Aggiornato alle: 13:06 Mercoledì, 17 Giugno 2026 cielo sereno (MC)
Cronaca Macerata

Macerata, tre ragazze violentate in una settimana: l'ombra della droga e dello stupro invade la città

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Questo articolo non è di cronaca per il fatto che le “fonti” si sono chiuse a riccio e sperano che nulla trapeli. Il dato è questo: Macerata è invasa dall’ecstasy liquido, la cosiddetta droga dello stupro, e due ragazze, una minorenne di 17 anni, l’altra di 23 anni, sono state ricoverate all’ospedale di Macerata dopo essere state violentate. Le hanno drogate in una discoteca, poi il branco ha abusato di loro. Mentre la minorenne è stata accompagnata pare dai genitori al pronto soccorso e poi è stata ricoverata, la ragazza più grande all’ospedale ci è andata da sola, ma pare sia in preda a un forte stato depressivo.

C’è però, e purtroppo, anche una terza vittima: è una quasi bambina di 14 anni che sarebbe stata avvicinata in un pub. Lei ha chiesto un aperitivo analcolico, un ragazzo gliel’ha offerto, ma ha versato nel bicchiere anche la micidiale sostanza. La quasi bambina è stata – pare – stuprata a più riprese da dei mostri, poi abbandonata. Ha avuto la forza di chiedere aiuto, di farsi portare in ospedale dove sarebbe tuttora in osservazione perché è crollata in una sorta di limbo di incoscienza da cui i medici cercano di farla riemergere.

Fin qui il massimo di ciò che si è saputo. Per la verità c’è un altro dato oggettivo: gli stupri sarebbero avvenuti tra mercoledì 3 e sabato 6 giugno. E qui sorge una prima domanda. Vi ho avvertito che questo non è un articolo di cronaca, ma una serie d’interrogativi che conduce a qualche riflessione. La prima domanda è: si è tenuto tutto celato dietro una cortina impenetrabile di silenzio per evitare di turbare il ballottaggio alle amministrative? È evidente che sapere che nella città dove amerai vivere e lavorare gira liberamente la droga dello stupro e che tre ragazze, tra le quali una quasi bambina, sono state violentate pone qualche problema. Lo pone però a tutte le forze politiche perché continuare a negare ciò che tutti sanno, e cioè che Macerata è città di spaccio e di consumo, non serve a nessuno.

In questa faccenda c’è qualcosa di ancora più preoccupante. Da quel poco che si è riusciti a sapere, almeno due delle tre vittime degli stupratori sono ragazze che provengono da contesti sociali e familiari degradati. Qui sorge un ulteriore interrogativo che la nascente giunta comunale, nella composizione e nell’azione, dovrà affrontare: quant’è vasto l’adescamento di ragazzine, molte delle quali minorenni, che serve ad alimentare certe “feste” che si tengono in casolari ascosi e riservati attorno alla nostra città? Quanto è estesa la tratta delle bianche di cui forse è rimasta vittima Pamela Mastropietro?

C’è nell’inchiesta per lo strazio della giovane romana, per cui è stato condannato e sta scontando l’ergastolo solamente Innocent Oseghale, un capitolo non definito. Almeno questo sostiene a gran voce Alessandra Verni, la mamma di Pamela: quello dei complici. Ci sono tre domande riguardo alla fine di Pamela che non sono state risolte neppure dalla sentenza passata in giudicato: come ha fatto Oseghale a sezionare il cadavere con una perizia propria degli anatomopatologi, a far sparire almeno sei litri di sangue, a disfarsi di brandelli del corpo della povera Pamela tutto da solo? Che motivo aveva di ucciderla? Perché lui, probabilmente affiliato alla mafia nigeriana, si è accoppiato con una bianca, pratica ritenuta immonda dai “culti”, le sette dei mammasantissima di colore?

Le risposte che si possono dare sono: Pamela doveva essere avviata al mercato della prostituzione dove le bianche “rendono” più delle povere ragazze nigeriane; lei aveva capito e si è rifiutata ed è stata uccisa perché non parlasse; lui ha agito con dei complici che nessuno cerca più. Ma si ricorderà che si è invece cercato di chiudere quanto più in fretta possibile quell’inchiesta. Eppure è pratica delle organizzazioni criminali quella di “marchiare” le giovani vittime con lo stupro, quasi sempre commesso da giovani manovali dell’organizzazione che individuano le prede, per poi ricattarle e avviarle sul mercato della prostituzione più o meno minorile. Non si tratta delle cosiddette ragazze di strada: sono le giovani “reclutate” per fare da hostess nei festini di periferia.

Di certo Macerata e il maceratese non sono immuni dal fenomeno, anzi. Si ricorderà l’intervista alla ragazzina fatta da Angela Caponnetto del TG3 ai tempi dell’inchiesta su Pamela che faceva nomi e cognomi dei suoi aguzzini e dei notabili che hanno abusato di lei. Autrice di ben cinque esposti, di lei come delle sue denunce più nulla si è saputo. Un anno e mezzo fa la Polizia fece irruzione in un casolare a Civitanova con quattro extracunonitari fermati; nell’agosto di due anni fa venne scoperta a Porto Sant’Elpidio un’organizzazione che adescava tra Macerata, Fermo e Ascoli Piceno ragazze tra i 18 e i 20 anni da “usare” in festini a luci rosse riservati a facoltosi signori delle nostre zone: fioccarono denunce, ma anche di questo nulla più si è saputo.

Festini a luci rosse in un B&B di Mogliano sono stati scoperti nel dicembre di due anni fa, mentre ad Ancona si è stroncato un traffico di droga dello stupro. Da quel che si sa, in alcuni casolari nella zona di Montecassiano si organizzano raduni di un certo tipo e molti sono gli ex cascinali trasformati in alcova per scambisti. In questo contesto si muovono gli inquirenti che per ora non hanno fatto trapelare notizia alcuna. Sorgono così altri interrogativi: perché non far sapere che c’è questo mercato? Riservatezza? Ma anche qui viene da chiedersi se non sia preferibile far scattare una sorta di avvertimento. Lo stesso vale per i servizi sociali del Comune. Se davvero queste ragazze stuprate e, chissà quante adescate, provengono da ambienti di disagio sociale o familiare, sarebbe necessario un progetto di assistenza. Per ora i tre casi sono stati gestiti ottimamente dall’ospedale di Macerata, ma queste tre ragazzine sono il sintomo; la patologia sociale, se c’è, è assai allarmante.

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