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EDITORIALE - "Con l’Iran che resiste alla rivolta colorata made in Usa"

EDITORIALE - "Con l’Iran che resiste alla rivolta colorata made in Usa"

La storia insegna ma non ha scolari, diceva Gramsci. Per questo – aggiungiamo noi – siamo condannati a riviverla, con tutte le sue tragedie e i suoi supplizi. E così, adesso, Donald Trump, il codino biondo che fa impazzire il mondo, l'attuale presidente della civiltà del dollaro, lo ha detto chiaramente e senza infingimenti: "o iraniani, continuate a protestare, presto arriverà il nostro intervento". Quod erat demonstrandum!

Non abbiamo, allo stato dell'arte, la certezza che questa rivolta colorata o velvet revolution che dir si voglia sia direttamente finanziata da Washington, ma ora siamo certi che la civiltà del dollaro la supporta pienamente e – se non la ha direttamente propiziata – non poteva desiderare di meglio per i propri interessi imperialistici senza frontiere.

Non è una novità, del resto: non soltanto l'Iran è un territorio ricchissimo ma è altresì uno stato resistente e disallineato rispetto alla globalizzazione made in USA. Non sfugga oltretutto la protervia del discorso di Trump, che avrebbe potuto tranquillamente essere quello di Biden o di Bush, di Obama o di Bush Junior: la protervia di chi si sente titolare di una special mission autoassegnata e del ruolo autoattribuito di gendarme del pianeta.

Il copione, come non ci stanchiamo di sottolineare, resta sempre il medesimo dal 1989 ad oggi, da quando cioè scoppiò la quarta guerra mondiale, voglio dire il conflitto che la civiltà del dollaro ha dichiarato a tutto il mondo non ancora genuflesso a Washington. Si propiziano e si finanziano rivoluzioni colorate dal basso ma volute da Washington con l'obiettivo di far cadere di volta in volta i governi non allineati alla civiltà del dollaro, la quale interviene in astratto per difendere le ragioni dei popoli oppressi e in concreto per tutelare il proprio interesse imperialistico nel mondo intero, sempre calpestando il diritto internazionale e violando la sovranità altrui.

Non è certo la prima rivoluzione colorata gestita in questa maniera nella storia recente. Basti ricordare tra i tanti il caso di Kiev nel 2014 con il colpo di stato di Euromaidan, la cui onda d’urto oltretutto ha portato al conflitto ucraino tutt’ora in corso. Dopo il golpe in Venezuela dei giorni scorsi, siamo prossimi a un colpo di stato in Iran teso a instaurare un governo amico di Washington? Non è affatto un’ipotesi implausibile.

Il canovaccio In ogni caso sembra restare sempre il medesimo: dall’ordine discorsivo imperante viene chiamata liberazione la transizione dei Paesi sotto la dominazione a stelle e strisce. Con il Venezuela l’operazione è riuscita piuttosto facilmente. Con l’Iran l’operazione potrebbe dare qualche problema in più agli Stati Uniti d’America. Con la Russia e con la Cina difficilmente si potrà risolvere la questione della loro resistenza a Washington se non con un conflitto a tutti gli effetti.

Per parte nostra, non ci stanchiamo di sottolinearlo: bisogna sostenere pienamente tutti gli stati che resistono alla globalizzazione imperialistica statunitense, del tutto a prescindere
dal loro governo interno, che a seconda dei casi può essere più o meno condivisibile. Nessuno di noi, credo, si sogna di celebrare il governo teocratico dell’Iran in quanto tale, ma ogni testa pensante dovrebbe ancor di più aborrire l’intervento imperialistico statunitense con bombe umanitarie e missili democratici.

Possiamo affermarlo senza tema di smentita: se le inventeranno tutte pur di poter aggredire l'Iran e pur di far passare la loro aggressione imperialistica per intervento umanitario nel nome dei diritti umani da asporto con bombe umanitarie e missili democratici. Si può tranquillamente non avere alcuna stima del governo teocratico di Teheran, ma deve essere chiaro che ancor peggio è l'imperialismo statunitense che, tra l'altro, non produce mai il passaggio dei cosiddetti stati "liberati" alla libertà e alla democrazia, come ci insegna una lunga serie di casi dall'Iraq alla Libia.

Per questo motivo, a ragion veduta, dobbiamo sperare che l'Iran riesca a resistere alla rivoluzione colorata e all'aggressione imperialistica made in Usa. Come sempre, è d’uopo supportare tutti i governi che resistono all’imperialismo fintamente umanitario della civiltà dell’hamburger.

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