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Loreto, evento storico alla Santa Casa: per la prima volta arriva il Patriarca Bartolomeo I

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Per la prima volta nella storia, il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli ha varcato la soglia della Basilica della Santa Casa di Loreto. Bartolomeo I è giunto questa mattina nelle Marche accompagnato da una delegazione di nove vescovi, per una giornata dal forte significato spirituale ed ecumenico, culminata nella benedizione della nuova icona bizantina della Madre di Dio.

Ad accogliere il Patriarca è stato monsignor Fabio Dal Cin, delegato pontificio per la Santa Casa, mentre sulla piazza della Basilica l'Aeronautica Militare gli ha riservato gli onori. Prima dell’inizio della celebrazione, Bartolomeo I ha reso visita alla Santa Casa, venerandone la reliquia e le pareti, in un gesto di preghiera che ha preceduto l’incontro con i rappresentanti delle diverse tradizioni cristiane.

La celebrazione ha riunito cristiani appartenenti alle famiglie cattoliche, ortodosse e protestanti, nel segno di una comunione che, pur non cancellando le differenze storiche e teologiche, trova nel mistero dell’Incarnazione un terreno condiviso. A rivolgere il primo saluto è stato monsignor Fabio Dal Cin, che ha accolto il Patriarca, il clero, le autorità e i fedeli presenti. «Santità, è una grande gioia poterla accogliere, questo è un momento di grazia e di lode», ha detto Dal Cin, portando personalmente anche i saluti e la benedizione di papa Leone XIV, che ha fortemente incoraggiato l’incontro ecumenico. Per il delegato pontificio, quello vissuto a Loreto è stato «un incontro dalla profonda validità spirituale».

La Santa Casa, ha ricordato, richiama il luogo nel quale la Santa Famiglia ha vissuto riflettendo «pienamente l’immagine della Trinità» e nel quale oggi cristiani di diverse tradizioni possono ritrovarsi «nella medesima fede donata dagli apostoli». «La Santa Casa - ha affermato Dal Cin - è un lembo di Terra Santa incastonato in Europa». Un luogo nel quale la cristianità si ritrova per celebrare il mistero dell’Incarnazione e che, con la benedizione dell’icona, può ricordare «la divina origine della Santa Casa, casa di preghiera per tutti i cristiani e ponte tra Oriente e Occidente».

Il gesto compiuto oggi guarda inoltre al futuro. La giornata di Loreto, ha spiegato Dal Cin, rappresenta una prima tappa di un percorso che conduce al 2031, quando saranno ricordati i 1600 anni dal Concilio di Efeso, il concilio che nel 431 definì Maria Theotokos, Madre di Dio. «In questi tempi abbiamo bisogno di rivolgerci a Maria per ritrovare il vincolo della pace», ha sottolineato il delegato pontificio, affidando quindi alla preghiera la richiesta perché «ogni popolo accolga il vincolo della pace».

La celebrazione è proseguita con la recita dell’Inno Akathistos, uno dei più celebri e antichi inni della tradizione liturgica bizantina dedicati alla Madre di Dio. Il termine greco Akáthistos significa letteralmente “non seduto” e richiama la tradizione legata alla notte del 626, quando il popolo di Costantinopoli, dopo la liberazione della città dall’assedio degli Avari e dei Persiani, rimase in piedi per tutta la notte elevando il canto di ringraziamento alla Madre di Dio.

A quasi quattordici secoli di distanza, quel canto è risuonato nella Santa Casa di Loreto, inserendo la celebrazione odierna in una memoria liturgica che appartiene alla tradizione cristiana d’Oriente. Il momento centrale della mattinata è stato quindi la benedizione della nuova icona della Santa Madre di Dio. Prima del rito è stata ripercorsa la storia della Santa Casa, richiamando le testimonianze che mostrano come i legami tra la cristianità orientale e quella occidentale non si siano mai completamente interrotti.

L’icona, conosciuta come Platytera, cioè “più vasta dei cieli”, richiama Maria come colei che ha accolto nel proprio grembo Colui che i cieli non possono contenere. La nuova immagine, donata e realizzata in un monastero bizantino da autore anonimo, intende anche richiamare la venerazione originaria dei primi secoli cristiani e, proprio attraverso le sue radici orientali, proporsi come ponte tra Oriente e Occidente.

L’attuale icona è ispirata ad una antica immagine custodita nel santuario fino al XVI Secolo, poi andata persa. La diversità delle tradizioni cristiane, è stato sottolineato, può diventare ricchezza e indicare nuove vie verso la pace e la riconciliazione. Nella Santa Casa, libera dalle distanze, si può così riscoprire la bellezza della comunione fraterna. Dopo la toccante benedizione dell’icona, è stato lo stesso Patriarca Bartolomeo I a prendere la parola. Parlando in italiano, il Patriarca Ecumenico ha aperto la propria riflessione partendo dalle parole del quarto Vangelo, tornando al cuore stesso della giornata: il mistero del Verbo che si fa carne. «Dio entra nella propria creazione, l'incircoscritto si lascia circoscrivere», ha affermato Bartolomeo I. Dio, ha spiegato, non si limita a visitare l’uomo, ma «si fa tale senza cessare di essere Lui».

