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Iran: due aggressori e un aggredito. Cuba il prossimo obiettivo di Trump

Iran: due aggressori e un aggredito. Cuba il prossimo obiettivo di Trump

Ebbene sì, ci sono due aggressori e un aggredito: Israele e Stati Uniti d’America, nella violazione della lettera e dello spirito del diritto internazionale, stanno sottoponendo l’Iran a una infame e deplorevole aggressione imperialistica, volta a piegare uno degli Stati che più resistono all’imperialismo assassino di USraele.

Ma, curiosamente, non è più di moda la narrazione secondo cui l’aggressore ha sempre ragione e l’aggredito ha sempre torto: detta narrazione andava bene, evidentemente, quando si trattava di delegittimare la Russia di Putin, che oltretutto non ha aggredito proprio nessuno, essendo stata essa stessa aggredita gradualmente dall’occidente mediante un accerchiamento principiato fin dagli anni novanta.

Quando l’aggressore coincide con la civiltà occidentale sotto cupola atlantista, allora diventa per magia benefica ed emancipativa, e l’aggredito prende a essere delegittimato come terrorista e retrogrado. Donald Trump ha recentemente dichiarato che la guerra in Iran è praticamente completata. Corregge lievemente il tiro il criminale di guerra Netanyahu, il quale precisa contro la Persia quanto segue: “vi stiamo spezzando le ossa e non abbiamo finito”. Parole che non hanno nulla a che vedere con la postura che si richiederebbe a un dignitoso capo politico, essendo invece proprie di un qualsivoglia gangster di periferia.

E tuttavia la scellerata banda imperialistica di Washington e di Tel Aviv sembra aver fatto male i conti, in ragione del fatto che l’Iran sta rivelando una straordinaria capacità di resistenza: centinaia di manifestazioni ogni giorno per le piazze iraniane contro l’invasione imperialistica e una incredibile capacità di difesa da parte dell’esercito iraniano. Neppure bisogna dimenticare di fare i conti con la storia: in passato, non è mai andata bene a chi provò a invadere la Persia. L’Iran resiste eroicamente e noi non possiamo che supportare pienamente la sua sacrosanta resistenza patriottica contro l’invasore imperialista.

A questo riguardo, già da alcune settimane, Donald Trump va dichiarando che Cuba è in procinto di essere "liberata" dall’interventismo imperialistico della civiltà del dollaro. Più precisamente, il presidente americano ha chiarito che presto si attuerà un cambio di regime sotto la guida dell’imperialismo etico americano con bombe intelligenti e missili democratici. Ciò permette di svolgere alcune considerazioni. Anzitutto, Donald Trump si pone in perfetta continuità con il ben collaudato imperialismo statunitense, poco cambia se con Bush o con Trump, con Obama o con Clinton.

In secondo luogo, gli Stati Uniti d’America non sembrano disposti a fermarsi: dopo il Venezuela e dopo l’Iran sarà la volta di Cuba e di chissà quanti altri Stati disallineati ancora. In terzo luogo, la vicenda di Cuba fa definitivamente crollare l’ordine discorsivo imperialistico: nessuno può seriamente dire che attualmente Cuba rappresenti una minaccia per il mondo. Semplicemente, Cuba figura come uno stato non ancora inglobato nell’ordine del mondialismo capitalistico sotto l’egida di Washington.

Gli Stati Uniti d’America stanno provando in maniera scomposta a far valere ancora una volta la loro dominazione sul mondo intero, fingendo che la Russia e la Cina non esistano, quando in realtà si sta platealmente disegnando un nuovo ordine mondiale di tipo multipolare, in cui l’egemonia statunitense sta sempre più rapidamente tramontando.

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