Un successo di partecipazione è stato il convegno organizzato questo fine settimana dal direttore dell'Allergologia di Civitanova, Stefano Pucci, che ha visto la partecipazione di numerosi Medici di Medicina Generale provenienti da tutta la Regione Marche.
L'edizione 2025 di "MMG&Allergie" è stato un evento pensato a misura del Medico di Medicina Generale e focalizzato sulla appropriatezza e sulle innovazioni nella gestione delle allergopatie.
Le patologie allergiche, respiratorie e non respiratorie, rappresentano un problema di salute pubblica in costante crescita, con un impatto significativo sulla qualità della vita dei pazienti e sui sistemi sanitari.
“In un contesto in cui l’evoluzione delle conoscenze scientifiche e l’introduzione di nuovi strumenti diagnostici e terapeutici procedono rapidamente, diventa fondamentale aggiornare le competenze dei professionisti sanitari coinvolti nella gestione di queste patologie", ha affermato il Dr. Pucci.
Nel corso delle varie sessioni focus specifici sono stati dedicati al tema dell’inappropriatezza in allergologia, cruciale per ottimizzare le risorse e garantire cure efficaci e sostenibili, alle dimostrazioni pratiche delle varie procedure diagnostiche e all’impiego dell’intelligenza artificiale in allergologia.
Il corso, che si è svolto presso il Cosmopolitan di Civitanova, è stato un importante momento di aggiornamento, confronto e formazione attiva per i Medici di Medicina Generale coinvolti nella presa in carico dei pazienti allergici per una gestione sempre più efficace, appropriata e personalizzata delle allergopatie.
Tra i relatori che hanno preso parte al convegno erano presenti autorità di assoluto prestigio, quali il professor Antonino Romano, uno dei massimi esperti al mondo di allergie ai farmaci.
Il periodo delle feste porta spesso pranzi e cene più ricchi e brindisi frequenti. In questo contesto, mantenere una corretta idratazione è fondamentale per sostenere il corpo, ridurre la sensazione di stanchezza e prevenire i fastidi legati al consumo di alcol.
Prima di entrare nel merito degli effetti dell’alcol sull’organismo, è utile chiarire un punto spesso frainteso. Le evidenze scientifiche più recenti indicano che non esiste una quantità di alcol che possa essere definita completamente sicura per la salute. Allo stesso tempo, però, l’alcol è parte integrante della nostra cultura alimentare e dei momenti di convivialità, soprattutto durante le feste. Riconoscere entrambe queste dimensioni permette di adottare un approccio più realistico e consapevole: non basato su divieti rigidi, ma su scelte informate, attenzione alle quantità e rispetto dei segnali del proprio corpo.
L’alcol influisce direttamente sull’equilibrio dei liquidi nell’organismo: aumenta la diuresi, favorendo la perdita di acqua e sali minerali, e può portare a disidratazione anche lieve. Questo spiega perché, dopo aver bevuto, ci si possa sentire più stanchi e con mal di testa. Ma gli effetti dell’alcol non si limitano alla sete: rallenta la digestione, può provocare sensazione di pesantezza e interferire con il normale ritmo intestinale, alterare il sonno e influenzare la regolazione della glicemia e del metabolismo epatico.
Ma come possiamo affrontare pranzi e brindisi senza sentirci eccessivamente appesantiti o disidratati? Distribuire l’assunzione di liquidi nell’arco della giornata è la strategia più efficace: bere acqua regolarmente, anche prima di sedersi a tavola, aiuta a mantenere l’equilibrio idrico e sostiene tutte le funzioni metaboliche. Durante i pasti, alternare acqua e bevande alcoliche in quantità moderate riduce gli effetti negativi sull’organismo.
Le tisane, come quelle a base di camomilla, melissa o zenzero, apportano liquidi e favoriscono la digestione, riducendo la sensazione di gonfiore e sostenendo il rilassamento. Anche le acque aromatizzate naturali, con fettine di agrumi, frutti di bosco o erbe aromatiche, rappresentano un modo piacevole per aumentare l’apporto di liquidi.
È importante ricordare che le esigenze idriche variano in base a età, attività fisica, stato di salute e, naturalmente, quantità di alcol consumata. Bambini, anziani, donne in gravidanza e persone con condizioni cliniche particolari devono prestare maggiore attenzione all’idratazione. L’attività fisica, anche una semplice passeggiata dopo i pasti, favorisce il bilancio idrico e supporta la digestione.
Non esiste un modo “giusto” o “sbagliato” di vivere le feste, ma esiste la possibilità di farlo con maggiore attenzione al proprio benessere. Idratarsi correttamente e moderare l’alcol sono strumenti accessibili a tutti per sostenere il corpo e attraversare questo periodo con maggiore equilibrio e serenità.
Stamattina all’Ospedale di Macerata si è registrato l’ennesimo atto d’amore: una giovane trentacinquenne della Provincia ha donato i propri organi, avendo espresso in vita, e nello specifico attraverso la propria carta d’identità, la volontà di donare.Sono stati prelevati fegato e cornee. L’intervento è stato realizzato dal NITp (Circuito Nord Italia Transplant), in collaborazione con l’equipe dell’Ospedale di Macerata, coordinato dalla dottoressa responsabile locale, Valeria Zompanti.
“Desidero ringraziare la giovane donna per il gesto generoso di altruismo già espresso in vita e la famiglia che ha trasformato il dolore della perdita in un dono d’amore per gli altri, senza dimenticare tutti i professionisti sanitari coinvolti nella riuscita dell’intervento di prelievo” - ha dichiarato il direttore generale dell’Ast di Macerata Alessandro Marini.
Da ricordare, inoltre, che nei casi di donazione di organi i tempi di riconsegna della salma ai familiari possono allungarsi: anche per questo è particolarmente significativo il gesto della famiglia, che ha rispettato la volontà del donatore.
"Una sanità che riconosce le persone prima delle patologie". È in questa frase, pronunciata dall’amministratore unico Enrico Falistocco, che si racchiude il senso della serata vissuta all’Hotel Cosmopolitan di Civitanova Marche. Più che una semplice cena di auguri, la conviviale del Gruppo Medico Fisiomed è stata la celebrazione di un modello che, alla soglia del 30° anniversario, continua a mettere al centro l’umanità. Davanti a una platea di oltre 250 persone, tra collaboratori e istituzioni, è emersa l'immagine di una realtà capace di unire l'alta tecnologia diagnostica al calore dell'ascolto e al territorio".
Mai erano state così tanti i partecipanti alla Cena, un segnale di fatto in linea con la stessa crescita esponenziale del Gruppo. Fisiomed nel corso di questo 2025 ha ulteriormente incrementato il suo importante ruolo di esempio virtuoso, sia a livello qualitativo che quantitativo.
La conviviale si è tenuta all’hotel Cosmopolitan di Civitanova, alla presenza di medici, professori, tecnici, specialisti e collaboratori del Gruppo, ma anche rappresentanti delle istituzioni, dell’imprenditoria, delle forze dell'ordine e dirigenti dei tanti club sportivi che Fisiomed supporta. E’ stata introdotta dal direttore sanitario, Gianfranco Bonfili, poi ha preso la scena Enrico Falistocco.
