forte acceleratore di questa nuova sensibilità: in Italia fu registrato un aumento nelle dimissioni volontarie dell'85% (soprattutto fra gli under 35) nel secondo trimestre dell’anno, sintomo di un malessere condiviso e impossibile da ignorare.
Per ragioni professionali, anche chi scrive ha la possibilità di verificare con mano lo scollamento che sussiste fra nuovi candidati e vecchio mondo del lavoro: se da una parte ci sono punti di vista che rimettono in discussione la centralità della carriera e vedono la propria professione più come un mezzo che come un fine, dall'altra persistono spesso impostazioni ‘vecchio stile’, che cercano il lavoratore dedito al marchio e pronto a sacrificare tutto pur di raggiungere l’obiettivo richiesto.
A gravare ulteriormente sulla situazione italiana c’è il caro, vecchio, problema degli stipendi: se infatti questo trend ha preso piede un po' in tutta Europa, l'Italia è l'unico paese che negli ultimi 30 anni non solo non ha visto crescere i salari, ma che addirittura ne ha registrato una diminuzione in termini medi. Soprassediamo sulla vuota retorica - ridondante dai tempi di Hammurabi - dei "giovani d’oggi che non saranno mai all’altezza delle vecchie generazioni", e cerchiamo di scendere nel dettaglio di questa frattura, fatta di scoramento e disillusione.
La distanza è già riscontrabile durante la formazione fra scuola e università, spesso poco collegate con il mondo del lavoro e raramente in grado di fornire strumenti subito spendibili agli studenti. Si badi bene, non si vuole affermare che la cultura dovrebbe diventare appannaggio esclusivo del mercato, piegando il sapere a fini utilitaristici o prettamente economici, ma non è neanche corretto demandare l’intero iter di apprendimento delle dinamiche lavorative (dalla burocrazia alla diplomazia interpersonale) all'empiria e all'impatto diretto con esse.
Se da un lato infatti sono sempre di più i giovani laureati (solo fra il 2021 e il 2022 AlmaLaurea ha registrato 300mila dottori in più), molti di questi preferiscono fuggire dall’ambiente poco accogliente dell'Italia verso la fortuna promessa dall’estero (+41% dal 2013 al 2021). I più, quelli privi di una chiara idea della direzione da prendere, rimangono sospesi nel limbo post-laurea, spaesati e intimoriti di fronte a un mondo che non conoscono e che sembra spesso non volerli.
Da un lato, dunque, ci sono ingegneri, economisti, ed informatici che possono arrogarsi la possibilità di scegliere dove formarsi, dove crescere e dove lavorare fra le tante realtà che bussano alla loro porta. Dall'altro ci sono umanisti, teorici e ricercatori che, quando non rimangono nell’orbita accademica, si trovano spesso a vagare senza orientamento.
Oltre ai laureati, ciò che spicca è la forte domanda, da parte di aziende e imprese, di personale tecnico e professionale giovane (gli istituti professionali regustrano una diminuzione e costante nel numero di iscritti dal 2008). Sono pochi i ragazzi e le ragazze che oggi scelgono di imparare il proverbiale "mestiere" (dall'elettricista al muratore, passando per tutti i lavori manuali "classici") e le richieste sono sempre tante, con contratti spesso più lunghi e meglio retribuiti rispetto alla media.
In uno scenario di questo tipo, metteremo in luce volta dopo volta le frizioni che tutti, dai candidati ai datori di lavori passando per gli agenti che operano dietro le quinte, percepiscono come sintomi di una rivoluzione culturale e identitaria.
Per gli inquilini dei due palazzi fra via dei Velini e Contrada Fontezucca, la storia delle "quattro acacie" è tutt’altro che terminata con il silenzio delle istituzioni. Anzi, come dimostrato dalla tempra della portavoce dei residenti che ci ha contatto, l’intenzione è quella di portare la questione fino in fondo.
I condomini delle due palazzine sono infatti accerchiati da una serie di alti alberi, alcuni su territorio privato e altri su suolo pubblico, che limitano la visibilità e favoriscono la proliferazione di animali e residui. La lettera inviata al comune il 07/07/2022 contava le firme di circa 50 persone che tutt’ora attendono una risposta.
