Per molti la Ferrari è un sogno che si realizza, e quel sogno non può che avere un colore: il rosso corsa. Tuttavia, per un 64enne residente a Macerata, l'acquisto della "rossa" si è trasformato in un incubo burocratico e giudiziario quando ha scoperto che, sotto la vernice fiammante, batteva un cuore decisamente meno iconico.
I carabinieri della stazione di Macerata, al termine di una complessa attività d’indagine, hanno denunciato per truffa il titolare di un autosalone in provincia di Reggio Emilia. Si tratta di un 42enne emiliano, già noto alle forze dell’ordine per reati specifici, che nel 2023 aveva venduto al cittadino maceratese una Ferrari F430.
L'auto era stata consegnata nel classico colore rosso. Un acquisto importante, suggellato da una trattativa che sembrava regolare. Con il passare dei mesi, però, alcuni piccoli dettagli o forse una semplice intuizione hanno spinto il proprietario a vederci chiaro. L’uomo si è rivolto ad alcune ditte specializzate nel settore delle auto di lusso per effettuare verifiche approfondite sulla carrozzeria e sullo storico del veicolo.
Il responso tecnico è stato amaro: la Ferrari uscita dalla fabbrica di Maranello non era affatto rossa. Il colore originale era un grigio argento, poi "coperto" da una riverniciatura totale per renderla più appetibile (e probabilmente costosa) sul mercato dell'usato.
Sentendosi raggirato, il 64enne si è presentato alla caserma di via Di Pietro per sporgere denuncia. I militari dell'Arma hanno ricostruito la filiera della vendita, incrociando i documenti dell’autosalone reggiano con i numeri di telaio e le certificazioni della casa madre. Una volta accertata la discrepanza tra le caratteristiche reali del mezzo e quelle dichiarate all'atto dell'acquisto, per il rivenditore 42enne è scattata la denuncia a piede libero all'autorità giudiziaria.
Ora l'uomo dovrà rispondere del reato di truffa, mentre per il collezionista maceratese resta l'amarezza di aver pagato per un'icona che, nella realtà, nascondeva una livrea ben diversa da quella desiderata.
Nella giornata di giovedì 22 gennaio personale della Questura di Macerata ha eseguito l’espulsione coattiva di un cittadino marocchino di 30 anni, destinatario di un decreto di espulsione emesso dal prefetto di Macerata il 21 gennaio 2026 per gravi motivi di sicurezza pubblica, e di un decreto di revoca del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, disposto il giorno precedente dal questore.
L’uomo, già condannato per reati legati alla detenzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti, è attualmente indagato per analoghi reati nell’ambito di un sodalizio criminale composto da altre 18 persone. Nel maggio 2025, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Macerata aveva emesso una misura cautelare nei confronti del gruppo, concedendo successivamente il nulla osta all’espulsione dell’uomo.
Dopo essere stato rintracciato grazie all’intensificazione dei controlli disposti dal questore, il cittadino marocchino è stato accompagnato alla frontiera aerea di Bologna, dove è stato imbarcato su un volo diretto a Casablanca, scortato da personale specializzato nelle operazioni di sicurezza internazionale. L’esecuzione dell’espulsione è avvenuta nel pomeriggio del 22 gennaio, convalidata dal Giudice di Pace di Macerata.
Un fine settimana di intensa attività sul territorio da parte dei Carabinieri della Compagnia di Camerino ha portato a numerosi interventi mirati a contrastare illegalità e garantire la sicurezza della comunità. I controlli, svolti in orario serale con posti di blocco, pattugliamenti e verifiche dinamiche lungo le principali vie dei centri abitati, hanno consentito di intercettare diverse situazioni di rischio.
A Matelica, durante un normale posto di controllo, i Carabinieri hanno fermato un’autovettura con a bordo due uomini, un 24enne di San Severino Marche e un 46enne di Matelica, apparsi subito agitati. La perquisizione ha permesso di rinvenire cocaina, hashish e chetamina per un totale di oltre 60 grammi, oltre a denaro contante e materiale per il confezionamento. I due soggetti sono stati arrestati e posti agli arresti domiciliari in attesa dell’udienza di convalida.