L’amministratore unico ha tenuto un discorso applaudito e contraddistinto da due parti. Nella prima ha narrato i grandi numeri raggiunti da Fisiomed, sempre più capillare sul territorio in virtù delle sue 9 sedi dopo l’acquisizione del Centro Lisa a San Severino e il centro medico Aurora a Macerata. Una macchina straordinaria capace di fornire ben 1894 servizi grazie a 315 professionisti della sua grande famiglia. Avvalendosi di macchinari all’avanguardia, Fisiomed è stata scelta da 107mila pazienti, con una crescita pari al 16% rispetto al 2024.
A pochi giorni da un 2026 che segnerà il 30° anniversario di attività, nella seconda parte del discorso Falistocco ha sottolineato la mission sociale che Fisiomed conduce da sempre, comportamenti che garantiscono un enorme riscontro in termini di stima e consensi.
“Fisiomed ha rafforzato il suo ruolo come riferimento medico e diagnostico – ha detto - e come realtà che svolge la funzione sociale di diffusione dell’attenzione alla prevenzione, della ricerca del benessere attraverso la cultura della salute. Noi crediamo in una sanità che riconosce le persone prima delle patologie. Una sanità che lavora di squadra, ascolta, accoglie e accompagna. La competenza sia fondamentale, ma che senza umanità rimanga incompleta. Ecco, con orgoglio dopo quasi 30 anni penso posso affermare questo: Fisiomed unisce efficienza e umanità. Porta avanti una diversa idea di sanità, rapida sì, professionale sì, ma anche profondamente umana. Infine, Fisiomed si espande, esce dai confini regionali (a breve verrà svelata l’acquisizione di un importante Centro Medico fuori regione), ma crediamo sempre nella prossimità come radice e come visione. Siamo nati nei territori, tra le comunità, e lì abbiamo costruito la fiducia che migliaia di pazienti ripongono in noi, passo dopo passo”.
"Una sanità che riconosce le persone prima delle patologie». È in questa frase, pronunciata dall’amministratore unico Enrico Falistocco, che si racchiude il senso della serata vissuta all’Hotel Cosmopolitan. Più che una semplice cena di auguri, la conviviale del Gruppo Medico Fisiomed è stata la celebrazione di un modello che, alla soglia del 30° anniversario, continua a mettere al centro l’umanità. Davanti a una platea di oltre 250 persone, tra collaboratori e istituzioni, è emersa l'immagine di una realtà capace di unire l'alta tecnologia diagnostica al calore dell'ascolto".
Esausto della situazione, Andrea Giulianelli, pensionato di Appignano, è venuto nella nostra redazione per raccontare la sua esperienza con le liste d'attesa, un problema che affligge sempre più cittadini.
Tutto ha avuto inizio il 20 febbraio 2025, quando Giulianelli ha richiesto una risonanza magnetica presso l'Azienda Sanitaria Territoriale (Ast) di Macerata. "Non avendo trovato disponibilità immediata nel cruscotto digitale delle prestazioni, la mia richiesta è stata presa in carico - racconta - e mi è stato detto che sarei stato richiamato entro 90 giorni, in base alla priorità indicata sulla mia impegnativa". Nello stesso giorno ha richiesto anche un'elettromiografia semplice (Emg) per arto inferiore, con priorità D, che avrebbe previsto una chiamata entro 30 giorni.
Dopo mesi di attesa senza alcuna comunicazione, Giulianelli si è ripresentato allo sportello il 1° settembre 2025. Le prescrizioni, scadute dopo sei mesi, sono state rinnovate: stessa priorità e stesso tempo di attesa. A dicembre inoltrato, però, ancora nessuna telefonata né risposta alle email inviate all'Ast: "Siamo a Natale e non ho ancora una data per gli esami", racconta Giulianelli, visibilmente frustrato.
Quello che colpisce, al di là della singola vicenda, è come situazioni del genere vengano ormai ritenute "normali". Lunghe liste d’attesa, ritardi nei contatti e mancanza di informazioni sembrano far parte della quotidianità del sistema sanitario locale, fino al punto che i cittadini imparano ad aspettare senza speranza.
La storia di Andrea non è un'eccezione: è uno specchio del disagio quotidiano di migliaia di persone che si trovano a dover convivere con un'organizzazione che, pur essendo pubblica e fondamentale, fatica a garantire tempi certi e trasparenza. La sfida, dunque, rimane aperta: come garantire tempi certi e trasparenza, evitando che storie come quella di Andrea diventino sempre più comuni?
"La sanità marchigiana è chiamata a una trasformazione profonda. Noi dobbiamo ricostruire un modello territoriale che rimetta al centro il territorio e alleggerisca la pressione sugli ospedali". È il messaggio lanciato dal presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, intervenendo ad Atreju, dove ha sottolineato la necessità di ricostruire un modello territoriale capace di fare filtro, riducendo l’inappropriatezza delle prestazioni e garantendo risposte più adeguate ai cittadini.
Secondo Acquaroli, gli ospedali devono tornare a occuparsi principalmente "dei casi più gravi e complessi, mentre negli anni è venuto meno quel sistema fatto di distretti, poliambulatori e medici di base che in passato intercettava gran parte dei bisogni quotidiani. Una deriva che ha portato molte richieste direttamente nei pronto soccorso".
Da qui la rivendicazione delle scelte compiute dalla Regione, dalla riorganizzazione delle aziende sanitarie alla riscrittura del piano socio-sanitario, impostato sul fabbisogno reale. "Dobbiamo rispondere con la programmazione - ha concluso - che comporta capacità di scelta e dialogo. I risultati li vedremo tra dieci anni, ma questo è il grande sforzo che dobbiamo mettere in campo, lavorando su prevenzione, assistenza domiciliare e solo così riusciremo a riequilibrare un sistema che comunque può essere considerato uno dei migliori sistemi sanitari nel mondo".
A sostenere la narrazione di una sanità regionale di qualità arrivano i dati Agenas del Programma nazionale esiti 2025, che collocano le Marche tra le realtà più performanti a livello nazionale. Spicca in particolare l'Azienda ospedaliera Umberto I - Lancisi di Ancona, che raggiunge livelli alti o molto alti in sette aree cliniche, dal cardiocircolatorio alla chirurgia oncologica.
Risultati che, secondo Acquaroli, sono "merito del lavoro quotidiano di medici, infermieri e operatori socio-sanitari e che si inseriscono nel percorso di potenziamento delle strutture, dei servizi e delle reti territoriali avviato negli ultimi anni". L'assessore alla Sanità, Paolo Calcinaro, pur riconoscendo che il lavoro da fare resta significativo, ha parlato di "un dato nazionale che certifica la presenza di numerose eccellenze, indicando però come priorità ancora aperta il tema delle liste d'attesa".
