"Lavoro nelle Marche: solo il 35% degli under 30 non è precario. Crescono gli occupati, ma gli stipendi restano bassi"
Nel corso dell’analisi diffusa dalla Cgil Marche, basata su dati certi e consolidati relativi al 2024, emerge un quadro del mercato del lavoro regionale caratterizzato da segnali di crescita numerica ma anche da criticità strutturali che riguardano qualità dell’occupazione, livelli retributivi e stabilità contrattuale.
Nelle Marche i lavoratori dipendenti del settore privato, esclusi operai agricoli e domestici, sono stati 468.465, con un incremento di quasi 5.000 unità rispetto all’anno precedente, pari a +1,1%. Una crescita che però risulta più contenuta rispetto a quella registrata nel Centro Italia (+1,7%) e sull’intero territorio nazionale (+2,0%).
L’aumento complessivo dell’occupazione regionale coincide quasi interamente con la crescita dei contratti a tempo indeterminato, che in un anno registrano 4.616 lavoratori in più (+1,4%). I lavoratori a tempo pieno e indeterminato aumentano di 3.304 unità, ma questo incremento è concentrato quasi totalmente nella fascia di età dai 50 anni in su, che cresce di 4.093 unità, come effetto combinato dell’invecchiamento demografico e dell’innalzamento dell’età pensionabile.
Al contrario, i contratti a tempo determinato diminuiscono di 474 unità (-0,4%) e rappresentano il 23,4% del totale, mentre i lavoratori stagionali aumentano di 774 unità (+4,1%), mantenendo un’incidenza sostanzialmente stabile.
Nel confronto con dieci anni fa, la crescita occupazionale in termini assoluti si distribuisce tra tempo indeterminato (+39.000 unità) e tempo determinato (+35.000 unità), ma nel tempo il peso dei contratti stabili si è ridotto all’interno della forza lavoro. Particolarmente rilevante è l’aumento dei lavoratori intermittenti, cresciuti del 4,3% in un anno (+1.662 unità) e addirittura del 122,5% in dieci anni (+21.991 unità), arrivando a rappresentare l’8,5% dei dipendenti privati.
Sul fronte delle retribuzioni, nel 2024 la retribuzione media lorda annua nelle Marche si attesta a 21.740 euro, in aumento di 772 euro rispetto all’anno precedente (+3,7%), ma resta nettamente inferiore alla media del Centro Italia (-2.110 euro, -8,8%) e a quella nazionale (-2.746 euro, -11,2%). I lavoratori a tempo parziale percepiscono in media 12.690 euro, cifra che scende a 5.626 euro per i lavoratori stagionali, mentre i contratti a tempo determinato si fermano a 10.424 euro lordi annui.
Anche i lavoratori con contratto standard a tempo pieno e indeterminato, che percepiscono 30.557 euro lordi annui, risultano penalizzati rispetto ai colleghi del Centro Italia (-4.180 euro) e del resto del Paese (-4.768 euro).
Le donne rappresentano 205.610 lavoratrici, pari al 43,9% del totale, ma oltre la metà di loro ha un rapporto part-time (50,4%), contro il 18,6% degli uomini, e solo il 34,6% può contare su un contratto a tempo pieno e indeterminato, a fronte del 65,2% degli uomini.
La crescita occupazionale nell’ultimo anno è stata maggiore tra gli uomini (+1,2%) rispetto alle donne (+0,9%), mentre il divario salariale di genere rimane molto elevato: nelle Marche le lavoratrici percepiscono 7.343 euro lordi annui in meno (-29,4%) rispetto agli uomini. Anche a parità di contratto stabile e full-time, il gap resta significativo, con 4.249 euro in meno (-13,4%) per le donne.
Dal punto di vista anagrafico, l’aumento occupazionale è attribuibile soprattutto ai lavoratori over 50, cresciuti di 6.974 unità (+4,5%), mentre gli under 30 registrano comunque un incremento di 1.579 unità (+1,6%). In calo, invece, le fasce centrali tra i 30 e i 49 anni.
La precarietà continua a colpire in modo particolare i giovani: solo il 35,3% degli under 30 ha un contratto a tempo pieno e indeterminato, contro il 51,8% del totale, mentre il part-time riguarda il 38,4% dei giovani, rispetto al 32,6% complessivo. Gli under 30 percepiscono mediamente 13.023 euro lordi annui, circa 8.717 euro in meno (-40,1%) rispetto alla media dei lavoratori, con differenze che persistono anche a parità di contratto stabile.
A livello settoriale, prosegue la flessione del manifatturiero, che in un anno perde 2.263 lavoratori (-1,4%), con una contrazione particolarmente forte nel tessile e abbigliamento (-1.396 unità, -4,1%). Cresce invece il terziario, con 5.092 occupati in più, soprattutto nel commercio (+1.515 unità, +2,5%) e in alberghi e ristorazione (+2.283 unità, +4,4%), rafforzando una dinamica occupazionale concentrata in settori a basso valore aggiunto e a retribuzioni medio-basse.
L’analisi prende in considerazione anche la discontinuità lavorativa, uno dei principali fattori di disagio salariale. I lavoratori a termine che non raggiungono un anno retribuito sono 118.242, pari al 25,2%, con redditi inferiori ai 10.000 euro lordi annui. Nel complesso, il 60,9% dei lavoratori percepisce salari inferiori alla media generale, includendo 220.000 lavoratori discontinui (47%) e oltre 65.000 part-time per l’intero anno (13,9%).
Secondo Eleonora Fontana, segretaria regionale Cgil Marche, “sebbene aumenti il numero degli occupati, le dinamiche del mercato del lavoro restano invariate e segnate da disuguaglianze inaccettabili in termini di qualità, stabilità, retribuzioni e opportunità di crescita, soprattutto per donne e giovani under 30”.
Fontana sottolinea come il 40% dei giovani marchigiani abbia un contratto part-time con retribuzioni medie di circa 13.000 euro lordi annui, una condizione che, unita alla discontinuità lavorativa, non consente di progettare il futuro nella regione. La segretaria evidenzia inoltre la necessità di politiche regionali strutturate, il rafforzamento della Commissione regionale Lavoro e la costruzione di una filiera efficace delle politiche attive, capace di integrare orientamento, formazione, incontro tra domanda e offerta e reinserimento lavorativo, in coerenza con le sfide del modello di sviluppo marchigiano.

cielo sereno (MC)
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