Sempre nel fine settimana, i Carabinieri hanno denunciato tre persone per guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. A Castelraimondo un 51enne è stato trovato positivo all’alcoltest con un tasso di 0,60 g/l. A Camerino, una 25enne è risultata positiva con un tasso di 1,52 g/l. Infine, un 18enne di Fiuminata, coinvolto in un incidente stradale, è risultato positivo alla cocaina ed è stato denunciato sia per guida sotto l’influenza di sostanze stupefacenti che segnalato alla Prefettura come assuntore.
I Carabinieri della Stazione di Cingoli hanno denunciato i titolari di una sala slot locale per gravi violazioni del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (T.U.L.P.S.). L’intervento è scattato durante controlli mirati sul rispetto delle norme relative alle sale da gioco.
Durante l’ispezione, i militari hanno riscontrato diverse irregolarità, tra cui la mancata presenza del personale addetto alla vigilanza, obbligatorio secondo la licenza rilasciata dalla Questura di Macerata.
Particolare gravità ha assunto la scoperta di tre minorenni all’interno della sala, uno dei quali intento a giocare a un videopoker. L’accesso e l’uso degli apparecchi da gioco da parte dei minori è vietato dalla legge, a tutela dei soggetti più vulnerabili.
A seguito dei controlli, ai titolari è stata contestata una sanzione amministrativa di 6.666 euro. Inoltre, le autorità competenti sono state informate per l’adozione della sanzione accessoria prevista dalla normativa: la chiusura temporanea della sala slot per un periodo compreso tra 10 e 30 giorni.
Mercoledì pomeriggio la Polizia di Stato di Macerata ha arrestato un uomo per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, nell’ambito dei servizi intensificati dal questore Luigi Mangino per contrastare il fenomeno dello spaccio nelle zone centrali della città.
Si tratta di un cittadino gambiano di 50 anni, regolare sul territorio nazionale, bracciante agricolo, già noto alle forze dell’ordine per reati contro la persona. Lo scorso novembre, l’uomo era stato denunciato in stato di libertà dopo essere stato trovato in possesso di circa 40 grammi di hashish. L’episodio aveva fatto partire indagini più approfondite della Squadra Mobile, avviate anche a seguito di numerose segnalazioni di movimenti sospetti in un condominio della città.
Le indagini successive, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Macerata, hanno permesso di ricostruire l’attività di spaccio dell’uomo, attiva da circa due anni, con circa 350 cessioni documentate che avrebbero fruttato un guadagno stimato di almeno 7.000 euro.
Il Tribunale ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Mercoledì pomeriggio gli agenti hanno rintracciato l’uomo nella sua abitazione e, al termine degli atti di rito, lo hanno sottoposto agli arresti domiciliari, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Un’organizzazione criminale internazionale dedita al traffico di droga tra Svizzera, Spagna, Nord Europa e Italia è stata smantellata al termine di una vasta operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona e dal Ministero pubblico della Confederazione Svizzera, con il supporto di Eurojust e della Procura nazionale antimafia.
L’operazione ha portato all’esecuzione di nove misure cautelari nei confronti dei vertici e dei membri del gruppo, che aveva una solida base operativa nel Canton Ticino e ramificazioni attive nelle province di Macerata e Fermo, con particolare riferimento a Civitanova Marche.
Le attività si sono svolte tra Civitanova Marche, Fermo e Porto San Giorgio, dove gli investigatori hanno effettuato perquisizioni domiciliari e sequestrato attività commerciali utilizzate come copertura per le operazioni illecite.
A condurre l’operazione sono stati il Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Ancona, il Servizio centrale investigazione sulla criminalità organizzata e la Polizia federale svizzera, impegnati in un’azione congiunta e coordinata su scala internazionale.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’organizzazione trafficava cocaina, marijuana e hashish. L’hashish veniva acquistato in Spagna, mentre la cocaina proveniva dal Nord Europa. Le sostanze stupefacenti venivano trasportate in Italia tramite corrieri e successivamente smistate, con le Marche come principale area di destinazione.
Una volta giunta sul territorio marchigiano, la droga veniva distribuita soprattutto all’ingrosso, grazie alla collaborazione di complici locali. Le indagini hanno inoltre evidenziato che parte dello stupefacente veniva destinata anche ad altre regioni italiane, ampliando ulteriormente la portata del traffico.
L’inchiesta è stata possibile grazie a un’intensa attività investigativa congiunta, basata su contatti diretti tra le polizie giudiziarie italiane e svizzere e su un costante scambio di informazioni. Un lavoro che ha consentito di ricostruire la struttura e i ruoli dell’organizzazione, nonostante l’operatività del gruppo si estendesse su più Stati europei.