Il dettaglio del PNE mostra un trend di miglioramento costante negli ultimi quattro anni, con progressi nelle aree cardiovascolare e neurologica e livelli elevati confermati in chirurgia oncologica, osteomuscolare, nefrologia e nell’area gravidanza e parto. Prestazioni di alto livello emergono anche in altri presidi regionali, come Macerata per la chirurgia oncologica e diversi ospedali per l’ambito osteomuscolare. Secondo la direttrice dell'Asur, Flavia Carle, nel 2024 le Marche hanno registrato valori superiori alla media nazionale in molte aree cliniche, con bassi tassi di mortalità dopo infarto e ictus e una riduzione del ricorso al taglio cesareo.
Accanto a questo quadro, però, emerge una lettura critica proposta dalla Cgil Marche, basata sui dati Agenas 2023 rielaborati dal proprio ufficio studi. Tra il 2019 e il 2023, le prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale nelle Marche sono diminuite del 17,1 per cento, pari a 285 mila prestazioni in meno, a fronte di un aumento nazionale del 2,5 per cento. Un calo che ha favorito il ricorso alle prestazioni in intramoenia, con la regione ai primi posti in Italia per incidenza del privato nelle strutture pubbliche. In alcuni casi i numeri sono emblematici: oltre il 55 per cento delle visite gastroenterologiche e il 38 per cento di quelle cardiologiche vengono effettuate in regime privato. Anche i ricavi da intramoenia per mille abitanti superano nettamente la media nazionale.
Per il sindacato, questi dati raccontano una realtà fatta di criticità evidenti, che smentirebbero l’idea di una sanità senza problemi e indicano la necessità di un cambio di passo. Da qui la richiesta alla Regione e al nuovo assessore di un’inversione di marcia, capace di rafforzare il servizio pubblico e garantire un accesso equo alle cure.
Con la festa dell’Immacolata iniziano tradizionalmente le feste natalizie, che si protrarranno fino all’Epifania del 6 gennaio 2026. Naturalmente le giornate salienti sono la vigilia e il giorno di Natale, la sera del 31 dicembre e il giorno di Capodanno.
Un mese, insomma, di feste inframmezzate da giorni di apparente normalità, arricchite però da incontri conviviali per ritrovarsi e scambiarsi gli auguri con colleghi di lavoro, amici del calcetto, iscritti ai circoli sportivi e ricreativi, frequentatori di palestre, scuole di ballo e tante altre realtà. Momenti di serenità e condivisione che culminano nell’augurarsi un buon Natale e un felice anno nuovo.
C’è tanta crisi, è vero, ma a questi riti con parenti e amici non possiamo e non dobbiamo sottrarci: rappresentano un modo per esorcizzare le preoccupazioni, le ansie e le difficoltà che caratterizzano tempi complessi come quelli che stiamo vivendo.
Il rituale religioso della Natività, che per i credenti diventa un’oasi di gioia e speranza, e la diffusa percezione di amicizia, solidarietà e amore, espressa attraverso auguri, abbracci e regali, si trasformano in vere e proprie iniezioni di fiducia e allegria per persone di ogni età e condizione.
Dopo una simile premessa, parlare dei rischi per la salute legati agli opulenti pranzi festivi potrebbe sembrare fuori luogo. Viene più naturale sottolineare i benefici di una inevitabile trasgressione vissuta in compagnia, in un periodo in cui il benessere dell’anima e della mente assume un ruolo prioritario. Anche la soddisfazione del corpo, seppur con qualche rischio, può diventare parte di un processo virtuoso, perché il cibo come momento relazionale aiuta ad allentare le tensioni e ritemprarsi dallo stress.
Affinché però questi effetti positivi si realizzino, la trasgressione deve essere vissuta con consapevolezza e amore verso sé stessi, rimanendo circostanziata e bilanciata da piccoli accorgimenti capaci di compensarne gli effetti sulla linea e sulla salute generale. Possiamo così rispondere con un sorriso ai sensi di colpa, sapendo che anche lo “strappo alla regola”, se carico di significati orientati al benessere, è una carezza che ci concediamo.
Secondo le tradizioni gastronomiche, tra Natale e Capodanno, considerando vigilie e giorni festivi, si può arrivare a consumare oltre 6000 calorie. Un numero elevato, certo, ma che non deve spaventare: dopo le feste si può ridurre per qualche giorno l’apporto calorico e aumentare l’attività fisica, intensificando l’allenamento per chi già lo pratica o concedendosi qualche camminata in più per i sedentari.
Una presa di coscienza semplice e concreta, per vivere meglio e assaporare fino in fondo la bellezza di questo straordinario periodo dell’anno.
Si è svolto presso l’Hotel Royal in Lido di Fermo un importante incontro istituzionale tra le Sezioni Sanità Privata delle Confindustrie di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata e l’assessore alla Sanità della Regione Marche, Paolo Calcinaro. L’obiettivo della riunione è stato quello di fare il punto sulla situazione del settore e stabilire, in un’ottica di confronto e collaborazione, le priorità per la sanità regionale.
Ad aprire i lavori è stata la presidente della Sezione Sanità di Ascoli Piceno, Silvia Romani, che ha ringraziato l’assessore Calcinaro per la disponibilità e ha ricordato la sua esperienza professionale e amministrativa.
Il cuore dell'incontro è stato rappresentato dalla relazione di Maurizio Natali, presidente delle Sezione Sanità delle Confindustrie di Fermo e Macerata. Dopo aver ringraziato l’assessore per l’attenzione dimostrata, Natali ha toccato diversi punti ritenuti di interesse prioritario per la sanità privata e per l’intero sistema regionale.
Natali ha posto l’accento sul bilancio, definendone l’equilibrio non come un semplice vincolo burocratico, ma come una "condizione imprescindibile" per assicurare l'efficienza e l’equità nell’erogazione dei servizi sanitari, un elemento di forte coesione sociale e garanzia per l’accesso a ulteriori risorse.
Per orientare risorse e pianificazione, il presidente ha evidenziato come sia indispensabile basarsi su una conoscenza approfondita del fabbisogno di assistenza sanitaria dei cittadini, per poter rispondere in modo efficace ai bisogni di salute della popolazione.
Nel corso del suo intervento, Natali ha inoltre richiamato: la necessità di rafforzare i meccanismi di controllo e di trasparenza. La valutazione della Legge Regionale 19/2022 sul riordino sanitario, a due anni dalla sua applicazione, per apportare possibili miglioramenti per l’efficientamento del sistema. Il tema dei nuovi Manuali di autorizzazione e accreditamento, definito "inderogabile" e già portato all’attenzione del presidente Acquaroli nei primi mesi del 2025.
L’assessore Calcinaro, dopo aver ascoltato con grande interesse le istanze dei presidenti, ha definito l’incontro "proficuo, concreto e pragmatico".
Ha espresso l’intenzione di mantenere un contatto continuativo per seguire l’evoluzione di tante tematiche: da quelle relative al budget, che inevitabilmente si intersecano con le dinamiche di finanziamento nazionale del Fondo Sanitario, a quelle più pratiche.
