Domenica 4 agosto alle ore 18 presso la Sala Consiliare del Comune di San Ginesio, l’artista Francisco Aloy Carne presenterà il suo libro “Quindici anni di mostra di Francisco Aloy Carne a San Ginesio, 1997-2019” con lo scopo benefico di poter raccogliere dei fondi a carattere libero e volontario da devolvere per un fine sociale al Comune di San Ginesio.
Francisco Aloy Carné nasce a Capellades (Barcellona) nel 1961. Inizia a dedicarsi alla pittura fin da molto giovane entrando subito in contatto con pittori, disegnatori e professori facenti parte del movimento degli artisti di Capellades e del territorio dell’Anoia.La sua formazione artistica comincia nell’anno 1974 con il maestro Amadeu Freixes i Vivó, studia disegno tecnico nella Escuela Técnica Industrial de la Tenería de Igualada e in seguito nella Escuela Massana de Barcelona, dove si specializzerà in procedimenti pittorici.
La sua opera è in primo luogo realista, impressionista e figurativa, con un particolare e personale trattamento del colore e della luce. Nell’anno 1979 comincia a fare esposizioni sia collettive sia individuali. L’amore per San Ginesio sboccia nella primavera del 1997 grazie ad uno scambio tra la Corale Bonagiunta di San Ginesio e il coro “Noves Veus” di Cappellades di cui allora Francisco ricopriva il ruolo di Presidente. L’amore per l’arte, per la musica, per la pittura e per la storia trovò terreno fertile a San Ginesio dove a partire dal 1998, ogni anno nel mese di agosto realizza esposizioni individuali a San Ginesio (Italia) con temi propri della regione.
Durante il suo percorso artistico ha partecipato ad una infinità di concorsi d’arte e ha ottenuto distinti premi e menzioni, e dagli inizi della sua carriere fino ad oggi, ha fatto più di 140 esposizioni tra individuali e collettive, in molti luoghi sia in Italia che all’estero (Italia, Portogallo, Inghilterra, Romania, Uruguay, Argentina e Francia).
Altri sono gli appuntamenti con l’artista che precedono la presentazione del suo libro: Sabato 3 agosto, infatti, sempre alle ore 18.00 ci sarà l’inaugurazione della Mostra di Pittura e Ceramiche che sarà visitabile fino al 18 Agosto presso l’ingresso principale del Chiostro della Sede del Comune in via Capocastello e dal 29 luglio sono aperti i corsi di Disegno e Pittura per grandi e piccini.
Il Gruppo Fotografico "Senza Filtri" e Castrum Sarnani, in collaborazione con l'Associzione i Tamburini del Serafino e con il patrocinio del Comune di Sarnano, presentano la XII Edizione di "Viaggiando la Marca", storie di viaggi e viaggiatore che attraversano il territorio marchigiano.
Una tre giorni di spettacoli e di esposizioni in giro per il paese. Il tutto sarà allestito nel loggiato di via Roma a Sarnano, a partire da sabato 3 agosto, e l'obiettivo è quello di valorizzare il patrimonio naturalistico e storico-artistico regionale attraverso il potere evocativo dell'immagine.
La mostra rimarrà aperta dal 3 al 18 agosto dalle 21:00 alle 23:00.
Lunaria 2019 apre l’atteso e suggestivo scenario recanatese domani sera, 31 luglio, alle 21:30, con lo spettacolo de La Compagnia di Musicultura “Viaggiar cantando – canzoni e canzonette".
La Compagnia e la sua straripante energia che profonde nei live, accenderanno Piazza Leopardi, aperta al pubblico, con lo spettacolo: “Viaggiar cantando, canzoni e canzonette”, ideato e diretto da Piero Cesanelli e scritto insieme a Carlo Latini. Lo show propone la storia dell’automobile che si interseca con gli avvenimenti più importanti degli ultimi cento anni. Il tutto sottolineato da canzoni indimenticabili riarrangiate ed eseguite dall’ensemble de La Compagnia.
Un insolito percorso musicale che consente al pubblico di rivivere l’atmosfera effervescente e rivoluzionaria degli anni ’50 e ’60, mediante l’uso di parole, immagini video e fotografie, ma soprattutto attraverso quelle “canzoni e canzonette” attinte al repertorio italiano ed internazionale come ad esempio “Torpedo blu”, “Nuvolari”, “Topolino amaranto”, che raccontano i mille modi in cui l’evoluzione dei mezzi di trasporto ha scolpito nell’ultimo secolo l’immaginario della società in cui viviamo. Sul palcoscenico di Lunaria si esibiranno: Adriano Taborro (chitarre violino mandolino), Paolo Galassi (basso e mandolino) Andrea Casta (voce, chitarra, armonica), Riccardo Andrenacci (batteria), Chopas (voce e chitarra), Marumba, (tastiere) Alessandra Tamburrini (piano), Roberto Picchio (fisa), Bobby Bottegoni (sax), Tony Felicioli (sax), Alessandra Rogante, Elisa Ridolfi, Valentina Guardabassi, Francesco Caprari (voci), Giulia Poeta e Maurizio Marchegiani (narratori), Andrea Pompei (contributi video).
Lunaria, ideata dall’Associazione Musicultura, sostenuta dal Comune di Recanati in collaborazione con Amat, caratterizza da oltre venti anni le estati della cittadina leopardiana nella celebre Piazza dedicata al grande Poeta . La rassegna, dove la parola e la poesia incontrano la musica, si è conquistata nel tempo la fiducia del pubblico con scelte artistiche che la distinguono dai consueti circuiti dei concerti estivi.
Lunaria continua il prossimo 8 agosto con una delle voci internazionali più emozionanti Noa. Dopo le leggende di Solomon Burke, Joan Baez, Graham Nash questa volta sarà Noa ad esibirsi in Piazza Leopardi in una delle sue poche apparizioni italiane dell’estate confermando la vocazione della città di Recanati ad essere sempre più punto di approdo di grandi artisti internazionali.
Due settimane. Otto giorni. Oltre quaranta ospiti. Dieci rassegne. Sei Philoshow. Sei attrazioni espositive nella città museale “Space Oddity”. Otto location. E l'abbraccio del pubblico, coinvolto e numeroso, che ha sostenuto dal primo all'ultimo giorno questa proposta culturale, riempiendo tutti gli incontri. Questo l'ottimo bilancio della lunga estate civitanovese di Popsophia, festival che dal 18 al 28 luglio ha interrogato la città alta con il suo tema “Verso l'infinito e oltre”.
È stata anche occasione per celebrare alcuni grandi avvenimenti, come i 50 anni dallo sbraco dell'uomo sulla luna, i 110 anni del Manifesto dei Futuristi o il mezzo secolo di capolavori culturali, come “Easy Rider” o “Space Oddity” di David Bowie.
La narrazione si è snodata ascoltando i pareri di grandi ospiti, quali Giuliano Ferrara, Philippe Daverio, Luca Beatrice, Massimo Arcangeli o Carlo Massarini. Fino al campione delle corse Franco Uncini: sì, perché il celebre motto della Disney-Pixar, utilizzato come guida dell'edizione, è stato in realtà pretesto per esaltare tutta la bellezza della velocità. Paradigma che si è fatto “Vangelo” in “Space Oddity”: è stata l'idea di uno spazio espositivo globale e interattivo, una città-museo esperienziale che ha tolto le distanze tra opera e fruitore.
E grande attenzione Popsophia l'ha riservata alla ricerca di nuovi linguaggi, sperimentati nell'ormai collaudato contenitore dei Philoshow. "Spettacoli filosofici musicali in cui la filosofia si mescola alla perfezione con pillole di cultura massmediale. Insomma, il festival del contemporaneo ha cercato di introdurre “tante isole e tante declinazioni – ha detto in chiusura la direttrice artistica Lucrezia Ercoli -, dando spunti per un viaggio verso l'arcipelago del domani”.
“In queste giornate si è creato un sodalizio speciale tra ospiti e un pubblico sempre più fidelizzato – ha continuato la Ercoli -, che è giunto a Civitanova Alta anche da fuori regione. Il rapporto stretto tra proposte e spettatori ci ha stupiti. Questo entusiasmo ci ha riempito di orgoglio”.