Penna San Giovanni - I Carabinieri della Compagnia di Tolentino hanno denunciato un 30enne di nazionalità albanese, residente a Malles Venosta (BZ), ritenuto responsabile di furto in un' abitazione di Penna San Giovanni.
L’indagine è scattata dopo la segnalazione del proprietario dell'immobile e ha permesso di raccogliere elementi concreti di colpevolezza. L’analisi dei sistemi di videosorveglianza comunale ha individuato l’autovettura utilizzata dai ladri, di proprietà del 30enne, mentre l’esame del traffico telefonico ha confermato la sua presenza nell’area e nell’orario del reato. Sentito dall’autorità giudiziaria, l’uomo aveva dichiarato di trovarsi altrove, circostanza smentita dagli accertamenti.
Parallelamente, a Tolentino, i Carabinieri hanno recuperato parte della refurtiva sottratta il 18 gennaio da un’abitazione di un commerciante locale. Gli oggetti, nascosti in un’area agricola, sono stati riconosciuti dalla vittima e restituiti al legittimo proprietario.
I militari della Stazione di Castelraimondo hanno denunciato due giovani italiani di 18 e 22 anni, originari della provincia di Napoli, per il reato di ricettazione.
Durante un controllo su un’autovettura, i Carabinieri hanno notato un comportamento sospetto e immotivatamente agitato da parte dei due occupanti. Approfondendo il controllo, all’interno del veicolo sono stati rinvenuti numerosi monili in oro e 350 euro in contanti.
Le verifiche successive hanno permesso di accertare che il materiale sequestrato proveniva da diverse truffe ai danni di anziani nella provincia di Bari. Tutti gli oggetti sono stati sottoposti a sequestro e proseguono le indagini per individuare con precisione i luoghi delle truffe e restituire i beni ai legittimi proprietari.
Recanati – Dramma nella serata di ieri a Recanati, dove un uomo di 53 anni è stato trovato morto all’interno di uno stabile di sua proprietà in via Aldo Moro.
A fare la drammatica scoperta è stata la moglie, che, non vedendolo rientrare per l’ora di cena, si è recata sul posto preoccupata. Giunta nello stabile, ha notato l’auto del marito parcheggiata nel piazzale ed è entrata, trovandolo senza vita.
Sul luogo sono intervenuti i sanitari del 118, che hanno potuto soltanto constatare il decesso, e i Carabinieri per gli accertamenti di rito. Al momento, dalle prime ricostruzioni, non sembrano esserci dubbi sul fatto che si sia trattato di un gesto volontario, anche se le motivazioni restano ignote.
SAN BENEDETTO DEL TRONTO - Un tempestivo intervento dei carabinieri ha permesso di sventare una truffa ai danni di una persona anziana e di recuperare refurtiva per un valore superiore agli 80mila euro. Due uomini di 23 e 34 anni sono stati arrestati in flagranza di reato con l’accusa di truffa aggravata.
L’operazione è stata condotta dai militari del Nucleo operativo e radiomobile delle Compagnie di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto, nell’ambito di un servizio mirato al contrasto dei reati predatori ai danni delle fasce più deboli della popolazione. I sospetti sono stati intercettati mentre viaggiavano a bordo di un Suv, fermato nei pressi dello svincolo autostradale dell’A14, poco prima che potessero allontanarsi dal territorio.
Durante il controllo, i carabinieri hanno proceduto alla perquisizione personale e del veicolo, rinvenendo numerosi monili in oro e una consistente somma di denaro contante. Il valore complessivo della refurtiva è stato stimato in circa 82mila euro.
Gli immediati accertamenti hanno consentito di risalire alla provenienza dei beni: erano stati sottratti pochi minuti prima a un pensionato della zona, vittima della tristemente nota truffa del “finto carabiniere”. Secondo quanto ricostruito, uno dei due arrestati si sarebbe spacciato per appartenente all’Arma, contattando telefonicamente l’anziano e convincendolo a consegnare denaro e preziosi con il pretesto di presunti controlli legati a recenti furti in zona, promettendo una successiva restituzione presso la caserma.
L’intera refurtiva è stata recuperata e restituita al legittimo proprietario. Al termine delle formalità di rito, i due uomini sono stati messi a disposizione dell’autorità giudiziaria e trasferiti presso il carcere di Marino del Tronto, in attesa dell’udienza di convalida.
