Villa Potenza, lo studio fotografico di Mirko Isidori compie 30 anni: "Dall'analogico al digitale, ecco come tutto è cambiato"
MACERATA - Villa Potenza, Borgo Peranzoni, una vetrina che da mezzo secolo racconta volti, famiglie, eventi e cambiamenti di un territorio. Qui, il 13 gennaio 1996, un giovane ventiduenne di nome Mirko Isidori decideva di fare una scommessa: aprire il proprio studio fotografico. Oggi, 13 gennaio 2026, a distanza di trent’anni, quella scommessa è diventata una storia di lavoro, passione e legame con il territorio.
«È nato tutto quasi una scommessa», racconta Mirko. Il fotografo storico di Villa Potenza stava chiudendo e l’idea fu del padre, Giuseppe Isidori, già attivo nel mondo delle foto e dei video. «Mi chiese se me la sentivo. Avevo 22 anni, una piccola esperienza di due anni da Photoshop, uno studio di via Roma a Macerata, e il militare appena finito. Non avevo un lavoro stabile e mi sono buttato».

Una passione, quella per la fotografia, nata quasi per osmosi. «All’inizio aiutavo mio padre, lo seguivo nei matrimoni. Diciamo che la passione c’è sempre stata. Poi è diventata un mestiere».


In trent’anni il mondo della fotografia è stato rivoluzionato e Mirko ha vissuto tutte le epoche: dalla pellicola al digitale, dalla camera oscura ai software di post-produzione. «Nel ’96 esisteva solo l’analogico, il rullino. La gente veniva in negozio a portare le pellicole da sviluppare. Oggi il fotografo è anche grafico, videomaker, content creator. È cambiato tutto».
Un cambiamento che non è stato indolore. «L’avvento del digitale è stato devastante dal punto di vista commerciale: niente più sviluppo, niente più stampe. Le foto finivano negli hard disk e non uscivano più». A questo si sono aggiunte le crisi del 2003, quando la vendita di fotocamere digitali superò quella delle analogiche, quella economica del 2008, la pandemia. «Eppure siamo riusciti a superarle tutte».

Ma proprio mentre il digitale prendeva il sopravvento, l’analogico — il “primo amore” — non ha mai smesso di far battere il cuore. «Sta tornando forte, soprattutto tra i giovani. Ragazzi stanchi del “tutto e subito” che rispolverano le macchine dei padri e dei nonni». Un segnale chiaro: «Dopo dodici anni, a novembre, ho ricomprato i rullini, un evento eccezionale per uno studio fotografico. Fuji, Kodak e altri grandi marchi hanno rimesso in commercio le pellicole storiche degli anni ’80 e ’90. Quando entra in negozio un ragazzo con una vecchia reflex, a me si riempie il cuore».
Il legame con Villa Potenza resta fortissimo. Lo studio è un punto di riferimento da quasi cinquant’anni: «Qui il fotografo c’è dal 1976. Prima Paolo Rossi di Montecassiano, poi Giovanni Scarpetta di Morrovalle, dal ’96 ci sono io». Terzo proprietario, stesso luogo e stessa funzione sociale, con quello studio che da mezzo secolo racconta la vita della Val Potenza attraverso immagini, volti e storie.

Se dovesse scegliere un’immagine simbolo di questi trent’anni, Mirko un'idea ce l'ha: «La nevicata del ’96 a Macerata. Uscii alle tre di notte per fotografare il Monumento ai Caduti, con corso Cavour completamente innevato. Ero agli inizi, ma venne fuori uno scatto incredibile».
Tra i ricordi più forti c’è anche la magia della camera oscura, vissuta in prima persona agli inizi dell’attività. «Nei primi anni avevo tutta l’attrezzatura qui in negozio, addirittura nel bagnetto. Sviluppavo e stampavo le foto da solo», racconta. «La fotografia ha una magia incredibile: dal nulla, sotto i tuoi occhi, viene fuori la stampa. È un’emozione pazzesca, difficile da spiegare a chi non l’ha mai vissuta».

E sul finale dell’intervista non poteva mancare una battuta, inevitabile conoscendo la sua fede calcistica (nerazzurra, ndr). Lo abbiamo stuzzicato chiedendogli se, per celebrare i trent’anni di attività, avesse in programma di pitturare lo studio di bianconero. Mirko sorride e ricorda un episodio diventato ormai leggenda tra gli amici: «Nel 2017 ho rischiato fortissimo. Se la Juve avesse fatto il triplete, mi avevano promesso di murarmi il negozio». Per sua fortuna, la storia ha preso un’altra piega: «Grazie a Dio – e al 4-1 segnato da Asensio – non è successo». E lo studio, oggi come allora, resta orgogliosamente e rigorosamente… di tutt’altri colori.
Trent’anni dopo, la tecnologia è cambiata, il mondo corre veloce, ma dietro quell’obiettivo a Villa Potenza c’è ancora la stessa passione di un ragazzo di 22 anni che, nel 1996, decise di crederci.


nubi sparse (MC)
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