“In queste due settimane, nel nostro stupendo borgo, sono stati indagati i tempi moderni con il format della contemporaneità – ha commentato il sindaco Fabrizio Ciarapica -. Rispetto all'anno scorso il programma si è raddoppiato, perché abbiamo voluto dare a Popsophia il giusto risalto. Con un'offerta continua, visto che tra marzo ed aprile sono state promosse tre serate al teatro Annibal Caro. Un festival, altra sua particolarità, che crea contenuti unici, con un valore aggiunto da portare avanti. Il mio grazie va a tutta la città alta, alla direttrice Lucrezia Ercoli e allo staff di Popsophia. E grazie al pubblico, che ci ha sempre seguito con grande attenzione”.
Anche l'assessore Maika Gabellieri ha voluto ringraziare il pubblico “per la sua costanza e affezione. Abbiamo riflettuto su temi molto importanti, con ospiti di rilievo e lezioni straordinarie”. La Gabellieri ha così ricordato i dieci anni da quando la pop-filosofia è sbarcata a Civitanova. Allora, in quell'avventura, era presente con forza la Fondazione Carima, che è tornata collaborando convintamente con Popsophia. Concedendo in prestito uno dei capolavori del Futurismo: il “Treno in corsa” di Ivo Pannaggi."
“Negli ultimi tempi – ha detto la presidente della Fondazione Carima Rosaria Del Balzo Ruiti – siamo stati molto vicini all'Alto Maceratese, viste le vicissitudini del dopo terremoto. Ma vogliamo instaurare ancora un rapporto con Civitanova, nell'ottica di rafforzare il sentimento di un territorio unito”.
Una prestigiosa rappresentanza della celebre Operà de Paris sarà a Montelupone, nel Parco Franchi, nella serata di sabato 3 agosto. Si tratta della formazione Vibes (Vocal International Bastille Ensamble Show), diretta dal M° Luca Sannai, tenore dell’Operà de Paris passato da turista a Montelupone la scorsa estate.
Il tour, in omaggio alle pregiate località marchigiane, quali Fermo, Sant'Elpidio a Mare, Montegiorgio, Montelupone e Altidona, è realizzato dagli “Artisti Viaggiatori” 9 voce dall’Opera di Parigi. La formazione Vibes, con il direttore artistico Pierpaolo Palloni, “vi guiderà in un itinerario musicale che spazia dal mondo dell’Opera al Gospel, ai grandi successi internazionali nei più bei Borghi delle Marche”.
Lo spettacolo inizierà alle ore 21.30, ingresso libero.
Il meteo ha costretto Popsophia ad alcuni cambi di location in corsa. Sia sabato sera che oggi, domenica 28 luglio. Ma il programma sarà tutto rispettato, sfruttando il bellissimo gioiellino di Civitanova Alta, il teatro Annibal Caro. Così gli incontri pomeridiani (alle 18 con Antonio Lucci su “Easy Rider” e alle 19.30 con “Orfeo Negro” e Patrizia Giancotti) si spostano oggi al chiuso, fino ad esaurimento posti.
Sempre all'Annibal Caro c'è allora alle 21.15 la lectio di Carlo Massarini e a seguire un Philoshow su Woodstock, con Alessandro Alfieri e le musiche della Factory. Quindi l'ultimo PopSound con il Rock'nphilo di Francis Métiver. La Blue Moon, con la presentazione de “La lettrice di Cechov” di Giulia Corsalini, è infine in un'aula interna del chiostro di Sant'Agostino. Restano aperte le mostre di Space Oddity e le altre rassegne.
“The show must go on”, diceva infatti Freddie Mercury, protagonista invece ieri del PopSound che ha tenuto alla fine del nostro sabato Alessandro Alfieri. Prima però il festival del contemporaneo ha esaltato appieno la bellezza della velocità, con un PhiloShow dedicato alla moto. Sempre all'Annibal Caro per questioni legate al meteo incerto.
Prima però il festival del contemporaneo ha esaltato appieno la bellezza della velocità, con un PhiloShow dedicato alla moto. E impreziosito dalla presenza del campione Franco Uncini.
“La mia vita è stata da sempre impostata sulla velocità”, ha detto Uncini, raccontandosi “senza freni” ad una platea gremita e attentissima. L'infanzia, le corse, le vittorie e quello spaventoso incidente. Come rimontare in sella? “Quell'incidente è come se non lo avessi vissuto – ha ammesso -. Non ricordo nulla e per diversi anni non ho voluto vedere le immagini televisive. Non ho avuto timore quindi nel ripartire. Alla prima gara mi sentivo ancora “torbido”, ma stavo andando forte. Al neurologo della clinica mobile chiesi: come mai sono già così competitivo? Mi rispose: “Correre è per te un automatismo” ”.
Poi il giornalista Leo Turrini ha riflettuto sull'amicizia di due grandi Rossi, Valentino e Vasco. “Due persone – ha sottolineato – che hanno un cognome tra i più comuni. Questo ci insegna che non importa come ci chiamiamo, o quali ostacoli dobbiamo superare. Non dobbiamo mai negarci la possibilità di diventare migliori”.
Sullo sfondo, le due ruote. “La moto è nel Novecento simbolo di un nuovo adeguamento tra l'uomo e la macchina – ha del resto evidenziato la direttrice Lucrezia Ercoli -. Tanto che la cura di questo marchingegno diventa maniacale. C'è un riferimento, “Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta”, che ci ricorda che il sacro può essere ritrovato anche dove non pensiamo. Pure nel meccanismo di quel motore che ci fa sognare”.
Il pomeriggio di ieri invece ha visto un doppio intervento. Quello di Andrea Colamedici e Maura Gancitano, del gruppo Tlon. Una performance coinvolgente, con il duo che per parlare di cucina futurista ha attivato davvero tutti i sensi. Utilizzando perfino diffusori di profumo.
Lunedì prossimo, 29 luglio, i Teatri di Sanseverino e i Teatri Antichi Uniti, all’interno del parco archeologico di Septempeda, grazie all’impegno congiunto di MiBAC, Regione Marche, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche, Amat e i tredici Comuni marchigiani che ospitano la rassegna Tau, presentano un viaggio nel tempo e nello spazio attraverso il testo che meglio rappresenta da sempre il senso del viaggio e della vita stessa, ovvero “Odissea”. Lo spettacolo, nato da un’idea di Francesco Rapaccioni, direttore artistico dei Teatri di Sanseverino, è una produzione degli stessi Teatri.
Motivo conduttore del poema è il ritorno, connesso a quello del viaggio, in cui sono inseriti elementi meravigliosi e fantastici: esseri prodigiosi, giganti cannibali e mostri, bacchette magiche, erbe miracolose e riti per evocare i morti, aspetti tutti che appartengono al patrimonio delle credenze popolari e dei saperi magici delle antiche civiltà. Il finale eroico, cioè la vendetta di Odisseo sui Proci, riafferma la concezione di vita dell'aristocrazia guerriera. Una lettura sui temi del viaggio e del ritorno con la leggerezza che servirà a godere di una serata magica da vivere nelle Terme Romane.
Lo spettacolo prevede letture a cura dell’associazione Sognalibro e musiche con Filippo Boldrini (violoncello), Riccardo Brandi (clarinetto), Mariaconcetta Losurdo (clarinetto), Simone Montecchia (fagotto), Paolo Moscatelli (violino), Roberto Navisse (clarinetto), Valentina Pilotti (clarinetto), Lavinia Repupilli (violoncello) e voci del coro Tourdion Ensemble del Corpo filarmonico “Francesco Adriani” Città di San Severino Marche.
Lo spettacolo è una produzione Teatri di Sanseverino in collaborazione con Sabap Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche, Amat, Regione Marche. Hanno collaborato anche Anas, Unione Montana Potenza Esino Musone di San Severino Marche, Protezione Civile di San Severino Marche, Club Alpino Italiano sezione di San Severino Marche, Pro Loco di San Severino Marche, Comitato del Quartiere Settempeda.
“Ah sì, è vero: la libertà è tutto, d'accordo... Ma parlare di libertà ed essere liberi sono due cose diverse”. E' uno dei dialoghi leggendari di “Easy Rider”, pellicola cult omaggiata nel corso dell'estate di Popsophia. Il festival del contemporaneo domani, domenica 28 luglio, chiude la sua ultima giornata di programmazione a Civitanova Alta con diversi spunti che indagano proprio la libertà. A volte sognata, a volte desiderata, a volte illusoria.
