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Caldo estremo e cambiamento climatico: non ve la raccontano tutta

Caldo estremo e cambiamento climatico: non ve la raccontano tutta

Come ogni estate ormai da lustri, si parla a gran voce e a tambur battente dell’emergenza caldo estremo. Si evoca il cambiamento climatico e si ricorda alle plebi della globalizzazione neoliberale che è colpa loro se si sta producendo una vera e propria apocalisse verde.

La soluzione proposta per risolvere il problema resta sempre la medesima: green economy e transizione ecologica. Dove sta l’impostura di questa narrazione ripetuta in forma martellante dall’ordine discorsivo egemonico? Che vi siano la devastazione ambientale, il cambiamento climatico e il dramma ecologico, nulla quaestio.

Ampiamente discutibile, invece, è la soluzione proposta dal blocco oligarchico neoliberale e dai suoi intellettuali di completamento. Come aveva già capito Marx nelle sue ultime riflessioni, successive alla stesura del primo libro di Das Kapital, il sistema capitalistico appare la prima forma storica incapace di creare un equilibrio tra uomo e natura, producendo anzi la “frattura metabolica” con la natura stessa, intesa e trattata come fondo disponibile per la illimitata valorizzazione del valore.

È questa quella che è stata definita la “seconda contraddizione” del capitale: la prima riguarda lo sfruttamento della forza lavoro umana, la seconda lo sfruttamento della natura che porta quest’ultima alla sua distruzione. Su queste basi, appare evidente quale sia la sola soluzione possibile: uscire dal sistema capitalistico in quanto fonte primaria della contraddizione ecologica.

Ed è proprio ciò che il blocco oligarchico neoliberale si adopera in ogni modo per evitare che accada. Lo fa proponendo un ambientalismo neoliberale che, anziché intendere il mercato capitalistico come fondamento della contraddizione, lo concepisce come soluzione: è questa l’essenza del nuovo capitalismo verde.

Esso ammette l’esistenza della contraddizione ecologica e, insieme, nega la natura “capitalogenica”, fingendo che la causa del disastro ambientale sia l’atteggiamento irresponsabile dei singoli individui che ancora non si sono convertiti alle borracce in metallo, alla bicicletta, al nuovo lifestyle eco-friendly e quella green economy il cui verde corrisponde non tanto alla natura quanto ai dollari.

Il capitalismo verde usa la contraddizione ecologica come fondamento per sviluppare una nuova ondata di accumulazione verde del capitale, mettendo a profitto lo stesso dramma ambientale. E suggerendo che il mercato capitalistico, lungi dall’essere la causa, può essere la sola soluzione del problema: secondo i taumaturghi dell’ambientalismo neoliberale, si tratterebbe semplicemente di verniciare di verde il sistema capitalistico, producendo la transizione ecologica e continuando a propiziare l’accumulazione illimitata del valore ma in forma green.

Fintantoché l’infinita brama di valorizzazione del valore – poco importa, in fondo, se ritinteggiata con il verde della green economy – seguiterà a organizzare e a dirigere il rapporto degli esseri umani con la natura, non potrà darsi alcuna misura efficace per aggirare le malefatte e i cataclismi provocati dalla produzione stessa o, in una parola, l’esito dell’apocalisse ambientale.

Il riformismo ambientale, non meno del riformismo sociale, è un absurdum, dacché presuppone la connivenza con la contraddizione principale, che chiede invece di essere superata e non “addomesticata” o “mitigata” (prolungando la sofferenza e le sue conseguenze). Si parla assai spesso, con termine disgustoso, di negazionismo climatico in relazione a chi scioccamente nega l’esistenza del problema.

È bene avere contezza del fatto che esiste anche un negazionismo climatico di secondo genere, quello proprio di chi stoltamente nega la responsabilità del capitalismo nella genesi del disastro ambientale. Con tutta evidenza, l’impostura dell’ambientalismo neoliberale risiede nella sua aspirazione a metabolizzare la questione ecologica dirottandola nei circuiti della valorizzazione del valore e, in tal guisa, disgiungendo l’ambientalismo dall’anticapitalismo.

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