Per garantire maggiore sicurezza e prevenire fenomeni di spaccio di droga, la Polizia di Stato ha effettuato controlli mirati a San Benedetto del Tronto, nell’ambito dei servizi straordinari di controllo del territorio disposti dal questore Aldo Fusco e coordinati dal vice questore Guido Riconi.
Le attività sono state condotte dal personale in borghese della Sezione Anticrimine del commissariato locale, con particolare attenzione alle zone del centro cittadino, frequentate soprattutto dai giovani nei locali di intrattenimento.
Durante i controlli, nei pressi della stazione ferroviaria, due cittadini stranieri, regolarmente presenti in Italia, sono stati fermati per il loro comportamento sospetto. Nel corso della perquisizione, nelle loro indumenti intimi sono state trovate dosi di sostanza stupefacente già suddivise e pronte per la vendita.
I due soggetti sono stati trasferiti in Commissariato per gli accertamenti e deferiti alla Procura della Repubblica di Ascoli Piceno per le ipotesi di reato riscontrate.
Vista la pericolosità delle condotte accertate, il questore ha emesso nei loro confronti il provvedimento di Divieto di Accesso alle Aree Urbane (D.A.C.U.R.), con particolare riferimento alle zone della movida cittadina.
I Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Camerino hanno arrestato due cittadini moldavi, rispettivamente di 20 e 21 anni, domiciliati a Matelica, ritenuti responsabili del reato di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi.
L’operazione è avvenuta nel corso di un controllo del territorio nel centro abitato di Camerino. I militari hanno fermato i due giovani, il cui comportamento apparso subito nervoso e poco collaborativo ha spinto i Carabinieri a procedere con accertamenti più approfonditi.
Durante le verifiche, sono state rinvenute carte di identità rumene, risultate contraffatte dopo controlli accurati. La conferma della natura fraudolenta dei documenti ha portato all’arresto immediato dei due.
I giovani sono stati condotti presso le camere di sicurezza delle Stazioni Carabinieri di Macerata e Pioraco, dove resteranno a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa dell’udienza di convalida.
La giustizia ha impiegato ottant’anni, ma alla fine è arrivata, sancendo un principio che supera i confini del tempo e della burocrazia internazionale. Il Tribunale civile di Roma ha condannato la Repubblica Federale di Germania per crimini di guerra e contro l’umanità commessi ai danni di Quinto Nunzi, l’internato militare di Civitanova Marche scomparso nel 2024 alla soglia dei cento anni.
I giudici capitolini hanno riconosciuto ai familiari di Nunzi un risarcimento di oltre 85mila euro, chiudendo una battaglia legale complessa condotta nonostante lo scoglio dell'immunità degli Stati esteri. Secondo il Tribunale, tale immunità deve cedere il passo quando si parla di diritti fondamentali della persona calpestati da atrocità sistematiche: la reclusione, la riduzione in schiavitù e la sistematica privazione di dignità subite da Nunzi tra il 1943 e il 1945 sono state ufficialmente qualificate come crimini contro l’umanità.
La storia di Quinto Nunzi è quella di una resistenza silenziosa iniziata il 9 settembre 1943 a Gorizia, quando venne catturato e deportato nel campo di Myslowitz, in Polonia, parte del drammatico complesso di Auschwitz. Lì fu ridotto alla fame e ai lavori forzati; quando finalmente riuscì a tornare a casa, pesava poco più di 37 chili. Per decenni ha custodito il dolore nel silenzio, finché nel 2020 decise di raccontare pubblicamente la propria storia per sottrarla all'oblio.
"Papà sognava questo giorno. Voleva giustizia, e finalmente l'ha avuta", hanno dichiarato i familiari di Quinto all'Ansa, sottolineando come il cuore della causa non fosse il risarcimento economico, ma la restituzione della dignità storica. "Questa sentenza – hanno aggiunto sempre all'Ansa – rende onore alla sua memoria e a quella di migliaia di Imi italiani. È una vittoria personale, ma anche un successo civile e della memoria".
Il successo in aula è frutto del lavoro degli avvocati Alessandra Piccinini e Dino Gazzani, che hanno ricostruito il vissuto dell'ex internato con rigore documentale. Fondamentale è stato anche il supporto scientifico della criminologa forense Margherita Carlini, di Stefania Giglio e dello storico Vito Carlo Mancino, che ha analizzato le condizioni disumane del lager di Myslowitz.