Del resto, perfino il venerdì è stato consacrato alla libertà. Concetto minacciato dalla perdita di memoria della lingua, come ha espresso Massimo Arcangeli, o dalla parabola di un caso mediatico come quello di Mark Caltagirone, che Salvatore Patriarca ha elevato a minaccia della credibilità.
Intanto domani, domenica, alle 18, Antonio Lucci incomincia il ragionamento sui cinquant'anni di questo straordinario film, “Easy Rider”. In un percorso che trasporta nei “tempi moderni” alla serie tv “Sons of Anarchy”. La motocicletta passa allora dall'identificare la controcultura anti-sistema libertaria, all'estremismo dei valori di un'America reazionaria.
Alle 19.30, Patrizia Giancotti conversa su tutt'altro “road movie”, che di anni ne compie sessanta. L'“Orfeo Negro”. La pellicola è la versione brasiliana del mito antico. Ma c'è un'evidente contrapposizione tra il viaggio su strada di “Easy Rider” e il viaggio proibito negli inferi. La vedremo insieme.
Come sempre, alle 19 aprono le mostre di Space Oddity, i laboratori di Contemporanea 2.0 e la WineNight di Fontezoppa.
Alle 21 l'ultimo PopCorto di Riccardo Minnucci dà il via all'intervento di Carlo Massarini, che accompagna il pubblico verso un Philoshow su “Il concerto infinito, a cinquant'anni da Woodstock”. Con Alessandro Alfieri, per un appuntamento ideato e diretto da Lucrezia Ercoli. Musiche della Factory. Durante questo spettacolo, rifletteremo sulle influenze del più grande show di tutti i tempi, apoteosi di una stagione di grandi cambiamenti. Chiedendoci: Woodstock, alla fine, è stato consacrazione della libertà o inizio della fine di un'Era?
In parallelo tornano i laboratori di Contemporanea 2.0, il Cine Sted proietta alle 22 “Mad Max, fury road” e la Blue Moon interviene su “La lettrice di Cechov”: il libro di Giulia Corsalini che è presentato dall'autrice con Silvia Bertini e Luca Recchi. Non mancano i telescopi di Alpha Gemini.
Alle 23 chiudiamo l'edizione 2019 con il PopSound e con un ospite di caratura internazionale, giunto appositamente dalla Francia per Popsophia: Francis Métivier. L'autore porta la sua “Rock’n’philo”, concezione da lui stesso creata e che abbina i grandi classici del rock alla storia della filosofia.
Più di trenta artisti hanno contribuito alla realizzazione delle opere che da sabato 27 luglio, alle 18.00, saranno esposte presso il Centro sportivo e ricreativo di San Lorenzo al Lago. La mostra sarà visitabile fino a domenica 4 agosto, giorno in cui le opere verranno bandite in un’asta di beneficenza il cui ricavato sarà devoluto al Comune per la realizzazione della nuova scuola.
La mostra, curata da Daniele Taddei e nata dalla collaborazione dell’Art Club Studio di Macerata, il Comune di Fiastra, la Pro Loco e il Museo del Camoscio, è coordinata da Daniela Ripani.
La pittrice maceratese, che è anche uno dei trentasei artisti che hanno contribuito con le loro opere alla realizzazione dell’asta, è la vera anima del progetto: ”Un sorriso per Fiastra ha lo scopo di far tornare sul volto dei bambini quel sorriso luminoso, spensierato e nel cuore delle persone quella serenità tipica della gente di montagna. L’arte ancora una volta mostra tutta la sua sensibilità verso quelle persone che hanno perso la bellezza, patrimonio di tutti noi”.
Il progetto è frutto della sua passione per la pittura e dell’amore per la valle del Fiastrone: “Ho una casa ad Acquanina, inagibile da dopo il terremoto, dove ho trascorso tutte le vacanze della mia vita e a cui sono legatissima, da tempo volevo fare un’iniziativa benefica legata all’arte in un luogo del cratere. Ho cercato di coinvolgere tutte le realtà locali in questo progetto, per cui devo ringraziare anche gli sponsor privati”.
I locali del centro sportivo e ricreativo saranno aperti dalle 17.30 alle 19.30 fino a domenica 4 agosto, giorno dell’asta di beneficenza.
Popsophia domani, venerdì 26 luglio, si addentra nel suo ultimo week end di programmazione estiva a Civitanova Alta. Già dalle 18 con Riccardo Dal Ferro, che al chiostro Sant'Agostino spiega la filosofia di Philip K. Dick. Dal Ferro ci presenta un ritratto di uno dei padri della fantascienza, autore di opere che hanno poi ispirato film come “Blade Runner” o “Minority Report”. Palesando come in Dick si celi un viaggio costante dentro gli incubi più reconditi e attuali.
Alle 19 vengono aperte le mostre di Space Oddity, ci sono i laboratori di Contemporanea 2.0 e ci si può rilassare sorseggiando un buon calice alla WineNight di Fontezoppa.
Alle 19.30 Salvatore Patriarca ci porta a scoprire la “vita” segreta di Mark Caltagirone. Questo personaggio, inesistente, che ha creato negli ultimi mesi un clamore mediatico unico. Generando confusione tra realtà e finzione. Patriarca, agganciandosi a questo caso, riflette sull'era della post-notizia, allargando il campo alla credulità nell'epoca dei social.
Il PopCorto di Riccardo Minnucci apre alle 21.15 in piazza della Libertà la Lectio Pop di Massimo Arcangeli. Il noto linguista trae ispirazione proprio da una frase di Dick. Lo scrittore infatti osserva che per manipolare il futuro bisogna prima manipolare le parole. Subito dopo, Tommaso Ariemma conduce il PhiloShow ideato e diretto da Lucrezia Ercoli (musiche della Factory). Ariemma torna indietro agli anni Ottanta, decade in cui la fantascienza vede in un Terminator l'incubo di un futuro apocalittico.
Nel durante ci sono altri laboratori di Contemporanea 2.0 e alle 22.30 la Blue Moon del cortile della Pinacoteca. Ospite l'astrofisica marchigiana Francesca Faedi, che ci racconta del suo lavoro alla scoperta dei pianeti extrasolari. Con aneddoti sulla vita di una ricercatrice. Viene intervistata da Gionni Branchesi. A seguire, i telescopi di Alpha Gemini. Alle 23 chiudiamo con un PopSound con Alessandro Alfieri sulla filosofia di Kurt Cobain, quindi con i Sax Pistons alla WineNight, lo spazio pop-enologico proposto da Cantine Fontezoppa al Chiostro Sant'Agostino.
Popsophia in questi giorni sta celebrando anche i 110 anni dal Manifesto dei Futuristi. Per l'occasione ricordiamo che il Caffè del Teatro Cerolini sta proponendo ogni giorno alcune Polibibite: fantasiose ricette che gli esponenti di questa corrente d'avanguardia avevano inventato all'epoca. Sarà quindi ancora occasione per assaggiare qualcosa di estremamente unico.
In caso di pioggia gli appuntamenti si terranno al chiuso, al Teatro Annibal Caro di Civitanova Alta. Il programma resterà comunque invariato. Vi terremo aggiornati in tempo reale sui nostri profili social.
Sabato 27 e domenica 28 luglio il centro storico di Sarnano sarà teatro di un’originale manifestazione dedicata al mito della Sibilla dell’Appennino. L'evento, curato dall’Associazione Il Circolo di Piazza Alta, è nata nel 2015 come spettacolo itinerante nel centro storico. "Il testo è ispirato al Guerrin Meschino di Andrea da Barberino, a Le Paradis de La Reine Syibille di Antoine de La Sale e ai racconti popolari dei Sibillini" racconta Isabella Tomassucci, una delle ideatrici. "Non volevamo limitarci a far conoscere queste storie, ma cercare di farne emergere il senso profondo: l’importanza di tramandare il patrimonio culturale della nostra comunità. Dopo il terremoto questa esigenza è diventata ancora più forte e ci ha spinto ad ampliare il format dell’evento. Quest’anno lo spettacolo, sempre diretto da Francesco Facciolli, si svolge tutto in Piazza Alta. Abbiamo abbandonato l’ambientazione medievale per creare un’atmosfera surreale, fuori dal tempo, che ben si addice al mondo fantastico di cui parla la leggenda. Si tratta di un’operazione di riscrittura del mito che, senza snaturarlo, cerca di indagarne l’essenza più intima".