Proprio su un punto pratico e urgente, l’assessore ha fornito una prima risposta: è stata data luce verde al regime di proroga per le autorizzazioni sui nuovi manuali per le strutture socio-sanitarie. In chiusura, l’assessore Calcinaro ha sottolineato il clima di grande positività della riunione, ribadendo l’augurio di seguitare con una forte collaborazione tra pubblico e privato. Questi, ha concluso, sono due "lati" che devono dialogare bene per progredire tutti in un "campo" difficile come quello della Sanità.
L’incontro, che ha visto anche la partecipazione dei presidenti di Confindustria Ascoli Piceno e di Fermo, si è concluso con la piena disponibilità dell’assessore a continuare il dialogo istituzionale, nella convinzione che solo attraverso il confronto e una visione integrata si possa costruire un sistema sanitario più forte, inclusivo e capace di affrontare le sfide future.
La stipsi cronica non è solo un piccolo fastidio occasionale, ma una condizione che può accompagnare la quotidianità di molte persone, influenzando energia, umore e qualità della vita. Gonfiore, senso di pesantezza, evacuazioni difficili o poco frequenti diventano spesso una fonte di stress, imbarazzo e frustrazione.
Negli ultimi mesi sono state pubblicate nuove e importanti raccomandazioni dalla British Dietetic Association, una delle società scientifiche più autorevoli in ambito nutrizionale. Gli esperti hanno analizzato numerosi studi per capire quali strategie alimentari funzionano davvero nella stipsi cronica. E le risposte sono molto più concrete, e più semplici, di quanto si possa immaginare.
Non esiste una “dieta miracolosa”, ma esistono alcuni alimenti e abitudini che, con costanza e gradualità, aiutano realmente l’intestino a ritrovare il suo ritmo.
Uno degli alimenti che ha mostrato i risultati più interessanti è il kiwi. Non solo per il contenuto di fibre, ma anche per la presenza di sostanze naturali che stimolano delicatamente la motilità intestinale. Consumare uno o due kiwi al giorno, con regolarità, è stato associato a evacuazioni più frequenti, meno sforzo e una maggiore sensazione di svuotamento completo. Non serve esagerare: è la continuità, più che la quantità, a fare la differenza.
Anche il pane di segale, rispetto al classico pane bianco, si è dimostrato un valido alleato. La sua struttura, più ricca in fibre, favorisce un transito intestinale più fluido, senza l’effetto “bloccante” tipico degli alimenti troppo raffinati. Non è necessario eliminare del tutto il pane “tradizionale”, ma imparare ad alternare, a variare, scegliendo versioni meno raffinate quando possibile.
Un altro strumento spesso sottovalutato è l’acqua minerale, soprattutto quella con un buon contenuto di magnesio e solfati. Non si parla solo di “bere di più”, ma di scegliere un’acqua che possa sostenere anche la funzionalità intestinale. In alcune persone questo semplice cambiamento può fare una grande differenza sulla consistenza delle feci e sulla regolarità dell’alvo.
Le nuove raccomandazioni parlano poi anche di fibre solubili, come lo psillio, e di alcuni probiotici specifici. Non sono soluzioni “magiche”, ma strumenti utili, soprattutto quando l’alimentazione da sola non basta. L’aspetto più importante è che vengano inseriti con gradualità, per evitare gonfiore e fastidi, e sempre adattandoli alla propria storia clinica e alle proprie abitudini.
Un messaggio fondamentale che emerge dalle linee guida è questo: l’intestino non ama gli interventi bruschi. Aumentare all’improvviso le fibre, bere litri d’acqua da un giorno all’altro, introdurre più integratori insieme raramente è la strada giusta. Il corpo ha bisogno di tempo per adattarsi, di piccoli passi mantenuti con costanza.
E poi c’è un ingrediente che non può mancare: il movimento. Anche una semplice camminata quotidiana aiuta l’intestino a “riattivarsi”, soprattutto in chi trascorre molte ore seduto.
La stipsi cronica non è un problema da ignorare o banalizzare. È una condizione complessa, che merita rispetto, ascolto e soluzioni personalizzate. Le nuove evidenze scientifiche ci dicono che, con piccoli cambiamenti mirati si può migliorare davvero la qualità della vita di chi convive con questo disturbo. Senza estremismi. Senza rigidità. Con continuità, pazienza e gentilezza verso il proprio corpo.
Importante riconoscimento per il territorio maceratese: Fabio Angeloro, infermiere dell’Utic dell’Ospedale di Macerata, è stato nominato Consigliere Nazionale della UGL Salute in occasione del Consiglio Nazionale del sindacato, svoltosi a Roma il 4 e 5 dicembre.
L’assemblea, ospitata nel cuore della Capitale, ha visto due giornate intense di confronto su alcune delle questioni più urgenti che riguardano il mondo sanitario: la carenza di personale, il potenziamento dei servizi territoriali, la sicurezza degli operatori, le retribuzioni e le criticità legate ai rinnovi contrattuali, soprattutto nel settore privato. A chiudere la prima giornata è stato anche l’intervento del ministro della Salute Orazio Schillaci.
In questo contesto di dibattito nazionale è arrivata la nomina di Angeloro, che rappresenta non solo un riconoscimento personale, ma anche un risultato significativo per tutta la comunità professionale maceratese.
«È un incarico che mi riempie d’orgoglio – ha dichiarato Angeloro –. Premia il lavoro svolto finora e mi dà nuovi stimoli per ciò che verrà. È un’opportunità che desidero condividere con il mio territorio e con tutti coloro che credono nel valore del nostro impegno quotidiano».
Angeloro ha voluto esprimere la sua gratitudine ai vertici del sindacato: «Ringrazio il Segretario Nazionale Gianluca Giuliano, il Segretario Regionale Benito Rossi e Fabrizio Fabbri, responsabile della comunicazione. Il loro sostegno è stato fondamentale».
Il nuovo Consigliere Nazionale ha poi concluso con una riflessione personale: «Ci sono persone con cui puoi sederti su un marciapiede ed essere la persona più felice del mondo… non è mai dove, ma con chi».
È stato un pomeriggio diverso, di quelli che restano nel cuore, quello vissuto da Valentino Rossi e dai piloti della VR46 Riders Academy tra i reparti del presidio materno-infantile Salesi dell’azienda ospedaliero Universitaria delle Marche.
Ad accoglierli, il direttore generale dell’AOUM, Armando Marco Gozzini, insieme al direttore sanitario Claudio Martini e ad alcuni professionisti della struttura. Tra loro anche il professor Raffaele Pascarella, che nel 2017 operò proprio Rossi dopo il grave infortunio in gara.
Fin dai primi istanti, i corridoi del Salesi hanno cambiato volto: sorrisi, emozione, curiosità. Diego, che va in moto da quando aveva tre anni e mezzo, non riusciva a contenere la gioia. Enrico, pur di incontrare i suoi idoli, ha accettato un giorno in più di ricovero. Mia, timidissima, si è sciolta appena ha riconosciuto, dietro la mascherina, il volto del suo pilota preferito. E poi Alberto, vulcanico e accogliente, che ha ricevuto gli ospiti nella sua stanza con vista mare, ed Edoardo, rimasto letteralmente senza parole per lunghi minuti. Infine Giulia, costretta in una stanza sterile per le terapie delicate, ma felice come non mai.
