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La Macerata da Oscar di Dante Ferretti, viaggio nei luoghi dell'anima del maestro della scenografia (VIDEO)

La Macerata da Oscar di Dante Ferretti, viaggio nei luoghi dell'anima del maestro della scenografia (VIDEO)

A molti sarà capitato di passeggiare per i vicoli di Macerata e di sentirsi dentro una scenografia. Non una qualsiasi, ma una che potrebbe aver immaginato Dante Ferretti, il Maestro della scenografia che oggi compie 82 anni.

Partendo proprio dalla sua Macerata, Ferretti è riuscito ad affermarsi come uno degli scenografi più grandi di sempre, lavorando al fianco di mostri sacri della regia come Pier Paolo Pasolini, Federico Fellini, Martin Scorsese e Tim Burton. Le sue opere gli sono valse riconoscimenti globali, tra cui tre premi Oscar alla migliore scenografia, conquistati insieme alla moglie Francesca Lo Schiavo nel 2005 con The Aviator, nel 2008 con "Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street" e nel 2012 con Hugo Cabret.

(Video realizzato da Francesco Silla)

Dante Ferretti si è sempre detto molto orgoglioso delle sue origini maceratesi e quando può non manca di tornare nella città che gli ha dato i natali per passeggiare fra i vicoli del centro storico, quei vicoli che hanno ispirato molte delle sue scenografie. Molti infatti non lo sanno, ma nelle scenografie capolavoro di Dante Ferretti Macerata è sempre presente in qualche modo.

Insieme allo scrittore David Miliozzi, profondo conoscitore del suo mondo e curatore della biografia di Dante Ferretti Immaginare prima: le mie due nascite, il cinema, gli Oscar, a cui è seguito Bellezza imperfetta. Io e Pasolini, che racconta il sodalizio professionale fra Ferretti e il Corsaro Nero, siamo andati alla scoperta dei luoghi di Dante Ferretti a Macerata

Il nostro viaggio inizia da Piaggia della Torre, una delle stradine più suggestive della città. Qui sorgeva la casa in cui Dante Ferretti nacque nel 1943. L’edificio originale, però, non esiste più. Fu distrutto dal bombardamento del 3 aprile 1944, quando Dante aveva appena un anno. Lui, la madre e la sorella rimasero sotto le macerie. "La madre e la sorella vennero salvate subito. Dante invece fu ritrovato solo molte ore dopo, quando ormai le speranze si stavano spegnendo", racconta Miliozzi. È quasi simbolico: Ferretti, che per tutta la vita ha costruito scenari immaginifici, ha vissuto sulla propria pelle la distruzione e la ricostruzione. "È nato dalle macerie e ha passato la vita a creare mondi che senza di lui non sarebbero mai esistiti", riflette Miliozzi.

Salendo verso Piazza della Libertà, il cuore pulsante di Macerata, troviamo un altro tassello fondamentale della storia di Ferretti. Qui, un tempo, si trovava la bottega di falegnameria di suo padre, Elvio. "Elvio perse una gamba nell’esplosione del ‘43, ma non si arrese. Si costruì da solo una protesi in legno, proprio come Geppetto con Pinocchio", racconta Miliozzi. Un'immagine che richiama le fiabe e i mondi fantastici che Ferretti avrebbe ricreato nel cinema.

Dante Ferretti è, dunque, nato sotto l'ombra della Torre Civica, ma non solo. Da bambino, si intrufolava all’interno della torre con il suo amico Clemente, il figlio del custode, per osservare il meccanismo dell'orologio e divertirsi a ricaricarlo. Un’esperienza che, molti anni dopo, sarebbe diventata una delle fonti di ispirazione per Hugo Cabret, il film di Martin Scorsese che gli valse il suo terzo premio Oscar. Oggi, una targa sulla torre ricorda questo legame speciale.

Di fianco alla Torre Civica si erge il Teatro Lauro Rossi, un gioiello neoclassico che per Ferretti ha rappresentato uno dei primi contatti con il mondo dello spettacolo. "Qui si organizzavano serate da ballo. Era un teatro vivo, un luogo che aveva una sua magia", racconta Miliozzi. È impossibile non pensare a "I Vitelloni" di Federico Fellini, film in cui si respira la stessa atmosfera delle serate maceratesi vissute da Ferretti. Non a caso, Fellini e Ferretti avrebbero poi collaborato a lungo, condividendo sogni, visioni e ricordi.

Su questa scia, ci addentriamo nei vicoli meno battuti del centro storico, fino a raggiungere Vicolo Marefoschi. Qui, un tempo, si trovava il bordello della città. Ferretti, da ragazzino, era incuriosito da una donna affacciata alla finestra, con una lunga sigaretta tra le dita e un’aria misteriosa. Una visione che gli sarebbe rimasta impressa e che avrebbe poi ripreso nella scenografia de "La città delle donne", film in cui Fellini racconta un viaggio surreale e onirico nell’universo femminile.

Costeggiando le mura di Macerata, arriviamo dietro la Chiesa di San Giorgio, che in passato era spesso teatro di alcune rassegne cinematografiche. Non potendosi permettere il biglietto, Dante e i suoi amici si arrampicavano per scorgere nel cortile della chiesa un terzo del film proiettato. "Questa cosa è stata fondamentale nel processo creativo di Dante, perchè vedendo solo un terzo dello schermo, era portato ad immaginarsi i restanti due terzi. Questa privazione ha ‘eccitato’ ancora di più la sua creatività. Davvero poetico".  

Saliamo verso Corso Garibaldi, dove c’è il barbiere, oggi profondamente restaurato, in cui Dante accompagnava il papà. La scena epica di Sweeney Todd, altro oscar alla sceneggiatura, col sedile della sedia da barbiere e le assi del pavimento in legno, trae ispirazione proprio da qui ed è dunque anche esso un ricordo di Dante Ferretti legato a Macerata”.

Non si può parlare di Dante Ferretti senza menzionare il Cinema Italia. Era qui che, da bambino, si sedeva incantato davanti allo schermo, lasciandosi trasportare dai mondi fantastici del cinema. "Per lui, il Cinema Italia era una finestra su un altro universo, un primo assaggio di quella magia che avrebbe poi trasformato in mestiere", racconta Miliozzi. Le luci soffuse, il fascino della pellicola che scorreva nel proiettore, il profumo della sala: dettagli che avrebbero plasmato il suo immaginario.

Macerata dunque non è solo il luogo di nascita di Ferretti, è la culla della sua immaginazione. Ogni scorcio, ogni dettaglio della città è un tassello del mosaico che ha costruito il suo genio creativo. Ed è bello pensare che, ogni volta che passeggiamo in questi luoghi, possiamo ancora intravedere, tra le ombre e le luci del centro storico, un frammento di cinema.

 


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