L’aspetto itinerante della manifestazione, che è stato tanto apprezzato nelle edizioni precedenti, verrà comunque mantenuto grazie alla mostra di installazioni artistiche dedicata ai quattro elementi naturali, allestita per tutto il centro storico. "Aria, acqua, terra e fuoco sono alla base del pensiero alchemico medievale e la grotta della Sibilla è stata a lungo meta di pellegrinaggio degli alchimisti" continua Isabella Tomassucci. "Da qui, l’idea di un viaggio simbolico tra i vicoli del centro storico di Sarnano che conduce gli spettatori allo spettacolo finale e, idealmente, alla meravigliosa grotta della Sibilla. La mostra sarà interattiva: i visitatori potranno limitarsi a osservare le installazioni luminose oppure, utilizzando i loro smartphone, potranno attivare dei contenuti sonori. L’ideatore, Simone Porfiri, ha aggiunto un ulteriore livello di significato e, attraverso il percorso, ha voluto toccare anche il tema della ricostruzione post-sisma: le installazioni, infatti, sono realizzate con materiali edili e raccontano una sorta di cantiere itinerante".
La manifestazione ha ricevuto il patrocinio del Comune di Sarnano ed è stata realizzata anche grazie al contributo di molte aziende del territorio. Anche moltissime attività commerciali di Sarnano hanno espresso grande interesse nei confronti della manifestazione: i ristoranti hanno aderito ideando menù a tema e molti negozianti esporranno nelle loro vetrine delle pergamene con brani tratti dal romanzo del Guerrin Meschino, costruendo un percorso che unisce simbolicamente il presente al passato e introduce gli spettatori nel mondo fantastico e surreale dello spettacolo.
Entrambe le giornate si aprono con un momento divulgativo e prevedono due conferenze per approfondire la conoscenza del mito sibillino e delle leggende di questo territorio: gli ospiti della manifestazione sono la dottoressa Tea Fonzi, iconologa e divulgatrice, il dottor Diego Mecenero, giornalista e autore per ragazzi, e Marco Squarcia, autore della raccolta di racconti “Quasi grandi. Novelle dai Monti Sibillini al Mare Adriatico”.
Un weekend dedicato alle storie più belle dei Monti Sibillini, ma soprattutto un evento che testimonia la volontà delle comunità locali di preservare la propria identità, la propria storia e la propria cultura.
Credit: Guerrino e il Meschino edizione 2018 - Foto di Fausto Mezzelani e Mirta Principi
“Notturni Settempedani” è il titolo di due visite guidate serali ai principali monumenti della Città di San Severino Marche promosse dalle Guide turistiche abilitate con il patrocino della Pro Loco.
La prima delle due visite si terrà mercoledì prossimo (24 luglio), con ritrovo alle ore 21,30, e interesserà il Museo archeologico “G. Moretti” e l’area di Castello al Monte. Il mercoledì successivo (31 luglio) tour alla Pinacoteca civica “P. Tacchi Venturi” e al teatro Feronia. Costo della partecipazione alle singole visite di 5 euro, gratuita per i bambini fino a 10 anni. È obbligatorio prenotarsi entro il giorno prima dell’evento.
I singoli eventi si terranno soltanto col raggiungimento del numero minimo di 20 partecipanti.
Popsophia 2019 ha chiuso ieri, domenica 21 luglio, la sua iniziale sessione di ragionamento. Ora, tre giorni per riposare le menti, poi si riparte giovedì 25 luglio con un nuovo susseguirsi di spettacoli, istallazioni e ospiti fino al 28 luglio, quando si chiuderà l'estate del festival del contemporaneo.
Intanto ieri, a Civitanova Alta, il primo punto è stato messo con uno spettacolo filosofico musicale incentrato sui significati che si celano dietro ai prodotti Disney/Pixar, focalizzandosi proprio su quel motto di Toy Story che è guida di questa edizione. Occasione per guardare fuori dai confini dell'ignoto. Un ragionamento, quello di Popsophia 2019, partito giovedì 18 luglio da una lectio magistralis di Umberto Curi, che ha suggerito le visioni del passato e la volontà degli antichi greci di indagarsi senza aver troppa paura del limitato. Si è andati spediti con Giuliano Ferrara e la sua interpretazione di un presente in cui il noto giornalista non si riconosce, ricercando poi con Philippe Daverio cosa è rimasto del Futurismo. Avanguardia che risuona molte volte nella manifestazione, impreziosita dalla presenza dell'opera “Treno in corsa” di Ivo Pannaggi. Il sabato è stato invece opportunità per un grande omaggio, i cinquant'anni dal primo uomo sulla Luna. Luca Beatrice ha fatto capire ai presenti quanto il nostro satellite sia stato d'ispirazione prima e dopo quel “piccolo passo”. Viaggio immaginario da una parte, viaggio reale dall'altra. Con lui sul palco Simone Regazzoni ha posto dubbi sulla relazione che abbiamo con l'alieno, visto proprio come l'altro.
Popsophia è anche animata da molti contenitori. Tra questi Blu Moon, la rassegna che fa sognare con gli occhi al cielo, e il PopSound, con Alessandro Alfieri e Massimo Donà che hanno trasportato nei grandi miti della musica. Entrambi sono stati momenti davvero partecipati e sentiti dal pubblico.
“Siamo orgogliosi del viaggio culturale della prima settimana – ha commentato la direttrice artistica Lucrezia Ercoli -. È emersa l’unicità del nostro festival, che produce contenuti inediti su temi nuovi, oltre il format consueto delle conferenze. Popsophia, parafrasando Hegel, è il nostro tempo appreso con il pensiero. Il pubblico ha premiato la nostra sperimentazione, affollando gli appuntamenti. Di questo siamo molto contenti”.
“Siamo partiti alla grande – ha detto l'assessore Maika Gabellieri -, con Philippe Daverio che ha incantato il pubblico e la suggestiva giornata dedicata all'allunaggio. Continuiamo in questa bellissima avventura che è Popsophia”.
Giovedì 25 luglio allora si riparte. Ospite, alle 21.30, Marcello Veneziani.
Domani, domenica 21 luglio, si conclude a Civitanova Alta la prima settimana di programmazione di Popsophia 2019.
Alle 18.30 inaugura la giornata il filosofo belga di fama internazionale, Laurent de Sutter, esperto di pop'philosophie francese. Sarà lui a raccontare come la pop filosofia viene declinata persino Oltralpe, connettendola con il nostro ragionare. Una linea di congiunzione che ribadisce il respiro mondiale di questo genere. Ad intervistarlo, Simone Regazzoni con la traduzione di Sylvie Lighezolo.
Ci sono poi Space Oddity, mostra esperienziale, i laboratori di Contemporanea 2.0 e WineNight.
Alle 19.30 il tanatologo Davide Sisto parte dal suo ultimo saggio “La morte si fa social”, per spiegare il desiderio di una vita infinita, superiore al confine ultimo. Sullo sfondo, una domanda: la vita digitale ci renderà immortali? Alle 21 il PopCorto di Riccardo Minnucci dà il via alla LectioPop di Andrea Tagliapietra sul principio profondo dei cartoni animati. Che si collega a tutto tondo con il Philoshow delle 21.30 sulla filosofia Disney/Pixar, con Riccardo Dal Ferro. Prodotti che in realtà sono dei veri viaggi di formazione, iniziatici, che segnano passaggi cruciali dall'infanzia all'adolescenza, quindi all'età adulta. Ci si muoverà dai classici fino agli ultimi capolavori. Come sempre con la direttrice Lucrezia Ercoli e le musiche della Factory.
In parallelo alle 21.30 ci sono i laboratori per giovanissimi (5-12 anni) di Contemporanea 2.0 e alle 22 Cine Sted con Toy Story, pellicola che è linea guida di Popsophia 2019. Alle 22.30 a Blu Moon l'attrice Silvia Bertini e Luca Recchi accompagneranno gli spettatori nel mondo della letteratura con “Per amica silentia lunae” e a seguire l’osservazione del cielo con i telescopi di Alpha Gemini. Alle 23 si chiude la prima settimana di programmazione in musica. Da PopSound con i Beatles e l'intervento di Massimo Donà, che condurrà nella stupenda sperimentazione (anche d'animazione) che alberga in “Yellow Submarine”. Dalla WineNight di Fontezoppa con i Sax Pistons.