Assieme a Valentino Rossi c’erano alcuni dei nomi più brillanti del motociclismo attuale: Marco Bezzecchi, Luca Marini, Celestino Vietti, Federico Fuligni e Franco Morbidelli, che proprio ieri festeggiava i suoi 31 anni.
I piloti si sono fermati in diversi reparti, donando tempo, sorrisi e una dose abbondante di energia positiva. Hanno scattato foto, realizzato selfie, girato brevi video e consegnato ai piccoli pazienti cappellini, magliette, adesivi, portachiavi e perfino guanti e ginocchiere utilizzati in gara.
«Mettiamo nel nostro lavoro la stessa passione che voi mettete nel vostro — ha detto il dg Gozzini rivolgendosi ai piloti — e questo incontro è emozionante per tutti noi. Ora vi lascio al vostro giro, i bambini vi stanno aspettando».
Tra risate, piccoli siparietti e qualche momento di commozione, la visita della VR46 Academy ha trasformato per qualche ora la quotidianità dell’ospedale pediatrico, regalando entusiasmo ai bambini, ai familiari e al personale sanitario.
È stato firmato nella giornata di ieri l’accordo di programma tra il Comune di Corridonia e l’AST di Macerata che sancisce la riattivazione del punto prelievi e del servizio CUP sul territorio comunale. La riapertura è prevista per sabato 13 dicembre, data confermata dalla stessa Azienda Sanitaria.
La firma arriva al termine delle procedure necessarie per l’individuazione e la valutazione tecnica dei locali idonei. Con l’atto siglato, Comune e AST rendono possibile il ripristino di un servizio particolarmente richiesto dalla cittadinanza.
In questa fase transitoria ed emergenziale, il punto prelievi sarà operativo il mercoledì e il sabato dalle 7.45 alle 9.00, nei locali di piazzale Col del Rosso, situati nei pressi della farmacia. L’organizzazione è stata definita in modo da integrarsi con il servizio in convenzione attivo a Petriolo, dove l’amministrazione comunale di Corridonia ha garantito sin da subito una navetta gratuita con partenza dalla palestra di viale Italia. In questo modo l’utenza dispone di una copertura settimanale completa.
Il Comune rinnova i ringraziamenti al sindaco di Petriolo, Matteo Santinelli, per la disponibilità dei locali, alla Croce Bianca per l’ampliamento del servizio a Petriolo da uno a tre giorni, e al direttore dell’AST Alessandro Marini, che ha accolto le richieste provenienti dal territorio di Corridonia.
Si ricorda inoltre che, per i cittadini appartenenti alle fasce più fragili, è possibile richiedere – previa motivazione del medico di famiglia – l’attivazione del servizio ADI (Assistenza Domiciliare Integrata), che prevede anche la possibilità di effettuare prelievi direttamente al domicilio.
L’AST di Macerata ha confermato che il nuovo punto prelievi entrerà in funzione dal 13 dicembre, non appena saranno ultimati gli allestimenti delle apparecchiature mediche e dei sistemi informatici, considerata la già avvenuta verifica di conformità dei locali.
L’amministrazione comunale esprime l’auspicio che vengano rispettati i tempi annunciati per la rifunzionalizzazione dell’ex ospedale, destinato a tornare un riferimento sanitario fondamentale per Corridonia e per l’intero territorio circostante.
Si è concluso l’intervento di ripristino e rifacimento del manto stradale sul viale di accesso principale all’ospedale civile "Bartolomeo Eustachio" di San Severino Marche. L’Azienda Sanitaria Territoriale di Macerata ha coordinato e finanziato le opere che hanno interessato il viale alberato d'ingresso della struttura.
La viabilità all’interno delle pertinenze ospedaliere torna alla normalità. L'intervento aveva reso necessaria la chiusura temporanea del tratto di via del Glorioso, all’altezza del civico 8, con l'attivazione di un'ordinanza del Comune che aveva previsto modifiche alla circolazione.
Durante il periodo dei lavori, la viabilità in ingresso e in uscita era stata deviata sul viale posteriore, solitamente riservato ai mezzi di soccorso, dove era stato istituito un doppio senso di marcia per consentire l'accesso regolare all'ospedale.
L'intervento, concluso nei tempi previsti, garantisce ora una maggiore sicurezza e un miglior decoro del viale di accesso. La tempestività con cui l'Ast di Macerata ha gestito l’esecuzione dei lavori, coordinati dall'Area Tecnica, ha permesso di minimizzare i disagi per l'utenza e il personale sanitario.
Le parole, il dialogo, il passaggio di un macigno di responsabilità dagli affetti familiari a mani sapienti. E poi il silenzio, gli abbracci, le lacrime e l'inizio di una lunga attesa sancita, tuttavia, da un vero e proprio patto di fiducia.
Parte il viaggio al centro del cervello: quando il termine contaminazione racchiude in sé un significato virtuoso. Un collegamento diretto con gli straordinari effetti della multidisciplinarietà nelle situazioni più delicate, come quelle affrontate nei giorni scorsi all'interno del presidio materno-infantile 'Salesi' dell'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche. Stiamo parlando di due casi clinici molto gravi con protagonisti altrettanti minori, una bambina di 3 anni residente nell'ascolano e un bambino di 8 dalla provincia di Fermo, entrambi affetti da patologie tumorali cerebrali.
Ora, a un paio di settimane dagli interventi, riusciti perfettamente a livello tecnico, i due piccoli stanno meglio e sono tornati a casa con i loro genitori. I quadri clinici restano sotto attenzione, inizia una lunga fase di monitoraggio terapeutico, ma il peggio per loro sembra passato.
Il percorso anticipato all'inizio ha visto il suo apice con i delicatissimi interventi di neurochirurgia portati a termine in maniera brillante dall'équipe della Divisione di Neurochirurgia dell'AOU delle Marche diretta dal dottor Roberto Trignani: “Certi risultati non sarebbero stati possibili senza la collaborazione di una rete multidisciplinare impeccabile. Da soli non avremmo potuto raggiungere l'obiettivo e quando parlo di rete includo al suo interno tutte le fasi precedenti e successive all'ingresso dei piccoli pazienti in sala operatoria. Ognuno ha percorso il suo pezzettino di competenza e lo ha fatto senza intralciare il cammino dell'altro" - spiega il dott. Roberto Trignani -.
"Il paragone che mi sento di fare, parlando dei meandri cerebrali a volte imperscrutabili, è l'immagine di un corridoio, stretto e angusto a volte, attraverso cui tutti dobbiamo transitare per la specifica competenza. È fondamentale che questo corridoio non sia troppo affollato e soprattutto ognuno faccia la sua parte nella complessità generale. Venendo ai due casi in esame, le masse neoplastiche si trovavano al centro del cervello, in posizione estremamente profonda e su cui, dunque, bisognava intervenire con delicatezza per evitare ogni tipo di conseguenza”.
