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Marche - Allarme giovani, persi 28 mila under 35 in sei anni. Cisl: "La sfida è rendere la regione attrattiva"

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ANCONA – Una regione che perde giovani, cresce meno delle aree più dinamiche del Paese e fatica a garantire salari competitivi, ma che continua a possedere un tessuto produttivo solido, una buona qualità della vita e un capitale umano di valore. È questa la fotografia delle Marche scattata dalla seconda edizione del Report dell'Ufficio Studi della CISL Marche, presentata al Ridotto del Teatro delle Muse di Ancona nel corso dell'incontro dedicato al tema "Per lo sviluppo delle Marche. Il ruolo delle giovani generazioni".

Ad aprire i lavori è stato il segretario generale della CISL Marche, Marco Ferracuti, che ha posto al centro del dibattito la questione giovanile.

Il dato più preoccupante riguarda proprio la demografia. Negli ultimi sei anni le Marche hanno perso oltre 28 mila residenti tra gli 0 e i 34 anni e, secondo le proiezioni, entro il 2050 potrebbero venir meno oltre 100 mila giovani, con inevitabili ripercussioni sul mercato del lavoro, sulla sostenibilità del welfare e sulla competitività dell'intero sistema economico regionale.

A illustrare il rapporto è stato il coordinatore dell'Ufficio Studi della CISL Marche, Matteo Moretti, che ha evidenziato una serie di criticità strutturali.

Tra queste emergono una crescita del PIL inferiore rispetto alle regioni più dinamiche del Nord-Est, investimenti fermi da oltre vent'anni, livelli di produttività inferiori ai principali territori concorrenti, salari medi sotto la media nazionale, aumento della povertà relativa, crescita dei giovani Neet e del disagio psicologico, oltre a un utilizzo ancora limitato del trasporto pubblico locale e a un ricorso eccessivo alla discarica per lo smaltimento dei rifiuti.

Il report, tuttavia, mette in luce anche gli elementi positivi su cui costruire il rilancio della regione. Le Marche possono infatti contare su un diffuso sistema di piccole e medie imprese, una buona qualità della vita e un capitale umano qualificato, con una significativa presenza di laureati e punte di eccellenza nella formazione tecnica.

Ad arricchire il confronto, moderato dalla giornalista Chiara Cuccinella, sono state le testimonianze di Raffaello Cesoni, Maria Laura Berti, Guido Mancini, Simone Neri, Tamara Smolina e Ledjana Sula, giovani che hanno deciso di restare o tornare nelle Marche.

Esperienze differenti, ma accomunate dagli stessi valori: il forte legame con il territorio, l'importanza della formazione, la qualità della vita e la convinzione che la regione possa ancora rappresentare un luogo capace di attrarre competenze e opportunità.

Nel suo intervento, Marco Ferracuti ha ribadito come il vero nodo non sia trattenere i giovani, ma creare le condizioni affinché scelgano di vivere e lavorare nelle Marche.

"Abbiamo incontrato ragazze e ragazzi preparati, consapevoli e competenti. La domanda non è se siano all'altezza delle sfide del futuro, ma se le Marche saranno all'altezza dei loro giovani", ha affermato.

Secondo il segretario della CISL Marche, senza lavoro di qualità diventa difficile costruire qualsiasi progetto di vita. I salari, ha spiegato, dipendono dalla competitività del sistema produttivo, ma il lavoro significa anche benessere e qualità della vita.

Ferracuti ha inoltre ricordato il Protocollo sul benessere lavorativo, annunciato dall'assessore regionale Giacomo Bugaro e in programma per la firma il prossimo 31 luglio con la Regione Marche, definendolo un passo importante verso un nuovo modello di sviluppo.

Fondamentale, infine, il tema della formazione: "La vera tutela non è soltanto conservare un posto di lavoro, ma possedere le competenze per trovarne sempre uno nuovo. Il futuro non si aspetta: si costruisce", ha concluso.

Il presidente del Comitato Scientifico del Report, Gian Luca Gregori, già rettore dell'Università Politecnica delle Marche, ha sottolineato la necessità di una strategia di lungo periodo.

"Serve un modello di sviluppo coerente. Il fattore decisivo resta il capitale umano: senza capitale umano non c'è competitività", ha evidenziato.

L'assessore regionale Giacomo Bugaro ha ricordato le difficoltà affrontate negli ultimi anni dalla regione, dal fallimento di Banca Marche e della Antonio Merloni fino alle conseguenze del terremoto.

Oggi, ha osservato, in uno scenario internazionale complesso e altamente competitivo, le Marche hanno bisogno di un autentico piano industriale capace di rilanciare il sistema economico regionale.

Il presidente dell'ISTAT, Francesco Maria Chelli, ha richiamato l'importanza delle analisi statistiche come base delle politiche pubbliche.

"Senza dati non si governa", ha affermato, ricordando anche come le Marche presentino un saldo migratorio positivo, segnale che la regione continua ad attrarre nuovi residenti, compresi giovani provenienti da altri territori.

A chiudere l'incontro è stata la segretaria generale della CISL nazionale, Daniela Fumarola, che ha indicato le priorità per rendere le Marche una regione capace di trattenere e attrarre nuove generazioni.

"Un giovane resta, o torna, se trova lavoro di qualità, formazione, servizi efficienti, trasporti, sanità, casa e opportunità per costruire il proprio progetto di vita", ha dichiarato.

Fumarola ha riconosciuto il valore del sistema produttivo marchigiano, fondato su manifattura, artigianato, agricoltura, turismo e università, ma ha anche ricordato le difficoltà ancora aperte: la crisi dell'industria, il rallentamento dell'export delle piccole imprese e il recupero ancora incompleto del potere d'acquisto dei salari.

Particolare attenzione è stata dedicata alle aree interne, per le quali la leader della CISL ha invocato una strategia integrata che metta insieme sanità, scuola, formazione, trasporti, infrastrutture, sostegno alle imprese e incentivi fiscali.

Infine, il riferimento all'estensione della Zona Economica Speciale (ZES) a Marche e Umbria, considerata un'opportunità importante, ma solo se accompagnata da investimenti, infrastrutture, risorse europee, sviluppo delle filiere produttive e occupazione di qualità.

Il messaggio emerso dal confronto è chiaro: le Marche possiedono ancora le risorse per costruire il proprio futuro, ma sarà necessario un progetto condiviso che metta al centro giovani, lavoro, formazione e innovazione, trasformando le criticità evidenziate dal Report in occasioni di crescita e sviluppo sostenibile.

 
 
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