Grazie a questo lavoro corale, quello che era il racconto di un uomo sopravvissuto all'orrore ha trovato conferma definitiva in una sentenza che fissa un precedente fondamentale: le pretese risarcitorie per i crimini di guerra non sono destinate all'oblio e restano azionabili anche a distanza di decenni.
Momenti di tensione si sono vissuti martedì scorso, nel pieno centro cittadino di Macerata. Intorno alle 16:30, un autobus dell’Apm in servizio sulla linea 7/10 è stato costretto a fermarsi in corso Cairoli dopo che un anziano, a bordo del mezzo, ha spruzzato spray al peperoncino all’interno dell’abitacolo.
Sul bus viaggiavano circa trenta persone. L’uomo, salito poco prima nei pressi del Comune in viale Trieste e seduto nella parte posteriore, avrebbe iniziato a manifestare insofferenza, alzando la voce e lamentandosi per la temperatura interna. In breve tempo la situazione è degenerata: dalle proteste verbali si è passati a una discussione accesa con altri passeggeri, fino al gesto improvviso che ha scatenato il caos.
Lo spray urticante ha provocato tosse, bruciore agli occhi e difficoltà respiratorie tra i presenti. L’autista ha immediatamente arrestato la marcia del mezzo, aperto le porte e richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Tutti i passeggeri sono stati fatti scendere in fretta, tra cui anche alcuni bambini, alcuni dei quali a bordo di passeggini. Nel giro di pochi minuti sono giunte due pattuglie della polizia, che hanno riportato la calma, identificato i presenti e raccolto le prime testimonianze. Il traffico in zona ha subito rallentamenti a causa del bus fermo in carreggiata.
Dalle testimonianze raccolte, il gesto sarebbe stato preceduto da frasi offensive e discriminatorie pronunciate dall’uomo nei confronti degli altri passeggeri. La fiala di spray è stata sequestrata dalla Polizia.
I minori coinvolti sono stati immediatamente assistiti sul posto e affidati ai familiari, senza necessità di cure ospedaliere. L’uomo è stato accompagnato in Questura per ulteriori accertamenti e denunciato all’autorità giudiziaria per i reati contestati. Durante l’intervento ha mantenuto un atteggiamento provocatorio e non collaborativo.
Grazie all’intervento tempestivo della Polizia, la situazione è stata rapidamente riportata alla normalità, evitando conseguenze più gravi per i passeggeri.
Non si ferma l'ondata di criminalità che sta colpendo il territorio di Tolentino, ma questa volta il piano dei malviventi si è infranto contro una difesa a quattro zampe. L’ultimo episodio, avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì in contrada Cisterna, ha visto come protagonisti due Rottweiler, capaci di mettere in fuga una coppia di malintenzionati prima che potessero violare l’abitazione.
Erano circa le 3 del mattino quando due uomini, agendo a volto scoperto, hanno scavalcato la recinzione di una proprietà privata in periferia. Convinti di poter agire nell'oscurità e indisturbati, si sono ritrovati faccia a faccia con i cani da guardia. L’abbaiare furioso degli animali ha svegliato il proprietario - già vittima in passato di un tentativo di furto sventato con modalità simili - che ha fatto in tempo a scorgere i due ladri mentre scappavano a piedi, dileguandosi rapidamente nel buio della campagna.
L’episodio è solo l’ultimo di una serie di colpi che sta alimentando un profondo senso di insicurezza, specialmente tra la popolazione più anziana delle zone rurali. La crescente tensione sociale e il moltiplicarsi delle segnalazioni hanno spinto il sindaco Mauro Sclavi a chiedere un intervento immediato delle istituzioni per presidiare con più forza il territorio (leggi qui).
La risposta è arrivata dal prefetto di Macerata, Giovanni Signer, che ha calendarizzato per mercoledì 28 gennaio il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. In quella sede verranno analizzate le criticità specifiche di Tolentino e dei comuni limitrofi, con l'obiettivo di predisporre nuove strategie di pattugliamento.
Un sodalizio criminale radicato nel territorio, capace di gestire un ingente giro d'affari e guidato da una famiglia di origini calabresi con legami diretti con la criminalità organizzata. È questo lo scenario emerso dall'operazione "Potentia", dal nome antico di Potenza Picena, che all'alba di oggi ha portato all'arresto di 9 persone in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP di Ancona.
