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"In arte Tavolò": la poesia dell’avv. Giulianelli per Alberto Prenna, fermata dall’emozione in chiesa (VIDEO)

"In arte Tavolò": la poesia dell’avv. Giulianelli per Alberto Prenna, fermata dall’emozione in chiesa (VIDEO)

C’è stato un momento, questa mattina, durante i funerali di Alberto Prenna, scomparso lunedì notte all'età di 85 anni, in cui le parole si sono fermate prima ancora di nascere. Un momento di emozione troppo forte, che ha impedito all’avvocato Giancarlo Giulianelli, tifoso storico e legale della Maceratese, di leggere in chiesa una poesia scritta per il suo grande amico. 

Il testo, segnalato alla nostra redazione proprio dall’avv. Giulianelli, è un ritratto intimo e autentico di Alberto Prenna: non solo la leggenda biancorossa, il mitico stopper e allenatore della Rata, ma soprattutto l’uomo, l’amico, “tavolò”, come lo chiamavano i tifosi per quella fisicità granitica e per un carattere tutto d’un pezzo.

Scritta in dialetto, la poesia ripercorre una storia “mai narrata”, che parte dai campetti dietro l’Immacolata, dalla terra imbrecciata dove i ragazzi si fermavano a giocare a pallone, fino alle maglie della Maceratese e alla carriera che sfiorò i massimi palcoscenici del calcio italiano. È un racconto fatto di memoria, ironia, affetto e nostalgia, in cui il calcio diventa pretesto per parlare di legami profondi e di una vita condivisa.

Giulianelli intreccia i ricordi sportivi a quelli personali: le cene, le amicizie, le storie raccontate davanti a una pizza o a un bicchiere di vino, fino a quell’ultimo saluto “dentro sta chiesa e davanti a sto cassò”, dove l’emozione ha avuto la meglio sulla voce.

Di seguito, pubblichiamo integralmente la poesia dedicata ad Alberto Prenna:

Ve vojo raccontà la storia mai narrata de Alberto Prenna, in arte tavolò,
mitico stopper e allenatore della Rata, ‘na vita spesa dietro lu pallò.
Sta storia nasce per caso, là dietro l'Immacolata,
do c'era un campo piccolo, di terra imbrecciata
e dove li vardasci se fermava a jocà a pallò.
Tra si vardasci ce n’era uno grosso e nerto,
tutto d’un pezzo,
come fosse appunto un tavolò.

Ce vorse poco che tavolò facesse strada,
rivestenne le maglie della Rata.
Sfiorò la Serie A, come pure la maglia viola scudettata,
che pure se la saria meritata.
St’onore spetterà pe verità a n’amico sua,
quel Brizzi Pino, che in Paradiso so sicuro gli siederà vicino.
Sta storia, per quanto mi riguarda, finisce qua,
dentro sta chiesa e davanti a sto cassò.

Ricordi ce n'ho tanti: de Alberto, de Silvana, de Simò,
de pizza, de cinghiali, de prosciutto e soprattutto tante, tante storie di pallò,
ma quissi adè ricordi mia che conservo con tanta nostalgia.
Ognuno ricordi Alberto come meglio crede e come può.
Per me resterà sempre Alberto Prenna, un uomo tutto in un pezzo, appunto tavolò.

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