Un anno senza Mario Graziosi: il "poeta contadino" che continua a vivere nei suoi racconti
Un anno fa, ci lasciava Mario Graziosi, conosciuto a Colmurano come il "poeta contadino". Questa indiscutibile e triste verità però nasconde tra le sue pieghe un'altra realtà, e cioè che Mario è ancora qui, vicino a noi, talmente vicino che se solo volessimo le sue parole risuonerebbero distintamente nel nostro cuore.
Il ricordo è fondamentale per la nostra esistenza. Senza la memoria non esisterebbe l'esperienza e nessuno tra noi riuscirebbe a parlare neppure di sé stesso. Mario Graziosi scriveva della vita di campagna, degli usi e dei costumi di tempi passati, intimamente legati alla terra, all'aria, al fuoco, all'acqua...
Ci parlava dell'importanza della semplicità e di come la "moderna società" ci stava cambiando profondamente senza che ce ne rendessimo conto... e questo produceva in lui una lacerante malinconia.
Parlava di un passato amaro, faticoso, povero, fatto sì di grandi sacrifici, ma anche di profonda dignità. Un passato che, a ben guardare, non è peggiore del futuro che ci stiamo costruendo, fatto per lo più di fin troppo facili e vuote aspettative... imposte da altri.
Ecco perché in questo nostro ricordo di Mario, lasciamo che sia Mario a ricordare: "Sono nato nei primi minuti del 2 febbraio 1948, al numero sei di contrada San Valentino Campolargo di Loro Piceno. Sono cresciuto "a pangótto" (pane bollito), come si diceva in quel tempo. Sì, nella "sotto-alimentazione" consentita dai circa ottomila metri quadrati di terreno [poco più della superficie di un campo di calcio per professionisti] di proprietà di nonna Carolina da cui attingere il sostentamento per la nostra famiglia composta da cinque persone; unitamente ai proventi di qualche giornata che, qua e là, mio padre poteva guadagnarsi grazie al suo duro lavoro.
La nostra casa era più o meno simile alle altre della stessa zona: pavimento in mattoni, soffitto con travature in legno a vista, porte e finestre in legno... laddove per le porte, non esisteva il telaio, e questo consentiva l'agevole passaggio di insetti e di topi.
A proposito di topi… quella casa, era attaccata a un'altra abitazione che era stata la prima a restare inabitata nell'ormai desolata contrada. Il proprietario, che a volte veniva per lavorare, spesso ci dormiva. Una di quelle notti sentimmo provenire dalla casa del vicino dei forti e ripetuti rumori. Al mattino ci raccontò di avere ucciso, con pugni e bastonate, ben quattordici topi, che avevano aperto un passaggio nell'angolo di muro prossimo al letto...
Nella nostra casa gli interstizi delle porte lasciavano passare anche l'aria, che in inverno sembrava unirsi subdolamente alla drammatica scarsità di legna, e al fatto che i bambini, da dopo "la fasciatura" e fino alla cresima, circa sette/otto anni di età, vestivano con i pantaloni corti: a gambe nude...
Ho ancora il vivo ricordo del dolore che provocavano i geloni ai piedi unitamente ai lividi di calore che si formavano per cercare di stare con le gambe il più possibile vicino al fuoco. Fuoco acceso in un camino che spesso rigurgitava una grande quantità di fumo che bruciava la gola e arrossava a tal punto gli occhi da farli lacrimare...".
Cosa dire?
Non si può aggiungere altro se non che Mario, dietro un volto scolpito dall'esperienza e dal sole della sua amata campagna, nella sua apparente semplicità fatta anche di prolungati silenzi e da un comportamento particolarmente schivo, contrario al moderno e assai comune desiderio di essere al centro di qualsiasi tipo di situazione... spesso ci stupiva, specialmente quando ricordava e raccontava aneddoti: storie più o meno vere e più o meno fantasiose, tramandate dalle "voci dei paesi" e, non da ultima, anche dalla sua.
Questo è uno di quei racconti che ci aiuterà a sentirlo ancora qui, accanto a noi: "A Sarnano, molto tempo fa, viveva un bizzarro personaggio, famoso per la sua 'battuta facile'. I suoi numerosi racconti poi, oltre a suscitare ilarità, spesso lasciavano ampio spazio alla riflessione, il che non era poca cosa. Si chiamava Normato. Normato possedeva un piccolo cane che era libero di muoversi dove e come voleva. Un giorno, il macellaio del paese, pensò che fosse giunta l'ora di prendersi gioco di Normato e del suo cane, avrebbe così avuto anche lui la sua storiella da raccontare in giro. Con fare adirato il macellaio si avvicinò a Normato e gesticolando gli urlò: 'guarda che il tuo cane mi ha mangiato un chilo di carne!'. Normato, senza por tempo in mezzo e senza dire una sola parola, prese il cagnolino in braccio, mosse qualche passo, lo poggiò sulla bilancia della macelleria e finalmente parlò: 'Amico mio... vedi la bilancia? Segna poco meno di un chilo. Immaginiamo che questa sia la carne che ti manca... Ma ora, il mio cane dov'è?'"
Grazie Mario. Aiutaci sempre a... ricordare.

cielo sereno (MC)
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