L'evoluzione dei game show: quando sono nati e come appaiono oggi
La ruota della fortuna, Ok il prezzo è giusto, Rischiatutto, Chi vuol essere milionario. Sono solo alcuni nomi dei tantissimi game show che da decenni intrattengono milioni e milioni di persone in giro per il mondo. Una moda nata negli anni ’20 e ’30 in radio e poi evolutasi con l’arrivo della Tv negli anni ’50. Sono diventate trasmissioni iconiche, che hanno creato anche personaggi tra i loro partecipanti, ma che in un modo o nell’altro sono conosciuti da tutti ancora oggi. Ormai diversi game show, infatti, sono talmente noti da essere conosciuti anche a chi non li segue assiduamente e la loro popolarità ha permesso ad alcuni giochi di essere proposti persino a distanza di anni in veste di contenuto digitale.
Insomma, se certi quiz a premi erano concepiti soprattutto per intrattenere il pubblico da casa, da diverso tempo anche il pubblico stesso arriva ad immedesimarsi a tutti gli effetti nei concorrenti in studio. Il settore dell'intrattenimento virtuale non è rimasto insensibile a questi format e negli ultimi anni sono apparsi così giochi come il The Money Drop o anche il Crazy Time live, delle specie di incarnazioni tech degli show visti in tv. Il game show piace e diverte perché lo spettatore vuole essere coinvolto e, a suo modo, fatto partecipe delle domande ma anche delle emozioni del concorrente.
Gli inizi e l’età dell’oro dei quiz: dagli anni ’30 agli anni ‘60
Il primissimo game show riconosciuto in assoluto è lo Spelling Bee della BBC, andato in onda nel 1938: si trattava di una gara di spelling di parole difficili, concepita sia per radio che per televisione. Negli Stati Uniti, un punto di svolta fu segnato da Truth or Consequences, programma diffuso a partire dal 1940 via radio e sperimentalmente in televisione a partire dal 1941.
Con l’affermarsi della televisione nelle case, i game show conquistarono un ruolo centrale nella programmazione, diventando popolari e capaci di attirare vasti segmenti di pubblico. Un esempio emblematico di quel periodo è “The $64,000 Question”, lanciato nel 1955: grazie al meccanismo di domande sempre più difficili e premi in denaro crescenti, il programma registrò ascolti record e scatenò una vera e propria “febbre” per i quiz a premi.
Il consolidamento internazionale e l’arrivo in Italia
Dagli Stati Uniti e dal Regno Unito, il modello del game show si diffuse rapidamente anche in altri paesi, con adattamenti nazionali. In Italia, già nelle prime fasi della televisione, emersero produzioni originali e edizioni locali di format stranieri. Programmi come Campanile Sera, Lascia o raddoppia? e altri contribuirono a rendere il game show parte integrante della cultura televisiva italiana, modellando gusti, stile e aspettative del pubblico. Accanto ai programmi entrarono nelle case degli italiani i presentatori. Da Corrado a Walter Chiari, da Noschese a Mike Bongiorno, tutti diventati emblemi della televisione italiana, i telespettatori assistettero all’evoluzione e alla rivoluzione della TV. Negli anni successivi il genere si diversificò ulteriormente: quiz, prove di abilità, giochi a premi, show di intrattenimento con ritmo e spettacolarità, mixando intrattenimento, suspense, competizione e spettacolo.
La trasformazione moderna
Nel corso dei decenni il genere ha continuato a evolversi, integrando nuovi stili narrativi, elementi comici, partecipazione di celebrità, meccaniche originali. In certe stagioni, i game show sostituirono costose varietà televisive e consolidarono un pubblico fedele. Oggi la tradizione dei quiz televisivi convive con trasformazioni tecnologiche e culturali: il concetto di “gioco in diretta” o “gioco partecipato” si è espanso, accogliendo nuovi canali di fruizione e interazione. In tal senso molti format sono diventati ibridi: non più solo “uno studio + un conduttore + concorrenti”, ma anche “multicanale, interattivo, condivisibile, on demand”.

nubi sparse (MC)
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