Popsophia riposerà la mente per alcuni giorni , poi ripartirà giovedì 25 luglio con ospite Marcello Veneziani.
Sono previste navette per raggiungere l’evento (info su www.popsophia.it)
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Una prima con i fiocchi (rossi) quella che è andata in scena ieri allo Sferisterio. Un’atmosfera magica ha caratterizzato il debutto del Macerata Opera Festival 2019 con la Carmen di Bizet.
Nelle prime file il Presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli, il Questore Antonio Pignataro, il primo cittadino Romano Carancini, il Presidente della Provincia Antonio Pettinari, i comandanti provinciali dei Carabinieri, dei Vigili del Fuoco e della Guardia di Finanza, l’imprenditore Adolfo Guzzini (che ha partecipato al progetto dell’illuminazione dello Sferisterio) accompagnato dalla famiglia, Gianluca Pesarini, Presidente di Confindustria Macerata, la Presidente di Fondazione Carima Rosaria Del Balzo Ruiti, la Direttrice Artistica Barbara Minghetti e molte altre personalità.
Una Carmen che si sta avvicinando al sold-out anche per la seconda replica. Oggi in scena la prima del Macbeth.
A Civitanova Alta si inizia a galleggiare in uno “spazio strano”, lo Space Oddity. Come l'astronauta di David Bowie che fluttua nel vuoto, lo spettatore di Popsophia è stato ieri, giovedì 18 luglio, scagliato all'interno di questa mostra urbana esperienziale, che vuole superare il cordone rosso che ha da sempre ingiustamente diviso fruitore e oggetti esposti. Con situazioni che non solo si vedono, ma si provano con mano.
Il progetto, allestito fino al 28 luglio nei giorni del festival del contemporaneo, prende proprio in prestito il nome dal capolavoro del Duca Bianco, che ha festeggiato i suoi cinquant'anni dall'incisione. Space Oddity è allora occasione per articolare tutto il ragionamento sull'esaltazione della velocità. Del resto, 110 anni fa venne pubblicato il Manifesto dei Futuristi, con la “sfida alle stelle” marinettiana. E la sfida di Popsophia è partita dallo Spazio Multimediale San Francesco, dove scorre su uno schermo gigante l'impresae sagerata del regista Claude Lelouch, che si lanciò premendo sull'acceleratore attraversando Parigi all'alba. La folle corsa (“C'etait un rendez vous”, il nome) è stata ripresa nel 1976, diventando un corto. Velocità reale da una parte e velocità immaginaria invece in una serie di simulatori di Formula 1 che sono disposti a pochi metri di distanza. Con il pubblico che si può mettere alla prova, salendo pure su una monoposto. Rossa, avvicinandosi poi ad un altro inchino, quello di Mauro Cicarè a Niki Lauda. E la velocità viaggia persino sui binari, ricordando la locomotiva “Satana su rotaia”, come è stata definita da Giosuè Carducci. Così “Il treno in corsa” di Ivo Pannaggi, in assoluto uno dei capolavori di riferimento del Futurismo italiano, si fa ammirare a Popsophia accompagnato da suggestioni visual di Riccardo Ruggeri e le composizioni musicali di Matteo Moretti.
All'Auditorium Sant'Agostino invece si ergono come statue su piedistalli alcune delle motociclette che hanno fatto l'iconografia della cultura massmediale internazionale, con l'ex chiesa che si trasforma in Tempio della Meccanica. Primeggia su tutte la Captain America, l'Harley Davidson Hydra Glide chopper di Easy Rider, pellicola che compie i suoi primi 50 anni, affiancata ad altre due ruote storiche del cinema. La Triumph Thunderbird portata da Marlon Brando ne “Il Selvaggio”, l'Harley Davidson Big Twin di “Sherlock Jr”, diretto da Buster Keaton, fino alla Indian Scout Special carenata su cui Anthony Hopkins ha vestito i panni del motociclista Burt Munro. Non mancano video istallazioni, disseminate ovunque.
“Abbiamo voluto sviluppare fino in fondo il Manifesto del Futurismo – le parole di Evio Hermas Ercoli, ideatore delle mostre con il supporto di Pietro Cardarelli e Riccardo Minnucci -. Un inno che ha rotto con il passato sfidando l'estetica. Il bello non è più geometrico e di prospettiva, ma meccanica e movimento, dinamica e velocità”.
All'inaugurazione erano presenti l'assessore alla Cultura del Comune di Civitanova Maika Gabellieri, Gianni Fermanelli, segretario generale della Fondazione Carima (fondazione che ha gentilmente concesso “Il treno in corsa”) e la dirigente Antonella Marcatili a nome dell'Ufficio Scolastico Provinciale.
Di seguito il programma completo di sabato 20 luglio
Il 20 luglio del 1969 l'astronauta Neil Armstrong posò il suo piede sul suolo lunare. Quel “piccolo passo”, grande traguardo per l'umanità, è fulcro nel programma di domani, sabato 20 luglio, di Popsophia. L'intera giornata è infatti votata alla celebrazione dei cinquant'anni esatti di questo evento epocale.
Lo zenit ci sarà alle 21.30 in piazza della Libertà, con il Philoshow “Fly Me to the Moon – Viaggi nello spazio e incontri alieni”, ideato e diretto dalla direttrice di Popsophia Lucrezia Ercoli. Tra gli ospiti, il critico d'arte Luca Beatrice e il filosofo Simone Regazzoni. Proprio Beatrice ha effettuato uno studio su opere che raccontano l’influenza dell’astro d’argento sull’arte.
“A Popsophia porterò l'esperienza di questo lavoro – ha anticipato Beatrice -, che parte dal Romanticismo e arriva al 1969 per rivelare come l'arte ha vissuto questo sogno del viaggio (prima immaginario, poi reale) sulla Luna. Riportando elementi di pittura, Avanguardia e cultura popolare”. Ma cosa ha rappresentato questo Allunaggio? “Negli anni Sessanta – ha aggiunto – c'era uno straordinario momento in cui si credeva al futuro. Anni del boom economico, anni in cui la tecnologia stava facendo la sua parte. Basta considerare che questo è stato uno dei primi eventi condivisi davvero da milioni di persone. Tutti sulla Terra, nello stesso momento, hanno guardato la luna in televisione”.
Quindi il filosofo Simone Regazzoni connetterà il percorso al suggestivo incontro con l'extraterrestre, percepito proprio come figura che va fuori dalla nostra sfera personale. La Terra vista dalla Luna diventa perciò dicotomia di come gli esseri umani vengono percepiti dall'alieno.
Si tratta pur sempre di un Philoshow, e tra i riferimenti musicali si ascolteranno brani che spaziano da “Blue Moon” di Billie Holiday, “Fly me to the Moon” di Frank Sinatra fino allo “Starman” di David Bowie.
Ecco, Blue Moon: la rassegna del cortile della Pinacoteca vede alle 22.30 “La notte della Luna”, in cui Claudio Bernacchia farà rivivere quel “primo passo”, con gli intramezzi musicali dalla pianista Madeleine Pianesi.
Prima però, il pomeriggio si apre alle 18.30 con Luciano De Fiore che parlerà dell'Allunaggio come naufragio nel Mare della Tranquillità. Alle 19.30 poi Ivo Germano ci riporta al mondo dei mass media, e come questi hanno trasfigurato il viaggio nello spazio costruendo il nostro immaginario fantascientifico.
Come sempre apre dalle 19 Space Oddity, mostra urbana esperienziale, e ci sono in programma diverse rassegne e laboratori. Alle 23 invece sarà la volta del PopSound più incline al 2019 di Popsophia, con Alessandro Alfieri e la musica della Factory che ricordano il grande David Bowie.
Il programma completo è su www.popsophia.it #popsophia2019
Secondo titolo del Macerata Opera Festival 2019 #rossodesiderio è Macbeth di Giuseppe Verdi, in un riallestimento ideato propio per lo Sferisterio di una celebre e premiata produzione, realizzata dall’istituzione marchigiana con il Teatro Regio di Torino e il Teatro Massimo di Palermo con la regia di Emma Dante.
