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Terremoto, lockdown e “valanga bollette” mettono a dura prova la resistenza dei marchigiani

Terremoto, lockdown e “valanga bollette” mettono a dura prova la resistenza dei marchigiani

“Le Marche con il 43% degli addetti nei settori sospesi dal lockdown, risulta la regione più colpita in Italia sul fronte economico rispetto alla media del Paese” ci dice il rapporto di Bankitalia aggiornato al giugno 2020.

Confartigianato Marche, in uno studio presentato a dicembre 2020 durante un incontro con il Governatore Francesco Acquaroli evidenzia che “il rischio è di un vero e proprio collasso di molti settori, con ingenti perdite di mercato e posto di lavoro”. 

Nell’ultimo Rapporto del 2020 sulle libere professioni, elaborato dall'Osservatorio di Confprofessioni, la regione Marche occupa i primi posti a livello nazionale per crescita del numero di liberi professionisti: se ne contano oltre 39.000, ma rappresentano anche un settore in cui la crisi economica ha avuto effetti pesanti, anche più di altre regioni. I dati sarebbero critici ed in peggioramento.

Un quadro tutt’altro che rassicurante quello di una regione, la nostra, già messa in ginocchio dal terremoto del 2016. 

Non ho mai smesso di attraversare l’entroterra maceratese: la considero la parte più bella del mio lavoro, stare tra la gente. Da Visso a Camerino, da Castelsantangelo sul Nera a Caldarola, passando per San Ginesio, e ancora San Severino, Muccia.

Il silenzio è assordante. I nostri amici sono passati dalle scosse di terremoto ad un deprimente isolamento. Nei loro villaggi, chiusi nelle loro SAE.

Molti, soprattutto i meno giovani, hanno definitivamente perso la speranza di rientrare un giorno nelle loro case ed amareggiati, si trascinano in solitarie passeggiate sentendosi “in prestito” ma a tempo indeterminato, nelle loro terre. 

IL BAR - Il bar che in ogni paese è uno dei punti nevralgici per gli incontri, per le chiacchierate, per leggere il giornale o fare una partita a carte è vuoto. Non da oggi. I Bar dei paesi terremotati sono entrati in un lento graduale “lockdown” ben prima di quando lo ha stabilito Conte. Oggi hanno semplicemente ricevuto “il colpo di grazia”. I fornitori non scaricano più la merce se non vengono pagati in anticipo. Le vendite sono più che dimezzate. Ed ecco che molti, troppi, sono costretti a chiudere. 

E non è finita. Una ulteriore valanga si sta per abbattere sui paesi terremotati: una valanga fatta di bollette della luce, dell’acqua e del gas.

Gli utenti, proprietari di edifici lesionati, ma anche i proprietari di quelli non lesionati, in base alle leggi sullo stato di emergenza del terremoto, non hanno pagato le bollette, nè i costi fissi, nè i consumi.

Ma questa agevolazione è scaduta con la fine dell’anno 2020 e sembra che l’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente (ARERA) abbia deciso di non prorogarla, nonostante il Decreto Agosto del governo preveda questa possibilità. Di fatto Arera chiederà ai terremotati del Centro Italia di tornare a pagare sugli immobili resi inagibili dagli eventi sismici ma non ancora ricostruiti.

Di oggi è il sollecito ad Arera del Commissario per la Ricostruzione Giovanni Legnini (leggi qui), ma se la proroga non dovesse concretizzarsi i proprietari di immobili inagibili che finora hanno potuto beneficiare di una sospensione nel pagamento delle bollette dal primo gennaio 2021 dovranno tornare a pagarle, almeno per la quota fissa che ammonta a 50/60 euro circa a bimestre e nonostante da anni non mettano piede nelle loro case. Oltre alle bollette delle Sae dovranno pagare quindi anche quelle delle vecchie case, spesso crollate o da demolire e ricostruire.

 

 

 

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