L'indagine, condotta dall’Aliquota Operativa della Compagnia Carabinieri di Civitanova Marche sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Ancona e in collaborazione con la Procura di Macerata, ha smantellato una rete che tra marzo 2024 e settembre 2025 aveva trasformato Potenza Picena e Civitanova in un hub dello spaccio, in particolare di cocaina, per una clientela variegata composta da cittadini comuni e insospettabili professionisti.
L’inchiesta ha preso il via dal coraggio di una madre, esasperata dalle continue richieste di denaro del figlio tossicodipendente. La donna era stata persino minacciata direttamente dal capo dell'organizzazione, che pretendeva il pagamento dei debiti contratti dal giovane. Al vertice della struttura gli inquirenti hanno individuato un pregiudicato appartenente a una famiglia calabrese trasferitasi a Porto Potenza Picena negli anni '90, il cui padre era affiliato alla 'ndrangheta.
Il "capo" gestiva ogni aspetto: dall'approvvigionamento della droga, garantito da canali albanesi, nordafricani e campani, alla tenuta di una cassa comune. In questo schema, un ruolo centrale era ricoperto dalla moglie dell'uomo, titolare di una nota tabaccheria locale, che fungeva da collettore dei proventi dello spaccio, mentre il fratello del promotore coordinava l'attività degli spacciatori sul campo.
Il gruppo operava con una logistica paramilitare e una consapevolezza criminale elevatissima. Gli indagati utilizzavano lo "spaccio itinerante", concordando gli incontri su WhatsApp con linguaggi in codice e muovendosi costantemente per evitare i controlli. Il controllo del territorio era quasi totale: l'organizzazione conosceva le targhe delle auto civetta delle forze dell'ordine e poteva contare su vedette pronte a farsi fermare per permettere ai complici di scappare con il carico.
Oltre alla droga - con il sequestro complessivo di 300 grammi di cocaina e 2 chili tra hashish e marijuana - è emersa la disponibilità di armi. Durante le indagini erano già stati recuperati due fucili, mentre nel blitz di stamattina sono spuntate due pistole con matricola abrasa, tra cui una Beretta 98 carica e pronta all'uso, che ha portato all'arresto in flagranza di un decimo soggetto.
L’operazione non ha fermato solo il traffico di stupefacenti, ma ha sventato anche un pericoloso colpo in banca. Alcuni membri del sodalizio stavano infatti pianificando, con la complicità di soggetti pugliesi, un assalto a un bancomat di Recanati con la tecnica della "marmotta", ovvero l'utilizzo di un congegno esplosivo.
L'intervento massiccio di oggi, che ha visto impiegati i carabinieri di Macerata, Ancona, Fermo e Cosenza insieme alle unità cinofili di Pesaro e agli elicotteri di Pescara, chiude il cerchio su oltre 200 cessioni documentate, restituendo sicurezza alle cittadine costiere maceratesi, particolarmente sollecitate dalla domanda di droga legata alla movida notturna.
Il Comando Compagnia di Camerino ha intensificato i servizi di controllo del territorio con l’obiettivo di garantire maggiore sicurezza alla cittadinanza dell’entroterra e prevenire reati quali furti in abitazioni, traffico di stupefacenti e violazioni al Codice della Strada.
A Matelica, durante un posto di controllo, i militari dell’Aliquota Radiomobile hanno intimato l’Alt a un’autovettura che procedeva a velocità sostenuta. Il conducente, un 23enne del luogo, ha tentato di sottrarsi al controllo dandosi alla fuga per le vie del centro abitato. Dopo un inseguimento di diversi chilometri, i Carabinieri sono riusciti a bloccare il veicolo e a rintracciare il giovane, risultato privo di patente di guida poiché revocata.
A bordo c’era un 27enne, anch’egli residente in zona, trovato in possesso di circa 5 grammi di marijuana, occultata in una tasca interna della giacca. Per il 23enne alla guida è scattata la denuncia in stato di libertà per resistenza a pubblico ufficiale, mentre il passeggero è stato segnalato alla Prefettura come assuntore di sostanze stupefacenti e la droga è stata sequestrata.
A Camerino, i militari della locale Stazione hanno fermato un cittadino egiziano di 36 anni, domiciliato a Castelraimondo. Dagli accertamenti è emerso che l’uomo era privo di permesso di soggiorno e irregolare sul territorio nazionale. Dopo la denuncia in stato di libertà per violazione della normativa sull’immigrazione, è stato accompagnato presso il C.P.R. “Corelli” di Milano in attesa di rimpatrio.
