Aggiornato alle: 17:09 Giovedì, 3 Settembre 2026 cielo sereno (MC)
Attualità Provincia Macerata

Andrea Angeli descritto da Toni Capuozzo: "Galantuomo di pace, elegante anche nei luoghi impossibili"

guido_angeli_capuozzo

"Addio Andrea, galantuomo di pace". È con queste parole che Toni Capuozzo ha voluto ricordare Andrea Angeli, scomparso ieri all'età di 69 anni nella sua Macerata. Un ricordo personale, quello del giornalista e storico inviato di guerra, che restituisce il ritratto di un uomo conosciuto per decenni nei luoghi più difficili del mondo, là dove le Nazioni Unite cercavano, spesso senza successo, di portare la pace.

"Non lo vedevo da tempo, ma sono certo che Andrea Angeli prima della malattia ne dimostrasse molti di meno", scrive Capuozzo, ricordandone la barba sempre curata, i capelli ravviati con attenzione e quel fisico asciutto che sembrava quasi al riparo dal trascorrere degli anni.

Non c'era, del resto, giornalista di guerra che non avesse incontrato Andrea Angeli nei tanti teatri internazionali nei quali aveva lavorato come funzionario delle Nazioni Unite. Il suo compito era spesso quello di tenere i rapporti con la stampa: "Lo faceva con uno spirito amichevole, senza mai negare un lasciapassare, e sempre fondando il suo lavoro sullo studio e la conoscenza della realtà locale", ricorda Capuozzo.

Ma è un'altra l'immagine che il giornalista sceglie per raccontare Andrea, quella che più di ogni altra sembra racchiudere la sua personalità. L'eleganza. Un'eleganza che non veniva meno nemmeno nei luoghi dove sembrava fuori posto. "Poteva portare un giubbotto antiproiettile ma in una tasca teneva una cravatta, casomai servisse", racconta Capuozzo.

Un dettaglio apparentemente piccolo, ma che per chi lo conosceva diventa il simbolo di un modo di essere. Anche nelle situazioni più dure, Andrea non rinunciava a se stesso, alle proprie abitudini, alla propria dignità.

Le abitudini erano spartane. "Spesso il pranzo erano un cappuccino e un cornetto", ricorda Capuozzo. Ma non mancavano le piccole passioni, quelle che riuscivano a ritagliarsi uno spazio persino durante le missioni nei Balcani.

Come quella volta in cui i due rientrarono insieme dall'area balcanica con un viaggio decisamente singolare: Capuozzo costretto a tenere con una mano il tettuccio della 500 di Andrea, che si apriva controvento. Il giornalista stava tornando a casa, mentre Angeli aveva altri programmi: due giorni sugli sci a Cortina, prima di tornare nuovamente in guerra.

E ancora, dal Kosovo, dove Andrea trascorreva le missioni, alcuni fine settimana arrivava fino in Grecia per concedersi un bagno. Era il suo modo di resistere alla guerra senza permettere alla guerra di diventare la sua normalità.

Capuozzo ricorda anche il libro di Angeli, "Professione peacekeeper", un diario che raccontava dall'interno il significato di lavorare per la pace e che ancora oggi rappresenta una testimonianza preziosa per comprendere quanto difficile sia costruirla. "Tenetevi care quelle copie, che lui firmava con una penna stilografica", scrive Capuozzo.

Poi arriva il passaggio forse più intenso del suo ricordo. Quell'eleganza, quelle abitudini, quella cura quasi ostinata di sé non erano semplicemente caratteristiche personali. Erano una forma di resistenza: "Ho capito presto che quella sua eleganza era - come il rossetto di Sarajevo su bocche sdentate - una resistenza al dolore e al male, una trincea di dignità, un rifiuto di lasciarsi andare ai burroni dell'odio, e dell'abitudine all'orrore, un rimanere se stessi."

Parole che acquistano un significato ancora più forte se accostate alla fotografia scelta per accompagnare questo ricordo. Uno scatto del 1994, la prima notte a Sarajevo, durante la prima cena (qui il racconto completo), quando Guido Picchio e Andrea Angeli si trovavano insieme proprio con Toni Capuozzo e Adriano Sofri, allora corrispondente per "La Repubblica".

Un'immagine che arriva da uno dei momenti destinati a segnare la vita professionale e personale di quegli uomini e che oggi, a distanza di oltre trent'anni, assume inevitabilmente un altro significato. E proprio Adriano Sofri, sotto il post con cui Picchio News aveva annunciato la morte di Andrea, ha lasciato poche parole, ma sufficienti a raccontare la profondità del dolore: "Ho il cuore spezzato".

Andrea Angeli avrebbe poi continuato a viaggiare, a lavorare nei luoghi di crisi, a incontrare giornalisti, diplomatici, militari e persone comuni. Avrebbe attraversato altri conflitti e altre missioni, portando con sé quella professionalità e quella umanità che tanti, nel corso degli anni, hanno ricordato.

Fino al ritorno a casa. A Macerata, la città dove è nato e dove ha scelto di tornare. "Addio Andrea, galantuomo di pace", conclude Toni Capuozzo.

 

Picchio News
Il giornale tra la gente per la gente.
Copyright © 2020 Picchio News s.r.l.s | P.IVA 01914260433
Registrazione al Tribunale di Macerata n. 4235/2019 R.G.N.C. - n. 642/2020 Reg. Pubbl. - n. 91 Cron.
Registration Login
Sign in with social account
or
Lost your Password?
Registration Login
Registration
Comuni