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Frane e rischio idrogeologico, Unicam e Ispra insieme: nasce il nuovo Foglio geomorfologico di Macerata

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Frane, alluvioni, erosione costiera e terremoti: nelle Marche la conoscenza del territorio diventa sempre più importante per prevenire i rischi. La Sezione di Geologia dell’Università di Camerino, attraverso la Regione Marche, ha firmato con Ispra – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – una convenzione per la realizzazione del Foglio geomorfologico CARG n. 303 – Macerata.

Un progetto che punta a mettere a sistema conoscenze scientifiche e cartografia per individuare con maggiore precisione le aree esposte a pericolosità geologica e fornire uno strumento concreto alla pianificazione territoriale.

Le recenti ondate di maltempo che hanno interessato le Marche, tra nubifragi, grandinate, frane e mareggiate, hanno riportato in primo piano la fragilità di un territorio caratterizzato da pendii ripidi, colline, vallate attraversate da corsi d’acqua, falesie e coste. Un paesaggio di grande valore, ma allo stesso tempo sottoposto a fenomeni naturali che possono trasformarsi in emergenze quando si sommano a una crescente urbanizzazione e agli effetti dei cambiamenti climatici.

Il quadro delineato dai dati del Rapporto ISPRA 2025 e dalle attività di rilevamento svolte negli anni dai geologi dell’Università di Camerino evidenzia una situazione particolarmente delicata.

Nelle Marche sono state censite oltre 42.500 frane, con una densità di circa 442 fenomeni ogni 100 chilometri quadrati, più del doppio rispetto alla media nazionale. Sono circa 90mila le persone che vivono o frequentano edifici situati in aree interessate da fenomeni franosi, mentre l’11,5% del territorio regionale è esposto al rischio di inondazione.

A questi fattori si aggiunge l’elevata pericolosità sismica che caratterizza gran parte della regione, legata anche alla particolare struttura geologica e geomorfologica del territorio.

Numeri che rendono evidente la necessità di conoscere sempre meglio il territorio e le sue trasformazioni.

È proprio questo l’obiettivo del nuovo Foglio geomorfologico CARG 303. La cartografia permetterà di rappresentare le caratteristiche morfogenetiche e morfodinamiche del territorio, individuando e perimetrando le principali situazioni di criticità geo-ambientale.

«Ogni evento naturale diviene emergenza se non viene fatta prevenzione», sottolinea il professor Piero Farabollini, docente della Sezione di Geologia Unicam e coordinatore del Foglio Macerata.

«La prevenzione passa attraverso un dettagliato rilevamento geomorfologico che permette di cogliere l’evoluzione morfodinamica dei versanti e del territorio. Conoscere il territorio significa anticiparne le fragilità, prima che si trasformino in emergenze».

Un lavoro che assume ulteriore rilevanza anche alla luce della nuova normativa regionale, che attribuisce ai Comuni un ruolo importante nell’integrazione degli studi geomorfologici all’interno degli strumenti di pianificazione territoriale.

Sulla necessità di una strategia di lungo periodo interviene anche il professor Marco Materazzi, docente della Sezione di Geologia Unicam e direttore di rilevamento del Foglio.

«Il dissesto idrogeologico nelle Marche non è dunque un fenomeno episodico – evidenzia – ma una condizione strutturale che richiede continuità di interventi, risorse e competenze, basate sulla conoscenza del territorio».

Da qui la sfida indicata dai geologi: «Trasformare l’emergenza in prevenzione e la prevenzione in cultura del territorio».

Il Foglio geomorfologico 303 interessa un’area particolarmente significativa anche dal punto di vista infrastrutturale e insediativo. Comprende il territorio interessato dalla crisi sismica del 2016, il capoluogo di provincia e numerosi Comuni delle aree pedemontane.

Attraversano l’area importanti infrastrutture, tra cui le direttrici vallive del Potenza e del Chienti e la ferrovia, oltre a elettrodotti, gasdotti, acquedotti, reti di telecomunicazione e altre vie di comunicazione.

Numerosi sono inoltre i centri abitati caratterizzati da un importante patrimonio storico e architettonico.

Il nuovo strumento consentirà quindi di approfondire le condizioni del territorio e verificare le situazioni di criticità legate, tra gli altri fenomeni, a frane, erosione del suolo e dinamiche delle acque superficiali, tenendo conto anche degli effetti dei cambiamenti climatici e della crescente antropizzazione.

Il nuovo incarico affidato ai geologi di Unicam segue il lavoro già concluso con il Foglio geomorfologico n. 296 – Tolentino e punta a rafforzare la collaborazione tra mondo scientifico e istituzioni.

La cartografia geomorfologica, sottolineano da Unicam, non è quindi soltanto uno strumento di studio. «Può diventare un supporto concreto per le amministrazioni chiamate a pianificare lo sviluppo dei territori, individuare le criticità e orientare le scelte urbanistiche e infrastrutturali».

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