“Ci passa di tutto qui sotto, dalle bisce alle pantegane, e gli alberi sono pieni di piccioni e altri volatili. Non viene fatta neanche la manutenzione ordinaria se non qualche intervento per farci star zitti” – racconta la signora G. – “Abbiamo fatto la prima richiesta al Comune nel luglio 2022 e da allora abbiamo ricevuto solo prese in giro”.
A più di un anno di distanza, infatti, “quelle quattro acacie” sono ancora lì, al contrario del referente del Comune che nel primo periodo aveva accampato per telefono una serie di “vedremo cosa possiamo fare” e “ci stiamo organizzando”, poi è svanito nel nulla.
“L’unica manutenzione fatta in quella zona – quella di competenza pubblica – è stata effettuata da un nostro vicino, un privato che non riusciva più a sopportare la situazione. Oltre a coprire la vista e ospitare animali di ogni tipo, il pino e il tiglio davanti alla mia terrazza sono diventati altissimi e quando c’è vento ho sempre paura che qualche ramo possa cadere verso di noi”.
“Tutti gli uffici a cui ci siamo rivolti hanno sempre risposto allo stesso modo, dicendo che non potevano fare nulla o rimbalzandoci inutilmente a destra e a sinistra. Trovo tutto questo irrispettoso, – aggiunge esasperata – sono una cittadina, ho sempre pagato quello che dovevo e pretendo di essere almeno presa in considerazione. Non si sono neanche degnati di farmi una telefonata: la lettera era indirizzata all’assessore Laviano ma con lei non abbiamo neanche mai parlato”.
"L’unica volta che hanno mandato qualcuno a controllare, è arrivato un veterinario - conclude - Mi sento presa in giro e ignorata. Sono andata tre volte al Comune per parlare con lui e mi ha sempre rimandato indietro: solo una volta mi ha richiamato, dicendo che si sarebbe organizzato e mi avrebbe fatto sapere. Mai più sentito. Adesso, ogni volta che chiamo, è sempre fuori”.
È passato da poco il settimo anniversario del sisma che, il 24 agosto 2016, ha messo in ginocchio il Centro Italia. Ad oggi, sebbene gli sforzi della ricostruzione stiano timidamente prendendo piede, non si può sicuramente dire che si è vicini all’obiettivo di ricucire completamente la ferita lasciata dal sisma sul territorio, sui paesi e sulle comunità.
I numeri della ricostruzione sono ancora bassi, nonostante un miglioramento negli ultimi due anni. Per quanto riguarda le strutture private, al giugno 2023 solo 8.922 cantieri sono stati chiusi, a fronte di una stima di oltre 50.000 interventi necessari.
Ancora oggi attraversare molti dei borghi terremotati del maceratese è come camminare in territori fantasma. I tetti scoperchiati e i muri mancanti aprono degli scorci di vita congelati nel tempo. Qualche sporadica gru rende l’idea che non sarà sempre così, ma il paesaggio delle frazioni più colpite cambia lentamente.
In questi luoghi, lo spopolamento è ancora un problema preoccupante. Un trend iniziato ben prima del terremoto, nei piccoli comuni montani delle Marche la popolazione è in declino da oltre vent’anni e il terremoto sembra solo aver accelerato questo andamento.
Ogni anno tra le dieci e le venti famiglie lasciano le proprie abitazioni. Un numero che in paesi di qualche centinaio di persone (solo Visso sfiora i mille) crea preoccupazione. È un dato ancora più importante se si considera che molti comuni montani del maceratese sono costellati di agglomerati di case sparsi in frazioni su un territorio vastissimo.
Proprio questi agglomerati più piccoli hanno subito il colpo più duro. Nella frazione San Martino di Fiastra, nell’agglomerato dei Moreggini, prima del terremoto si trovavano 14 abitazioni. Ai Moreggini, oggi, non vive più nessuno. San Martino è solo una delle tante frazioni rimaste vuote. Alcuni abitanti sono andati “al mare”, dove i terremoti non ci sono. Altri, quelli più anziani, sono stati accolti nelle case dei figli, che già da tempo avevano lasciato i piccoli borghi di montagna per spostarsi nelle città del maceratese. Non tutti se ne sono andati però, anzi, la maggior parte è rimasta.
