Crac Banca Marche, la Corte d’Appello: "Nessun dolo, il dissesto fu causato dalla crisi globale"
La crisi economico-finanziaria mondiale tra il 2008 e il 2012, e non una gestione dolosa, è all’origine dell'insolvenza di Banca delle Marche. È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza di assoluzione, 202 pagine depositate in questi giorni, con cui la Corte d’Appello di Ancona ha scagionato l’ex direttore generale Massimo Bianconi e altri cinque imputati dall’accusa di bancarotta fraudolenta.
La decisione conferma l’assoluzione pronunciata lo scorso 30 giugno, chiarendo come non vi sia stata alcuna volontà di dissipare le risorse del maggiore istituto di credito marchigiano. Secondo i giudici, il tracollo di BdM è stato invece determinato dal contesto economico internazionale e dalle pesanti ricadute sul settore immobiliare, ambito nel quale operava la maggior parte delle imprese clienti della banca.
"Non è configurabile il fallimento per effetto di operazioni dolose, per abusi di gestione o infedeltà ai doveri di legge - riporta la Corte -. La condotta di erosione del patrimonio è nel modo di agire di impresa. Le operazioni finanziarie erano solo una parte, non preponderante, della gestione economica di BdM che non hanno caratterizzato in negativo la continuità dell’esercizio per condurla prevedibilmente all’insolvenza".
Nelle motivazioni, i giudici sottolineano come gli amministratori non potessero prevedere l’esito della crisi, che si sarebbe manifestata nella sua interezza solo anni dopo: "Quando i finanziamenti in contestazione sono stati elargiti - osserva la Corte - gli operatori bancari non potevano prospettarsi, neanche in un ottica di lungo periodo, un attentato alle ragioni del ceto creditorio, invece, evidentemente realizzatosi in concreto quattro anni dopo per il coacervo di circostanze sopravvenute come la modifica dei criteri valutativi, le gestioni succedute, la realizzazione della crisi nella sua interezza e delle quali gli imputati, epurati dallo scenario, non possono essere chiamati a rispondere".
A rafforzare l’assenza di dolo, anche le scelte personali degli imputati. Bianconi, attraverso la moglie, investì in azioni di Banca Marche, "investimenti che non avrebbe fatto se ne avesse solo paventata la perdita". Un altro imputato, Massimo Battistelli, responsabile dell’area crediti, "investì l’intero Tfr in azioni e obbligazioni".
Un passaggio rilevante delle motivazioni riguarda infine Medioleasing, società controllata di BdM. Secondo la Corte, non avrebbe dovuto nemmeno essere coinvolta nel procedimento, poiché "solo Bdm è stata dichiarata in stato di insolvenza - prosegue la Corte - dal tribunale con sentenza del 10 marzo del 2016 e non la sua partecipata". La consumazione del reato di bancarotta, ricordano i giudici, coincide con la sentenza dichiarativa di fallimento: "L’assenza della dichiarazione di Medioleasing Spa milita per l’insussistenza di ipotesi di bancarotta".

cielo coperto (MC)
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