Il debutto sabato 20 luglio alle ore 21: sul podio della Filarmonica Marchigiana Francesco Ivan Ciampa, le scene di Carmine Maringola, i costumi di Vanessa Sannino, la coreografia di Manuela Lo Sicco e le luci di Cristian Zuccaro. Nata due anni fa al Teatro Massimo di Palermo, città natale di Emma Dante, ripresa al Regio di Torino e al Festival di Edimburgo (dove ha vinto il premio Herald Angel come uno degli spettacoli più interessanti e innovativi in programma), questa edizione del Macbeth verdiano ha subito, relativamente alla versione musicale di volta in volta eseguita, numerosi interventi.
In ogni circostanza ha assunto una forma diversa: a Palermo, omesse le danze del terzo atto ma aggiunto, prima del coro finale “Macbeth, Macbeth, ov’è?…”, il monologo di Macbeth morente, “Mal per me che m’affidai”, estrapolato dalla redazione originaria dell’opera, quella commissionata, nel 1847, dal Teatro della Pergola in Firenze; a Torino con il ballo e con il monologo, ma senza il citato inno corale introdotto nel 1865, quando Verdi rifece di sana pianta per Parigi una metà circa dell’opera; a Macerata si seguirà l’esempio palermitano, via le danze e dentro il monologo."Non faccio moltissime regie d’opera, non sono una specialista – sottolinea Emma Dante - le poche che accetto hanno sempre una valenza forte nel mio percorso di teatrante. Lavorare sul Macbeth di Verdi è stato molto bello, e che il soggetto provenisse dal teatro di parola, dalla tragedia di Shakespeare, mi è stato di grandissimo aiuto, una cosa benedetta. Ovviamente, il luogo, ogni luogo, influisce sullo spettacolo; questa, oltretutto, è la prima volta che curo la regìa di un melodramma en plein air. Per ragioni professionali non ho potuto seguire la prima fase delle prove, che ho affidato al mio aiuto (Giuseppe Cutino) e alla coreografa (Manuela Lo Sicco): sono loro ad aver apportato le varianti necessarie dietro mia indicazione, varianti in certi casi macroscopiche, basti pensare che allo Sferisterio, per ovvie ragioni, il palcoscenico non è dotato di una soffitta alla quale appendere la scenografia. Comunque, l’arena maceratese è un luogo affascinante; mi piacerebbe pensare uno spettacolo apposta per questo spazio totalmente assurdo e fuori da ogni canone usuale. Non importa il titolo, lo Sferisterio lavorerebbe insieme a me alla sua metamorfosi". In scena per questo spettacolo che sembra nato per i colori e lo spazio maceratese un cast di star con Roberto Frontali nel ruolo del titolo, Saioa Hernandez come Lady Macbeth, Alex Esposito al debutto di Banco e il giovane tenore Giovanni Sala che torna allo Sferisterio dopo il successo nel 2018 come Pamino. Completano il cast Fiammetta Tofoni (Dama di Lady Macbeth), Rodrigo Ortiz (Malcolm), Giacomo Medici (Medico), Cesare Kwon (Domestico/Sicario/Araldo), Bruno Venanzi e Giulia Gabrielli (Apparizioni). In scena anche il Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini” diretto da Martino Faggiani (Massimo Fiocchi Malaspina, altro maestro del Coro) e la Banda “Salavadei”.Lo spettacolo è sopratitolato in italiano e inglese e sarà trasmesso in diretta su RAI Radio3 e nel circuito internazionale Euroradio.
Ieri pomeriggio le porte del Musei civici a Palazzo Buonaccorsi si sono spalancate per l’inaugurazione della mostra “Bauhaus 100: imparare, fare, pensare”, promossa dalla Regione Marche, dal Comune di Macerata, Macerata Musei e organizzata da Sistema Museo e curata da Aldo Colonetti, Presenti alla cerimonia il sindaco Romano Carancini, l’assessore alla Cultura Stefania Monteverde, il curatore Aldo Colonetti, l’archistar Italo Rota, Maria Grazia Mattei presidente del MEET centro internazionale per la cultura digitale, Gildo Pannocchia presidente dell’Istituzione Macerata Cultura, Gianluca Trequattrini Capo del Servizio Segreteria particolare del Direttorio e comunicazione della Banca d’Italia, Gianluca Bellucci direttore Sistema Museo e Paolo Baldessarri architetto del progetto espositivo.
A cent’anni dalla fondazione della scuola che ha rivoluzionato il design e l’architettura, a Palazzo Buonaccorsi arriva una mostra che vuole recuperarne la memoria storica e ripensarne le influenze nel futuro. “Bauhaus 100: imparare, fare, pensare” desidera individuare ciò che è rimasto di quello spirito rivoluzionario e interrogarsi se è ancora possibile progettare mettendo al centro “le idee” e non “le cose”.
Macerata è il luogo ideale: uno dei pochi italiani che hanno frequentato il Bauhaus negli anni Trenta è Ivo Pannaggi, artista maceratese, poliedrico innovatore. Dal 19 luglio al 3 novembre nel museo civico di Palazzo Buonaccorsi, Palazzo Pellicani Silvestri, ex sede della Banca d’Italia, e la biblioteca comunale Mozzi Borgetti, la mostra animerà il centro storico cittadino con esposizioni e attività ed eventi collaterali.
Il progetto culturale vuole essere non solo una ricostruzione dei fatti e degli avvenimenti. Bauhaus 100: imparare, fare, pensare” vuole essere un dibattito di idee nell’organizzazione e nella definizione della “cultura materiale”, ovvero tutto ciò che rende possibile un’esistenza più razionale, senza dimenticare il ruolo fondamentale del pensieri e delle arti, strumenti necessari per tentare di disegnare il futuro. Una mostra diffusa tra più sedi che presenta sullo stesso livello le collezioni storiche e le installazioni di artisti che guardano al futuro. “Bauhaus 100: imparare, fare, pensare” è promossa dalla Regione Marche, dal Comune di Macerata, Macerata Musei ed è organizzata da Sistema Museo con la collaborazione di ADI Associazione per il Disegno industriale – Delegazione Marche, Abruzzo, Molise, Centro Studi Pannaggi, Comune di Esanatoglia, Confindustria Macerata, Confindustria Marche, Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata, MEET, centro internazionale per la cultura digitale di Milano con il supporto di Fondazione Cariplo, Associazione Culturale Il Paesaggio dell’Eccellenza.
"Questa mostra poteva nascere solo a Macerata – ha detto l’assessore alla Cultura Stefania Monteverde introducendo gli interventi dei presenti - la città che ha dato i natali a Ivo Pannaggi, l'artista poliedrico che nel Novecento fu uno dei pochissimi italiani che frequentarono il Bauhaus da cui trasse ispirazioni innovative e le cui opere sono conservate ai Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi. Con questa mostra vogliamo dare un'opportunità per conoscere una straordinaria epoca di innovazione artistica nel Novecento e allo stesso tempo fare un omaggio a chi continua a sperimentare l'innovazione libera e coraggiosa nelle idee e nel fare. Saranno molti gli appuntamenti durante l'apertura della mostra per scoprire lo spirito delle nuove imprese creative e del nuovo artigianato 4.0,”.
“Macerata celebra i 100 anni dalla nascita del Bauhaus con il coraggioso spirito di sperimentazione che connota la sua indole di città creativa – ha affermato invece il sindaco Romano Carancini -. La propensione alla ricerca e l’attitudine a varcare terreni inediti ci permettono oggi di saggiare un percorso che proietta il presente verso il futuro. Il valore di questa scelta, di allestire una mostra dedicata al Bauhaus, il più famoso esperimento nel campo dell’educazione artistica che si sia compiuto in epoca moderna, si sposa con la politica culturale che l’Amministrazione comunale ha portato avanti in questi dieci anni. E non è una scelta casuale ma legata a Ivo Pannaggi, al suo rapporto con la città ed è un’occasione per ricordare che una sezione dei Musei civici è dedicata a lui e alla sua arte. Pannaggi incarna l’indole di questo territorio che è poliedrico, curioso, laborioso e attento alle esigenze del vivere umano, dove l’industria non tradisce i tratti essenziali degli antichi mestieri, si aggiorna e progredisce. Non celebriamo oggi il centenario di una scuola ma un modello, la forza di un’idea che vive, che continua, si rigenera prendendo spinta dal passato e guardando al futuro. Nel percorso di crescita della città di Macerata un aspetto fondamentale è stato la partecipazione, la condivisione il fare rete nelle idee e nelle visioni e la partecipazione era un elemento fondante della didattica del Bauhaus: l’unione delle arti, non più divise tra loro, si fa simbolo ed espressione di un’unica volontà creatrice. Macerata, città creativa, ancora una volta diventa scenario di un’inedita esperienza che consiste nel sapere recuperare le buone idee del passato per riportarle al presente dando loro un nuovo respiro”.
