Scuola Medi, Lattanzi replica al Comune: «Non si pensa alle ricadute sociali, economiche e ambientali»
La demolizione della scuola Enrico Medi di Macerata continua ad alimentare il confronto politico. Dopo la posizione dell’Amministrazione comunale, affidata all’assessore ai Lavori Pubblici Andrea Marchiori e all’assessora all’Istruzione Lorella Benedetti, arriva la replica di Michele Lattanzi, capogruppo de L’Altra Macerata, che torna a contestare la scelta di abbattere l’attuale edificio scolastico per fare spazio al nuovo plesso.
Lattanzi parte dalla ricostruzione delle responsabilità politiche sulla vicenda e respinge il riferimento dell’assessore Marchiori ai «venti anni» durante i quali la sinistra avrebbe promesso la nuova scuola senza realizzarla. «La lista L’Altra Macerata è solo da pochi mesi rappresentata in Consiglio comunale e il sottoscritto non siede più nei banchi della Giunta da più di 16 anni», sottolinea, chiedendo quindi a chi siano effettivamente rivolte quelle accuse.
Il capogruppo riconosce però l'importanza della nuova struttura. «Al netto di queste sterili polemiche occorre riconoscere il fatto che avremo un nuovo plesso sicuramente sicuro e rispettoso di tutta la normativa antisismica e di risparmio energetico», afferma Lattanzi.
Il nodo, secondo l’esponente de L’Altra Macerata, riguarda invece il destino dell’edificio esistente. Lattanzi sostiene che il Comune avrebbe potuto confrontarsi con il Ministero non soltanto per mantenere la vecchia scuola operativa fino alla conclusione dei lavori, ma anche per valutare una riconversione dell’immobile a finalità sociali.
La motivazione, secondo Lattanzi, è legata innanzitutto alle condizioni dell’edificio: «Non è un immobile danneggiato dal terremoto ed è tuttora funzionante, visto che ha ospitato gli alunni fino a poche settimane fa». Da qui il dubbio sull’effettiva necessità di procedere alla demolizione, considerando anche che il nuovo plesso non sorgerà nello stesso punto, ma a circa 800 metri di distanza.
Lattanzi mette quindi in discussione anche il mancato ricorso a quella che definisce la «filiera» tra Stato, Regione, Provincia e Comune, spesso rivendicata dal centrodestra. «Se la cosiddetta filiera, tanto cara al centrodestra, ha funzionato in altre occasioni perché non è stata attivata anche in questo caso?», domanda.
Al centro della sua proposta c’è la possibilità di trasformare l’attuale scuola in un centro socio-ricreativo destinato alle associazioni sportive, culturali e sociali. Secondo Lattanzi, infatti, l’immobile, considerata la sua volumetria, avrebbe un valore di circa 3 milioni di euro, mentre con alcune centinaia di migliaia di euro si sarebbe potuto intervenire per modernizzarlo e adattarlo a nuove funzioni.
Una prospettiva che, secondo il consigliere, si contrappone a quella che si concretizzerà a partire dai prossimi giorni. «Invece da lunedì avremo solo un mucchio di macerie», afferma.
Lattanzi allarga poi il ragionamento alla pianificazione dell’area e alle conseguenze della demolizione. Il primo tema riguarda il trasferimento degli studenti alla scuola Fermi e il successivo ritorno alle Vergini, con possibili ripercussioni sulla continuità didattica. Ma, per il capogruppo, rimangono soprattutto interrogativi sul futuro dell’area una volta completata la demolizione.
«Cosa intende farci la Giunta? Che uso avrà? Dovrà essere bonificata e quindi ulteriori risorse pubbliche gettate? Quali costi di gestione avrà?», chiede Lattanzi, sostenendo che a queste domande l’Amministrazione non avrebbe ancora fornito risposte sufficienti.
Nel mirino finisce anche il modo in cui, secondo il consigliere, vengono gestiti i finanziamenti pubblici. «La Giunta è impegnata solo ad ottenere “li sordi” senza pensare alle ricadute sociali, economiche ed ambientali che la partecipazione ad un bando ha», afferma Lattanzi.
La richiesta conclusiva è quindi quella di aprire un confronto pubblico sul futuro dell’area della scuola Medi. «Invitiamo il sindaco ad aprire un dibattito pubblico che coinvolga i cittadini e le associazioni sul futuro di quell’area», conclude il capogruppo de L’Altra Macerata.
Il confronto sulla scuola delle Vergini, dunque, non riguarda più soltanto la realizzazione del nuovo plesso, sulla quale non vengono messi in discussione i vantaggi in termini di sicurezza ed efficienza, ma soprattutto il destino dell’attuale edificio e dell’area che resterà libera dopo la demolizione.

cielo sereno (MC)
Stampa
PDF
