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Macerata-Loreto, storie di fede e riscatto nella notte: la carezza di Papa Leone XIV ai pellegrini

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Una fiumana di popolo, impastata di lacrime, canti, preghiere e storie di straordinario riscatto umano, ha ridato vita al tradizionale atto di fede che unisce la costa all'entroterra. In migliaia si sono messi in cammino nella notte per prendere parte alla 48ª edizione del Pellegrinaggio a piedi da Macerata alla Santa Casa di Loreto, guidati quest'anno dal tema centrale racchiuso nella domanda che Natanaele rivolge a Gesù: "Come mi conosci?".

La macchina organizzativa ha preso il via nel pomeriggio di ieri all'interno dello stadio Helvia Recina di Macerata, rimesso a nuovo per l'occasione, dove sono confluiti oltre centotrenta pullman da tutta Italia e persino dall'estero, come la corriera giunta dalla Svizzera con cinquanta pellegrini pronti alla marcia.

L'afflusso disciplinato dei fedeli sul manto erboso e sulle gradinate è stato coordinato da un esercito di 1.200 volontari. Prima dell'avvio della celebrazione eucaristica, l'emozione ha toccato il culmine con l'arrivo allo stadio della fiaccola della pace, che ha visto come tedoforo il giovane ghanese Nurdeen Yussif, impegnato nella Caritas del suo Paese, circondato da tredici compagni di viaggio.

Nel corso della funzione, celebrata dal cardinale Baldassarre Reina, vicario generale per la diocesi di Roma, è stato letto il toccante messaggio inviato da Papa Leone XIV tramite il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin. Nella sua lettera, il Pontefice ha invitato i presenti a "crescere nel cammino alla sequela di Gesù per essere missionari del Vangelo specialmente davanti alle povertà materiali e spirituali del nostro tempo", un augurio a cui si è unito quello del vescovo di Macerata, monsignor Nazzareno Marconi, che in prima fila, accanto alle autorità civili e militari e al sindaco appena rieletto Sandro Parcaroli, ha esortato i fedeli a guardare i fatti e a leggere i segni dei tempi alla luce della verità.

A dare un senso profondo ai chilometri percorsi nel buio sono state le potentissime testimonianze di bene e di perdono che hanno riscaldato i cuori dei pellegrini. Attraverso una voce registrata che ha commosso lo stadio, i presenti hanno ascoltato la storia di Davide Cavallo, studente universitario di 22 anni costretto su una sedia a rotelle dopo una brutale e ingiustificata aggressione subita a Milano, il quale in tribunale ha teso le braccia ai suoi aggressori perdonandoli.

"Mi hanno preso per matto – ha raccontato Davide – ma l'ho fatto perché il mio cuore voleva essere aperto". Subito dopo, il giornalista trentatreenne Simone Tropea ha portato il proprio reportage di speranza direttamente dalle macerie della Terra Santa e di Gaza, indicando come segni luminosi l'operato del cardinale Pizzaballa e l'esempio di Mona Maron, prima donna araba cristiana alla guida di un'università israeliana.

Altrettanto vibrante è stato il racconto di monsignor Maksym Ryabukha, vescovo greco-cattolico ed esarca di Donetsk, che ha descritto la logorante realtà della guerra in Ucraina e il miracolo di don Alessandro, un sacerdote costretto dai russi ad attraversare un campo minato e salvatosi grazie a un voto alla Madonna di Fatima.

Il lungo cammino notturno, scandito dal Santo Rosario e dai racconti di guarigione e conversione di pellegrini provenienti da ogni parte d'Italia, si è concluso questa mattina alle ore 6:30 con la spettacolare e variopinta discesa di Montereale verso la Basilica mariana.

Ad accogliere l'arrivo della fiumana di fedeli sul sagrato nel catino del Bramante c'erano il vescovo di Loreto, monsignor Fabio Dal Cin, insieme ai presuli Nazzareno Marconi, Andrea Andreozzi, Angelo Spina e all'instancabile monsignor Giancarlo Vecerrica, il quale ha dato a tutti appuntamento tra due anni per la storica edizione del cinquantenario, alla quale Papa Leone XIV è già stato ufficialmente invitato.

(Credit foto: Pellegrinaggio Macerata-Loreto) 

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