La parola è passata poi al presidente dell’Istituzione Macerata Cultura Gildo Pannocchia che per primo ha lanciato l’idea di allestire una mostra dedicata al Bauhaus “L’idea da sola – ha detto – non dice nulla se non cade in un terreno fertile. Nel nostro caso il consiglio di amministrazione dell’Istituzione l’ha fatta sua e ha iniziato a lavorare per realizzarla. Il progetto ha così preso forma, ma per dare l’impronta abbiamo chiamato Aldo Colonetti”.
Il sindaco Romano Carancini ha ringraziato Gian Luca Treequattrini per il ruolo che ha svolto nel rapporto con la Banca d’Italia, per fare in modo che Palazzo Pellicani Silvestri potesse essere un’altra sede della mostra diffusa: “Da un punto di vista personale Macerata per me ha rappresentato un tuffo nel passato - ha detto Trequattrini- perché in questa città ci sono nato. Macerata per Banca d’Italia è una connessione forte, ha un significato particolare legato soprattutto alla figura di Carlo Azelio Ciampi che ha vissuto qui 10 anni. La vicinanza di Banca d’Italia con questo territorio, vittima del sisma, è forte. Ha fatto molto e ha in animo di fare altro. La sede di Macerata è stata una delle,prime a chiudere e ci è sembrato doveroso e importante mettere il palazzo a disposizione della città”.
A raccontare le genersi e i contenuti della mostra è stato il curatore: “La mostra Bauhaus 100: imparare, fare, pensare non è soltanto una ricostruzione storica della più importante scuola di progettazione del XX secolo in occasione del centenario. Rappresenta un grande viaggio nell’utopia, dalla Germania al mondo, fino ad arrivare a Macerata – ha detto Aldo Colonetti-, dove è nato Ivo Pannaggi, un protagonista delle arti applicate italiane, viaggiatore eclettico tra le Marche, la Germania e il Nord Europa. E’ in questo spirito indiziario che è nato il progetto; dai documenti originali, provenienti dalla straordinaria collezione storica di un architetto come italo Rota che, fino dall’inizio di questa avventura, ha colto pienamente questo viaggio nelle avanguardie nel suo significato più attuale, ovvero da dove veniamo e soprattutto dove andremo. Ecco allora, dopo i materiali storici, mai come oggi vivi e fondamentali per disegnare il futuro, l’incontro con la cultura digitale, attraverso la collaborazione con Maria Grazia Mattei e il MEET, con quattro installazioni di artisti e progettisti che, in una realtà solo apparentemente virtuale, ci raccontano di un linguaggio che non può far a meno di dialogare con la grande avventura “analogica” del Bauhaus. Le radici della nostra modernità risiedono nel dialogo tra saperi diversi e, soprattutto, tra l’intelligenza delle mani e un pensiero che si sviluppa “facendo le cose”. Palazzo Buonaccorsi ospita, nei suoi straordinari spazi, questo doppio percorso, per approdare poi, direttamente nelle stanze di Pannaggi, alle quali si arriva, vedendo per la prima volta, alcune opere rare del terzo italiano, insieme a Augusto Cernigo, Alfredo Bortoluzzi che hanno esperimentato direttamente le aule e i laboratori della scuola. Ma Bauhaus significa anche contemporaneità, in particolare per quanto riguarda due capolavori del design industriale che ancora oggi sono presenti nelle nostre case: la sedia Wassily di Marcel Breurer e la poltrona Barcellona di Mies van del Rohe, per testimoniare che il passato è tra noi, anche se spesse volte, non ne siamo consapevoli, travolti come siamo dalla contingenza di un presente che ha annullato il futuro. La mostra continua, sviluppandosi nella città antica, con altre due tappe: Palazzo Pellicani Silvestri, ex sede della Banca d’Italia, dove protagonista è il territorio delle Marche, fotografato da una serie di autori, coordinati da una grande maestro, Gabriele Basilico, che amava questa terra, interpretando così un concetto che potremmo definire di derivazione “Bauhaus”. Ovvero, come scriveva Giorgio Fuà, “un’industrializzazione senza fratture”, dove il paesaggio mantiene la sua funzione unitaria e riconoscibile. L’altro protagonista di questa seconda tappa è l’opera di Alberto Meda, realizzata in scala reale per la prima volta, “Lightness”: la leggerezza affidata a una composizione dove le parole diventano architettura. E’ il simbolo più coerente e rappresentativo di un’idea di Bauhaus in grado di segnare una direzione progettuale nel segno della sostenibilità. Il percorso si conclude con la terza tappa ospitata nella Biblioteca Comunale Mozzi Borgetti è rappresentata da una serie di copertine della rivista culturale “La Lettura” de Il Corriere della Sera che ha deciso di dedicare l’immagine di ogni numero ad artisti, architetti, grafici, illustratori, designer, fotografici, in sostanza rimettendo al centro, oggi, l’idea fondamentale da cui nel 1919 nacque il Bauhaus. Come scriveva Giulio Carlo Argan nel suo “Walter Gropius e la Bauhaus”, “l’arte come perenne volontà di coscienza, è l’antitesi di ogni brutale volontà di potenza, spirito di pace contro spirito di guerra, virtù contro furore”. Parole attuali come non mai: abbiamo bisogno ancora di tanto Bauhaus, perché nei suoi indizi, sparsi nel mondo, nella vita di tutti i giorni, possiamo ritrovare il nostro destino, senza nostalgia né gratuiti storicismi”.
“Raccontare le radici del nuovo è questa una delle missioni di MEET, centro internazionale per la cultura digitale nato a Milano nel 2018 con il supporto di Fondazione Cariplo. Abbiamo aderito con grande gioia alla “chiamata” di Aldo Colonetti perché Bauhaus 100: imparare, fare, pensare guarda al passato come innesco del futuro – ha affermato Maria Grazia Mattei presidente MEET - .A cento anni dalla sua nascita, la scuola tedesca voluta da Gropius ispira e plasma il lavoro di artisti e creativi di tutto il mondo, come raccontiamo nella sezione Digital Landscapes. Attraverso quattro progetti molto diversi fra loro viaggiamo per il mondo, da Hong Kong a Berlino, passando per Miami e Rimini, rintracciando parallelismi ed eredità che ibridano i codici del Bauhaus con i linguaggi e i processi dell’era digitale. Citando Gropius, potremmo dire che il “nuovo edificio del futuro” ha nella Digital Disruption un elemento fondante. Questa mostra consente di accoglierlo ed interpretarlo come ingrediente culturale di un processo di cambiamento globale e paradigmatico”.
A chiudere la serie di interventi è stato Gianluca Bellucci, direttore di Sistema Museo: “Abbiamo lavorato molto per questa mostra, l’abbiamo pensata, progettata e costruita. Raccontare un oggetto complesso come Bauhaus non è facile, speriamo di esserci riusciti”.
Nell’aprile del 1919 un volantino annunciava la fondazione di una nuova scuola con l’obiettivo di unificare l’Accademia delle Belle Arti e la scuola di artigianato artistico di Weimar. Dopo 100 anni, l’insegnamento del Bauhaus rimane vivo, soprattutto nella sua vocazione di relazionarsi con il sistema produttivo e le sue dimensioni politiche e sociali.
Le Marche rappresentano un grande laboratorio unico sul piano territoriale. In particolare quel modello di sviluppo economico che Giorgio Fuà ha analizzato, descritto e reso noto in tutto il mondo e che, con le sue parole, potrebbe definirsi “industrializzazione diffusa senza fratture” dove le Marche e soprattutto Macerata non dimenticano mai la funzione fondamentale delle arti, dalla pittura all’architettura, dal teatro all’opera.