I due bambini, in un ristretto margine temporale, sono transitati dai pronto soccorso delle loro città di residenza prima di essere trasferiti al presidio pediatrico 'Salesi' dell'Azienda Universitaria delle Marche. Non c'era troppo tempo da perdere, perciò la macchina in assetto multidisciplinare si è subito messa in moto. Come da prassi, tutte le specialità cliniche sono state coinvolte e nella fase preliminare, oltre agli aspetti tecnici dell'intervento, dalla preparazione alla sala operatoria, sono stati discussi a livello multidisciplinare.
Uno scambio di pareri che ha visto confrontarsi molte specialità in seno all'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche: oltre ai neurochirurghi della divisione (con Trignani anche Michele Luzi, Alessandra Marini e Alessio Iacoangeli), hanno preso parte alla riuscita degli interventi la Neuropsichiatria Infantile con la direttrice, Carla Marini, e poi Silvia Cappanera e Ida Cursio, l’ Anestesia e Rianimazione con il Primario Alessandro Simonini e Monica Pizzichini, la Oncoematologia Pediatrica con la dirigente Paola Coccia, la Neuroradiologia Pediatrica con Luana Regnicolo. Stabilite le modalità d'intervento, l'ultima fase pre-operatoria, forse la più delicata, era il confronto con i genitori dei due bambini a cui, sempre come da prassi, sono stati spiegati tutti i passaggi, facendo riferimento anche ai rischi, ma soprattutto ai benefici dell'azione clinica.
“I genitori si sono affidati a noi - aggiunge il dottor Michele Luzi, presente agli interventi - sancendo un patto di fiducia. A colpire, ogni volta che terminiamo l'incontro con le famiglie prima di entrare in sala operatoria, è il silenzio finale e poi gli abbracci e le lacrime: è in quel momento che ci affidano i loro figli e si rinsalda una sorta di alleanza".
"Alla fine è andato tutto bene e le prime conferme positive ce le hanno date proprio i bambini, le figure chiave di tutto il processo, autentici sensori umani, attraverso cui le reazioni emotive, in questo caso i sorrisi, ci hanno dato conferma di aver portato a termine la missione con successo”.
Una nuova segnalazione è arrivata alla nostra redazione dall'ex sindaco di Penna San Giovanni, Giuseppe Mancinelli, riguardo le criticità nel pagamento dei parcheggi dell'ospedale di Macerata.
Secondo Mancinelli, i pazienti spesso devono affrontare attese e disagi: "Ho constatato, recentemente, una nuova disfunzione nel pagamento dei parcheggi all'interno dell'ospedale. Dopo, di solito, estenuanti ma ‘pazienti’ attese per visite specialistiche o similari, capita di doversi avventurare in lunghe file per il pagamento del parcheggio".
L’ex sindaco sottolinea il paradosso della situazione: "Dopo 15-20 minuti per una prestazione ospedaliera, si deve magari fare 10-15 minuti di fila per pagare il dovuto presso l'unica cassa disponibile, gestita da umani educati ma non esaustivi a richiesta di informazioni. Sempre per assurdo, l'attesa in fila può far scattare l'orario per cui, in sostanza, si paga più per il tempo in coda che per la sosta effettiva".
Mancinelli ha già segnalato il problema all'Urp dell'ospedale, ma senza riscontro diretto: "L'Urp giustamente dichiara la non competenza. Giusto! Ma i pazienti sostano in area ospedaliera e non altrove", scrive nella sua lettera Mancinelli.
"Mi aspettavo - prosegue l'ex primo cittadino - l'attivazione dall'Ast per sottoporre il problema alla ditta incaricata (Stop scarl di Chiodoni Edoardo) alla quale provvederò personalmente a comunicare la mia lamentela ma, di contro, suggerirò anche, per una più adeguata modernizzazione, di investire una parte dei significativi proventi per dotarsi di un'apparecchiatura automatica, magari in un posto agevole, dove i pazienti non debbano attendere sotto un'eventuale pioggia".
Mancinelli conclude sottolineando il ruolo dell'ospedale nel processo: "Il coinvolgimento dell'ospedale non era del tutto inappropriato visto che l'Ast per l’installazione di una cassa automatica dovrà fornire autorizzazioni e permessi".
Una nuova misura pensata per agevolare chi compie un gesto fondamentale per la comunità. L’Azienda Sanitaria Territoriale ha riservato cinque posti auto all’interno dell’ospedale di Macerata ai donatori di sangue Avis, con l’obiettivo di semplificare l’accesso alla struttura e ridurre al minimo i disagi legati alla sosta.
Per garantire un ingresso rapido e controllato, è stato installato un videocitofono nei pressi della sbarra di accesso da via Pancalducci: basterà suonare e mostrare le proprie credenziali al personale di portineria per ottenere l’autorizzazione ad entrare.
I cinque parcheggi riservati, gratuiti ed esclusivamente dedicati ai donatori, sono facilmente riconoscibili grazie all’apposita segnaletica verticale e alle strisce rosse tracciate sul manto stradale. Gli stalli si trovano nella zona finale della strada interna che conduce verso Villa Cozza, lungo il lato sinistro che costeggia la recinzione del parcheggio a pagamento.
Un intervento semplice ma importante, che punta a valorizzare chi sostiene quotidianamente il sistema sanitario con la propria solidarietà.
In occasione della Giornata mondiale contro l’Aids che ricorre oggi e che dal lontano 1988 è celebrata in tutto il mondo il 1 dicembre di ogni anno, l’Ast su iniziativa delle infettivologhe Eleonora Gabrielli, responsabile dell’UOSD di Malattie infettive, e Chiara Valeriani ha allestito un banchetto informativo presso l’atrio dell’Ospedale di Macerata per sensibilizzare la cittadinanza su questa malattia.
Nell’occasione sono stati distribuiti opuscoli informativi e gadget, mentre i cittadini possono accedere tutti i giorni dell’anno, gratuitamente e in anonimato, agli esami virologici (test Hiv) negli ospedali dell’azienda sanitaria e, in caso di positività, recarsi presso gli ambulatori di malattie infettive per la prima visita gratuita e la successiva presa in carico.
La Giornata Mondiale rappresenta un’opportunità fondamentale per far conoscere il problema alla popolazione, esprimere solidarietà alle persone affette da questa sindrome e commemorare coloro che hanno perso la vita, anche a causa di malattie correlate.
Nel mondo sono circa 36,7 milioni le persone che hanno contratto il virus e, nonostante la sindrome sia stata identificata nel 1984, oltre 35 milioni di persone sono morte a causa dell’Aids, una delle pandemie più distruttive della storia.
“Giornate come questa sono importanti per promuovere nei cittadini la consapevolezza sull’AIDS e sulle sue modalità di trasmissione, incoraggiando comportamenti sessuali responsabili. Sensibilizzare sul tema è la prima forma di prevenzione”.- ha dichiarato il direttore generale dell’Ast di Macerata Alessandro Marini.
Ha partecipato all’iniziativa dell’Ast anche il vicesindaco di Macerata Francesca d’Alessandro condividendo la necessità di informare la popolazione su una malattia ancora presente oggi e spesso dimenticata.
