Il primo grande colpo della nuova era rossoblù porta esperienza, carisma e una valanga di gol alle spalle. L’arrivo di Matteo Ardemagni alla Civitanovese ha acceso l’entusiasmo della piazza ed è stato il biglietto da visita della nuova proprietà Borrelli, pronta a rilanciare il club in un momento cruciale della stagione. Oltre 100 reti in Serie B, una carriera vissuta tra grandi piazze e spogliatoi importanti, oggi al servizio di una missione chiara: aiutare la Civitanovese a conquistare la salvezza. “Mi sento responsabilizzato, ma il calcio resta uno sport di squadra – ha spiegato Ardemagni – non esiste un giocatore che entra in campo e salva tutto da solo. Io darò il 110%, ma si vince solo restando uniti”.
L’attaccante rossoblù è stato ospite della prima puntata 2026 di SMART CLUB, la rubrica in onda sul canale YouTube IGSport47 condotta da Marta Bitti, insieme a Cristiano Lambertucci e Luca Baiocco, concedendo la sua prima lunga intervista nelle Marche dopo il trasferimento. Durante il programma, Ardemagni ha raccontato il suo rapporto viscerale con il calcio: “A quasi 39 anni è ancora una passione totale. Mi sento vivo, ho il fuoco dentro. Il fisico non è quello di quando avevo 25 anni, ma la testa sì, e la voglia è quella di un ragazzino”.
Un amore nato sui campetti improvvisati, “con le porte fatte dagli scarpini sull’asfalto”, e cresciuto fino all’esperienza nel Milan, dove ha avuto come punto di riferimento Filippo Inzaghi. “Pippo è stato il mio maestro. Mi diceva sempre: il gol arriva, l’importante è farsi trovare nel posto giusto. Una volta io avevo avuto trenta occasioni senza segnare, lui tre e fece tre gol. Poi venne da me e mi disse di non arrabbiarmi, perché creare l’occasione è la cosa più importante”.
Nel corso dell’intervista è emerso anche il forte legame di Ardemagni con le Marche, costruito durante l’esperienza con l’Ascoli, dove ha indossato anche la fascia da capitano. “Ascoli è una piazza caldissima, con una curva e uno stadio incredibili. Mi sono trovato benissimo – ha ricordato – è un ambiente che apprezza l’impegno, l’attaccamento alla maglia, il sacrificio, anche più dei gol”.
Un episodio in particolare è rimasto impresso nella sua memoria: “Ricordo una partita in cui non segnai, fui sostituito e lo stadio mi applaudì. Lì capisci che conta come giochi e come vivi la maglia, non solo quante reti fai”.
Un approccio che oggi Ardemagni sente perfettamente in linea con la sfida Civitanovese, in un contesto dove servono concretezza e spirito di sacrificio. “Qui bisogna guardare partita per partita – ha sottolineato – l’obiettivo è salvarci il prima possibile. Questa squadra ha fame e le caratteristiche giuste per farlo”.
Fondamentale, secondo l’attaccante rossoblù, il ruolo del pubblico: “I tifosi sono sempre il dodicesimo uomo. Il calcio è della gente e loro possono fare la differenza, in casa e fuori. L’invito è stare uniti e compatti con noi”.
Ardemagni ha ribadito anche il suo approccio allo spogliatoio: “Sono arrivato con grande umiltà. Porto il mio bagaglio di esperienza, cerco di aiutare i più giovani, di dare consigli quando servono. Io senza i miei compagni non sono nessuno”.
È con questo spirito che la Civitanovese ha deciso di affidarsi a lui, facendo del “colpo Ardemagni” il simbolo del nuovo corso societario. Un innesto che parla di gol, ma soprattutto di mentalità. Perché la salvezza, a Civitanova, passa anche dal cuore e dall’esperienza di chi certe battaglie le ha già combattute.