Il progetto espositivo è curato da Baldessari Baldessari. La mostra si articola in tre momenti, tra il museo civico di Palazzo Buonaccorsi, la Biblioteca comunale Mozzi Borgetti e Palazzo Pellicani Silvestri, ex sede della Banca d’Italia.
l museo civico di Palazzo Buonaccorsi ospita un percorso che parte da una suggestiva installazione luminosa ispirata ai colori del Bauhaus e curata da iGuzzini illuminazione, sponsor tecnico, e propone al primo piano i documenti fondativi originali del movimento, selezionati dalla preziosa collezione di Italo Rota, che ne è anche curatore. In mostra le storiche testimonianze per raccontare come il Bauhaus si è presentato al mondo per riuscire nella sua missione innovatrice.
Al secondo piano, sei opere di Alfredo Bortoluzzi, artista impegnato alle origini del Bauhaus, che introducono in un suggestivo confronto con la sezione permanete dedicato a Ivo Pannaggi, pittore e architetto maceratese che ha frequentato la scuola di Walter Gropius fino alla sua chiusura voluta da Hitler nel 1933.
Nelle Sale dell’Eneide e di Ercole è allestita la sezione curata da Maria Grazia Mattei di MEET, centro internazionale per la cultura digitale di Milano, e intitolata “Digital Landscapes Corpo linguaggio azione”. Attraverso quattro installazioni di altrettanti creativi internazionali si indaga la relazione tra analogico e digitale che la scuola tedesca ha saputo intuire. Il percorso rintraccia alcune caratteristiche fondative comuni che legano il movimento artistico nato nel 1919 alla contemporaneità digitale, come interdisciplinarità, sperimentazione di nuovi linguaggi espressivi e ibridazione di competenze tecnologiche e umanistiche con finalità non solo creative, ma anche produttive.
A Palazzo Pellicani Silvestri, ex sede della Banca d’Italia, è protagonista il paesaggio dell’industria marchigiana, in un percorso fotografico, curato dall’associazione culturale Il Paesaggio dell’Eccellenza, a cura di Alessandro Carlorosi, che racconta per immagini la relazione stretta tra industria e territorio. Da metà settembre il palazzo ospiterà “Lightness”, una grande installazione di Alberto Meda con la collaborazione di Francesco Iorio, con una serie di progetti di giovani designer della regione, curata in collaborazione con Adi, associazione per il disegno industriale – delegazione Marche, Abruzzo, Molise. di tutte le attività creative e progettuali, per cui la sua filosofia fa riferimento alla lezione del Bauhaus. Sono presenti, tra gli altri, disegni di Renzo Piano, Patti Smith, Mimmo Jodice, Mario Bellini, Mimmo Paladino, Brian Eno, John Berger, Alessandro Mendini, il tutto proprio nello spirito della scuola tedesca.
Durante la mostra è previsto un ricco programma di eventi e appuntamenti culturali sulla storia dell’arte, del design, dell’architettura, sull’artigianato 4.0, sulle media arts e sulla ricerca di modelli espressivi di nuova generazione, in collaborazione con le scuole, le università, l’Accademia di Belle Arti, le associazioni culturali, le associazioni di categoria. Ci sarà anche un concorso, una call per selezionare prodotti della manifattura artigianale che saranno poi i protagonisti di una mostra.
Domani, venerdì 19 luglio, Popsophia inizia ad animare Civitanova Alta già dal pomeriggio, nella seconda giornata di “Verso l'infinito e oltre”. Alle 18.30, per PopIsm, Giuliano Ferrara viene intervistato da Michele Silenzi al chiostro Sant'Agostino. Il popolare giornalista si immergerà nella contemporaneità più assoluta, affrontando il concetto tra filosofia e attualità.
Alle 19 aprono Space Oddity, mostra urbana esperienziale, i laboratori di Conteporanea 2.0 al giardino dell'ex liceo classico (si ripetono anche alle 21.30) e la WineNight delle Cantine Fontezoppa, al chiostro di San Francesco.
Saranno alle 21 le suggestioni del videomaker Riccardo Minnucci ad introdurre piazza della Libertà al Philoshow delle 21.30. Lo spettacolo filosofico musicale vede Philippe Daverio tener banco sull'anniversario dei 110 anni del Manifesto dei Futuristi. Il critico d'arte riscopre la “sfida alle stelle” marinettiana, tema che Popsophia raccoglie in questa sua estate 2019, facendo vedere cosa rimane di questa grande Avanguardia italiana. Con lui sul palco l'ensemble Factory.
Alle 22.30, alla vigilia del cinquantesimo dallo sbarco sulla Luna, si va sulla Blu Moon del giardino della Pinacoteca con “The race - da Jules Verne a Von Braun fino alle Missioni Apollo”. Il direttore scientifico della rassegna Claudio Bernacchia porterà i presenti in viaggio nella corsa allo spazio, con osservazioni al telescopio a cura dell'associazione astrofili Alpha Gemini.
Alle 23 il chiostro Sant'Agostino dà il bentornato a PopSound, luogo che ripercorre la storia dei grandi miti della musica, curato da Alessandro Alfieri. La prima serata è dedicata alla filosofia di Madonna. Come sempre ci si emozionerà con la musica della Factory.
Per salutarce il pubblico ci sarà anche la performance musicale Sax Pistons, sempre alle 23 al chiostro Sant Francesco.
Sabato invece sarà una giornata tutta incentrata sul primo uomo sulla Luna. Si parlerà di quel “piccolo passo”, raccontandolo sotto diverse angolazioni.
Il programma completo di “Verso l'infinito è oltre” è su www.popsophia.it #popsophia2019.
Per raggiungere l'evento a Civitanova Alta sono anche previste da venerdì, e per tutto il fine settimana, navette gratuite.
Il primo bus parte da Cristo Re (cadenza ogni 35 minuti), il secondo collega i parcheggi del cimitero e dell'Itcg con la città alta.
Nuova rassegna culturale al Pincio di Potenza Picena che prevede incontri con autori e presentazioni di libri.
Amministrazione Comunale, Pro Loco di Potenza Picena, Biblioteca Comunale ed Associazione Centro Culturale insieme per lanciare i quattro appuntamenti di BelvederE BuonaletturA.
Ad inaugurare la manifestazione martedì sera alle 21:30 sarà Saverio Raimondo con il suo libro “Stiamo calmi. Come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare l’ansia” (Feltrinelli).
"Un'azione sinergica ci ha permesso di proporre quattro serate con personaggi di livello che vanno ad impreziosire la stagione estiva della Città" - afferma Tommaso Ruffini - assessore al Turismo e Cultura.
Su Saverio Raimondo ed il suo libro:
Abbiamo sempre pensato all’ansia come ad un problema, un qualcosa che peggiora le nostre vite e quelle degli altri. Ma se non fosse così? Saverio Raimondo è un comico, o meglio, uno stand-up comedian (recentemente il suo spettacolo è stato trasmesso da Netflix) che in passato ha lavorato anche - tra gli altri - con Serena Dandini, i fratelliSabina, Caterina e Corrado Guzzanti, Gianluigi Paragone (“La Gabbia” su La7) e Massimo Gramellini (“Le Parole della Settimana” su Rai 3 con la sua rubrica satirica sugli oggetti della settimana). Ma prima ancora è una persona. Ansiosa. Figlio di madre ansiosa, che a tavola esortava il suo appetito di bambino con l’invito: “Mangia che stai morendo”. Dopo esser cresciuto nell’ansia altrui, Saverio in età adulta ne ha sviluppata una sua, personale. E ha imparato non solo a conviverci e a scherzarci su, ma anche a riconoscervi una forza motrice che lo spinge a migliorarsi. Da questa sua esilarante prospettiva rivoluzionaria, scrive il suo personale elogio dell’ansia: in essa individua uno dei massimi fattori evolutivi dell’uomo nel corso dei secoli; rilegge in chiave “ansiosa” alcuni dei principali avvenimenti e dei personaggi più stressati della storia; rivaluta il senso di colpa come baluardo della civiltà; affronta con umorismo e ironia tutte le principali fonti di ansia del mondo contemporaneo. Mescolando autobiografia, speculazioni filosofico-umoristiche e applicazioni pratiche surreali, Saverio Raimondo - che nel 2016 è stato insignito del “Premio Satira Politica della TV” a Forte dei Marmi - produce un arguto e divertentissimo ribaltamento cardinale: non bisogna farsi paralizzare dall’ansia, ma lasciarsi ispirare e guidare da essa.