L’inaugurazione della nuova Farmacia La Camerte, passata alla gestione della famiglia Cagnini, rappresenta per Camerino un momento carico di significato. Un segnale concreto di ripartenza e rinnovamento per un territorio che continua a ricostruire la propria identità dopo anni difficili. La comunità ha risposto con grande partecipazione, riempiendo gli spazi della struttura completamente ammodernata.
L’evento si è aperto con gli interventi del Monsignor Francesco Massara, Arcivescovo di Camerino-San Severino Marche e Fabriano-Matelica, del professor Gianni Sagratini, Direttore della Scuola di Scienze del Farmaco dell’Università di Camerino, del sindaco Roberto Lucarelli e della dottoressa Anna Maria Schimizzi, primario del reparto di medicina interna dell’ospedale di Camerino.
Dopo il taglio del nastro e la benedizione del Vescovo, tutti i presenti hanno potuto visitare la nuova struttura, accolti dal direttore Naser Al Ahmad, dalle farmaciste Simona Serfaustini e Francesca Bartoli e dalla commessa Barbara Mogliani. La cerimonia è stata moderata da Daniela Gurini.
Il sindaco Roberto Lucarelli ha espresso un ringraziamento sentito alla famiglia Cagnini: ha ricordato la lunga storia della farmacia sul territorio e sottolineato l’importanza di questa riapertura, non solo come servizio essenziale ma come punto di riferimento affettivo per tutta la comunità. Ha rivolto parole di stima anche al direttore Naser, “da giovane studente dietro al bancone del bar centrale” fino a oggi, guida di una realtà centrale per Camerino.
Il Vescovo Massara ha definito la riapertura «un grande cerotto sulle ferite della comunità», mentre il professor Sagrantini ha ribadito il ruolo della farmacia come presidio territoriale, luogo non solo di distribuzione del farmaco ma anche di erogazione di servizi fondamentali. La dottoressa Schimizzi ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra ospedali e strutture come questa, unite da un obiettivo comune: “dare salute”.
Con tono emozionato e sincero, Fabio Cagnini ha ringraziato la moglie per il sostegno, spiegando come questa nuova apertura rappresenti per la famiglia un dono alla città: “Quello che non si riesce a fare vogliamo farlo”. Una visione condivisa anche da sua moglie, l’ingegner Francesca Gubbiotti, che ha progettato gli spazi pensando alle esigenze dei cittadini, offrendo una farmacia moderna, accogliente e con un’area dedicata alla donna, esempio concreto di un approccio più attento e umano: "Abbiamo pensato ad una coccola per chiunque".
Il direttore Naser Al Ahmad, arrivato a Camerino come studente palestinese nel 1986 e oggi profondamente legato al territorio, ha raccontato la scelta del nome La Camerte come un gesto d’amore verso la città. Ha presentato i nuovi spazi e i servizi tecnologici integrati, dai sistemi ECG agli holter pressorio e cardiaco, dagli esami ematici al profilo glicemico, insieme ad altre prestazioni offerte da professionisti che collaboreranno con la farmacia.
Presente anche la consigliera di parità Deborah Pantana, che ha sottolineato l’importanza del presidio sanitario nelle aree interne: “Un segnale fondamentale per il territorio, soprattutto grazie all’innovazione portata da una titolare donna. Qui c’è uno slogan che voglio mettere in evidenza: ci prendiamo cura di te. È un obiettivo alto e importante. Mi piace molto l’attenzione dedicata alle donne, con un angolo tutto per loro. Come consigliera di parità non potevo mancare per valorizzare il lavoro di un’imprenditrice che è stata anche premiata come personalità femminile del mondo del lavoro quest’anno”.
La nuova Farmacia La Camerte nasce così come simbolo di identità, resilienza e innovazione, un punto fermo che guarda al futuro con fiducia, radicato in un territorio che continua a voler rinascere.
L’argomento è serio, serissimo. Le cronache giornaliere ci consegnano episodi di estrema gravità che riguardano i comportamenti dei giovani ed anche giovanissimi. Ci siamo occupati nelle pagine precedenti della popolazione anziana e del suo incremento con i conseguenti problemi di organizzazione sociale e tutela della salute.
La popolazione giovane merita altrettanta attenzione, i giovani sono la parte più viva della società, sono il futuro, sono la parte più bella, dovrebbero essere la parte più sana. Nelle nazioni occidentali ed in particolare in Italia il numero dei giovani in percentuale sta decrescendo in conseguenza del calo della natalità che ha colpito le società più industrializzate risentendo di una crisi soprattutto di organizzazione sociale ed economica prima strisciante e poi divenuta, in certi ambiti, dirompente.
Possiamo considerare come gioventù quel periodo che va dall’adolescenza fino alla prima maturità, dai 13 ai 30 anni circa. Le generazioni che intercorrono tra questi due limiti di tempo sono incappate forse nel periodo peggiore dal dopoguerra.
Il modello di sviluppo economico si è basato sul consumismo e nel secolo scorso ha contribuito alla crescita di società evolute rapidamente in tutti i loro aspetti. La tecnologia ha fatto passi rapidi e da gigante invadendo la vita di ognuno di noi, dalla comunicazione all’educazione, dall’alimentazione alla gestione del tempo libero, fino alla tutela della salute. Un fenomeno gigantesco che ha contribuito a dare opportunità di visibilità e parola a tutti, ha creato un’inedita ed evoluta società moderna.
Anche nel periodo migliore, almeno in Italia, quando la tecnologia non era così invasiva, qualche punto nero nello splendore di un benessere generale in espansione però si intravedeva, ma era inghiottito dall’ebbrezza e dall’eccitazione per la possibilità di avere sempre di più. Il culto quasi smisurato del denaro era evidente che stava fiaccando il valore della cultura, della morale, della tutela dell’ambiente, dei valori legati ad una società arcaica e spesso contadina che aveva sempre tutelato la famiglia e l’educazione dei più giovani.
Le speculazioni edilizie con immane deturpamento ambientale, le speculazioni finanziarie con la concentrazione di grandi ricchezze nelle mani di pochi a scapito dei tanti che la ricchezza l’avevano prodotta, i mercati del vizio, per esempio droga e prostituzione, sembravano tutti mali minori, quasi fisiologici, uno scotto da pagare per l’acquisizione del benessere generalizzato.
Le droghe meritano un momento di riflessione perché per i giovani hanno rappresentato e rappresentano ancora un pericolo enorme. Per una parte rilevante di loro la droga ha deteriorato la vita, spesso l’ha distrutta economicamente, intellettualmente e fisicamente e non solo la loro, ma anche quella delle persone più vicine.
Se si parla di salute la tossicodipendenza ha determinato e determina gravi conseguenze neurologiche e psichiatriche, il deperimento fisico, la difficoltà di studiare o lavorare, poi la possibilità di contrarre infezioni come epatiti, AIDS, un calvario senza fine che ha annientato, e continua a farlo, milioni di giovani, peggio di una guerra. Tutto questo è potuto succedere grazie all’avidità smisurata di organizzazioni criminali che hanno iniettato nella società un “virus” devastante proprio per colpire e sfruttare i giovani.