Tutto questo, ha ricordato, avviene «nel grembo della Vergine Maria». Per questo «ogni autentica confessione del Figlio incarnato illumina la Madre». Il Patriarca ha quindi richiamato proprio l’Akathistos e la memoria della liberazione di Costantinopoli: «Quattordici secoli sono trascorsi dalla notte dove il popolo di Costantinopoli elevò il canto della gratitudine». Ma quel canto, ha sottolineato, non celebra soltanto la memoria di un evento storico: «ripercorre il mistero dell’Incarnazione del Figlio».

La Madre di Dio appartiene infatti al cuore del mistero dell’Incarnazione. «La Chiesa definì Maria Theotokos perché il Figlio che ne nacque è il Verbo stesso di Dio incarnato», ha spiegato Bartolomeo. E proprio nel mistero dell’Incarnazione si trova la risposta alla domanda sul perché il Verbo si sia fatto uomo: «Il Verbo assume una natura umana per ricondurla all’originaria bellezza, per ricondurla alla sua natura divina». La riflessione del Patriarca si è poi concentrata sul rapporto tra grazia e libertà, attraverso la figura di Maria. Dio, ha spiegato, «non ha voluto restaurare l’umanità annullando la sua libertà».

Le parole pronunciate da Maria nel Magnificat rappresentano invece «la più grande dimostrazione di libertà umana». «Tutto viene da Dio e tutto è grazia», ha affermato Bartolomeo. Ma la grazia non annulla la libertà: «conduce alla libertà nella sua condizione più alta». Maria, ha proseguito, «non aggiunge qualcosa all’opera salvifica di Cristo», ma offre se stessa, insieme alla propria libertà e alla propria obbedienza. Da qui il significato della Santa Casa, che «chiama i fedeli ad un mistero più grande delle sue stesse mura». La Casa di Nazareth conduce infatti al mistero dell’Incarnazione. Il Patriarca ha quindi dedicato ampio spazio all’immagine appena benedetta.

«La Theotokos è la più vasta dei cieli perché porta l’Emmanuele, il Dio con noi», ha detto, definendo la Madre di Dio «immagine luminosa della Chiesa orante». Nell’icona, ha spiegato, la Madre mostra la grandezza del Figlio. La Vergine prega e apre le braccia, mentre nel suo grembo si manifesta Cristo. È qui che si manifesta la venerazione ortodossa della Theotokos: un’immagine che porta con sé «una preghiera che risuona nei secoli».

Ma proprio la figura di Maria contiene anche un'indicazione per il cammino ecumenico. «La Madre di Dio non trattiene mai lo sguardo su di sé ma lo conduce verso il Figlio», ha sottolineato Bartolomeo.

Ed è questo, secondo il Patriarca, «un passaggio chiave per il movimento ecumenico che deve lasciarsi guidare dallo Spirito». Al termine del suo intervento Bartolomeo I ha rivolto parole di particolare gratitudine a monsignor Dal Cin e a tutti i vescovi, ringraziandoli per l’accoglienza ricevuta. La visita del Patriarca Ecumenico a Loreto si è così trasformata in un gesto concreto di fraternità tra cristiani, nel rispetto delle diverse tradizioni. Prima della benedizione finale, un sacerdote cattolico e uno ortodosso hanno portato insieme l’icona all’interno della Santa Casa, dove sarà custodita.

Un'immagine semplice e al tempo stesso fortemente simbolica: due ministri appartenenti a tradizioni differenti che accompagnano insieme la Madre di Dio nella Casa che custodisce la memoria dell’Incarnazione. La mattinata si è conclusa con la benedizione solenne e lo scambio degli omaggi. Il Patriarca ha ricevuto un’antica stampa della Santa Casa, simbolo della speranza che accompagna i pellegrini che giungono a Loreto. Il sindaco Moreno Pieroni ha quindi consegnato a Bartolomeo I un rosario lauretano, mentre anche la delegazione ortodossa ha rivolto i propri omaggi. Per Loreto è stata una giornata destinata a rimanere nella storia del Santuario.

Per la prima volta il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli ha pregato nella Santa Casa, davanti alle sue Sacre Pareti e alla nuova icona della Theotokos. La mattinata si è conclusa con la benedizione solenne e lo scambio degli omaggi. Il Patriarca ha ricevuto un’antica stampa della Santa Casa, simbolo della speranza che accompagna i pellegrini che giungono a Loreto. Il sindaco Moreno Pieroni ha quindi consegnato a Bartolomeo I un rosario lauretano, mentre anche la delegazione ortodossa ha rivolto i propri omaggi.

Per Loreto è stata una giornata destinata a rimanere nella storia del Santuario. Per la prima volta il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli ha pregato nella Santa Casa, davanti alle sue Sacre Pareti e alla nuova icona della Theotokos. Una giornata nella quale la storia, la teologia e la preghiera hanno trovato un punto d’incontro. E proprio davanti alla Santa Casa, Oriente e Occidente hanno affidato a Dio un cammino ancora lungo verso la piena comunione, con la pace come orizzonte e il Verbo incarnato come centro della fede.

(Credit foto: Vatican News) 

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