Infine, a Castelraimondo, due cittadini albanesi di 20 e 21 anni, pur in possesso di regolare passaporto, non avevano ottemperato all’obbligo di dichiarare la propria presenza alle autorità competenti. Anche per loro sono state avviate le procedure per l’espulsione dal territorio nazionale.
Nella scorsa notte, i Carabinieri della Stazione di Porto Recanati hanno denunciato in stato di libertà un giovane di 29 anni, originario della provincia di Napoli e già noto alle forze dell’ordine, per furto con strappo ai danni di un frequentatore di una discoteca locale.
Secondo quanto ricostruito dai militari, il 29enne avrebbe approfittato della confusione all’interno del locale per strappare una collana d’oro, del valore di circa 1.000 euro, dal collo della vittima. Quest’ultima, accortasi dell’accaduto, ha immediatamente segnalato l’episodio agli addetti alla sicurezza del locale e ad altri testimoni presenti, che hanno collaborato all’individuazione e al fermo del sospettato in attesa dell’arrivo dei Carabinieri.
Gli uomini dell’Arma, giunti sul posto, hanno raccolto le testimonianze e accompagnato il giovane negli uffici della Stazione di Porto Recanati, dove è stato denunciato per furto con strappo. La collana rubata non è stata ancora ritrovata.
Un intervento rapido e determinante ha permesso, nella mattinata di giovedì, a una coppia in attesa di raggiungere in tempo l’ospedale per un parto imminente. Protagonisti dell’episodio due Ufficiali della Guardia di finanza che, con una vera e propria staffetta di emergenza, hanno garantito l’arrivo tempestivo della donna al pronto soccorso ostetrico.
Intorno alle ore 9.00, mentre la pattuglia si stava dirigendo verso il Comando Regionale di Ancona per partecipare a un seminario organizzato in collaborazione con la Direzione regionale dell’Ispettorato del lavoro, l’auto di servizio è stata affiancata da un veicolo privato nei pressi della galleria Risorgimento. Il conducente, visibilmente agitato, ha chiesto aiuto spiegando che la moglie, a bordo dell’auto, era entrata in una fase avanzata di travaglio e che il traffico intenso stava rallentando la corsa verso l’ospedale Salesi.
Compresa immediatamente la gravità della situazione, i finanzieri hanno attivato i dispositivi acustici e luminosi di emergenza e si sono posti alla testa del veicolo, aprendo un varco nel traffico cittadino particolarmente congestionato in quell’orario di punta. Grazie alla scorta improvvisata, la coppia è riuscita a raggiungere l’ospedale in pochi minuti.
Giunti al Salesi, i militari hanno accompagnato la donna all’interno della struttura, affidandola alle cure del personale sanitario già allertato. Poco dopo è nata la piccola Sofia. Sia la madre che la neonata godono di ottima salute.
Il neo papà ha voluto esprimere la propria gratitudine nei confronti dei finanzieri, sottolineando come il loro intervento sia stato decisivo per garantire un’assistenza sanitaria tempestiva in un momento di grande tensione e preoccupazione.
Il Comando Provinciale della Guardia di finanza di Macerata ha rivolto le più sentite congratulazioni ai neo genitori, augurando alla piccola Sofia un futuro sereno e ricco di soddisfazioni.
Paura nella serata di ieri in contrada Volturelle, nel territorio comunale di Mogliano, dove un incendio ha interessato una casa colonica. L’allarme è scattato poco dopo le ore 22.00, quando le fiamme si sono sviluppate all’interno dell’abitazione.
Il rogo ha coinvolto due stanze situate al piano superiore del casolare, provocando anche il crollo parziale del tetto. I due occupanti dell’immobile, presenti al momento dell’incendio, sono riusciti a mettersi in salvo autonomamente, senza riportare ferite.
Sul posto è intervenuta una squadra dei Vigili del Fuoco che ha provveduto allo spegnimento dell’incendio e alle successive operazioni di messa in sicurezza dei locali interessati, evitando che le fiamme si propagassero al resto della struttura.
Presenti anche i Carabinieri, impegnati negli accertamenti di competenza per ricostruire la dinamica dell’accaduto. Le cause dell’incendio sono in fase di verifica.