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Fermo, Pronto Soccorso e sanitari al collasso: "turni infiniti e pazienti in attesa di ricovero da 163 ore"

Fermo, Pronto Soccorso e sanitari al collasso: "turni infiniti e pazienti in attesa di ricovero da 163 ore"

È già stata avviata, come preannunciato nei giorni scorsi dal direttore dell’Area vasta 4, Licio Livini, la fase 3 del piano pandemico all’ospedale "A.Murri" di Fermo.

Nella giornata di ieri, erano arrivati a 71 gli operatori sanitari risultati positivi al Covid-19,  di cui 9 medici e 40 infermieri oltre a personale oss e tecnici di radiologia della struttura ospedaliera, tra asintomatici e sintomatici, tutti finiti in isolamento.

Un focolaio Covid partito da un reparto pulito, Medicina 2, tant'è che si è proceduto con l’accorpamento delle aree chirurgiche al piano sesto del padiglione nuovo, con la conseguente liberazione del piano quinto da destinare ai pazienti Covid, per un totale di 29 posti letto.

I pazienti, oltre ad essere stati trasferiti nei presidi ospedalieri delle altre aree vaste, sono in parte anche stati spostati presso il Pronto Soccorso del noscomio di Fermo andando quindi ad aumentare la pressione in un reparto già ridotto all'osso in termini di personale e posti letto. 

Nelle ultime ore sta infatti aumentando il numero dei contagiati tra il personale sanitario del Pronto Soccorso che ha quindi deciso di elencare le criticità quotidiane attraverso una lettera al responsabile del sindacato Nursind per “mettere a conoscenza delle criticità esistenti, permanenti e persistenti".

"I pazienti continuano a sostare in Pronto Soccorso 163 ore continuative, con conseguenti pernotti senza riuscire a trovare un posto letto nei vari reparti di degenza o in altre strutture - segnalano i medici del Pronto Soccorso - Questo anche a causa di:

- reparti che continuano a tenere poggiati i propri pazienti ricoverati in Pronto Soccorso;

- pazienti che provengono da altre aree vaste per consulenze specialistiche (gastroscopiche), che alla fine si trovano a rimanere in Pronto Soccorso senza poter tornare nelle strutture di provenienza;

- medici di base che continuano ad inviare pazienti in pronto soccorso per accertamenti, facendo saltare le liste di attesa del CUP ai propri assistiti e a discapito del servizio di pronto soccorso;

- centrale operativa 118, che nonostante i ripetuti avvisi degli operatori del Pronto Soccorso, continua ad inviare pazienti al pronto soccorso con problematiche risolvibili in ambulatori di Medicina di Base, mettendoli a rischio contagio perché costretti a sostare nel pronto soccorso per ore, dove sembra non esistere un’area grigia per sospetti covid".

"Per di più i medici di reparto sembra che non abbiano più la possibilità di poter usufruire di giorni di riposo per carenza di personale - spiegano - ed ancor peggio per i medici della cooperativa che si sono trovati a lavorare continuamente senza alcuno smonto, addirittura con un turno che a noi risulta iniziato il 28/12/2020 e finito l’1/01/2021, fuori da ogni norma. Inoltre ci segnalano che nell’area covid, nonostante il tipo di patologia preveda tale ausilio, l’impianto di erogazione centralizzato di ossigeno è inesistente".

"Si aggiunge a ciò un problema che già il 24/10/2020 è stato sollevato da questo ordine sindacale, senza alcun riscontro da parte vostra, dalle loro dichiarazioni emerge che gli armadietti per il personale in servizio, ancora oggi, non siano ad uso esclusivo di ogni operatore come previsto dal Testo unico per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (D.Lgs. 81/2008, detto anche “Legge 81” ex legge 626) e assolutamente necessario in una situazione di pandemia, ma bensì condivisi - si rende noto nella missiva - Altra criticità riguarda la vaccinazione anti covid per il personale del Pronto Soccorso che è in ritardo addirittura rispetto ad altre categorie che non sono in prima linea come loro, questo genera dei dubbi sui criteri utilizzati per la programmazione del piano vaccinale".

"In ultimo ci riferiscono di continue minacce, da parte degli utenti nei confronti degli operatori sanitari, in special modo del personale della croce rossa posizionata all’ingresso del pronto soccorso, scaturite dalla situazione di disagio che si vive in tale contesto, acutizzato dalla negata possibilità di seguire i propri parenti, anche questo dovrebbe essere considerato un campanello di allarme vista la cronaca che continuamente ci racconta di episodi drammatici. Per tutto questo chiediamo che vengano al più presto portate sul tavolo sindacale delle proposte traducibili in azioni nel merito delle questioni, a beneficio del servizio, degli utenti e del personale che fino ad ora ha sopperito a tali mancanze".

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