Centri storici e "bando" a kebab e sushi, Cherubini scrive ad Acquaroli: "Scelta arretrata e discriminatoria"
La proposta di legge approvata dalla giunta regionale delle Marche per la riqualificazione dei centri storici e la regolazione delle attività commerciali urbane ha innescato una folta scia di reazioni politiche, tra cui una lettera aperta che Roberto Cherubini, esponente del Movimento 5 Stelle di Macerata, ha indirizzato direttamente al governatore Francesco Acquaroli.
Il testo della delibera regionale prevede la possibilità di introdurre limitazioni all'apertura di determinate attività economiche nei borghi con l'intento di tutelare l'identità locale e valorizzare le specialità enogastronomiche del territorio - come le olive all'ascolana, i vincisgrassi e il ciauscolo - arginando la crescente diffusione di insegne internazionali come kebab, sushi e ristorazione asiatica.
Una strategia sollecitata dalle associazioni di categoria per salvaguardare il tessuto tradizionale, ma che Cherubini contesta radicalmente fin dalle prime righe della sua missiva, definendola senza mezzi termini "profondamente sbagliata" poiché "trasuda chiusura, paura e un’idea arretrata di società, che sa più di esclusione che di tutela", arrivando a configurarsi come un atteggiamento "intriso di una componente discriminatoria, se non apertamente razzista".
L'esponente pentastellato esprime forte sconcerto per il fatto che nel 2026 si debba "ancora assistere a provvedimenti che colpiscono - direttamente o indirettamente - le espressioni culturali di altri popoli", ricordando al presidente che "chi viaggia lo sa: le tradizioni degli altri non impoveriscono, arricchiscono" e che il confronto con la diversità rappresenta un'opportunità di crescita collettiva che "solo chi non ha mai davvero guardato oltre il proprio confine può pensare il contrario".
Per smontare la logica protezionistica della Regione, Cherubini solleva un paradosso internazionale, domandando ad Acquaroli cosa accadrebbe se tutti ragionassero allo stesso modo: "Che fine farebbe la cucina italiana nel mondo? Dovremmo aspettarci che i ristoranti italiani vengano ostacolati all’estero in nome di una presunta 'difesa delle identità locali'? Sarebbe ridicolo".
Nella sua visione, i centri storici non si proteggono affatto "svuotandoli o rendendoli monoculturali", bensì valorizzando la contaminazione e l'incontro, dato che le attività commerciali nate da altre culture creano occupazione e offrono scelta. L'analisi si sposta poi su una forte riflessione sociale e generazionale che tocca da vicino la quotidianità dei cittadini: "La realtà è già molto più avanti. Sempre più famiglie, anche quelle che si dichiaravano 'tradizionaliste', si trovano a confrontarsi con figli e figlie che amano persone di culture diverse o dello stesso sesso. Ed è proprio lì che molte certezze crollano. Perché quando la diversità entra in casa, smette improvvisamente di essere un problema astratto e diventa vita reale. Diventa amore. E l’amore, semplicemente, non si può normare né escludere".
Pur richiamando la proposta della giunta il rispetto dei dettami costituzionali e della direttiva Bolkestein sulla concorrenza, Cherubini conclude il suo affondo liquidando l'atto come una decisione miope e fuori dal tempo, esclamando che "le Marche meritano molto di più di questo. Meritano una visione aperta, intelligente, capace di stare nel mondo senza paura", poiché "la cultura non si difende escludendo gli altri, ma aprendosi ad essi".

cielo sereno (MC)
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