Queste persone oggi vivono nelle SAE, le Soluzioni Abitative in Emergenza. Dopo un inizio travagliato nell’immediato post-sisma, oggi le SAE fanno parte del panorama dei paesi terremotati. Qui, attorno a queste piccole case prefabbricate si sono ricreate delle piccole comunità. Piccoli agglomerati che, per adesso, sostituiscono la piazza di paese. Le casette sono a schiera e posizionate il più vicino possibile ai borghi danneggiati.
Sette anni senza la propria casa sono tanti, e gli abitanti delle SAE hanno fatto di tutto per rendere queste abitazioni più accoglienti dentro e fuori, abbellendo le pergole, allestendo rigogliosi giardini e migliorando il mobilio interno. Qualcuno ha già deciso che qui rimarrà.
A Fiastra conosciamo Lidia Morzilli, 85 anni e un carattere incredibilmente energico. Come entriamo ci fa vedere una foto di sua figlia, ricercatrice al CERN, che durante una spedizione in Antartide ha affisso un cartello che segna la distanza da Fiastra: 15.915km. Nel frattempo, la signora Lidia ci spiega “Sono rimasta vedova, parte della mia famiglia è a Roma, dove ho vissuto e dove ora passo l’inverno. Ma da aprile a ottobre io sono qua. Continua: “Ho lasciato la casa di Fiastra a mia figlia, io preferisco rimanere qui".
Qui sarebbe l’area SAE di Fiastra, dove molte persone come lei hanno già deciso che rimarranno, anche quando le case terremotate saranno ricostruite. È facile capire perché: attorno a questi agglomerati di casette si è riformato un senso di comunità, amici o parenti prima sparsi sul territorio ora si ritrovano vicini e per molte persone anziane questo significa anche essere meno sole. Una delle preoccupazioni più grandi di Lidia è proprio quella che, man mano che le case verranno riconsegnate ai proprietari, l’area SAE si svuoti.
Sempre a Fiastra incontriamo Carlo D’Andrea, 82 anni, che qui vive da solo. Carlo rimane a Fiastra tutto l’anno e a breve dovrebbero finire i lavori nella sua casa in centro a Fiastra, a qualche centinaio di metri dall’area SAE. Anche lui, come la signora Lidia, con la quale è molto amico, ha preferito però lasciare la casa alla figlia per rimanere nella casetta. Per lui è più facile incontrare amici e conoscenze. Inoltre, ha appena piantato delle piante sempreverdi. Come molti altri, Carlo vede la SAE come la sua nuova casa, che sta arredando, abbellendo e nella quale intende rimanere.
“Il tragitto della la linea n 9 del servizio di trasporto urbano del comune di Macerata, entrando nel territorio di Montecassiano con la linea 9, si arresta a circa 500mt dal centro commerciale di via Mainini. Spinti dalle segnalazioni e necessità dei concittadini ci siamo attivati in un dialogo con gli enti preposti per poter dare forma all’idea di un possibile collegamento tra il comune di Macerata e quello di Montecassiano”. È quanto afferma Maurizio Maccioni, presidente del Comitato Voce libera di Montecassiano, in seguito al nuovo piano per il trasporto pubblico del Comune di Macerata, approvato ieri dalla giunta comunale.
“La possibilità di avere una fermata del trasporto pubblico maceratese al centro commerciale in località Piane Potenza del nostro comune ci sembra possa essere strategica e utile sia ai cittadini di Macerata che ancor più a quelli di Montecassiano", prosegue Maccioni.
“Permetterebbe spostamenti più comodi e maggiormente ecologici oltre ad agevolare il parcheggio, evitando di congestionare ulteriormente quello della città”.
“Ora confidiamo nella capacità dell’amministrazione comunale montecassianese affinché possa formalmente attivare il collegamento. Ringraziamo tutti coloro che si sono adoperati a dare un seguito alla nostra idea sperando possa diventare realtà”.