Legge suicidio assistito, Ruggeri (M5S): "Dal Veneto lezione di civiltà e umanità"
Dopo la notizia dell’approvazione della legge sul suicidio medicalmente assistito da parte del Consiglio regionale del Veneto, che lo rende di fatto la prima regione governata dal centrodestra a regolamentare le procedure e le tempistiche della pratica, la questione ha riaperto il dibattito.
L’eco di quanto avvenuto, si fa sentire forte anche nella regione Marche, dove già da tempo è depositata in Consiglio regionale una proposta di legge di ugual misura, presentata da parte del consigliere Pd Maurizio Mangialardi nel 2022.
La notizia è stata accolta dalla consigliera regionale del M5S Marta Ruggeri come una vittoria di civiltà e un atto di sensibilità e responsabilità politica. Ruggeri osserva come il superamento delle barriere ideologiche rappresenti un elemento importante, soprattutto quando il tema sono la dignità dei cittadini e le loro sofferenze, oltre che i loro diritti fondamentali.
"La scelta maturata a Venezia dimostra che anche nell'alveo del centrodestra è possibile un confronto maturo e rispettoso della libertà individuale", afferma Ruggeri.
Secondo la consigliera anche all’interno della coalizione di centrodestra si può avviare un "dialogo maturo, che rispetti le libertà individuali e che consenta ai cittadini di accedere a questo servizio nei giusti tempi e modalità".
È osservando il modello veneto che Ruggeri si augura che la regione Marche possa trarre spunto ed esempio per "sbloccare la situazione" circa "la proposta di legge ad iniziativa del collega Maurizio Mangialardi, che mi vede cofirmataria con convinzione. È giunto il momento che la maggioranza di centrodestra marchigiana dimostri la stessa maturità del Veneto: non possiamo continuare a voltarci dall'altra parte o a rimandare una discussione che riguarda la vita, la dignità e i diritti delle persone".
L’invito è quello di dimostrare pari maturità, avviando il prima possibile un dibattito da svolgersi in Commissione e poi in Aula, due strumenti istituzionali fondamentali e irrinunciabili “per dotare la regione di una norma di civiltà e umanità”.
La legge sul 'fine vita'
La Toscana è stata la prima regione ad approvare una legge sul suicidio medicalmente assistito, seguita da Sardegna, Emilia Romagna ed ora, Veneto. Il tema di una possibile legge sul 'fine vita' in Italia si muove in uno spazio grigio che non è ancora regolamentato. Per questo le regioni devono muoversi autonomamente, spinte, molto spesso, da numerose raccolte firme indipendenti.
Nonostante questo, nel nostro Paese non è illegale ricorrere ad una pratica simile. Questo è possibile a causa di un precedente storico: una sentenza della Corte costituzionale del 2019 (242/2019) che chiarisce le situazioni in cui il suicidio assistito non può essere punito (e quindi quando è possibile effettuarlo), lasciando comunque grandi difficoltà circa le modalità ed i tempi di attuazione.
Le condizioni da verificare sono che il soggetto richiedente sia capace di prendere decisioni libere e consapevoli, che sia affetto da patologie irreversibili fonti di sofferenza fisica o patologica ritenuta intollerabile e che sia tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale (cosa rientri in quest’ultima dicitura è uno degli aspetti più critici perché interpretabile in maniera differente da parte delle aziende sanitarie).
La Corte Costituzionale ha cercato più volte di fare pressione al Parlamento per spingerlo a legiferare sul tema ma senza alcun successo. L'ultimo affossamento risale al 3 giugno scorso, quando il ddl proposto da Alfredo Bazoli durante l'esame in aula di Senato ha subito il rinvio alle commissioni di Giustizia e Affari sociali, con 88 voti favorevoli e 59 contrari.

cielo sereno (MC)
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