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L’amore tra razionalità stoica e follia platonica

L’amore tra razionalità stoica e follia platonica

Gli stoici concepivano l’amore come un’illusione pericolosa, un velo da dissipare, per abbracciare una vita più sicura e razionale. L’amore annebbia la mente, devia il cammino. Ci allontana da un percorso virtuoso verso i nostri obiettivi e ci priva di quella lucidità indispensabile alla nostra evoluzione. Esso genera aspettative infondate e fantasie che innescano passioni incontrollabili. Restare radicati nei propri confini - ovvero nel dominio della ragione – ci consente di esercitare un controllo sulle relazioni, preservandoci dagli imprevisti e dalle tempeste emotive.

Per il filosofo greco Epitteto l’amore romantico e passionale è un inganno che sottrae all’uomo la sua libertà. Concedersi emotivamente ad un altro, che non possiamo dominare, significa consegnare la propria felicità al volere di terzi, esponendoci ad un dolore e ad una smarrimento inevitabile.

Le relazioni affettive vanno dunque gestite per coltivare le proprie virtù: un’opportunità per affinare il controllo sulle nostre azioni, intenzioni e reazioni; le uniche che possiamo governare, dal momento che non abbiamo alcuna facoltà sui pensieri e sui sentimenti altrui.

Non è saggio lasciarsi andare all’amore cieco, poiché ogni legame ha un inizio ed una fine: accettare questa impermanenza ci preserva dall’ansia della perdita e dell’abbandono, fattori estranei al nostro potere. Bisognerebbe coltivare relazioni svincolate dal possesso: lasciare l’altro libero, senza legare la propria felicità alla sua presenza. Solo la ragione può indicare la via, poiché cedere il timone al cuore significa arrendersi alla follia. Lo stoico riconosce il conflitto inevitabile nelle relazioni e lo accoglie con calma, trasformandolo in opportunità di crescita.

Questo sentimento equilibrato, affrancato da ogni attaccamento si discosta radicalmente dall’approccio platonico, che celebra l’amore come forza cosmica e necessaria.

Platone celebra l’amore come slancio verso il divino, un’ascensione che infonde alla nostra esistenza un senso più profondo. In questa visione, la passione non confonde, ma illumina! L’esperienza amorosa richiede un impegno diverso: un cammino di crescita che ci rivela l’altra metà di noi stessi, smascherando desideri repressi e paure abissali. Ci invita ad un’opera di consapevolezza attraverso il caos che un sentimento così forte provoca in noi.

Si compie una discesa negli abissi interiori, per riemergere trasformati. Per Platone, la “pazzia” dell’amore è sacra, poiché salva l’uomo: Eros semina trambusto nell’anima per temprarla e liberarla. La razionalità ci allontana dal divino, l’amore, invece, ci eleva: “l’amore impazzisce per riscattarci dalla prigione di una mente sterile”. Se da un lato gli stoici predicano il distacco per sottrarsi al tormento della passione, con una vita equilibrata e autonoma, dall’altro Platone esalta l’estasi trasformatrice dell’amore.

A questo punto ci chiediamo: l’amore è il senso della vita, oppure energia caotica che ci allontana da noi stessi? Oggi potremmo vedere l’amore come un cammino razionale e sublime insieme, perché l’essere umano ha bisogno di cuore e mente, di intensità e di sicurezza.

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