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Cultura Civitanova Marche

Civitanova, Tradizioni perdute: la "Fortuna de li morti"

Civitanova, Tradizioni perdute: la "Fortuna de li morti"

Al giorno d’oggi le feste non sono più concepite come una volta. C’è stata un’evoluzione, o forse sarebbe meglio dire un’involuzione, che ha portato la società ad attribuire a determinate tradizioni un peso sempre minore. Questo cambiamento in peius non ha risparmiato neanche la categoria dei pescatori e dei marinai. Primo Recchioni, noto commerciante di prodotti ittici e profondo conoscitore dell’ambiente marinaro, racconta che fino alla fine del secolo scorso la generazione di giovani pescatori, in dialetto “jenia”, emigrati ad Ancona, Rimini, Pescara, San Benedetto, era solita, il 2 Novembre, recarsi dapprima al cimitero di San Marone e in seguito a quello di Civitanova Alta, per rendere omaggio ai propri cari, che erano lì sepolti. Il cimitero fungeva così da luogo d’incontro per questi pescatori provenienti dalle città portuali più disparate che, accomunati dalle stesse origini e dalla stessa attività lavorativa, ne approfittavano per scambiarsi pensieri, riflessioni, ricordi delle loro famiglie. I pescatori onoravano il giorno dei morti sospendendo, per rispetto, la propria attività; infrangere quella regola era considerato un segno di malaugurio: si diceva, infatti, che chi avesse provato a pescare, avrebbe trovato in mare le ossa dei morti.

Oggi tutto questo non esiste più: quest’anno i pescatori di Civitanova, il lunedì 2 Novembre sono andati a pescare, e il giorno seguente hanno prodotto il loro pescato. Il mercato ittico di Civitanova era aperto, contrariamente a quello di San Benedetto e di Ancona, i quali hanno seguitato ad onorare la tradizione lasciando a terra le loro flotte. “Purtroppo le nuove generazioni di oggi mancano di quel rispetto dovuto ai defunti” afferma amareggiato Recchioni, “Un tempo, il paese, essendo più piccolo, aveva il vantaggio di creare tra le persone un rapporto sociale diverso, più intimo. L’amore per lo stesso mestiere generava un sentimento di fratellanza: prima dell’avvento delle barche a motore, tornare a riva con le barche a vela era sempre molto difficile, specie se si incappava in condizioni climatiche avverse, ma ogni marinaio sapeva di poter contare sull’aiuto dell’altro, e nel momento in cui un pescatore veniva a mancare tutta la marineria era in lutto".   

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