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Marche prima per longevità in Italia: tutti i dati Istat e le differenze territoriali

Marche prima per longevità in Italia: tutti i dati Istat e le differenze territoriali

In occasione della Giornata della Salute celebrata ieri, i dati diffusi dall'Istat nel report "La salute: una conquista da difendere" incoronano le Marche come la regione più longeva d’Italia, confermando un quadro complessivamente positivo ma segnato da profonde differenze territoriali.

L’Italia si conferma tra i Paesi più longevi al mondo, con una speranza di vita in costante crescita, ma il dato più significativo riguarda proprio il primato marchigiano, simbolo di un modello sanitario e sociale capace di garantire livelli di benessere superiori alla media nazionale.

Le Marche si distinguono per un’età mediana alla morte che supera gli 86 anni, posizionandosi nettamente al vertice rispetto alla media italiana e soprattutto rispetto ad alcune regioni del Sud. Il dato evidenzia un divario importante, considerando che in Campania l'età mediana si ferma sotto gli 82 anni, con uno scarto di circa 4 anni.

Nel dettaglio, l'età mediana alla morte nel 2023 è pari a 81,6 anni per gli uomini e 86,3 anni per le donne, con una media nazionale di 84,4 anni. Le Marche guidano la classifica con 86,1 anni, seguite da Umbria (85,9), Molise (85,7), Toscana (85,7), Emilia (85,5), Abruzzo (85,4), Liguria (85,4), Basilicata (85,3), Trento (85), Veneto (84,8), Friuli (84,7), Lombardia (84,6) e Bolzano (84,5), mentre sotto la media si collocano Valle d’Aosta (84,3), Puglia (84,1), Lazio (83,9), Calabria (83,8), Sicilia (83,3) e infine Campania (81,9). Questo conferma una marcata differenza tra Nord e Sud, oggi più evidente rispetto al passato.

A livello nazionale, la speranza di vita alla nascita ha raggiunto gli 83,4 anni, con una crescita significativa tra il 1990 e il 2024: circa 8 anni in più per gli uomini e 6,5 per le donne, arrivando rispettivamente a 81,5 e 85,6 anni. Tuttavia, il report evidenzia come la geografia della mortalità sia cambiata nel tempo. Se nel 1990 la mortalità maschile era più elevata al Nord e quella femminile al Sud, oggi la situazione è convergente, con livelli più alti nel Mezzogiorno per entrambi i sessi.

Tra il 1990 e il 2023 la mortalità standardizzata per età diminuisce del 43% tra gli uomini e di quasi il 40% tra le donne, ma con una riduzione più marcata nel Centro-Nord, dove in alcune regioni supera il 50%, mentre nel Mezzogiorno si attesta intorno al 35%. Questo ha contribuito a rendere il territorio di residenza un fattore determinante per la sopravvivenza.

Il report dell’Istat offre anche uno sguardo più ampio sull’evoluzione della salute in Italia, evidenziando come negli ultimi 30 anni la quota di persone che si dichiara in cattiva salute sia diminuita dall’8% nel 1995 al 5,5% nel 2025, più che dimezzata in termini standardizzati dal 9,8% al 4,5%. I miglioramenti più significativi riguardano le fasce più anziane: nel 2025 quasi il 28% delle donne di 85 anni e più dichiara di stare male o molto male, con una quota dimezzata rispetto al 1995, mentre tra gli uomini della stessa età si è passati dal 39,5% al 17,2%.

Allo stesso tempo, la pandemia di Covid-19 ha inciso temporaneamente sulla mortalità per malattie infettive, salita al 12,4% nel 2020 e poi scesa al 5,0% nel 2023. Nel lungo periodo si registra una forte riduzione dei decessi per malattie respiratorie e dell’apparato digerente, passati rispettivamente da 5-600 a 60-70 e da circa 400 a 40 decessi ogni 100mila abitanti.

Tuttavia, con l’aumento della longevità crescono anche le patologie cronico-degenerative: i tumori rappresentano oggi il 26,3% dei decessi, mentre le malattie cardiovascolari sono passate al 30%, diventando la principale causa di morte. Aumenta anche la multimorbilità, che nel 2025 riguarda 13 milioni di persone, di cui il 39% ultra75enni, insieme alla diffusione di diabete e ipertensione, legata non solo all’invecchiamento ma anche a stili di vita meno salutari e a una maggiore capacità diagnostica. 

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