Un altro buco nero tollerato è stata la deliberata distruzione dell’ambiente con un’immane opera di cementificazione ed inquinamento che ha letteralmente stravolto l’equilibrio tra gli elementi e le forze della natura. Di questo scempio ogni giorno ne vediamo le conseguenze.
Per restare ai punti neri che poi sono diventati delle vere e proprie macchie, un altro problema della nostra società opulenta è quello dell’alimentazione scorretta ed eccessiva. La fame atavica dei nostri nonni e dei nostri padri ha generato per reazione, assumendo come forma di riscatto sociale, il consumo di un’enorme quantità di alimenti non necessari ed il conseguente rischio rappresentato soprattutto per i giovani dall’obesità. L’obesità giovanile, se non si corre presto ai ripari, mina la salute per tutta la vita.
È anche evidente che il modello economico e politico basato sull’espansione dei consumi doveva prima o poi entrare in crisi. Quando si ha a disposizione tutto quello che viene proposto, il meccanismo del ricambio dei beni acquisiti è più lento di quello che propone la novità e vengono a cadere una dopo l’altra le certezze, in più con il peso e il pericolo delle contraddizioni del sistema; il lavoro innanzi tutto, ma anche la scuola, la tutela della salute, il concetto di famiglia, la ricerca di una prospettiva di futuro hanno subito e stanno ancora subendo un appannamento rovinoso.
Il disorientamento anche dei migliori è palpabile e drammatico, figurarsi quello di coloro che restano più indietro. La tendenza è quella di rinchiudersi in una solitudine che illude di frequentare tutto il mondo attraverso lo schermo di uno smartphone e le innumerevoli proposte di ogni tipo e valore che in esso appaiono.
Le famiglie cercano in qualche modo di arginare i danni, di difendere i loro giovani, ma fino a quando e in che modo lo possono fare? Oltretutto in periodi come questo i mercati del crimine e del vizio che propongono soluzioni compensative al disagio non arretrano, anzi si espandono ed offrono prodotti sempre nuovi ed appetibili. Droghe, alcool, “sballi” vari penetrano sempre più in una popolazione giovanile che comincia ad evidenziare le caratteristiche di uno stato di deriva.
Tutto questo è un aspetto importante della salute con il rischio, speriamo solo teorico, che il grande aumento di aspettativa di vita rilevato nelle generazioni che erano giovani durante la guerra arretri ed evidenzi problematiche di salute nuove, frequenti e gravi.
Cerchiamo una piccola sintesi con la dottoressa Maria Stella Andreozzi, psicologa clinica e docente contrattista all’Università di Macerata che si occupa tutti i giorni di questi problemi con gli studi e confrontandosi con esempi reali.
Dott.ssa Andreozzi quali sono le cause dell'evidente disagio giovanile attuale?
"In un mondo in continua e veloce trasformazione ai giovani di oggi è richiesto un costante e faticoso adattamento. Per spiegare questo disagio non si può non parlare dell’utilizzo che i giovani fanno dei social: una vera e propria sostituzione del mondo reale con quello virtuale, sottovalutandone le implicazioni.
I giovani sembrano molto suscettibili all’illusione della facilità del successo e alla demonizzazione del fallimento. Forte è la paura di non essere all’altezza delle aspettative sociali e di non riuscire a reggere questo peso. Se da una parte ciò può degenerare in una corsa alla perfezione per non sentirsi inadeguati, dall’altra può determinare una ridotta esposizione personale a situazioni o contesti che possano generare emozioni spiacevoli e frustrazione.
In entrambe le situazioni i giovani si sottraggono alla possibilità di far "palestra’" di emozioni che possono essere vissute negativamente, ma che sono estremamente utili nel nostro vivere quotidiano, come la vergogna e la paura".
Quali sono le problematiche più frequenti che lei rileva nei giovani?
"Tra le difficoltà più frequenti troviamo appunto l’utilizzo inappropriato delle nuove tecnologie, disturbi d’ansia e depressivi, dipendenze da sostanze psicoattive, problematiche alimentari e ritiro sociale. Si configurano come vere e proprie strategie per far fronte al disagio emozionale che i giovani vivono".
Ci sono rimedi che lei potrebbe suggerire?
"La presa di consapevolezza di un disagio è il primo passo. Qualora si senta il bisogno di aiuto più strutturato, è fondamentale rivolgersi a professionisti della salute mentale. Ricordiamo che l’educazione parte da piccoli, a casa, e l’azione preventiva ha un grande valore protettivo".
Torna come ogni domenica la rubrica curata dall’avv. Oberdan Pantana “Chiedilo all'Avvocato”. Questa settimana, le numerose mail arrivate hanno interessato principalmente la tematica relativa alla responsabilità medica per danno da ritardata diagnosi.
Ecco la risposta dell’avv. Oberdan Pantana alla domanda posta da un lettore di Macerata che chiede: “In quali circostanze è possibile richiedere il risarcimento danni al medico che ha ritardato la valutazione diagnostica di una malattia?”
Il caso di specie ci offre la possibilità di far chiarezza su una questione estremamente sensibile, su cui ha avuto modo di pronunciarsi la Suprema Corte con la sentenza n. 8461/2019, riguardante la morte di una paziente alla quale era stato diagnosticato tardivamente un male di natura maligna.
In tale circostanza, nella valutazione della responsabilità del medico che aveva eseguito la prima visita, la Corte di Cassazione si è uniformata a quanto stabilito dalle Sezioni Unite nel 2008 (sentenza n. 576), secondo cui: “Il nesso di causalità materiale va accertato secondo le regole degli artt. 40 e 41 c.p., e può essere escluso solo quando, al momento dell’azione o dell’omissione, l’evento di danno appariva assolutamente imprevedibile e inverosimile alla luce delle migliori conoscenze scientifiche del momento.”
In base a tale orientamento, per valutare la responsabilità del soggetto autore dell’azione o dell’omissione deve sussistere un’indissolubile relazione tra la condotta e l’evento dannoso, nel senso che, eliminando astrattamente la prima, il secondo non si sarebbe verificato.
Inoltre, anche laddove si accertasse che l’evento si sarebbe comunque prodotto, la responsabilità permane se la condotta del medico ha aggravato o accelerato il danno, rendendo quindi risarcibile l’evento in ambito civile sia come danno patrimoniale sia come danno non patrimoniale.
Pertanto, in risposta alla domanda del nostro lettore, e in conformità con il più autorevole orientamento della Suprema Corte, si può affermare che: “È configurabile il nesso causale tra il comportamento omissivo del medico e il pregiudizio subito dal paziente qualora, attraverso un criterio probabilistico, si ritenga che l’opera del medico, se correttamente e prontamente prestata, avrebbe avuto serie e apprezzabili possibilità di evitare il danno verificatosi.”
A ciò si aggiunge che, in tali circostanze, “Si dovrà applicare la regola della preponderanza dell’evidenza, o del più probabile che non, al nesso di causalità fra la condotta del medico e tutte le conseguenze dannose da essa scaturite” (Cass. Civ., Sez. III, sent. n. 8461/2019; n. 10978/2023). Rimango in attesa, come sempre, delle vostre richieste via mail, dandovi appuntamento alla prossima settimana.