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"Nella lotta alla cannabis light ti sei mostrato padre di famiglia": Gianni Giuli scrive a Pignataro

"Nella lotta alla cannabis light ti sei mostrato padre di famiglia": Gianni Giuli scrive a Pignataro

Non si arrestano gli attestati di stima nei confronti del Questore Antonio Pignataro, che - a partire dal 30 novembre - lascerà Macerata per fare il suo ritorno a Roma, dove assumerà un nuovo incarico. I quasi tre anni passati nel capoluogo di provincia lo hanno portato a connettersi con numerose realtà del Maceratese, tra cui il Dipartimento di dipendenze patologiche dell'Area Vasta 3. 

Di seguito il contenuto integrale della lettera firmata da Gianni Giuli, che del Dipartimento di dipendenze patologiche di Macerata è il direttore: 

"Caro Antonio,  

se inizio così questo arrivederci, con la confidenza di usare il tuo nome proprio, è perché in questi tre anni dal "Lei" dovuto alla figura del Questore Pignataro io e il mio staff, come penso tutta la comunità, siamo passati gradualmente al "Tu", sempre con l'iniziale maiuscola, espresso alla statura e all'umanità di Antonio.

Sei arrivato qui e hai trovato un territorio profondamente ferito. Perché d'improvviso e in modo definitivo era crollata l'illusione "Macerata isola felice". Un'illusione che da anni noi del DDP tentavamo di smontare, sia nei tavoli tecnici che negli eventi pubblici organizzati con l'associazionismo, nel quale menzione d'onore spetta all'avvocato Giuseppe Bommarito.

Non volevamo essere profeti di sventura, ma fronteggiare la deriva. Quel che vedevamo e raccontavamo era un tessuto sociale ancora integro all'apparenza ma logorato alla radice dalle infiltrazioni della criminalità organizzata, dalla pressione manifesta del mercato delle droghe e da fenomeni insinuanti e estesi di violenza, marginalizzazione, sofferenza, degrado. Infine dalla perdita di fiducia nel futuro da parte dei giovani. Quest'ultimo punto è importante, perché la cura da apportare non poteva solo consistere nella repressione dei fenomeni criminosi, bensì nel costruire alternative, spazi per i giovani e per tutta la comunità per incontrarsi, pensare, esprimersi e crescere.

Abbiamo sbattuto la faccia contro fatti terribili per comprendere che la discontinuità non poteva aspettare. Sei arrivato Tu e l'hai affrontata di petto. Senza remore, senza riposare un giorno, operando con presenza diretta in ogni anfratto della Provincia.

Ecco, i media ci hanno spesso raccontato del "Questore sceriffo", che lotta contro il crimine strada per strada. Quello che mi pare sia stato poco raccontato è l'impegno che hai messo - altrettanto, se non di più - nel metterti a disposizione delle azioni di prevenzione, nel progettarle ed eseguirle insieme. Nel metterti in gioco con i ragazzi delle scuole per il progetto "Tra palco e realtà", per fronteggiare insieme a insegnanti e famiglie non solo i rischi dati dalle droghe ma anche dagli insidiosi stili di vita digitali.

Nell'abbracciare il contrasto alla diffusione incontrollata del gioco d'azzardo, su cui sei intervenuto con coraggiose e pionieristiche ordinanze. Fino ad arrivare alla battaglia titanica che hai intrapreso sulla cannabis light, dove oltre a "Uomo della Legge" ti sei mostrato anche padre di famiglia, che non si ferma ai punti percentuali di questa o di quella molecola, ma guarda oltre, al meccanismo di abuso nel quale con furbizia il prodotto si intromette.  

Ad ultimo scendo su un piano fin troppo personale, per raccontare alla nostra comunità la sensibilità di cui sei stato capace quando io e altri componenti del Dipartimento Dipendenze Patologiche siamo stati vittime di aggressione (leggi qui). In quei fatti per noi scioccanti - per te immagino di ordinaria microcriminalità - ci sei stato vicino, ci hai fatto sentire protezione, conforto e calore. Il calore dell'Istituzione che rappresenti, ma soprattutto il calore personale, emanazione della tua grande umanità.  

Caro Antonio, a nome mio e di tutti i miei operatori, grazie".

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